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RACCONTI

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Helene B.
Delight






 



      Lei si volta e lo guarda con quegli occhi sfumati di blu, lentamente quel movimento lo riporta a qualche anno fa, quando tutto il tempo insieme era gocce da stillare, era fluida carezza. La guarda e la attraversa con la nostalgia di tutto quel tempo mancato. Ne era passato invissuto e adesso ha un’altra occasione, per non perderne ancora... S’inumidisce gli angoli della bocca e cerca di parlare, com’è banale trovarsi in questo posto, ha una domanda, ma la sta soffocando col fumo della sigaretta, poi esce, spostando gli occhi al lucido del legno e si appende a quel filo di coraggio, ne tiene un brandello in tasca, nel portafoglio, quella foto che non ha ancora buttato.

"Da quanto vieni qui?" Non è questa no, ma vuole che stavolta non ci siano illusioni.

"Da qualche mese, fanno degli ottimi drink". Piano, va tutto bene, non smettere di parlarle...

E' difficile continuare così, la tortura è cominciata e lui la vuole: poteva far finta, entrando, di non averla vista, ma quelle spalle nude le conosce bene, le aveva massaggiate per tutte quelle sere che tornava stanca, le aveva immerse nell’acqua calda e poi baciate per asciugarle. No, non così, ti stai bloccando Jo, accarezza il bancone e riparte.

"E’ un bel locale per questo quartiere, io ci vengo sempre a quest’ora."

Questo è un invito! E sì che l’ha capito così, non sbagliare, appoggia la mano libera sui pantaloni e vede le sue come sempre lisce, con la punta delle dita arrossate come le nocche, sul resto di una pelle candida virginale. Ebbe una voglia pazzesca di prenderle, ma si contiene distogliendo ancora una volta lo sguardo dalla donna che aveva amato più di sé stesso e crede di amare ancora per l’effetto che gli sta facendo la sua vicinanza...

Amarla, era stata la passione che incendia l’inizio e poi il non poter più fare a meno di starle vicino, ed è questo poi che diventa inaccettabile, la sua presenza necessaria, aria per respirare. Amarla, è essere ubriaco di lei ogni giorno e da allora è vigliaccamente sobrio, senza lei...

Delight, la loro penombra, lo squarcio del tempo che si ripropone e rimane a fissarlo, sapendo che questa sarà l'unica volta per decidere se passarci. Chiude gli occhi un istante, dov'è finito quel Jo che ha parcheggiato la macchina a cento metri da lì, che è sceso con l'unica idea in testa di bersi qualcosa e andare poi a casa, stramazzato sul divano con la tv accesa e addormentarsi per qualche ora di noia...

Non c'è, è rimasto in macchina, non è mai sceso e adesso si trova accanto all'unica persona che non sperava più di rivedere, già ubriaco con le dita sul bicchiere non ancora spostato dal bancone. Lei si gira e saluta un uomo che la riconosce, le sorride, non la vede perchè l'angolo dei loro corpi è opposto, Lauren, il suo mondo per cinque anni buoni e disperati, accavalla le gambe e si rigira...

Diglielo... che non è cambiata, resta quella ragazza infrangibile, le rughe hanno scelto di non attecchirle su quel viso lineare e splendido, bello tutto il giorno anche senza trucco, bello da tenere tra le mani, da appoggiarci la bocca e scovarci ogni puntino: lei è così, non la conosci come ti appare, la trovi se ti avvicini, se ci respiri accanto, se ti fai abbracciare e se ti fai alitare la sua vita, coprendoti ovunque...

"Cosa pensi, Jo...?" Mi accorgo che mi guarda seria, una risposta c'è, leggimela dentro, non farmela dire, le parole non sanno descriverla, sarebbero fatue, involte, troppo sterili per ciò che sto contenendo adesso...

"Devo andare, mi aspettano per cena." Fremo e mi ridesto, chi ti aspetta per cena? Chi cena con te? Ed il panico mi prende, guardo la tua mano che apre la borsetta, te la prendo di forza, sono brutale sì, lo so, quando qualcosa mi sfugge reagisco d'impeto, come quando hai sbattuto la porta, l'ho presa a pugni, è ancora rotta e così rimane, è il segno della disperazione animale del mio spirito appassito.

"No, per favore..." Vuol dire resta, restami, ridammi una coscienza, un motivo per non allucinarmi ancora nel vuoto: non dico altro, la tua mano scivola dalla mia, i tuoi occhi mi appiattiscono sulla sedia, nessuna replica, non ne ho diritto, questa è la verità e sento lo squarcio che si chiude...

Hélène B.






FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Helene B.
Photo    Rossella Viccica

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