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RACCONTI

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Melisenda
ALCHIMIA







Photo Bart Peeters

 



Suonava la sirena del traghetto e cominciava il viaggio di ritorno. Iris non sapeva se quel suono le facesse piacere oppure rappresentava la fine di ogni speranza, il ritorno alla vita quotidiana, al suo lavoro monotono, alla sua insoddisfazione. I famosi 40 anni, che tristezza! Anche lei c'era caduta, aveva fatto il tradizionale bilancio e si era resa conto che sotto un'apparente attività florida la sua azienda-vita era sull'orlo del fallimento. Tutto nella regola: aveva sposato l'uomo dei sogni, aveva due figli sani e intelligenti, aveva ripreso il lavoro e guadagnava quanto suo marito, aveva amici di lunga data con cui passare qualche fine settimana, una bella casa….. allora, cosa le mancava? Difficile ammetterlo, eppure tanto semplice….le mancava Iris. Non si ritrovava in quella moglie, madre, amica. Si sentiva come un insieme disordinato di pezzettini di un puzzle. Confusa e inquieta ma sempre solo dentro di sè. Era diventava brava a nascondere le proprie emozioni, doveva essere forte e responsabile per la sua famiglia, assecondare sempre i loro desideri. Rispondere alle loro esigenze.

Questo ci si aspettava da lei. Ma quella volta aveva insistito, aveva puntato i piedi e quasi obbligato marito e figli a regalarle, per il suo quarantesimo compleanno, un viaggio tutti assieme in Dalmazia, in un'isola meravigliosa. Due settimane di campeggio come quando erano due giovani studenti. Iris aveva sperato che stare assieme, in una dimensione diversa, rispetto alla vita super-impegnata che avevano tutti e quattro, avrebbe aiutato loro a riscoprirsi reciprocamente come persone e non come interpreti di ruoli predefiniti. Non si conoscevano affatto. Si vedevano solo durante una frettolosa cena e durante le cosiddette feste comandate. Nei week-end anche Luca, nonostante avesse solo 12 anni, ormai aveva i suoi amici e non c'era verso di condurlo con loro.

E poi c'era la pallavolo di Francesca, il tennis di suo marito Andrea, le riunioni di lavoro, i genitori da accompagnare di qua e di la, in sostanza gli attimi per stare uniti erano rarissimi. Quattro sconosciuti sotto lo stesso tetto. Così quell'estate aveva lottato e convinto i suoi a seguirla in questa avventura. Andrea era preoccupato per la logistica. Vivere in tenda non era la sua idea di vacanza ideale, abituato ormai al solito albergo di Viareggio, aria condizionata, frigobar, lenzuola fresche. I ragazzi…..bhe i ragazzi anche loro erano titubanti, un po' incuriositi ma anche preoccupati per la mancanza di comodità e poi non c'era la TV! Compagna assidua di serate e pomeriggi a casa ….ma anche in albergo. Aveva provveduto lei a tutto. Traghetti, campeggi, barche, cambio del denaro, e ogni altra necessità. Questo affannarsi affinchè tutto fosse perfetto l'aveva rimessa in sesto, si sentiva piena di energia e di speranze, credeva di essere giunta ad un bivio e di aver scelto la strada giusta. Da quel viaggio in poi tutto sarebbe stato diverso, pensava. Saremo una famiglia nuova, più amica, più solidale, più sincera e complice. Le aspettative di Iris si rivelarono un disastro fin dai primi giorni. Tutto era andato storto. E ora tutti e tre ce l'avevano con lei. Avevano stretto un patto di guerra fredda nei suoi confronti e negli ultimi giorni era stato un vero calvario. Non aveva molta importanza tutto ciò che di negativo era accaduto in quel viaggio, ma le situazioni sarebbero state risolte o almeno tollerate con un po' di buona volontà, spirito di adattamento e amore….già amore. Iris si rese conto che a nessuno di loro fregava poi tanto dell'altro, erano egoisti e viziati e la soddisfazione delle proprie esigenze veniva prima di tutto e questo aveva provocato reazioni negative a catena.

La sirena che annunciava la partenza aveva terminato il suo compito. Il porto si stava allontanando e tutto questo sarebbe finito per poi ricominciare peggio di prima. La calca della gente e il sudore era insopportabile, tutti cercavano qualcuno che avevano perso nella folla, oppure erano alla conquista di un posto dove piazzare un sacco a pelo per la notte, una marea di formiche in movimento. Andrea e i ragazzi erano al bar. Iris fu scaraventata da una parte all'altra del ponte e finì tra le braccia di qualcuno. Per qualche secondo non riuscì a spostarsi, e rimase stretta al petto di quell'uomo, sentì che il battito del suo cuore era accelerato e ne fu turbata. Alzò gli occhi e lo guardò da sotto, il suo sguardo era fisso verso il porto, ma non guardava niente in particolare, due immensi occhi azzurri colmi di lacrime, capelli biondi non molto folti e spettinati dal vento. Era assorto nei sui tristi pensieri e forse non si era nemmeno accorto che c'era una donna avvinghiata al suo petto. Iris aveva tenuto a freno le sue emozioni per tanti anni, aveva superato quella vacanza infermale senza concedersi il lusso di lasciarsi andare, ma ora la vicinanza con quel corpo maschile scosso da un tremito continuo, sentire le lacrime di lui salate e calde scendere fino al viso di lei, ruppe gli argini e lasciò sgorgare quel fiume in piena tanto a lungo trattenuto. Le loro lacrime si fusero. Lui si girò e si guardarono per un attimo interminabile. Scattò qualcosa di indefinibile, non era un colpo di fulmine, ma l'improvvisa e assurda consapevolezza di aver di fronte l'altra parte di sé.

