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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
L'apprendista sarto







Photo Ku Phong

 


PARIGI 1930
INTERNO GIORNO. LUNEDI
CASA DI MADAME LULU
Bussano alla porta del lussuoso appartamento al quarto piano della centralissima Rue de Richelieu

La domestica: Chi è?
La donna apre, ma non conosce il ragazzo. Lui porta in mano, appeso ad una stampella, un magnifico vestito di donna avvolto in una carta velina rosa.
La domestica: Desidera?
Serge: Buongiorno Madame. Sono l'apprendista del Signor Leroy, il sarto di Rue Saint-Augustin. È lui che mi ha mandato.
La domestica: Si accomodi.
La donna gli fa strada lungo il corridoio.
La domestica: Prego, entri in questa stanza, la signora verrà a momenti.

Il giovane entra e si siede su una sedia della sala da pranzo. Sul tavolo c’è una tovaglia bianca ricamata, un mazzo di roselline appena colte e un piatto di frutta. La luce esterna è velata da due grandi tende di velluto rosso.
Nel silenzio della casa, dopo alcuni secondi si odono lunghi e interminabili gemiti d’amore provenienti dalla stanza accanto. Il ragazzo, in evidente imbarazzo, non sa che fare, gioca con le mani, cerca di distrarsi poi inizia a fischiettare, ma quei lamenti si fanno sempre più intensi, finché quei lamenti diventano vere e proprie urla soffocate. Trascorrono altri minuti, il ragazzo pensa di andare via e ripassare in caso più tardi, ma improvvisamente si apre la porta della stanza, davanti a lui passa frettolosamente, senza salutare, un uomo anziano con la cravatta slacciata e il cappello già indossato.


Il ragazzo che si era alzato per salutare si risiede, ora senza quei rumori è più sollevato. Passando altri minuti di silenzio finché riappare la domestica.
La domestica: Controllo se la signora è disponibile.
La donna si ferma davanti alla porta lasciata aperta dall’uomo col cappello e con estrema cautela si rivolge alla signora.
La domestica: Signora, mi scusi, c’è l’apprendista del Signor Leroy… L’ho fatto attendere, non sapevo se lei fosse stata disponibile…
Lulu: Hai fatto bene Camille, fallo entrare.
La domestica: Signore si può accomodare.

L’uomo prende il vestito con cura e timoroso entra nella stanza. La donna è nuda seduta sul letto. Indossa solo un paio di calze nere e un corpetto slacciato. I lunghi capelli neri coprono solo in parte il suo meraviglioso seno.
Serge: Buongiorno Signora.
Lulu: Tu sei l’apprendista del Signor Leroy?
Serge: Per servirla signora…
Lulu: È la prima volta che vieni… Non ti ho mai visto prima…
Serge: Sì Signora. Il padrone aveva da fare altre commissioni e ha mandato me. Spero…
Lulu: Come ti chiami?
Serge: Oh grazie Signora… mi può chiamare Serge.

La donna fa per coprirsi, ma è solo un gesto spontaneo senza alcun risultato.
Lulu: Mi sembri piuttosto imbarazzato, cosa c’è?
Serge: Niente signora.
Lulu: Non hai mai visto una donna nuda?
Serge: Sì… No… Signora.
Lulu: Quando l’hai vista?
Serge: Ho sbirciato mia sorella mentre faceva il bagno.
Lulu: E allora perché dici di non averla vista?
Serge: Beh lei non ha il suo seno, madame.
Lulu: E quanti anni ha?
Serge: Abbiamo la stessa età, siamo gemelli.
Lulu: Com’è il seno di tua sorella?
Serge: Piccolo.
Lulu: Vuoi dire che il mio è più grande?
Serge: Se mi posso permettere…
Lulu: No, non ti puoi permettere nulla, anzi fai una cosa. Posa il vestito sul letto e puoi andare. Riferisci al tuo padrone che oggi sono stanca e non ho voglia di provare il vestito.
Serge: Va bene signora, riferirò

