HOME       CERCA NEL SITO       CONTATTI      COOKIE POLICY

1
RACCONTI

1

Stefania
Se avesse amato di meno la pesca!







Photo James Desauvage

 



Quest’anno Carlo ha deciso di passare le ferie a Chioggia perché lì, un suo amico col quale, solitamente, va a pesca ha comprato e tiene un barcone. Carlo, mio marito, è un patito della pesca e non perde occasione per uscire in mare, lasciandomi sola intere mattinate: “Tanto tu” dice “in spiaggia, trovi sempre gli altri ospiti dell’albergo con cui fare il bagno e prendere il sole” Mi chiamo Germana, ragioniera trentenne, abituata, ormai, a passare intere mattinate alternando un bagno a lunghe chiacchierate con i vicini d’ombrellone o a leggere l’ultimo romanzo di Camilleri.

Questa mattina, però, la routine quotidiana si è inaspettatamente e, devo confessarlo, con piacere interrotta. Sulla soglia dell’albergo incontro Roberto, un bell’uomo sulla quarantina, forse anche qualcuno in più, bruno, abbronzantissimo, titolare dell’albergo in cui risediamo, che cedendomi cavallerescamente il passo, tutto manieroso mi saluta: “Buon giorno signora! Tutto bene? “Si, grazie” rispondo. “Come ha trovato il paté di scampi ieri sera” mi chiede. “Squisito, veramente prelibato. Faccia i miei complimenti al cuoco!”. “L’avessi incontrata un po’ prima! Avrei evitato d’indispettirlo” aggiunge. “Come mai?” Gli chiedo io incuriosita. Ed allora mi spiega, percorrendo, al mio fianco, la veranda dell’albergo che s’affaccia sul mare, che ritenendo il paté troppo piccante, lo aveva fatto notare al cuoco il quale s’era, da vecchia checca, come al solito, impermalito: “Adesso per una settimana non mi rivolgerà più la parola…” e poi prosegue con un sorriso accattivante: “Signora, mi faccia un favore! Quando rientra, vada in cucina e si complimenti con lui. Vedrà! Si guadagnerà la sua adorazione…la riempirà di premure per tutto il tempo del suo soggiorno da noi…Aumenterà certamente il suo disprezzo per i miei giudizi culinari, ma comunicherà con me direttamente, senza usare, come ambasciatori, camerieri e personale di piano”

La cosa mi diverte e sorridendo gli prometto che passerò dalle cucine, al mio rientro. “Suo marito è uscito presto stamani” mi dice: “Saranno state appena le sette”. “Si” rispondo “è andato, come al solito, a pesca…Lui per la pesca…” “Scommetto” dice con tono scherzoso: “che ama più la pesca che la moglie”.” Non rischia poi molto facendo una scommessa del genere” gli rispondo con lo stesso tono: “Ogni tanto quest’idea balena anche a me. Pensi un po’!”. “Ha visitato Chioggia?” mi chiede poi. “Siamo andati un po’ in giro di sera” rispondo. “Allora non l’ha potuta apprezzare!” mi dice e poi continua: “Chioggia è una cittadina pittoresca, deve esser vista alla luce del sole per apprezzarne le bellezze.

Lasci stare il mare, per questa mattina, venga con me che la porto a visitare il vecchio borgo medioevale” La cosa mi alletta, ma gli faccio notare che sono in tenuta da spiaggia: dovrei, almeno rientrare un momento per cambiarmi. “Ma no!” mi risponde: “Non è il caso. Il copricostume va bene; non dimentichi che siamo in una zona di mare”. E così, convinta, lo seguo: m’accompagna a vedere il Palazzo Comunale e nei dintorni il Granaio che, mi spiega, d’origine gotica. Più che queste antiche costruzioni, quello che a me sembra molto pittoresco, e glielo dico, sono i canali con i vecchi barconi ormeggiati sui bordi, i colori pastello delle casette che vi s’affacciano e quei ponti, anch’essi vetusti, che ogni tanto li congiungono.

Alle mie rimostranze perché un fiammante motoscafo, ormeggiato tra le barche, rovina il quadretto: “Eh, cara signora!” mi dice “ la maggior parte dei barconi sono messi li, a bella posta giusto per comporre il quadretto. Ma se non ci fossero i motoscafi, per arrivare a Venezia, impiegheremmo una mattinata.” E guardandomi negli occhi, con tono canzonatorio, aggiunge: “S’immagina se, in terraferma, usaste ancora il carretto?”. “E’ mai stata su uno di quei mostri?” mi chiede, dopo qualche minuto passato in silenzio, indicandomi un grosso motoscafo ormeggiato lungo il calle che stiamo percorrendo. Al mio diniego mi piglia per mano e, quasi trascinandomi: “Venga!” mi dice d’impulso “la porto a fare un giro!”

