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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
Tragedia di un amore






 

 

Immagina una donna, di nome Beatrice, immaginala bella, i suoi capelli un’onda soffice sulle spalle, i suoi occhi due malli settembrini, il suo portamento è regale, le sue movenze un lago di cigni. Ecco immagina il suo carattere, tenero e solare, immaginala nel suo splendore di donna non ancora quarantenne, fa la pittrice e di tanto in tanto la scenografa di teatro. Ecco immagina che abbia sposato da qualche mese un pilota di linee internazionali e che i due provvisoriamente vivano in un piccolo appartamento di proprietà dell’uomo al centro di Roma. Ovviamente stanno cercando una casa più adatta ai loro caratteri, al loro modo di vivere ordinato, lontano dal caos della grande città e dopo tanto cercare decidono di prendere un villino in un posto tranquillo immerso nel verde alle porte della città.

Ecco ora immagina il destino beffardo, immagina che in quel posto isolato, ironia della sorte, dall’altra parte della strada proprio davanti alla loro casa, abiti David con sua moglie e con i suoi due figli. Chi è David? Un uomo riservato ed ombroso che ha più o meno la stessa sua età, ma, fatto importante, è che tra loro circa dieci anni prima, quando ancora non erano sposati, c’era stata una storia a dir poco devastante, un amore intenso, travolgente e passionale.

Ecco immagina la sorpresa di lei quando lo incontra la prima volta, letteralmente le tremano le gambe, ha un piccolo mancamento e soprattutto non sa come comportarsi. Istintivamente non lo saluta e cambia strada entrando in un bar lì vicino, unico negozio della zona. Trafelata ordina un bicchiere di latte caldo, anche se il quel momento vorrebbe qualcosa di più forte, poi si volta verso la vetrina e vede David passare. Lui non entra nel bar e lei inevitabilmente si chiede se l’abbia vista o meno.

Purtroppo però vivono in un posto isolato, una manciata di case, un piccolo supermercato, un circolo di golf, una casa di fronte all’altra, ed è impossibile non incontrarsi nuovamente. Infatti avviene quasi ogni giorno e senza mai parlarsi decidono tacitamente e di comune accordo la stessa cosa ovvero, per rispetto dei loro coniugi, di ignorarsi fingendo di non conoscersi.

Del resto la vita di David scorre come un lungo fiume tranquillo, ha una bella famiglia, una bellissima moglie molto più giovane di lui, due figli dolcissimi e una bella casa. Passa le sue giornate dopo il lavoro a curare il suo giardino e ad impegnarsi in piccoli lavori per casa. Lei invece conosce suo marito da pochi mesi, dopo i primi approcci, vista la loro età, hanno deciso di sposarsi e mettere in fretta su famiglia. Ecco immagina che passi qualche settimana senza che nulla succeda, ma poi suo marito una sera rientrando a casa le racconta di aver conosciuto il vicino, di averci parlato del più e del meno, che è un tipo ombroso, ma cordiale e per buon vicinato le propone di invitare lui e sua moglie una sera a cena.

Ecco immagina quanto lei possa essere riluttante, si sente quasi in colpa, come se il suo arrivo in quel posto avesse in qualche modo rotto un certo equilibrio, ma ovviamente non ha ragioni plausibili per non accettare la proposta di suo marito. Durante quei giorni ripensa al loro rapporto, a quell’amore a prima vita, alla sera quando si erano conosciuti e dopo una pizza e un gelato erano finiti immediatamente a letto. Lei al tempo era una giovane scenografa e lui il tecnico delle luci del Teatro Parioli. Ricorda benissimo quel magnetismo, il desiderio sfrenato di sentire quel contatto inebriante, i lunghi pomeriggi a casa di lui, ma ricorda anche i momenti tragici, quando per l’ostinato rifiuto di lui si era fatta convincere ad interrompere la gravidanza e anche, per il carattere chiuso di lui, il giorno in cui si sono detti addio ed era stata lei stessa, dopo quel tragico evento, a troncare definitivamente quella intensa e bollente relazione.