Il ragazzo sta per uscire dalla stanza quando la donna lo ferma.
Lulu: Anzi, non andare, vieni qui.
Il ragazzo in piedi vicino alla porta esita e la donna alza il tono della voce.
Lulu: Ti ho detto di avvicinarti!
Il ragazzo fa due passi, ma rimane comunque distante.
Lulu: Sei piuttosto giovane, non hai mai toccato una donna vero?
Serge: No signora…
Lulu: Come farai allora a diventare un bravo sarto se non hai mai toccato una donna? Per essere un bravo sarto occorre conoscere bene le forme femminili.
La voce della donna si fa più sensuale…
Lulu: Lo sai vero che se decidi di fare questo mestiere dovrai toccare molte donne!
Serge: Per ora sono solo l’apprendista del signor Leroy.
Lulu: Avvicinati ancora e dammi la mano. I sarti devono avere le mani delicatissime… Fammi sentire come sono le tue…
Il ragazzo si avvicina lentamente.
Lulu: Dai non fare il timido, non ho tempo da perdere con te.
La donna tocca la mano del ragazzo, poi il braccio e sale fino al collo. Il ragazzo si irrigidisce.
Lulu: Lo vedi come sono gentile con te? Rilassati. Anzi toccami, fammi sentire quanto sei bravo.
Il ragazzo chiude gli occhi, nonostante l’imbarazzo cerca di abbandonarsi. Ripensa alle parole della signora, forse anche il Signor Leroy ai suoi tempi per diventare un così bravo sarto avrà dovuto sottoporsi a quel rito. Lui vuole diventare un bravo sarto e allora si lascia andare e il suo desiderio sale.
La donna intanto sorride maliziosamente, sembra essere compiaciuta da quell’obbedienza e allora, appoggiata alla spalliera del letto, guida le mani del ragazzo. Prima indugia sul seno e poi scendendo si fa accarezzare i fianchi.
Lulu: Sai che hai le mani molto delicate, vero?
Il ragazzo ora è in un evidente stato di eccitazione. Sta sudando. La donna se ne accorge guardando il rigonfio dei suoi pantaloni.
Lulu: Oh sììì, ecco così mi piaci, vedo che reagisci… ma ascolta…
La donna lascia le mani del ragazzo.
Lulu: Ti do un consiglio. Per essere un bravo sarto devi controllarti! Devi sentire solo con le mani e solo così mi farai degli abiti meravigliosi.
Il ragazzo continua a tenere gli occhi chiusi.
Lulu: Ecco vedi, un bravo sarto vede con le mani, gli occhi non servono. Dal tatto riconosce le forme delle sue clienti, le misure, le piccole imperfezioni. Purtroppo il Signor Leroy ormai è molto vecchio e se fai il bravo un giorno potresti diventare tu il mio sarto.

Lui annuisce con la testa e si siede sul bordo del letto.
Lulu: Davvero non sei mai stato con una donna?
Serge: No Madame.
Lulu: Strano davvero…
Serge: Sono stato una volta nel bordello di Madame Clichy a Rue de Boisson, ho accompagnato il mio amico Francois.
Lulu: Allora le hai viste le ragazze…
Serge: Sì ma erano vestite.
Lulu: E non sei andato nelle stanze?
Serge: No, la tariffa era troppo alta per le mie tasche…
Lulu: Esistono altre case chiuse alla tua portata… tipo quelle alla Gare de Lyon…
Serge: Quelle non mi piacciono…
Lulu: Allora ci sei stato… A me non devi dire bugie…
Serge: Solo una volta signora, ma quelle sono grasse e sgraziate…
Lulu: Hai gusti raffinati ragazzo mio…

La donna intanto sta sbottonando i pantaloni del ragazzo e delicatamente infila la mano nella sua patta. Poi libera quel desiderio e lo accarezza sensualmente.
Lulu: Allora ti piacciono le donne d’alta classe che sanno fare bene il loro mestiere, vero?
Il ragazzo assiste a quel miracolo e non risponde, è quasi assente. È così sorpreso che crede di non essere lui l’oggetto di quelle attenzioni. Ora guarda le gambe, ora guarda le mani della donna, le sue unghie rosse, il movimento. Sente la delicatezza di quel gesto, l’esperienza e la bravura. Ora sta guardando il seno, ma è ovvio che non può toccarlo, cerca di resistere, ma per un attimo si distrae e nel giro di qualche secondo va in estasi.
Lulu: Oh bravissimo, lo sapevo che saresti stato velocissimo… ma ricorda… era solo un piccolo dono di benvenuto. Non farti strani pensieri in testa, tra me e te ora non ci sarà mai più nulla del genere, solo rapporti professionali. E vedrai… Sono sicura che diventerai un bravissimo sarto.
Serge: Sì Signora.
Lui è sconvolto, sta tremando. La donna sorride. Poi lo fissa intensamente come fosse la prima volta.
Lulu: Hai un viso molto particolare. Ma tu non sei francese vero? Hai caratteri asiatici…
Serge: Sì Signora, sono nato qui a Parigi, anche mia madre è francese, mio padre invece è nato a Vientiane.
Lulu: E dov’è questo posto?
Serge: È la capitale del Laos, un protettorato francese del sud-est asiatico.
La donna sembra smarrirsi, non conosce affatto la geografia anche se possiede un grande e pregiato mappamondo di legno in bella mostra in ingresso.
Lulu: Anche io sono di origini asiatiche ma non ho mai conosciuto mio padre.
Serge: E sua madre?
Lulu: Sono cresciuta con una donna che chiamavo mamma…
Poi ha un gesto istintivo di insofferenza, non vuole avere tutta quella confidenza.
Lulu: Ora vai via, sono stanca e voglio riposare. L’abito lo proverò stasera o domani. Riferisci al Signor Leroy che occorrerà fare decine di prove e sarai tu a farmi visita qui ogni giorno.