Malgrado la mia resistenza, raggiungiamo, di lì a poco un molo dov’è ormeggiato un bel cabinato tutto bianco con una striscia azzurra sulle fiancate. A nulla vale la mia ritrosia: mi aiuta a salire, libera le cime di poppa e di prua salta sulla barca e, con un’asta, spingendo l’allontana dal molo poi si porta al timone, mette in moto e lentamente percorriamo il canale fino ad uscire in mare aperto dove, spingendo in avanti la leva dell’acceleratore, lancia la barca, a velocità più sostenuta, sulle acque tranquille. Mi porta a vedere le colture dei mitili, quindi costeggiando m’indica la foce dell’Adige poi Rosalina, Caleri, l’isola d’Albarella, la foce del Po. A Punta di Maestra dirige la barca in mare aperto e quando ormai la costa è scomparsa dall’orizzonte: “Visto che mare?” Mi dice indicandomi le acque tranquille solcate soltanto dalla scia bianca che lasciano le turbine del cabinato “…Non è invitante? Non le viene voglia di fare un bel bagno?”

Senza rispondere, mentre avverto che i motori si sono spenti, m’avvicino alla fiancata; in effetti il mare è veramente splendido ed il luccichio dei raggi del sole che vi si riverberano sembra proprio, come le sirene, emettere un richiamo irresistibile: “E’ proprio bello!” dico, affascinata dal luccichio e dal silenzio che ci circonda, rotto soltanto dallo sciabordio. Non avendo avuto alcuna risposta alla mia riflessione, intimorita mi giro con l’impressione di essere rimasta sola sulla barca: Roberto non c’è! Per un secondo mi sento perduta, poi lo vedo emergere, in costume da bagno, dal boccaporto e, rinfrancata, non riesco a frenare una considerazione d’ammirazione che, improvvisa, mi viene in mente: indubbiamente è un bell’uomo con quel torace da nuotatore messo in evidenza da un’abbronzatura perfetta. Lui, intanto s’è avvicinato alla fiancata della barca è ha fatto scivolare in mare una scaletta di sottili assi tenuti da corde poi: “Andiamo!” M’esorta scavalcando e sedendosi sulla fiancata “si butti!” lasciandosi quindi inghiottire, tuffandosi, dal mare, per riemergere dopo qualche secondo. Scuote la testa per scrollarsi l’acqua dal viso e dai capelli fluenti: “Su venga! Non abbia timore! Si tuffi!” mi esorta felice con un sorriso accattivante.

Titubante, tra l’altro ho paura di buttarmi come ha fatto lui, scavalco la fiancata e scendo per la scaletta lasciandomi lambire dall’acqua pian piano, mentre lui, sfiorando col palmo aperto della mano, la superficie provoca, ridendo, una serie di spruzzi che mi piovono addosso. “Oh la smetta!” Faccio io ridendo e schizzandolo d’acqua, a piene mani, a mia volta, non appena mi sono calata completamente; poi con lunghe bracciate mi metto, seguita da lui, a nuotare assaporando il tepore dell’acqua che mi circonda tranquilla. Percorriamo così un centinaio di metri, poi giriamo, affiancati, torniamo verso la barca, lentamente, nuotando sul dorso: “Sente com’è calda?” Mi chiede Roberto. “Si!” Rispondo: “E’ veramente piacevole…”. “Attenta!” ad un tratto m’avverte, ma non faccio in tempo a girarmi, che mi ha già afferrata per le spalle e, poggiandovici sopra, mi spinge con forza sott’acqua. Senza far resistenza mi lascio calare leggera verso il fondo per risalire veloce, quando sento la riserva d’aria, che ho inspirata, esaurirsi.

Riemersa, a mia volta, l’afferro e lo spingo giù cominciando, così, una lotta, di spinte e respinte sott’acqua, giocose, sfiorandoci di sfuggita con i corpi. In una delle tante fasi della schermaglia, Roberto, nel risalirmi di fronte, non appena mette la testa fuori dell’acqua, m’afferra con entrambe le mani per le scapole e prima di spingermi giù, m’attira e mi stringe, per qualche secondo, a se.

Avverto i miei seni schiacciarsi, piacevolmente, sul suo torace e con questa sensazione mi lascio scivolare nell’acqua; riaffioro, l’afferro a mia volta ma è lui che, in effetti, si lascia afferrare, aderendo al mio corpo e quando i miei seni, nel tentativo di sovrastarlo, sono all’altezza della sua bocca, lui m’afferra per le costole… piega la testa all’indietro sull’acqua… m’attira a se… poggia le lebbra… leggere… sull’incavo…poi si lascia spingere giù. Una strana irrequietezza m’assale; ho coscienza che le cose comincino ad andare oltre il dovuto, ma una frenesia mai conosciuta, un turbamento che mi provoca un tremore allo stomaco, il desiderio di risentire il contatto di quel corpo mi fanno attendere, trepidante, che lui riemerga e, non appena la testa riaffiora alla ricerca, ansimante, d’ossigeno, mi butto, da dietro, sulle sue spalle, premo per qualche secondo col seno, poi lo spingo giù.

