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RACCONTI

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Helene B.
AMANTE NOTTURNA






 



      Tua, di notte Te ne sei andato, con il solito bacio sull'alba, sei uscito dal letto, col solito muoverti in silenzio, mi sono presa il tuo posto caldo e ho tirato su le lenzuola coprendomi fino al mento, con gli occhi chiusi ti ho visto vestirti a metà, andare in bagno e anche lì so che fai. Lo specchio è subito sulla tua sinistra, entri e ti ci guardi già con la mano nei capelli, non porti mai niente di tuo quando vieni a casa mia, ci sarebbe spazio per il rasoio e un profumo e molto di piu, quello che ti ho regalato non ti piace, lo so, preferisci sapere di acqua e sapone come un bimbo appena sveglio d'innocenza.

Bagni i ricci disturbati dalle mie mani, che stanotte non hanno avuto rispetto della tua piega da uomo di classe, che li hanno sconvolti e stretti tra le dita, umide di voglia indecente; non sono come vorresti, li sistemi alla meglio, per apparire intatto. Ti lavi il viso, hai il caldo della notte e miei baci addosso... è sconveniente presentarsi così al lavoro, capirebbero tutti che la pelle sciupata ha il sapore di una donna, la tua, sì, ma non sanno che ne hai una, la tua vita privata sta fuori da lì, non hai amici a cui ne parleresti e poi diventerebbero curiosi e prima o poi insisterebbero perché tu ne gliene parlassi di più e non potresti andare oltre, io sono il tuo affascinante segreto, la donna che ti ospita la notte e che di giorno non ti può incontrare... e i segreti restano tali.

Te l'ho chiesto una volta, con una banalissima scusa sul posto dove pranzi: hai capito al volo che volevo farti una sorpresa e venirti a cercare, mi hai bloccato con una mano sulla bocca, dicendomi che non era il caso, che era meglio vederci privatamente, che i posti pubblici non facevano per te. Se avessi capito già da allora cosa volessi dire veramente, forse non sarei qui a respirare il tuo profumo sul cuscino, ad avere ancora voglia di te, che stai finendo in bagno... e tra qualche minuto sentirò il rumore della tua auto che esce dal garage. Mi rendi inerme davanti al tuo desiderio, non ragiono, non penso, non ho domande abbastanza lucide da far emergere, ho solo la pazza voglia di te e mi basta. Non so fino a quando, perché forse un giorno mi stancherò di fare l'amante notturna, che non si porta in giro, che non si cerca di giorno, che si tiene in un angolo per sentirti uomo.

Io mi sento gratis, sono l'offerta migliore al supermercato delle curiosità, hai scelto al banco della convenienza e hai scelto me, perché brillavo diversa, discreta, sottile e leggera da tenere in tasca, infilando la mano per sentirmi sempre e comunque. Un giorno potrei diventare la sorpresa che non ti aspetti e meravigliarti di quanto io sia così donna... con un asso da giocare alla mano giusta, per vincere e sbancare le tue sicurezze. Ho ricevuto avances da un collega, che mi ha fatto complimenti per conquistarsi una possibilità con me; per un attimo mi sono lasciata sfiorare dal pensiero di tradirti, non credo sarebbe un male, visto che la mia storia con te scorre a notte fonda, lui ci sarebbe di giorno per riempirmi il tuo posto, ma non ci riesco, sono un'immancabile fedele, almeno con te.

Dovrei farlo, lo so, in fondo cosa tradirei se non la tua mezza verità? E quando ti desidero di più fai finta di non sentire, ti giri, poi ti alzi, accendi una sigaretta e ti siedi sulla poltrona di fronte al letto; e mi guardi, fumando, mi guardi intensamente, ma non riesco a leggere quello sguardo, non riesco a capire cosa dice; è uno dei tuoi misteri che non mi sveli, lo reggo per un po', poi mi copro col lenzuolo per negarmelo, perché sento che è distante, lontano da qui e da me, quindi preferisco non ricambiarlo; è l'unico che non voglio, perché so che se un giorno riuscirò a reggerlo fino alla fine, come una sfida, ti perderò, sarà la mia consapevolezza di aver sbagliato ancora una volta uomo e per ora godo di quello che ho.

