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RACCONTI

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Bisanzio Velata
Ein Blick in die Zukunft
Uno sguardo sul futuro






 


Berlino, Maggio, 1928

Frau Elsbeth Ebertin era nella sua casa, la testa china sui libri delle effemeridi e immersa in calcoli. Qualcosa non tornava! Gli Astri si velavano e sembravano non voler concedere alcuna previsione alla nota astrologa. La Repubblica di Weimer era al suo apice, ma le incertezze politiche ed economiche rendevano i cittadini tedeschi insicuri e desiderosi di profezie sul proprio futuro; pertanto Elsbeth era indaffarata ad elaborare oroscopi. Però qualcosa continuava a non tornare.
<< Saró stanca >> pensò la donna, un po' sovrappensiero.
Maria, la donna di servizio, di origine portoghese, scuoteva la testa scettica nei confronti delle doti medianiche della signora. Troppo cattolica la lusitana per concedere credito alle superstizioni. Frau Elsbeth decise di sgranchirsi un po' le gambe facendo una passeggiata nel parco vicino casa quando sentì bussare alla porta del suo studio.
<< Avanti>> esclamò l'astrologa.
<< Signora c'è un uomo che vorrebbe parlare con lei>> disse Maria entrando nella stanza.
<<Senza appuntamento è impossibile, lo sai. Te lo avrò detto mille volte!>>.
<<Signora lo so. Gliel'ho detto, ma sostiene essere cosa importante!>>.
<<Tutto è importante quando ha a che fare con me. Almeno sai di chi si tratta?>>.
<< Herr Friedrich von Sickingen ufficiale della Reichswehr, signora>>.
<<Fallo aspettare cinque minuti e poi digli di accomodarsi>>, sbuffò Elsbeth.
Toc toc <<Avanti>>.
In quel momento entrò nella stanza il maggiore von Sickingen. Alto, biondo, occhi azzurri e due spalle possenti fasciate nella divisa attillata. Avrà avuto non più di ventotto anni. Gambe muscolose e passo atletico completavano il quadro. Per quanto Friedrich fosse bello, Frau Ebertin non ne rimase particolarmente colpita; del resto non era la bellezza ciò che cercava in un uomo, per lo meno in quel momento della sua vita. Forse in gioventù sì ma non ora.
<<Perché si presenta a casa mia senza un appuntamento? La mia governante mi ha detto che è una cosa urgente!>>.
<<E lo è!!>> rispose l'ufficiale.
<<Ebbene, di cosa si tratta? come posso aiutarla?>>, rispose la donna improvvisamente tranquillizzata e quasi ipnotizzata dalla voce di von Sickingen.
<<Io la amo!>> esclamò il giovane. Elsbeth si riebbe e proruppe in una sonora e nervosa risata.
<< Noi nemmeno ci conosciamo! Come può dire una cosa del genere?>>.
<< Consulti pure le sue stelle e vedrà che si si innamorerà di me entro il volgersi di una luna piena>> rispose l'ufficiale.
Detto ciò il giovane uomo baciò la mano della signora, fece un inchino e se ne andò.
Frau Elsbeth rimase perplessa per quanto aveva vissuto in quei pochi minuti e decise di uscire per prendere un po' d'aria. Afferrò cappellino e soprabito e si diresse verso il Schlosspark Charlottenburg. Questo parco, con i suoi giardini voluti e appartenuti agli Hohenzollern, era il luogo in cui Elsbeth si recava per riflettere o per svagare la mente. Le rose, le peonie e le magnolie in fiore, i salici piangenti, il lago, tutto contribuiva a rilassare la mente dell'astrologa. In particolare il profumo dei fiori di magnolia avvolgeva ed inebriava la mente della donna. Quel giorno poi il suo cuore alternava momenti di profonda calma ad altri di grande inquietudine. Del resto lei nelle stelle aveva visto! Eccome se aveva visto! Le erano apparsi chiaramente i segni di un disastro nel quale il suo amato Paese sarebbe sprofondato da lì a pochi anni. Aerei da guerra alti nel cielo sopra Berlino e poi la sua vita terrena non andare oltre il 1944. E nel mezzo qualche cosa di indecifrabile, di troppo oscuro. Un amore forse, ma per chi? Per quel giovine ufficiale? Ma avrà almeno venti anni in meno di me, pensava Elsbeth con lo sguardo ipnotizzato dall'impercettibile incresparsi della superficie del lago. Eppure aveva visto una sera, al crepuscolo quando il mondo dei vivi e quello degli spiriti si fondono venendo meno i rispettivi confini, nella sua mente caduta in uno stato di trance, i corpi di un uomo e di una donna avvinti in un amplesso d'amore. Si era riconosciuta in quella donna che stringeva i glutei muscolosi del suo giovane e biondo amante. E quel ragazzo era Herr Friedrich von Sickingen ufficiale della Reichswehr. Non aveva dubbi, lo aveva riconosciuto appena incontrato nel suo studio. O forse dopo averlo sentito parlare. Ne era rimasta come ipnotizzata e aveva dovuto, successivamente, farsi forza per dissimulare. Troppa era la differenza d'età per accettare questa profezia.
Nel tornare a casa la sua pace e la sua tranquillità furono alterate da un gruppo di facinorosi per la strada che intonava canti e cori antisemiti. Nuvole nere si addensavano all'orizzonte, presto un temporale, se non addirittura una tempesta, si sarebbe abbattuto sulla sua vita e su quella di milioni di persone non solamente in Germania. Elsbeth rientrò a casa e si sentì subito più al sicuro. La sua antica e suggestiva casa, del periodo di Guglielmo I, le dava sempre un senso di protezione. L'ampio e luminoso soggiorno, la solida sala da pranzo, i due graziosi salottini, uno giallo e l'altro azzurro, la ricca biblioteca e il suo studio. Si diresse in camera da letto e da lì nel boudoir. Suonò il campanello e Maria arrivò immediatamente.
<<Per cortesia mi aiuti a spogliarmi e poi mi prepari un bagno caldo e una coppa di champagne>>.
Una volta immersa nell'acqua calda e profumata Elsbeth si rilassò completamente. Sorseggiò lo squisito vino nel calice di cristallo e poi si addormentò.

