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RACCONTI

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Helene B.
Maledettamente






 



      Queste parole non andranno perse, non come altre, sussurri in questa notte di vento, in questa notte di vento che fa tremare i vetri, che fa tremare me nel tormento. Nessun desiderio che fa più luce, di quello che rimane per te che non saprai, che non leggerai di queste parole, che non bastano più. Parole, sollevate da terra che toccavo, sfumate sull'evanescenza di una nuvola. Nessuna ombra stasera, giro le misure del letto lenzuola scalzate dall'insonnia ingorda che mi prende con sé, impaga e voluttuosa, serpente che mi avvinghia le gambe inquiete, mi lascia stremata, con gli occhi gonfi pelle arida di viso non lavato, bocca crespa per la sete infelice della tua assenza.

Hai avuto la chance che cercavi, mi hai fatto girare il corpo che incedeva nella ripresa di una vita rettilinea ho curvato, le braccia, i pensieri e i sensi spostando le viscere verso te. Tempo...e di nuovo fiato da respirarti sul collo pelle sotto le unghie quando mi desideri e gocce dalla tua fronte sui miei seni una ad una, nei brividi di un alba vicina, mentre le mie mani affogavano nei tuoi capelli. Non ho aperto mai gli occhi per vedere i tuoi, ma li sentivo fissi che accarezzavano i gradini del mio piacere tale il tuo, nella forma perfetta della fusione. Non eravamo abbastanza divisi, abbiamo creduto nella sufficienza di incontri stretti ad ore, pagando il conto per l'uso, prima d'incontrarci... prima di scivolarci dentro senza freni ne presupposti, nella miscela accesa che si consumava tra noi, a gara con la legna nel camino che bruciava più lentamente.

Sono le parole che non volevi sentirti dire quelle difficili, che imbarazzano e fanno arrossire. Non dette si, perché gelate davanti al tuo improvviso "vado via" scritte e prima ancora d'assaggio, per non farti paura. Ho dosato i modi di raccontarti ciò che sento perché l'amore non deve stravolgere, ma avvolgere nel sapore forte e deciso di un vino importante, per due bocche assetate di piccoli sorsi. Toglierti di dosso, dal mio profondo chiodo piantato nel cuore, ti sei portato via la più bella luce d'anima, sotto le suole bagnate nella pozzanghera dove c'era il mio viso riflesso, chino e deforme per il peso di un passo e due, poi il terzo veloce, via, al rifugio di una macchina ancora in moto, lontano da noi. Non posso fare a meno di te sei la mia svolta, all'angolo delle scelte perché con te io sono donna completa, completamente donna. Tutto così breve... maledettamente non, il mio amarti Hélène B.








FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Helene B.
Photo    Rossella Viccica

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