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RACCONTI

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Serendipity
Le età di Luisa






 



      Aveva 35 anni, Luisa, ed era ancora molto bella, ma aveva perso fiducia in sé stessa e, con quella, il suo fascino. Si sentiva stanca, consumata, “scaduta”. Era un dolce talmente buono e prelibato che qualcuno aveva voluto conservare per un’occasione speciale e, alla fine, era arrivato a scadenza senza essere consumato. Aveva vissuto intensamente Luisa, ma aveva cercato di preservarsi e conservarsi per qualcosa di speciale, come se qualcosa di più bello, di più importante, dovesse ancora arrivare. Ma quel momento non era arrivato e ora Luisa si sentiva proprio così: scaduta.
Una confezione ancora perfetta, solo un po’ scolorita, e una piccola scritta nera, sul fondo, delatrice del suo segreto. Una confezione che ora aveva paura di aprire, perché il contenuto, forse, sarebbe stato deludente. Oppure no, chissà… chiudeva gli occhi e pensava di scartare la confezione, violare quel ordine perfetto, ed essere invasa dal suo odore intenso e vellutato, uno di quegli odori che fanno chiudere gli occhi e il cui gusto si sente già in bocca.

Luisa voleva essere proprio così, una confezione di dolci da scartare, voleva essere notata, tra le altre, in vetrina o su uno scaffale, e voleva essere acquistata, portata con cura a casa e poi essere scartata, piano, come immaginava avrebbe fatto lei con qualcosa di speciale. Immaginava di essere assaporata e magari anche offerta, di sciogliersi nell’aria, libera, come un profumo, e allo stesso tempo appartenere solo a colui che l’aveva liberata.
Si sentiva tremendamente sexy, e sensuale, quando chiudeva gli occhi, sola nella sua casa che dopo sei mesi non aveva ancora finito di sistemare. Eppure quando usciva di casa non riusciva a tenere lo sguardo più in su delle punte delle sue scarpe, e andava di fretta, ignorando tutto e tutti. Era goffa, nel cappotto lungo tirato su fino alle orecchie. Aveva preso quella abitudine quando aveva lasciato Paolo, sfinita dalle sue continue umiliazioni e usciva poco, di fretta, per paura di incontrarlo per strada. Poi quell’atteggiamento da latitante le era rimasto addosso, anche quando era chiaro che Paolo non l’avrebbe più cercata.

In pochi nel quartiere si erano accorti di quanto fosse bella, ma quasi tutti sapevano che era triste, sola, e spaventata e non interferivano con il suo torpore.
A casa Luisa inseguiva tracce di bellezza, sua e degli altri, ma soprattutto inseguiva quella ossessione per il sesso che una volta era stata di Paolo e ora era tutta sua. Guardava la televisione, ma cambiava spesso canale, alla ricerca delle pubblicità di profumi, di gioielli, di alcolici e di tutti quegli spot in cui c’erano corpi di donne e uomini, sinuosi, lucidi, sensuali. La sera tardi, invece, guardava solo i canali secondari, dove le pubblicità dei numeri erotici a pagamento o dei sexy shop locali si alternavano alle televendite delle auto usate. Durante il giorno sfogliava i giornali di moda, ignorando i vestiti e osservando accuratamente i dettagli del corpo che si intravedevano o esaltavano tra i pezzi di stoffa e le cuciture. Dei giornali divorava le rubriche “del cuore” quelle in cui si parlava, in realtà, prevalentemente di sesso, di tradimenti, di fantasie erotiche represse o finalmente soddisfatte e sensi di colpa vagamente accennati.

Di recente aveva scoperto che nei giornali gratuiti, di quelli che vengono distribuiti per strada o lasciati fuori dai negozi, c’era una sezione, alla fine, dedicata agli “incontri”. In realtà, si trattava di annunci erotici, in prevalenza di professionisti e professioniste del mestiere, con tanto di foto a esaltare qualche dettaglio particolarmente evocativo mascherato da una stellina o un cerchio rosso.
Doveva resistere con tutte le sue forze dal leggere quelle pagine già per strada, ma si vergognava troppo per farlo davanti ad altre persone. Raccoglieva il giornale e sfogliava le pagine di cronaca. Arrivata a casa, sfilava il cappotto e si sedeva sul divano a gambe larghe, il pube a contatto con i cuscini, in modo da poter sentire, di riflesso, la sua vitalità. Si bagnava, Luisa, leggendo quegli annunci. Si bagnava guardando quelle foto e immaginando di prostituirsi o partecipare a qualche orgia voluttuosa nella quale, irrimediabilmente, lei era il centro. C’era anche Paolo nelle sue fantasie, che la guardava e con lo sguardo le diceva che era stupenda.