Trovare nell'altrui sguardo la propria origine. Sentire un click, come se un meccanismo fermo da secoli si fosse misteriosamente messo in moto. Una strana alchimia. Un senso di vertigine che scosse entrambi e li colse impreparati. Il fiume di persone in movimento sciolse quell'abbraccio e li separò. Iris continuava a guardarlo mentre veniva allontanata forzatamente. Voleva capire cosa era successo. Non c'era niente di quell'uomo che corrispondesse al suo ideale e che potesse attrarla. Era biondo con la pelle chiara ma scottata dal sole, era sovrappeso e la sua maglietta era macchiata in diversi punti, portava un paio di scarpe logore. Lei aveva sempre avuto un debole per i tipi mediterranei, pelle scura e forte, occhi neri, corpo atletico e curato. Come Andrea. Certo, suo marito era proprio il suo ideale….. eppure l'aroma della pelle di quell'uomo lo sentiva ancora dentro le narici e nella gola.

Si accorse con stupore che era tutta bagnata, eccitata come non le succedeva da secoli. Un turbine di emozioni e sensazioni forti da restarne stordita. Stava ancora piangendo e da lontano riuscì a vedere che anche lui era ancora scosso e aveva ripreso a guardare verso il porto ormai diventato un puntino nel blu. Stava scendendo la notte. Si rese conto che non aveva mai visto piangere suo marito, nemmeno suo padre o suo fratello, almeno da adulto, e non riusciva a togliersi dalla testa l'immagine di quell'uomo. Chissà forse era tedesco o nordico…. Iris aveva i brividi, scese al bar a prendere un caffè e trovò quella che doveva essere la sua allegra ciurma, trasformatasi in un manipolo di ammutinati. Sentì le ondate del loro umor nero invaderla appena affacciata alla sala. Pensò che bevuto il caffè si sarebbe coperta per uscire di nuovo sul ponte. Non avrebbe retto una notte intera in cabina con loro. Cercò il sacco a pelo che aveva usato in tenda e si mise a cercare un posto sul ponte.

Tutta quella gente distesa sotto la luna le fece pensare a quelle navi di schiavi che partivano dall'Africa per portare braccia forti nei campi di cotone in America. Anche lei ormai non riusciva a cogliere l'aspetto romantico della situazione. Loro avevano rovinato anche il suo ultimo sogno. Ormai era buio. Il mare intorno era nero e agitato. La terraferma non si vedeva più. Iris girovagava per il ponte senza trovare un buco dove sistemarsi. Stava ormai per dirigersi verso le cabine quando sentì una mano calda cercare la sua. Era lui. Quel biondo inquieto che sembrava un orso ferito. La abbracciò, così, in mezzo al ponte. Rimasero stretti per alcuni minuti. Il freddo era passato. -Ti ho cercata per tutta la nave. Non so cosa mi stia capitando ma dovevo trovarti. - Io, sono qui con mio marito e i miei figli. (disse lei e si accorse che era sciocchezza, che importanza avevano loro in quel momento, nessuna, davvero nessuna). - Lo so. rispose lui. - Ma ora vieni con me. - Con te? - Si vieni con me. Voglio tenerti vicino a me questa notte e poi…. Niente avrà più importanza. Iris non pensò alle conseguenze. Si senti libera di seguirlo. Prese la sua mano e si lasciò guidare. Si infilarono sotto una coperta. Rimasero a faccia in su a guardare le stelle e la luna. Lui parlava piano, quasi sussurrava, vicino, vicino al suo orecchio.

Le raccontò che avevo perduto la donna che più aveva amato nella vita e si sentiva impotente e disfatto. Aveva deciso di fare un viaggio per cercare di dimenticare o almeno per imparare a sopravvivere, ma ogni tentativo era stato inutile. Raccontò di aver investito in quel rapporto tutto se stesso, sacrificando molti aspetti della sua personalità, lei aveva succhiato il suo sangue e poi lo aveva respinto, perché non si sentiva di condividere la sua vita incasinata, in giro per il mondo, un mese da nabbabbi e un mese da straccioni. Lui era un artista, un pittore e soprattutto un marinaio. Aveva tentato per lei di metter radici in città ma si sentiva in gabbia. Gli mancano gli spazi aperti, il mare, l'orizzonte, il pesce appena pescato e la libertà. Si stava trasformando. Ma lei dopotutto si era innamorata dell'artista inquieto e non di un ragioniere! , lo aveva lasciato perché non poteva né vivere con lui a modo suo ne costringere lui a fare la sua vita. Per buona parte della notte le raccontò la sua storia, le confidò le sue paure e il dubbio di non farcela. Poi toccò a lei. Intrecciarono le loro inquietudini, confusero le loro lacrime e le loro anime. Poi lo sfinimento li condusse verso un sonno leggero e tranquillo. Iris sentì ad un certo punto la mano di lui sul suo ventre. La accarezzava con gesti prima lievi, poi sempre più profondi.