*****




INTERNO GIORNO. GIOVEDI’
LA CASA DI MADAME LULU E’ AVVOLTA NELLA PENOMBRA.
BUSSANO ALLA PORTA, LA DOMESTICA APRE.

La domestica: Signor Serge, ma dov’era finito? La signora Lulu lo aspettava per ieri.
Serge: La signora è in casa ora?
La domestica: Si accomodi.
Il ragazzo siede sulla stessa sedia rivolta verso la finestra. La signora è al telefono nella sua stanza, ma il ragazzo sente chiaramente la conversazione.
Lulu: Ma che dici Philippe? Sei ingiusto con me. Mi stai dando della mantenuta, lui mi fa solo dei regalini, sì certo, è solo un amico, ma sono libera di incontrare chi voglio! Tu hai da fare stasera? D’accordo ok, allora ci vediamo stasera. Non inventarti scuse mi raccomando… Faccio preparare una cenetta intima. Vieni ti prego…
La donna riattacca, ma subito dopo riceve un’altra telefonata, mentre parla si mette lo smalto rosso sulle unghie delle mani.
Lulu: Ah caro come stai? Non ti vedo da due settimane… fammi pensare… ah sì da quella sera all’Opera… Sei qui sotto? Ohhh lo sai che non mi piacciono le improvvisate. Ora purtroppo non sono disponibile… Facciamo sabato a pranzo, vuoi? Come non puoi? Tua moglie? Hai paura che ti scopra? Mettile una scusa e vieni dai. Lo sai che ti penso sempre… Ah grazie per quelle rose gialle, sei meraviglioso… ti sei ricordato del mio colore preferito…

Il tempo di asciugare lo smalto ed ora la donna riattacca. Ora entra nella sala. Sembra felice. Il suo profumo è una nuvola di gelsomino, il suo rossetto un cesto di ciliegie. È vestita di rosso in un lungo sensuale. Lo spacco della gonna fa intravedere il suo intimo di merletti bianchi e avorio. La scollatura profonda mette in risalto tutta la sensualità prorompente del suo seno.
Lulu: Ti piaccio? Pensa che questo abito l’ha confezionato il tuo padrone su un mio modellino.
La donna si esibisce in una giravolta, la gonna sale e mette in mostra tutta la sua femminilità.