Ecco immagina ora l’imbarazzo di lei e quanto il destino possa essere bizzarro, in fin dei conti sono passati più di dieci anni e lei, costretta dal caso, adesso ha solo intenzione di ristabilire un rapporto di amicizia, di sola e pura amicizia. Si fa forza e non potrebbe altrimenti per cui in un'apparente lucidità si convince che quel rapporto travolgente è morto e sepolto e si arma di buoni e onesti sentimenti al fine di scongiurare risvolti non prevedibili e che quella coincidenza non sia devastante per le loro vite e quella dei loro rispettivi coniugi.

Ecco ora entriamo nella casa di David, apparentemente sembra tutto tranquillo, forse per il bene che vuole a sua moglie, ai suoi figli, si mostra indifferente e si comporta come se quella vicina fosse davvero una estranea, ma in realtà lui è più turbato di Beatrice, forse più fragile, è sfuggente quasi ostile, cerca di sottrarsi, come quando evita, fingendo un impegno di lavoro improvviso, la cena organizzata da sua moglie, la quale all’oscuro di tutto aveva anticipato i vicini invitandoli per prima ad una cena di benvenuto.

Ovviamente la deliziosa Beatrice ci resta male per quell’assenza, sa di essere lei la causa e durante la cena cerca di scusare David quando sua moglie impacciata più volte si scusa per quel contrattempo ingiustificabile. La cena comunque prosegue nel migliore dei modi e nonostante si protragga oltre mezzanotte di David nemmeno l’ombra.

Poi sappiamo che il diavolo fa le pentole, ma si dimentica sempre i coperchi per cui casualmente in un ordinario giovedì pomeriggio David e Bea si incontrano nel piccolo supermercato della zona. Ecco immagina l’imbarazzo di lei e la ritrosia di lui. Lui, appena la vede, fa per andare immediatamente alla cassa, ma poi inevitabilmente si salutano, non potrebbe essere altrimenti e parlano, niente di interessante, parlano di qualche prodotto biologico, di lei vegetariana convinta, di lui che ha appena acquistato due chili di bistecche con l’osso nel reparto di macelleria.

Comunque si nota che sono entrambi preoccupati di non intralciare il presente dell’altro, evitano scientemente di parlare di loro, lei accenna alla cena, fa i complimenti a sua moglie, la definisce carina, giovane e spigliata. Lui invece, forse per giustificarsi, fa cenno ai suoi tanti impegni di lavoro. Ecco vedi? Hanno parlato del più e del meno, ma hanno di certo rotto il giacchio. Quindi escono dal supermercato, lui l’aiuta a portare i sacchetti pesanti della spesa, lei è compiaciuta per quella cortesia, poi quando sono in piedi accanto all’auto di lei, quando stanno per salutarsi, hanno entrambi un attimo di esitazione e inevitabilmente si baciano. E’ un istante, forse né un attimo prima e né un attimo dopo l’avrebbero fatto, ma è un gesto istintivo e nessuno dei due sarebbe in grado di dire chi dei due abbia preso l’iniziativa.

Dicevamo, è un gesto spontaneo e ineluttabile come se dieci anni equivalessero a qualche manciata di secondi, come se non fosse stato possibile arginare quella forza dirompente chiamata passione, quel campo magnetico ricomparso magicamente non appena si sono avvicinati. Ecco immagina quell’attrazione fatale, immagina le loro labbra che si offrono, quelle di lui che chiedono e quelle di lei che si schiudono morbide e fragili come una rosa al sole. Eh già, il passato non è morto, il passato era solo sopito dentro l’indifferenza degli anni, la testardaggine di una nuova vita. Il passato è lì in quella frazione di secondo che ha invaso di nuovo il loro presente e da padrone li rende schiavi e incapaci di reagire al punto che lei ha un leggero sbandamento e cade a terra. Lui amorevolmente l’aiuta a rialzarsi, è fuori di sé per quel malore di cui si sente responsabile. Lui le dice: “Amore.” Lei si scusa chiamandolo “Tesoro.”

