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RACCONTI

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Luciana Cameli
Leggera estremità








Foto Tatiana Mercalova

 



Sono tornata a casa stressata dalla giornata e da me stessa, a volte non senti più il tuo stesso stato e ti distruggi di idee. Credevo di trovarti ma mi sbagliavo? Un’altra illusione? Eppure mi hai avvertita di una sorpresa… Anche stavolta potevo infliggermi al creato e inciampare su stralci impetuosi e incatenati. Avevo voglia di coccole, di carezze e di sentire il tuo corpo, ma dov’eri? D’un suono ti sei inondato e sei uscito fuori dall’angolo che ti ha nascosto a me fino ad ora.

Due sorrisi sono valsi al potere di abbracciarci e io finalmente potevo sentire il calore desiderato. Mi hai baciata con istinto di uno uomo strategico a evidenziare la sua armonia, e mi hai rilassata sul letto, facendomi allungare con le mie spalle rivolte alle tue mani. I tuoi massaggi erano germogli di tocco che seminavano leggerezza e profondità.

Avevo voglia di quel nostro stare, di quel nostro essere, sempre ne avevo voglia, perchè di te non mi sarei mai stancata. Nessun errore e pensiero poteva in quel momento colmare la mia pelle, solo i tuoi lividi, le tue mani davano ombra al sussurro che desideravo. Il modo in cui collegavi giri e tocchi, per me era erotismo puro, relax e appagamento. Sentirmi importante per te, sentire che ti preoccupavi per me, mi mandava in delirio. Alternavi il tuo fare, con baci delicati di ritmo. Ma chi eri tu per darmi tanta gioia? E’ la semplicità di nutrirci che rende tutto miracolosamente pieno di luce.

A volte è più sesso sentire le tue mani su di me, dove la mia pelle dialoga all’infinito. Sono tasti che hanno una melodia improvvisata di perplessità. Eri animale quando facevamo l’amore, ma era più crudele quello che mi facevi quando ti mostravi raffinato al mio sentire. E’ come una poesia che non sai ascoltare ma che qualcuno ti insegna ad amare. Ci sono lievi e soffici rifugi che non trasmettono arroganza, ma stile di realtà consumata. Volevo godere di attimi che mi donavi, perchè preziosi dovevano diventare. E’ difficile poter cogliere uno schema così perpetuo e docile. Questa semplicità rendeva forte il nostro rapporto, era la banalità che nei nostri versi, rendeva potere al senso.

Se ci sono maree, tu me le fai sempre sentire. Se ci sono platee, io ne evidenzio le forme. Se ci sono estremità, io ne sto godendo.









FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Luciana Cameli
Photo Tatiana Mercalova

Il presente racconto è tutelato dai diritti d'autore.
L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autore











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