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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
La Venditrice di fiori




 

 

Dico a lei Signore, si fermi un momento, non vada di fretta, accetti dei fiori, ammiri la prego la leggerezza e la grazia, è un dono di sera, un omaggio inatteso, un regalo che offro a prezzo scontato. La prego Signore, si fermi un secondo, appoggi il suo sguardo sopra questo vestito, osservi il contorno, l’armonia e le curve, la gonna che al vento s’intimidisce e si svasa. La prego Signore, non costano molto, scelga a suo gusto, diletti i suoi occhi, preferisca i più belli il resto non conta, e prenda la parte che più la soddisfa.

Dico a lei Signore, lei col cappello, non corra, la prego, si fermi un secondo, si fermi a guardare, non costa poi nulla, se proprio non vuole acquistarli a buon prezzo. Guardi sul seno, Petunie d’Olanda, guardi sui fianchi i Gigli di Spagna, o la Rosa che sola sboccia e si staglia, come fosse un tesoro non accessibile a tutti. È arte che sazia, lavoro di mani, mestiere d’esperte sulla via della seta, tocchi i fiori la prego e inghiotta il respiro, perché gemmino ancora come belle di notte.

La prego si fermi ne carpisca l’odore, inebri il suo naso o almeno le dita, se proprio stasera un impegno e la fretta, o la vita di sempre non le consente dell’altro. La prego Signore, sta quasi piovendo, venga sotto l’ombrello, c’è posto per due, si fermi un momento, ne strappi la rosa, e sia generoso, non la lasci appassire, proprio sull’orlo di queste pieghe di seta, la colga la prego, come si offre in giardino, regina dei fiori che amoreggia alla luce, al freddo che incede quando maggio è lontano.

M’ascolti la prego sono pochi denari, si avvicini ugualmente, ne senta la trama, l’intrigo dei fili, il raggiro dei sogni, il paradiso e la brama a portata di mano. Scelga tra i tanti il colore più bello, accarezzi tra i due il fiore del seno, ne senta il profumo, si scaldi la mano, come compra castagne in mezzo alla strada. Mi ascolti la prego non dico bugie, tocchi i miei petali e faccia il suo prezzo, accarezzi la foglia e ne faccia tesoro, non faccio le carte, non sono una strega, la tocchi la prego, la tocchi davvero!

Dico a lei Signore, che incerto s’attarda, lasci stare ragione e segua l’istinto, segua il profumo che accende la voglia, l’accetti la prego, se ne faccia regalo. Sì proprio a lei Signore, con la cravatta e la giacca, si scaldi un momento e non corra altrove, non riprenda la via se l’odore la tenta, non corra a casa per il solito fiore. Dico a lei Signore, le offro la notte, guardi i miei fiori e ci pensi un momento, se le pieghe che vede sono petali d’ombra, e non serve la luce per sbocciare ogni volta.

La prego Signore non si guardi più intorno, non c’è altra rosa in giro stasera, non ci sono giardini più belli di questo, non c’è altro fiore che schiuso si doni. La prego Signore accetti la rosa, se la petunia d’Olanda non è di suo gusto, se i Gigli di Spagna si trovano altrove, ma la rosa che offro è unica e rara, è fresca di terra, l’annusi la prego, faccia un passo Signore la tocchi e la colga, perché la notte che incombe non le geli l’essenza, la offro per poco, per pochi denari.








FINE
 






 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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