La vedi? È ancora stordita, sembra una ragazzina in preda al panico, come se quello fosse stato il primo bacio della sua vita. Ovviamente al cuore non si comanda e inevitabilmente si ritrovano di fronte a un sentimento che riesplode, una storia d'amore folle che improvvisamente riemerge, dando origine all’impossibilità di quell’amore e soprattutto alla coscienza di cosa potrà scaturire ovvero una catena di eventi che coinvolgono anche le loro famiglie.

Ecco immagina che quello sia solo l’inizio, che quel bacio non sia figlio unico di madre vedova e che abbia necessariamente bisogno di altro. E succede, certo che succede! Non passano che due giorni quando clandestinamente decidono di incontrarsi. Lui le manda un messaggio, le scrive il nome e l’indirizzo di un motel sulla statale che porta al mare. È un posto adatto a loro, un posto per amanti, per coppie segrete. Una vista suggestiva di mare grigio, di onde impetuose, come le loro anime. La vedi? È un giorno feriale, suo marito è in volo per qualche capitale europea, lei riceve quel messaggio quando è ancora in casa, si sta preparando con cura, anzi maniacalmente prova almeno cinque vestiti di colore diverso. Guardala ora si sta truccando allo specchio e fa di tutto per coprire i segni di quei dieci anni passati inutilmente, ma conosce i suoi gusti e sa come non deluderlo.

E infatti non lo delude, è di nuovo la sua musa e lui il pittore che la modella e contempla la sua bellezza. E lei attraverso quell’attenzione e quello sguardo si sente di nuovo viva, di nuovo la regina di quel desiderio travolgente e impetuoso. È di nuovo amore, amore libero, amore clandestino che si rafforza e trova linfa nel segreto di quella stanza e si trasforma nuovamente in passione pura divenendo irrimediabilmente una trappola per le loro esistenze.

Ecco immagina lei, si sente di nuovo amata, libera di sfogare il proprio istinto di femmina, sente di nuovo il suo cuore battere, non è solo amore, è qualcosa di più, di inafferrabile, qualcosa di maturo e allo stesso tempo adolescenziale perché quell’ardore non ha mai fine e infatti si incontrano compatibilmente alle loro scuse e agli impegni dei rispettivi coniugi due volte a settimana sempre nello stesso motel. La stanza n. 18 è vuota, scarna, di un celestino piatto ed anonimo, ma è diventata in poco tempo il loro rifugio e loro la riempiono ogni volta con i loro sensi vitali, con la loro tragedia di persone sposate che inevitabilmente tradiscono, ma tradirebbero se stessi se non seguissero quel richiamo.

Ecco, guardali, sono di nuovo insieme e si comportano come due classici amanti, parlano clandestinamente al telefono con frasi brevi, dandosi appuntamenti improbabili, sfruttando ogni occasione per vedersi e giurandosi amore eterno, riscoprendo di essere indispensabili l’uno per l’altra come se quei dieci anni non fossero passati. Si mandano brevi messaggi: “Tesoro, come ho fatto a vivere tutto questo tempo senza di te!” “Gioia, sei la mia vita!” “Ti amo Bea…” “Ti amo David…” Sono frasi d’amore, ma allo stesso tempo parole rassicuranti, come se cercassero sicurezze, come se cercassero di aggrapparsi ad un albero maestro nel loro mare interiore in aperta tempesta, come se, avendo timore di perdere l’orientamento, fuori da quel rapporto ora ci fosse soltanto il deserto arido e il polo gelido.

Ecco vedi? Per entrambi il matrimonio ha rappresentato solo una via di fuga dalla loro storia, una specie di ancora di salvataggio per non andare alla deriva, per non affondare nel mare dei ricordi, navigando a vista e cercando ostinatamente la prima isola sulla rotta della loro solitudine. Per entrambi non è stata una scelta, ma ha rappresentato solo una terapia che ha funzionato solo per il tempo che sono stati distanti. Adesso è diverso, i loro corpi vicini si fondono e rischiano di bruciarsi. Ormai non c’è più santo giorno voluto dal Cielo che non si incontrino. La loro storia, giorno dopo giorno, ora dopo ora, diventa una unione patologica, malata, propria di due essenze che si incastrano alla perfezione in una simbiosi vitale senza la quale sarebbero solo due anime perse ed incompiute.