Lulu: Sono felice mio caro si vede? Il lavoro va a gonfie vele ed io oggi mi sento meglio. Sai, alle volte ho una strana debolezza e non mi sento nel pieno delle mie forze, sento una stanchezza innaturale ed allora sono costretta a rimandare gli appuntamenti. Ma oggi sto bene, si vede?
Poi si siede sul divano e guarda il giovane intensamente scrutando il suo viso.
Lulu: A proposito. Ti aspettavo per ieri, cominciamo male sai?
Serge: Ma io…
Lulu: Ho capito, ti ha sconvolto il primo incontro con me e c’è voluto più tempo per riprenderti. Alle volte sono aggressiva e faccio questo effetto, ma io ti avevo assicurato che non ci sarebbe stata una seconda volta…
Poi senza aspettare risposta riprende.
Lulu: Hai paura di me? O hai paura delle donne in genere? Del resto sei andato in un bordello e sei rimasto seduto in sala d’attesa… Ascolta, non devi vederci come diavoli, noi offriamo solo piacere… e alla volte anche il Paradiso.
Serge: Signora lei per me è un angelo.
La donna sembra non ascoltarlo.
Lulu: Non fare lo sbaglio di dividere le donne in buone e cattive o peggio in sante e puttane perché alle volte, ti assicuro, sono così indecifrabili che è molto difficile collocarle in qualche categoria.
Serge: Io non giudico con la testa, io ascolto il cuore.
Lulu: Dimmi un po’… Nessuna donna ti aveva mai toccato lì, vero?
Serge: No signora.
Lulu: È come hai fatto finora?
Il ragazzo esita…
Lulu: Ma sei davvero un tipo imbranato! Dai non vergognarti…
Serge: Da solo signora, pensando ad una donna come lei…
Lulu: Quindi un sogno che si è avverato?
Serge: Non lo so, sono ancora confuso.
Lulu: Tesoro, ma hai almeno venticinque anni… Devi crescere eppure in fretta…
Serge: Ventiquattro signora…
Lulu: Ecco appunto. Immagino quanto sia stata sensuale per te una mano di una donna. Ora che hai rotto il ghiaccio non puoi fermarti, devi andare avanti, andare in quel bordello di Madame Clichy a Rue de Boisson, devi desiderare di fare l’amore con una donna elegante, devi farla tua, sentirti padrone del tuo e del suo orgasmo… così si diventa uomini. Non preoccuparti del denaro, ti farò fare così tante prove per questi vestiti che sarò io a comprarti l’amore.
Serge: Madame non mi interessano quelle donne…
Lulu: E perché mai, vorresti me?
Serge: Oh no, davanti a lei signora, non mi sentirò mai all’altezza.
Lulu: Perché? Vorresti essere come i miei amanti?
Serge: Io sono solo un umile apprendista sarto…
Lulu: Povero ragazzo, non giudicare mai gli uomini da quello che posseggono, ma da quello che sono. Io ovviamente per mestiere ho una visione molto distorta.
Serge: Ci proverò signora, ma per me lei non ha prezzo.
Lulu: Se fosse così non farei questo mestiere. Per me il prezzo è l’anima del rapporto.
Serge: Se fosse per me… insomma…
Lulu: Mi manterresti tu?
La donna ride.
Lulu: Ma mi sbaglio o ti stai innamorando di me?
Il ragazzo non parla.
Lulu: Tesoro, non si cresce innamorandosi della prima che capita… Lo sai benissimo che lavoro faccio…
Serge: Sì signora.
Il ragazzo abbassa la testa, ha timore di guardarla negli occhi.
Lulu: E non saresti geloso?
Serge: Sì lo sono…
Lulu: E allora? Secondo me tu ti innamoreresti di qualsiasi donna, l’importante è che ti dia un briciolo di considerazione, come del resto ho fatto io l’altro giorno…
La donna sospira…
Lulu: Ora ascoltami…
Gli prende il mento, alza la testa e lo obbliga a guardarla.
Lulu: Ricorda sempre che sei un sarto, devi lasciare da parte le emozioni, devi concentrarti sul corpo femminile e pensare solo ad aggraziarlo a renderlo sublime agli occhi degli uomini.
Serge: Sì signora…
Lulu: Hai una grossa responsabilità in quelle mani. Ognuno di noi nasce con un destino, il mio è piacere agli uomini, il tuo è farmi piacere dagli altri.
Serge: D’accordo signora…

La donna ora si alza e, in piedi davanti a lui, si spoglia. Il ragazzo volta la testa verso la finestra.
Lulu: No, no, così non va, prima manchi un appuntamento trascurando una cliente e ora ti volti invece di carpire i segreti del mio corpo? Dirò al signor Leroy che non sei adatto per questo mestiere…
Serge: Oh no Signora mi scusi…
Lulu: Ecco fai il bravo, guardami … Guarda l’incavo del mio seno, pensa a come renderlo unico. Guarda le mie gambe… fa in modo che ogni uomo desideri ardentemente farle sue.

La donna prende il vestito rimasto per due giorni appoggiato alla spalliera. Mentre lo indossa si guarda allo specchio. Il vestito è perfetto.
Lulu: Non ci siamo…. Eh sì… ci vorranno almeno altre sei prove…
Serge: Ma signora…
Lei non lo ascolta.
Lulu: Dai non stare lì alzati, segui con la mano la stoffa, senti al tatto le pieghe che non vanno, accarezza invece delicatamente quelle che mi fanno femmina. Fasciami i fianchi… segui le curve, rabbonisci le grinze, governa le increspature… Fammi sentire una dea. Dammi la sensazione che con questo vestito cambierò il mondo. Mi capisci vero?