Senza fare alcuna resistenza sparisce sott’acqua e mentre io mi giro e rigiro scrutando la superficie per prevenire un suo attacco, mi sento afferrare da due mani il ginocchio sinistro; apro la bocca…inalo, certa che quelle mani mi trascineranno giù e invece…e invece quelle mani le sento risalire, percorrendomi lentamente…carezzevoli…l’interno e l’esterno della coscia. Avverto la destra sfiorarmi l’inguine mentre la sinistra mi stringe una chiappa…salire…premermi sulla pancia…quindi mi afferrano per le costole e riemergendo mi girano…Roberto m’attira a se… incolla la bocca alla mia…con la lingua mi ticchetta sui denti…li apro…la lingua cerca la mia…gliela dono…l’afferra con le labbra…la succhia. Anche la mia, frenetica, risponde saettando intorno alla sua mentre avverto le sue mani sciogliermi il reggiseno, che sì libbra sull’acqua…sollevarmi dalle ascelle…portare la bocca sul mio seno sinistro…sfiorarlo con le labbra…la lingua percorrere l’aureola, i denti afferrare il capezzolo, mordicchiarlo delicatamente, cederlo alle labbra che lo succhiano, lasciando poi che la bocca, spalancata, lo aspiri insieme all’aureola. Poi la sua bocca ritorna sulla mia, con la destra mi stringe la vita, la sinistra, a coppa, si chiude sul mio seno destro…lentamente mi spinge verso la scaletta che pende dalla fiancata della barca…

Si afferra alla scaletta, tenendomici addossata… mi piglia il polso sinistro… mi solleva il braccio verso un piolo, in alto, facendomi capire che vuole che mi ci afferri…lo faccio…piglia poi l’altro polso e lo porta accanto al primo e quando io, attaccata al piolo, mi reggo penzoloni con i fianchi immersi nell’acqua lui, afferrandosi per le corde della scaletta, strisciando col torace lungo il mio corpo, s’issa fino a raggiungere col suo viso il mio, insinua una coscia tra le mie…comincia a baciarmi…Con dolcezza…con delicatezza mi sfiora le labbra…mordicchia quell’inferiore…mi bacia le gote…le guance…le lecca…poi con piccoli morsi delle labbra mi percorre le mascelle…scende lungo la gola succhiando…leccando…Sui seni sì ferma…inarca le spalle…solleva la testa…mi guarda negli occhi…si lancia.. aderisce di nuovo al mio corpo, con la destra mi cinge la vita…mi stringe…mi bacia impetuosamente la bocca.

Con le braccia doloranti per la posizione, furiosamente rispondo al suo bacio e quando accenna a staccarsi dalle mie labbra, con la testa, piegandola in avanti, lo seguo, quasi a volergli impedire di staccarsi, per rimanere incollata alle sue…Abbandonata la mia bocca anelante, scende sui seni…afferra con le labbra un capezzolo…lo succhia…lo lascia…percorre con la lingua l’incavo…raggiunge l’altro capezzolo…lo imbocca…lo lascia per scendere lungo l’arco del seno sulle costole…sull’ombelico teso per la posizione ciondolante….Sparisce con la testa nell’acqua…sento le sue mani afferrarmi, sui fianchi, lo slip…tirato verso il basso …Sento la sua testa, strusciando, risalirmi lungo le cosce…le allargo appena…la sua bocca sosta per un secondo, che a me sembra un’eternità, sul mio pube… riemerge…fa un lungo respiro.


 


 
CONTINUA

           CLICCA QUI PER PROSEGUIRE LA LETTURA       



 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
 Stefania


Il presente racconto è tutelato dai diritti d'autore.
L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autore















1

1

 


SEGUI LIBERAEVA SU

1 1 1

 

 

Tutte le immagini pubblicate sono di proprietà dei rispettivi autori.
Qualora l'autore ritenesse improprio l'uso, lo comunichi e l'immagine in questione verrà ritirata immediatamente.
( All images and materials are copyright protected and are the property of their respective authors.
If the author deems improper use, they will be deleted from our site upon notification.) Scrivi a liberaeva@libero.it

Questo sito non utilizza cookies a scopo di tracciamento o di profilazione. L'utilizzo dei cookies ha fini strettamente tecnici.
 COOKIE POLICY


 

1

TORNA SU (TOP)

 LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti


1