Ecco ora immagina David mentre le parla al telefono nel silenzio del suo studio mentre la moglie prepara la cena o sta mettendo a letto i bambini. La sua voce è affannata, le sue mani tremano, le sta dicendo che non può più fare a meno di lei, eccolo, sentilo, le sta dicendo di partire insieme, di fuggire senza una lettera di addio, senza lasciare traccia. Lei nei pochi momenti di lucidità gli dice che è pazzo, a volte ride, a volte però i ruoli si scambiano ed è lei ora che lo prega di fare qualcosa e mettere fine a questo tormento. Lo rimprovera di essere un codardo, di aver paura di affrontare sua moglie, di essere legato indissolubilmente ai suoi figli. Ovvio sono cose insensate, sono parole d’amanti, sono dramma e piacere. Forse, in fin dei conti, entrambi temono la loro stessa relazione. Necessariamente si attraggono e si respingono. Raffigurano sostanzialmente la loro contraddizione interiore tipica di una storia tra amanti clandestini. In fin dei conti tutta la loro storia gioca costantemente sulla tensione, ovvero tra l’ordine di una vita tranquilla e il disordine della loro forza distruttiva chiamata passione.

Per il momento riescono entrambi a mantenere la situazione sotto controllo, i rispettivi coniugi ancora non sospettano, poi però, in un giorno che non t’aspetti, il marito di Bea ha la maledetta idea di ricambiare la gentilezza della moglie di David e ovviamente li invita a cena. I due amanti non posso sottrarsi, anzi sono felici di recitare il ruolo trasgressivo e perverso di perfetti sconosciuti. L’atmosfera è gioviale, il padrone di casa stappa perfino una bottiglia di Pommery d’annata e David racconta addirittura una storiella un po’ spinta sentita lo stesso giorno in ufficio. Ecco, li vedi? Ridono tutti e quattro, ma quando la cena volge verso il suo epilogo ed i bambini sono già a letto da tempo, il marito di Bea, all’insaputa della moglie, svela l’imbarazzante segreto che cambierà di netto l’atmosfera della serata, ovvero che sua moglie, la bella e dolce Beatrice, è in dolce attesa da oltre due mesi.

Ovviamente Bea non è al corrente di quello sciagurato annuncio. Ovviamente David è all’oscuro di ogni cosa. Ecco lo vedi? Resiste solo per qualche secondo, si prende la testa tra le mani, poi si alza e preso da una incontrollata euforia propone un brindisi di augurio, poi fa il giro del tavolo, si complimenta con Bea e le dà un bacio rumoroso sulla guancia, ma è un attimo, poi evidentemente realizza quanto quell’annuncio possa cambiare la sua vita e la loro storia. Poi fa due conti e realizza da quanto tempo lei sia incinta, per cui non può essere lui l’artefice, lui il padre, allora si commuove, dice parole insensate, fa per uscire dalla stanza e mentre esce scaraventa per terra con inaudita violenza una sedia capitata accidentalmente tra le sue gambe. Il tutto avviene in pochi secondi tra l’incredulità dei presenti, ovviamente lui non chiede scusa, apre la porta, esce in strada, prende una boccata d’aria e si accende una sigaretta. Sua moglie ignara si chiede il motivo di quella strana reazione, anche il marito di Bea sembra smarrito, ma lui guarda negli occhi la moglie perché immagina che lei sia in grado di dargli la giusta spiegazione. Forse ha capito, forse no, o forse non vuole crederci. Quando David, dopo alcuni minuti, rientra in casa, i tre sono già in piedi, lui solo ora si scusa, fingendo un malore e dando la colpa allo champagne, a cui ovviamente gli altri non credono.

Si salutano, ma è ovvio che nelle rispettive case ora sia il momento delle spiegazioni e le luci rimangano accese fino a notte inoltrata. Con le spalle al muro entrambi rivelano una mezza verità, ammettono ambedue che si conoscono da tempo, che tra loro c’è stata un’intensa relazione circa dieci anni prima, ma tutti e due negano che ci siano stati contatti recenti. Entrambi accennano ai giorni tristi dell’aborto come unica causa della strana reazione di David. Incalzati non possono fare a meno di giurare che hanno taciuto il loro passato insieme esclusivamente per il bene e la serenità delle loro rispettive famiglie.