L’apprendista capisce e non capisce, ma attraverso lo specchio si lascia guidare. Ora in piedi l’asseconda, ora in ginocchio punta gli spilli dove indica la donna.
Lulu: Vedi qui?
La donna prende la sua mano e l’adagia delicatamente sotto il suo seno.
Lulu: Qui occorre stringere, il seno deve risaltare. Tesoro è una questione di sensibilità, devi far in modo che la mia femminilità si adatti al vestito e venga fuori in maniera naturale. Ecco qui bravo… E qui… E qui…
La donna preme la mano del ragazzo sul suo pube.
Lulu: Non aver timore, non stai accarezzando il mio fiore, ma solo la stoffa!
L’uomo suda… Il suo cuore batte, i timori del giorno prima sono scomparsi, ora desidererebbe che la donna si accorgesse di nuovo della sua eccitazione, del rigonfio dei suoi pantaloni. Desidera ardentemente quella mano. Chissà cosa darebbe ora, ma chiude gli occhi ed aspetta, aspetta quella mano con le unghie smaltate… aspetta quella voce che accompagna il gesto sublime, ma niente.
Forse la donna non si è accorta di quel desiderio o forse sì, ma non cambierebbe assolutamente nulla.

Lulu: Ora fai il bravo, vai in sartoria e provvedi alle modifiche. Domani mattina ti voglio qui. E ti consiglio di non mancare un altro appuntamento.




*****



INTERNO GIORNO. VENERDI
CASA DI MADAME LULU
BUSSANO ALLA PORTA, LA DOMESTICA APRE.

La domestica: Signor Serge oggi è in anticipo?
Serge: Buongiorno Camille. La signora è già sveglia?
La domestica: Altro che… È nella sua stanza, ma non è sola…
Serge: Ho fatto le modifiche che la signora mi ha chiesto. Posso entrare? Vorrei fare una prova.
La domestica: Ora non è possibile, ho il timore che ci vorrà ancora molto tempo… dia il vestito a me…

Il ragazzo è visibilmente contrariato.
Serge: Se non disturbo posso aspettare.
La domestica: Signore ci vorrà molto tempo.
Serge: Allora aspetto solo trenta minuti ed in caso andrò.
La domestica: Lei è molto ottimista signor Serge.
Di minuti ne passano molti di più di trenta, ma la signora è ancora impegnata. Dall’altra stanza provengono i soliti rumori di sesso, suoni di piacere, grida alternate a parole di desiderio. Il ragazzo aspetta pazientemente seduto, sorseggia un caffè bollente fino a quando quei gemiti diventano insopportabili. Allora si alza canticchia una vecchia canzone francese, poi va verso la finestra. Non aveva mai visto Parigi da quella altezza! Cerca di distrarsi, poi torna al centro della sala, sente le parole di lei.
Lulu: Oh tesoro sei magnifico! Non ho mai conosciuto un tipo così generoso in fatto di sesso, rose e regali… Questi fiori sono splendidi e con questo collier d’oro al collo farò invidia a tutta Parigi… Sììì… Mi vuoi ancora? Ti meriti altro che due ore di intimità… Vieni dai… Sono tua…

Le grida ora sono più intense, si sentono cigolii, colpi secchi contro la parete. Allora il ragazzo si tura le orecchie e canta… Intanto aspetta. Aspetta perché il suo giorno ora non avrebbe più senso senza vedere la sua signora, anche solo un istante. Ma quei gemiti ora lo colpiscono nel profondo della sua sensibilità ed allora ripete a se stesso di non essere innamorato, che il suo cuore non potrebbe mai battere per una prostituta. Anzi non dice prostituta, per convincersi pensa altro, qualcosa che assomiglia a puttana. Prima lo sussurra poi lo dice più forte, ma comunque quella parola non esce dalla sua bocca come un’offesa, è solo un grido disperato di gelosia e per questo aspetta, è testardo ed aspetta, vuole vederla almeno un secondo, almeno il tempo per convincersi che non può più fare a meno di lei. Passano ancora qualche decina di minuti, poi si alza, chiede alla cameriera il permesso di fumare, accende la sigaretta, va alla finestra, i rumori in strada coprono solo in parte quei lamenti, finché dopo circa un’ora di tormento desiste. Chiama la cameriera e l’avvisa che sta per andare.

