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RACCONTI

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Helene B.
Carne






 



      E’ la giornata grigia, con una fascia di luce lontana, è l’aria di pioggia che entra nei miei polmoni è la terra asfaltata con le macchie d’acqua di ieri, non ancora asciugate, è per tutto questo che sono così, certamente per questo. Non voglio trovare altre spiegazioni, andrei troppo nel profondo a sviscerare dolore e un paio di rimpianti che non si placano, che sfregano come carta vetrata sul cuore per levigare l’impasto di sogni rimasto. E’ finita questa altra notte insonne, sfumata nella nebbiolina di vapore dei vetri, a guardar fuori un punto fisso a cui chiedo, mi parlo così.

A lui chiedo perché non taccio i sentimenti e vendo il piacere all’uomo della settimana, un fascio di nervi che suda sul mio corpo, che mi spande l’orgasmo sul ventre, prima del mio, che mi mugugna e non parla perché non c’è niente da dire quando ti comprano con nessuna moneta.

Il silenzio dell’indifferenza del con me o altre, l’importante è lui che gode, sfoga, consuma divorando senza sapere cosa. Vorrei sentirmi solo carne che si mastica ansimando per la foga di esserne sazi, vorrei essere puttana con l’anima da parte, che si lava via sotto la doccia, mentre lui si riveste.

Dimmi perché non io? Perché ogni volta ci metto l’intenso e mi fotto da sola perdendomi, ad amare in trasparenza di sorrisi chiari , con gli occhi felici da invidia, per l’uomo che mi riempie la donna che sono, che mi apre il cuore prima delle gambe, che m’illude che sia la volta unica e per sempre e poi sfugge perché ha finito, perché non ricambia la voglia di coppia, si dilata ingombrandomi i sensi del suo profumo, mi preme contro il suo torace, baciandomi i capelli, ballando nei pomeriggi di noia.

Mi appoggia la testa sul cuore e ride a sentire quanto è simile al suo, poi ci sputa sopra e con uno strattone mi accompagna all’uscita. E allora basta, lascerò io lenzuola disfatte col prossimo corpo che vorrà il mio, ne ho uno bello, pochi direbbero di no e sarò io a godere per prima veloce, sicura nelle mosse, per prendermi la superficie e il superfluo, con nessun dubbio se posso far male, giusto il contatto con la malizia che piaccio fintanto che ne avrò voglia, senza coppia se non accoppiati nelle ore di sesso… solo sesso, solo sesso, solo sesso, solo il sorriso di essere grata della bella serata, della cena magari e della prossima se ci sarà mentre lui me lo chiede un domani , soddisfatto e illuso di tenere le carte in gioco a suo favore, ma il poker è mio, nascosto negli occhi truccati e nella voce sensuale di chi non concede risposte. Voglio comprare nel branco, il pezzo che scelgo a mio uso, consumando la sua pelle fino a farlo venire urlando.

Voglio non sentire nulla, mentre rimetto i vestiti mi pettino con le mani e lui mi guarda e mi vorrebbe ancora, accarezzandosi per ricordare. Voglio aprire la porta con l’ultimo sguardo e un sussurro nel suo orecchio con la bocca e l’alito caldo, per farlo sentire maschio animale, che ha cacciato e preso la preda.

Voglio rimanergli addosso poi per tutto il giorno, pensandomi, sulle sue labbra mentre scandisce il racconto al lavoro, a colleghi curiosi , sulla sua fantastica notte. Voglio poi tornare a casa, più bella di quando sono uscita, sorridendo allo specchio del bagno di quanto sono stata donna seducente e così sensuale che non più tardi di qualche ora il telefono squillerà cercandomi, ma … non mi troverà, sarò sotto la doccia, per far evaporare la fantastica donna di una notte, piangendo forse, ma la carne è sempre sul fuoco e cerca fuoco per bruciare senza sangue.





FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Helene B.
Photo    Rossella Viccica

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