Ovviamente questa spiegazione risulta molto fragile, ovvero che quell’annuncio abbia fatto rivivere a David quell’insensata decisione di non aver voluto un figlio e d’aver costretto Bea, pentendosi, ad abortire. Sarà, ma noi sappiamo, come del resto i due amanti sanno, che è soltanto una mezza verità. Sta di fatto che mentre la moglie di David, per natura remissiva e forse per il bene dei figli sembra accettare la spiegazione, il marito di Bea, viste anche le continue e strane assenze della moglie, inizia a sospettare che forse quella storia non sia del tutto finita.

David invece si sente un martire, vittima di una donna che ha cinicamente recitato una parte nella quale lui ne è stato completamente ignaro. Allora la segue, vuole assolutamente una spiegazione, un contatto, riesce a strapparle un appuntamento nel solito motel. Appena lei entra nella stanza n. 18 lui l’aggredisce, si lascia andare ad una incredibile scenata di gelosia, le chiede il motivo perché lei abbia taciuto la sua gravidanza, la rimprovera violentemente, le urla parole insensate, le ordina di abortire, poi fuori dal lume di ogni ragione la picchia. Quando poi tenta di soffocarla lei è costretta a promettergli che abortirà, di nuovo come dieci anni prima interromperà per lui la sua gravidanza, e poi insieme scapperanno con destinazione una nuova vita insieme.

Ecco immagina lei ora, sta ritornando a casa, il suo crollo ormai è totale, sente ancora quei colpi, la pelle brucia ancora, sente la sua anima devastata, ma ha intenzione di tenere il figlio, non vuole fare lo stesso sbaglio di anni prima, stavolta sarebbe davvero un crimine. Eccola la vedi? Sbaglia strada più volte, piange, si dispera, urta una macchina in sosta, è in preda ad un forte esaurimento. In aperta campagna si ferma, chiama suo marito, gli dice di essersi persa, lui si precipita. Sta piovendo, piove sempre in questi casi, piove perché ora lei parla, e basta un nonnulla per crollare e confessare ogni cosa. Tra i singhiozzi gli dice senza remore che è attratta da lui, da David, gli parla di una forza incontrollabile che la rende schiava. Ma è possibile che l’amore possa fare questo? Forse il marito se lo domanda, comunque la stringe a sé, le dice che la ama, ma soprattutto le chiede: “Ci sei stata a letto? Quante volte!” Ecco vedi, povero uomo, lui non sa che la vera fregatura non è una scopata, ma sono i sentimenti che ci tormentano fino a torturarci l’anima!

Ecco ora immagina che il marito invece di prendere la strada di casa l’accompagni da un medico di sua fiducia e dopo un attento esame il luminare la definisca una donna a cui piace soffrire piuttosto che vivere o morire. Oh forse non è così, forse i fatti lo sconfesseranno, comunque alla fine dice una cosa giusta per quanto ovvia ovvero che la donna in questo momento ha solo bisogno di cure e tranquillità. Quindi insieme al marito decidono di ricoverarla in una clinica privata. Per giorni Bea viene accudita, curata e sedata, poi al risveglio sembra che la cura abbia fatto effetto, infatti chiede al marito di portarle una camicia da notte bianca, non importa come, non importa il tipo, l’importante che sia bianca proprio come una tavola, un foglio, una pagina sulla quale potrà scrivere e disegnare a suo piacimento ogni cosa. Vedi? Vorrebbe ricominciare, farsi perdonare, e soprattutto uscire, guarire da quel cancro che si chiama amore.