La domestica: Mi spiace signor Serge, ma io l’avevo avvertita… Dopo tanti anni conosco a memoria le abitudini degli amici della signora. Il signore con il quale si intrattiene non esce mai da quella stanza prima di tre ore.
Serge: Non importa… diciamo che mi sono riposato…ora ho una commissione da sbrigare, posso tornare tra due ore?
La domestica: Mi spiace, ma a mezzogiorno in punto la signora ha la solita visita con il medico.
Solita? L’istinto del ragazzo sarebbe quello di chiedere il motivo di quella visita, ma sa che non è possibile, allora prende il vestito e lo porge con estrema cura alla domestica.
Serge: Le lascio il vestito, se ci fossero dei problemi la prego mi faccia chiamare immediatamente.
Poi ci ripensa, deve avere una scusa per tornare, una scusa per il suo padrone e per la signora e quel vestino è l’unica sua speranza di rivederla.
Serge: Mi sono ricordato che devo fare ancora dei piccoli ritocchi. Mi scusi. Arrivederci.
La domestica: Arrivederci.

La donna invece non lo chiamerà, né il sabato successivo né il mese dopo. Tutti i giorni il ragazzo spera, tutti i giorni chiede sue notizie al Signor Leroy, ma niente. Pensa e ripensa a quelle visite del medico, ma non sa come associare le cose, la donna è letteralmente scomparsa. Il vestito in bella mostra nel negozio è pronto, appeso ad una stampella ricoperta di raso. Tutti i giorni lui lo toglie dalla carta velina, ha paura che si impolveri, che un soffio di vento lo sgualcisca e allora lo prende con cura e lo stira. Ogni santo giorno.
Tutti i giorni dopo il lavoro passa sotto l’appartamento della donna. Le finestre sono accostate, sempre nella stessa posizione. Tutti i giorni si siede su un muretto ed aspetta per lungo tempo in strada nella speranza di incontrare almeno la domestica, almeno quel cliente della signora che ha intravisto di sfuggita il primo giorno. Ma nulla.
Un bel giorno prende il coraggio e sale, quando arriva al quarto piano ha l’affanno, non sa che fare, poi si decide, prima bussa alla porta poi suona ripetutamente il campanello, ma nessuno risponde. Non sa che fare e allora rimane lì a fissare la porta e allora suona il campanello della porta accanto.
Apre un signore distinto. Lui chiede, ma il signore allarga le braccia.
Inquilino: Mi spiace, ma non ho alcuna notizia della signora. L’appartamento è vuoto da molto. Nei primi tempi veniva la cameriera, ma poi nulla più. Non ho mai chiesto dove fosse andata. Lei è un parente?

Serge: Sono il suo sarto.
Inquilino: Le deve molto denaro?
Serge: Sono io ad essere suo debitore.
Inquilino: A capisco… Ascolti, so che la cameriera fino a poco tempo fa portava i suoi nipotini al Parc des Buttes-Chaumont … Se la fortuna l’aiuta potrebbe incontrarla lì.
Il ragazzo ringrazia con un inchino esagerato e scende le scale di corsa. Certo sì, è una flebile speranza, decide di andare subito, ma non sarà fortunato né oggi, né il giorno dopo, né mai incontrerà Camille.




*****



INTERNO GIORNO. DUE ANNI DOPO.
CASA DI MADAME LULU

La donna è di spalle, sta parlando al telefono. Indossa un lungo vestito nero, ma Serge si accorge che non è d’alta moda. Ora lei si volta, è profondamente cambiata. Serge è arrivato da due minuti. Ha fatto le scale velocemente. Ha l’affanno, suda. Ora la sta guardando, stenta a riconoscerla. Il viso di lei è appassito, sfiorito, i capelli non curati, la pelle avvizzita. Non è truccata.
Serge le porge il vestito. Lei lo indossa e continua a parlare al telefono.
Lulu: Oh mio caro Philippe, non riconosce la mia voce? Mi è mancato molto. Non la senttvo da tanto tempo… ed avevo pensato che… Ah è impegnato… mi spiace. Allora ci sentiamo…
La donna attacca e compone un altro numero.
Lulu: Signor Paulet buongiorno… Pensavo a lei… Io sto benissimo! Mi fa piacere. Oh sì ho tantissimi impegni… ma avrei voglia di rivederla… Non può parlare? Sua moglie è lì vicino? Mi scusi se l’ho disturbata… Magari ci sentiamo un’altra volta… Ah ho capito, chiama lei… Sa dove trovarmi allora… Ok arrivederci.
La donna riattacca è profondamente delusa… L’apprendista sarto è in ginocchio sta puntando degli spilli.
Serge: Mi scusi signora, sono desolato, devo aver sbagliato le misure…
Lulu: Oh Serge è passato così tanto tempo! Tu non hai sbagliato nulla, sono io che sono dimagrita… Sono brutta vero? Nessuno mi vuole più. Hai sentito vero? Un tempo facevano la fila… Ora scappano e sono io ora a cercare i clienti… Questi vestiti non servono più a niente. Tu non puoi fare miracoli!