Era di nuovo bambina, vestita secondo la moda di fine Ottocento, e stringeva la mano a sua mamma. Era un po' intimorita nel sentire chiaramente le parole di quella signora, ormai anziana, ma ancora estremamente affascinante: << la bambina ha il dono>>. Cos'era questo dono? Lei non capiva anche se intuiva che fosse collegato a quelle visioni che spesso aveva della nonna ormai deceduta e che raccontava impaurita alla mamma. E poi vedeva anche un'altra signora, morta quasi un secolo prima in modo violento. Improvvisamente le fu vicino, era proprio lo spirito dell'austriaca, una presenza che sarebbe divenuta, con il tempo, una costante familiare nella sua vita.
<< Mamma è qui! Accanto a noi. Mi dice di stare tranquilla e di credere a ciò che sta dicendo questa donna>>. Elsbeth si risvegliò di colpo, l'acqua era divenuta fredda, innaturalmente fredda, troppo in fretta per essere un comune effetto fisico. E lei era lì, l'austriaca la guardava e le sorrideva. Poi sussurrò in un tedesco dal lieve accento francese: << riceverai delle peonie rosa. Accettale e lasciati andare. Vivi la seconda primavera che ti è dato vivere, a me non è stata concessa una seconda possibilità.>>, e scomparve come era giunta. L'acqua impercettibilmente fu nuovamente calda.

Frau Ebertin si mise una vestaglia di seta dalla foggia orientale e andò nel suo salotto giallo per prendere un tè. Le peonie rosa facevano bella mostra di sé in un vaso decorato da pavoni e poggiato su di un tavolino a tre gambe utilizzato per le sedute spiritiche. Ovunque c'era profumo di Amore e di Primavera. Un biglietto, di in un elegante color avorio, recava la scritta

Alla più luminosa stella del firmamento.
Tuo Friedrich von Sickingen



Bisanzio Velata






FINE

 











 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Immagini Danny McBride

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