Era sola, in casa, sola da sei mesi, ma le batteva ancora forte il cuore, per l’emozione, per l’imbarazzo, quando leggeva quegli annunci, come se qualcuno potesse entrare nella stanza da un momento all’altro e scoprirla in quella situazione così umiliante. Era a causa di quel battito così accelerato, del sudore freddo lungo tutta la schiena, del sangue che pompava dritto al cervello infuocandole le guance che non si accorgeva di quello che le succedeva più in basso, e poi d’un tratto sedeva su un lago, caldo e pulsante, e iniziava a muoversi ritmicamente, strofinando il sesso contro i cuscini ruvidi e poi contro le sue dita, infilate dal basso, dritte e inermi, come fossero di un’altra persona.
Erano sei mesi che era da sola e già quattro mesi che conosceva a memoria tutti gli annunci, tutte le foto, tutti gli spot televisivi che, aveva imparato, erano nella sostanza tutti uguali e si ripetevano all’infinito. Aveva notato che non si bagnava più come all’inizio con quelle immagini e spesso non riusciva neanche più a masturbarsi e si addormentava accoccolata sul divano, le mutandine abbassate e il cuscino tra le gambe.

Lavorava da casa, consegnando i suoi pezzi al giornale spendendoli via mail, e usciva il minimo indispensabile: l’alimentari, il fruttivendolo e l’edicola.
Dell’edicola conosceva a memoria i titoli e le collocazioni di tutti i giornali, soprattutto di quelli porno che occupavano una parete vasta, ma poco visibile, del cubicolo verde. Un giorno superò tutta la sua vergogna e decise di comprare un giornale porno vero, tutto per lei.
Quel giorno a casa divenne un fiume in piena, ma era troppo attenta a analizzare quelle immagini per potersi concedere al solito, solitario, appagamento. All’inizio era inorridita da quelle immagini, e tremendamente eccitata. Dopo poco tempo, quello che all’inizio le sembrava una brutalità divenne “normale”, così come le sembrò normale inumidirsi ed ingrossarsi vedendo una donna a quattro zampe che veniva legata e frustata.

Si fece bastare quella rivista per una settimana intera e poi iniziò a comprarne più spesso, magari due riviste per volta, variava sempre i titoli perché, aveva notato, stesse riviste, anche se in numeri diversi, tendevano a riproporre le stesse immagini, o le stesse modelle, o le stesse situazioni, già di per sé così limitate per chi, come Luisa, ne faceva un uso maniacale. Neanche la selezione dei titoli garantiva un maggiore assortimento, e alcune riviste erano esattamente la copia di altre, copertina esclusa.
Dalle riviste ai dvd il passo fu breve.
Il dvd fu una scoperta abbastanza deludente. Certo, le immagini erano dinamiche, e poi c’erano le voci, i rumori, persone che interagivano le une con le altre, ma le storie erano banali, gli attori volgari e le eccitazioni troppo false e ostentate. Lei aveva sempre goduto in maniera sorda, intima, solo vagamente tradita dal respiro intenso e dalle scosse finali lungo la schiena e non riusciva fino in fondo a compartecipare a quelle sguaiate rappresentazioni.

Forse a causa di questa delusione, forse perché a furia di martoriarsi si era fatta più audace o forse semplicemente perché da nove mesi era sola, sempre più alienata dal mondo, Luisa un giorno decise che era pronta per farsi scartare. Era pronta per farsi scartare, data di scadenza opportunamente rimossa, ma non ancora a offrirsi. Avrebbe fatto assaggiare la sua dolcezza a una cavia, a un professionista che non le avrebbe lesinato attenzioni e complimenti. Scelse Marco “Macho Latino” 800 212…






FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Serendipity
Photo    JUSTINE N

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