La donna in uno scatto d’ira si toglie il vestito e lo scaraventa sul tavolo. Si lascia cadere sul divano e piangendo sbatte i pugni sul bracciolo.
Lulu: Hai capito??? Non dovevi venire… Questi vestiti non servono più a nulla!
Serge vorrebbe dirle che è stata lei a chiamarlo, ma capisce. Si siede accanto a lei sul divano. Poi la donna si calma.
Lulu: Sono dimagrita spaventosamente. Ma chi mi vuole più ora?
Lui le poggia delicatamente la sua mano sulla spalla. Lei si volta e lo guarda.
Lulu: Oddio scusami. Non volevo, tu non c’entri nulla.
Serge: Non si preoccupi signora.
Lulu: Tu invece non sei cambiato per nulla.
Serge: Neanche lei.
Lulu: Bugiardo. Comunque grazie. Scusami davvero. Come va? Come stai?
Serge: Ho pensato tanto a lei… Non sapevo dove fosse andata, ma ho sempre sperato che tornasse.
Lulu: Sono stata due anni in vacanza in America…
Serge: Non ci credo…
La donna esita…
Lulu: Dove vuoi che sia stata? Non mi vedi? Sono stata in una clinica, ho fatto delle cure… ma non sono servite. Ovviamente questo è un nostro segreto…

L’uomo si avvicina, è troppo forte l’emozione di averla di nuovo accanto e allora osa, osa come mai avrebbe pensato, e allora cerca di baciarla, ma lei lo respinge.
Lulu: Io e te abbiamo un patto…
Serge: È passato tanto tempo.
Lulu: I patti sono eterni.
Ora la donna si sposta e si mette a distanza di sicurezza…
Lulu: Hai trovato una moglie?
Serge: No.
Lulu: Una fidanzata?
Serge: No.
Lulu: Ma ora sei un sarto conosciuto, so che il signor Leroy è andato in pensione e che ora sei tu a gestire la sartoria.
Serge: Sì, lavoro molto e non penso alle donne.
Lulu: E perché mai? Sei un uomo affascinante ora…
Serge: In questo periodo ho pensato solo a lei. Ho solo aspettato che lei tornasse e mi chiamasse. E per questo motivo le altre non mi vogliono.
Lulu: Quindi io potrei andare bene?

Il viso dell’uomo si illumina.
Serge: Mi sposerebbe?
Lulu: Tesoro ma non sono io a sposarti, in caso saresti tu… ma mi chiedo davvero sposeresti una prostituta malata?
Serge: Lei è la mia signora…
Lulu: Sei così buono con me…
Serge: In tutto questo tempo non ho mai pensato di sposare un’altra donna.
Lulu: Allora dovrai farmi un bellissimo vestito da sposa…
Serge: Oh sì. Sarebbe la mia più grande felicità.
Lulu: Dovrai riprendermi le misure…
Serge: Non serve basta che usi le mani…
La donna si distende, lui cerca di nuovo di baciarla. Lei lo tiene a distanza.
Lulu: Serge, per il tuo bene non farlo. Anzi ora sono stanca. Ti dispiace se non ti accompagno alla porta? Come vedi non ho più la domestica…




*****



INTERNO SERA. IL GIORNO DOPO.
CASA DI MADAME LULU
BUSSANO ALLA PORTA. LA DONNA APRE. FA FATICA A CAMMINARE E’ VISIBILMENTE STANCA.

Serge: Come si sente oggi?
La donna è nuda e spaventosamente magra e fragilissima. Si distende sul letto…
Lulu: Sto bene, guardami sono fresca come un fiore no?
Serge: Sì è bellissima Signora!
Lulu: Serge stabiliamo un patto, non voglio che tu mi dica bugie… Mi sei rimasto solo tu… ed io sono molto preoccupata per te, ti prego non venire più qui, è pericoloso! Lo sai vero che sono contagiosa?
Serge: Non importa.