Ecco immaginala ora di nuovo a casa, protetta dalle cure e dall’affetto del marito, forse lui l’ha davvero perdonata, forse lo stato interessante di lei non gli concede al momento altre decisioni. Ecco, ora guarda quella casa, guarda le finestre, sono sbarrate, non si aprono da tempo, lei vive al buio, vive senza attesa, come se il mondo fuori non esistesse più, e non vuole assolutamente che un piccolo spiraglio di luce possa di nuovo rinvigorire quell’amore impossibile. Crede di essere sulla via della guarigione, naturalmente si illude, cucina senza mangiare, dipinge per poi imbrattare la tela e ricominciare. Poi una sera, da sola in casa, mentre sta preparando in cucina qualcosa che non mangerà, il rumore dell’auto di David la fa precipitare di nuovo in uno stato di ansia.

Ecco vedi? È bastato poco per vanificare giorni e sedute interminabili di terapia, per seguire di nuovo il suo istinto senza che la ragione intervenga in suo aiuto. Allora apre la porta di casa, in modo che sbattendo David si accorga che è di nuovo a casa. Poi sale al piano superiore della sua casa, si siede sul bordo del letto, si toglie la camicia bianca e indossa da perfetta amante un tubino nero, le scarpe col tacco alto. Ecco guardala ora mentre le sue calze nere di seta scivolano sensualmente lungo la pelle levigata delle sue belle gambe affusolate, guardala come ora allo specchio si trucca e mette quel rossetto ciliegia, lo stesso con il quale per giorni e giorni di incoscienza ha accolto la passione del suo amante. Eccola ora scendere le scale, scendere precaria su quei tacchi impossibili, porta stranamente a tracolla una borsetta nera, come se volesse uscire o aspettasse un invito per farlo. Dio come è bella, Dio come è sensuale! Sa che qualcuno la sta aspettando, ne è certa! Ed infatti David sentendo quel rumore ora è lì, in piedi, in penombra al centro della sala.

Immagina ora quando quei due corpi muti si avvicinano, si sfiorano, si toccano, immagina il desiderio di lui, l’abbandono di lei, si baciano, si promettono, si stringono per non lasciarsi mai più. Sarà di nuovo passione, una nuova vita insieme, un posto dove nessuno mai potrà raggiungerli, un’alcova per amarsi in ogni istante del giorno e della notte. Lui la spoglia, guardalo è felice, mai avrebbe creduto, le accarezza i capelli, le bacia il seno, poi il desiderio lo invade, l’appoggia al muro, alza il vestito, la solleva. Lei è totalmente in balia di quell’impeto, ora le sue gambe sono sui suoi fianchi, aperte al paradiso, all’amore. Lui spinge, la prende, affonda in quel mare di bellezza. Guardali, sono solo istanti, frammenti che durano un’eternità, insieme raggiungono l’apice della loro follia, insieme godono, urlano, quasi ululano lasciandosi rapire dal canto solenne dell’amore.

Ecco guarda ora i loro visi, si sono nutriti della linfa del desiderio, si sono amati ma si cercano ancora perché neanche il sesso può arrivare al possesso totale che cercano, avvertono un senso di incompiuto, infatti non sono per nulla felici, anzi sono facce tragiche e dolorose perché l’amore per essere tale, per essere sublime, ineluttabile ed eterno deve avere il gusto del dominio assoluto e inevitabilmente della sua tragedia. Ed è proprio in quell’istante, quando quei corpi fusi e caldi ancora si cercano, quando lui è di nuovo dentro di lei, quando quelle bocche sono ancora unite, che lei nel momento più lucido della sua follia, più dissennato della sua razionalità, senza pensarci ancora un secondo apre la borsetta ed estrae la pistola.

È un attimo, ecco ora usciamo fuori da quella villa, lasciamo che la storia abbia il suo epilogo, lasciamoli soli nel momento più solenne della loro passione, stretti, legati insieme come fossero un corpo solo. Fuori, suo marito sta rientrando in casa, ha già parcheggiato l’auto, ma non fa in tempo ad entrare, da fuori, attraverso la porta semichiusa vede solo due lampi, due spari nel buio che inevitabilmente vanno a segno, perché non c’è futuro per un amore impossibile, perché gli spari colpiscono mortalmente quei due amanti che, solo ora e per sempre, non si lasceranno mai.

 

 



 

FINE
 






 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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TUTTI I RACCONTI DI ADAMO BENCIVENGA
Photo © Charlotte Guilmot

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