Con l'altra mano prese quella di Iris e la condusse piano piano verso la sua intimità, invitandola ad massaggio d'amore. Si esplorarono per diversi minuti, con movimenti lenti e naturali come una danza silenziosa. I vicini di ponte continuavano a dormire ignari della corrente elettrica che in quel metro quadrato stava bruciando due copri sconosciuti fino a qualche ora prima e improvvisamente conosciuti come nessun altro corpo prima. Iris baciava il suo ventre coperto di peli biondi e rossi, affondò il suo viso piano piano fino all'inguine, si ritrovò vicino al suo sesso e cominciò a leccarlo e a succhiarlo. Mai lo aveva fatto con suo marito, solo da ragazzina ma provando un senso di nausea. Sentiva che lui tratteneva a stento i mugolii di piacere, si ingrossava nella sua bocca fino a non riuscire a starci dentro, allora lei lo toglieva e lo lasciava un po' tranquillo, concentrandosi su quello che stava intorno……con la punta della lingua percorreva avida l'interno delle sue cosce, fino a punti mai esplorati. Si sentiva di poter fare con quell'uomo quello che prima mai aveva immaginato. Sentiva il suo essere animale crescere in lei. Senza alzarsi, rotolarono in un posto più riparato, dove poter lasciarsi andare, sciogliere i freni e assaporare l'uno dell'altro ogni aroma, ogni centimetro di pelle, ogni piega nascosta, ogni pelo fra le labbra. I loro corpi risuonavano sotto le mani come corde di violino. Musica appassionata e melanconica, struggente e devastante, armonia e disperazione. Lei arrivò all'orgasmo più volte di seguito, forse anche urlò, forse tutti si accorsero di loro. Ma ormai erano in un altro mondo. Lei lo trattenne sopra e dentro di sè per un tempo infinito. Non voleva che lui si staccasse. Percepiva l'imminente fine di tutto.

Lo tratteneva con le gambe avvinghiate alla schiena. E con la bocca continuava a baciare la sua nuca. Lo accarezzava come se fosse un bambino. E lui, con il viso affondato nel collo di Iris riprese a piangere. Alle prime luci dell'alba dovettero staccarsi e rivestirsi. La maledetta sirena annunciava l'imminente arrivo in porto a Fiume. La gente intorno cominciava ad alzarsi. Qualcuno li spiava di sottecchi, probabilmente volevano vedere in faccia gli amanti della notte…. Iris si sentiva felice e infelice come non lo era mai stata. Andò in bagno a rimettersi un po' in sesto. Quando tornò non c'era più traccia di lui e nemmeno del suo bagaglio. Fu invasa da un'ansia insopportabile. Non poteva finire così, nemmeno un saluto. Lo cercò percorrendo tutta la nave ma niente. L'orso con tutte le sue ferite aperte era svanito. Ma fu trovata lei , dalla sua famiglia, finalmente tutti sorridenti e rilassati, felici di essere ormai a solo un paio d'ore da casa. Non capirono nulla. Non intuirono lo sguardo disperato sotto gli occhiali scuri, non percepirono il suo tremito e l'odore indelebile che quell'uomo aveva lasciato sul suo corpo, e nemmeno la voce roca destò sospetti, fu attribuita alla lunga notte all'aperto. Tutto finito. Forse aveva sognato. Forse….. Mise una mano nella tasca del k-way e trovò un specie di pietra color arancione a forma di orecchio con riflessi dorati, capì che era l'opercolo di un'astrea. C'era un biglietto: "Dolce amica della notte, ti lascio il mio portafortuna, l'ho trovato in una conchiglia nel corso del mio primo viaggio da marinaio su un mercantile greco. L'ho portato sempre con me ed ora, che di me non so proprio che farne….. te lo affido. Abbine cura.

La mia vita è stata intensa, ho molto amato e molto sofferto. Ho visto il mondo, ho conosciuto popoli di ogni genere eppure non conosco ancora me stesso e non so più se vale la pena di insistere. Non pensare a me. Ricostruisci la tua vita. Ricomincia da capo, ne hai la forza. Lo so. Sei molto più tenace di me. Quello che farò io non ha importanza e davvero non lo so, non lo so" Girò il foglio e vide sul retro il suo ritratto a carboncino. Ma quando lo aveva fatto? Era proprio lei. Iris. Come lui l'aveva vista quella sera e quella notte. Col suo sguardo inquieto ma vivo. Come era lei veramente e come voleva davvero essere da quel momento in poi.
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FINE





PER SCRIVERE ALL'AUTRICE
melisenda64@katamail.com

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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 Melisenda


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