L’uomo cerca di distrarla, le porge il vestito.
Serge: Ho fatto tutte le modifiche che mi ha chiesto signora…
Lulu: È inutile ormai non potrò più indossarlo.
L’uomo si ribella.
Serge: Non è vero! Lei è bellissima signora e presto guarirà, la prego scarti il pacco e lo provi…
Lulu: Avrai sicuramente fatto un ottimo lavoro, ormai non sei più un apprendista.

Lui insiste e lei si lascia convincere. Scarta il pacco voluminoso. Non crede ai suoi occhi. Dentro c’è un meraviglioso vestito bianco e lilla da sposa.
Lulu: Ma come hai fatto?
Serge: Sono stato tutta la notte sveglio ed ho occupato il tempo…
Lulu: È meraviglioso… sei meraviglioso, davvero hai fatto tutto questo e in poco tempo per me?

La donna è così sorpresa che non riesce a parlare. Ora singhiozza per la felicità, ora ride di gioia fissando l’uomo. Poi con le poche forze rimaste, si alza, indossa il vestito. È visibilmente contenta. Si guarda allo specchio. Ora è commossa, cerca di trattenere le lacrime…
Lulu: Lo sai vero che non mi sono mai sposata? Fin da piccola pensavo a come sarebbe stato il mio vestito da sposa. E tu sei riuscito a realizzarlo perfettamente identico al mio sogno di bambina. Poi sai i casi della vita…
Serge: Bisogna ringraziare i casi della vita se ora siamo qui…
Lulu: Sì Serge sin dal primo giorno avevo intuito quanto tu potessi essere un buon uomo e che in qualche modo mi avresti fatto felice. Non credere che abbia trattato tutti gli apprendisti sarti allo stesso modo.

Lei ora sorride.
Serge: Non l’ho mai pensato, signora.
Lulu: Ricordi la prima volta che ci siamo visti qui?
Serge: Certo. È stato un amore a prima vista. Almeno per me, lei invece era ed è una donna inarrivabile.
Lulu: Non ero inarrivabile, eri tu che non eri ancora uomo.
Serge: Lei mi ha fatto crescere… Mi ha insegnato il segreto più profondo per un sarto.
Lulu: Ricordi anche la mia mano?
Serge: Certo.
Lulu: Quel giorno mi hai odiata immagino, eri così giovane…
Serge: Sono passati solo due anni…
Lulu: Mi sembra una vita…
Serge: No, le sono eternamente grato… senza la sua mano non sarei un uomo.
Lulu: Ora devi dimenticarmi, devi sposarti davvero. Sono sicura che la vita sarà molto generosa con te. Me lo prometti?
Serge: Mi spiace deluderla, ma non lo farò mai.
Lulu: Non mi deludi, ma io ho il dovere di dirtelo per una questione di buon senso.
Serge: È lei che voglio, nessuna donna mai sarà alla sua altezza, nessuna ha il diritto di chiamarsi donna.
Lulu: Lo sai vero che fai bello il mio giorno? Guardami con il tuo vestito da sposa… Sono bella per te vero?
Serge: Signora lei è la mia sposa…

Dalla strada sale fino al quarto piano e si diffonde in casa attraverso la finestra socchiusa una musica di flauti, arpa, archi e fagotti. Le note si adagiano sul vestito di lei e la donna riconosce immediatamente quelle note. È il quarto atto del Lago dei Cigni di Čajkovskij, la scena finale. Lulu con enorme sforzo accenna due passi sulle punte. È lei Odette, è lui Siegfried che tenta invano di salvarla nonostante il destino. Danzando Odette gli prende il braccio, lo tira a sé e poi sussurra.

Lulu: Lo sai vero che con me sei stato buono ed io non ti ho mai ripagato abbastanza? Prima avevo il mio corpo, chissà quante volte lo avrai desiderato…
Serge: Per me non è cambiato…
Lulu: Ma ti avevo promesso che dopo quella volta non ci sarebbe stato altro tra noi. Era stato solo un dono, un rito di iniziazione, il mio modo di conoscerti offrendo le mie grazie.
Serge: Il suo corpo è bello come la prima volta…
Lulu: …ma ora non serve più Serge. Fattene una ragione…
Serge: Non ci sarebbe ragione se non lo desiderassi…
Il sorriso della donna è amaro.
Lulu: È malato, infetto, contagioso e più nessuno lo vuole, non mi restano che le mani…
La donna visibilmente stanca si siede.
Lulu: Avvicinati dai… Avvicinati Serge… Non ti dispiace vero?







FINE





















 
 
 




Il racconto è ispirato a “The hand” di Wong Kar-Wai
Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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