Poi ti alzi, quando hai spento il mozzicone nel posacenere, torni nel letto e fai scivolare le lenzuola fino ai piedi, le tue mani accarezzano il profilo del mio corpo e mi sussurri vicino al viso "quanto sei bella...", mi cerchi la bocca, resisto, allora mi baci la guancia e il collo, poi scendi... la spalla, il braccio e poi tuffi il naso sulla mia vita e mordi piano quella piega morbida, sussulto ma resisto ancora con sempre meno forza, fai il giro della schiena e sali, baciandomi leggero, le tue labbra sempre più calde, seguono la colonna fino alla nuca, apro gli occhi e la tua collana sul mio viso mi accarezza... è fredda, è oro freddo sulla mia pelle calda che rabbrividisce. Vedendo la mia resistenza, ti fermi; eri arrivato a quell'angolo che mi piace di più, mi guardi... pensi che sia indifferente a tutto questo?

Sì, lo stai pensando e mi fa piacere, è la mia sottile vendetta ai tuoi pensieri lontani e nascosti, ma non è vera... perché ho stretto le gambe per non sentire quello che mi fai sentire, perché adesso vorrei essere una perfetta sconosciuta da scoprire, invece che la tua donna che sai a memoria, che ad ogni tuo gesto diventa matta, perché la fai sentire viva, che non saprebbe esistere senza te, che ti appartiene nella follia di una storia senza percorso. E' solo fatta di sensi che si accendono sulla porta, quando suoni il campanello, è la mia ultima occhiata allo specchio, mentre mi metto il rossetto, che tu mangerai da lì a mezz'ora, è la mia gonna preferita, che scivola sulle mie gambe, aperta dalle tue mani ansiose, senza toglierti la giacca; sono le mie calze, le uniche che mi restano addosso fino al bordo del letto e che ti diverti a sfilare una alla volta, nascondendoti sotto le lenzuola... le sfili con le mani e coi denti, fino ai piedi, che poi baci e baci, risalendo sulle mie gambe, che tremano, aperte, per te... e te soltanto.

Non posso dirti nulla, non posso dirti che ci sono i sentimenti oltre la passione, ne fuggiresti come mi hai già raccontato, quando mi parlasti di lei, l'unica che tu abbia amato... nessuna può eguagliare questo, perché tu non ti sei più concesso a nessuna e se io ancora illusa di poterlo essere, ti dicessi che Ti amo, non saresti più qui...ti alzeresti dal letto senza una parola e senza passare dal bagno ti vestiresti davanti a me, per farmi sentire tutto il peso di quello che ho detto, ti abbottoneresti la camicia lentamente, ed ogni bottone è una notte persa di noi, ti infileresti la giacca, coprendoti il cuore, che non mi hai voluto aprire abbastanza, per quella fottuta paura di essere abbandonato come ha fatto lei. Mi guarderesti con quel viso di chi sta male dentro, ma non vuole sentirne di più e le mie parole uccidono, sono il coltello più affilato per un uomo che teme d'amare.

Questo lo so ed è il mio freno, le tengo dentro al riparo dalla pioggia di questa verità, ne morirei e per sempre. So anche che l'hai capito che ti amo, lo vedi quando ti guardo, mentre dolcemente mi metti il latte nel caffè, quando mi passi la tua forchetta con quel boccone da dividere, quando mi baci senza pretese, solo per il gusto di farlo, inaspettato, quando mi prendi la vita con una mano, mentre cucino la cena di quelle rare volte che la facciamo insieme... mi spingi contro di te e cominciamo a ballare senza musica, con la tua guancia sulla mia tempia e quella carezza sul seno che non manchi mai di darmi... ti piace tanto e non hai mai capito perché io lo nasconda sotto camicette abbottonate al collo, larghe abbastanza per intuire che c'è qualcosa di tondo e pieno che riempie una forma.

Ho più memoria di te nelle piccole cose, quelle che si vedono col microscopio dell'anima, che soffiano sui risvegli da sola e nella pausa caffè d'ufficio, alle 10.00, tra risate di vite appassite di mariti sordi e figli che crescono, usando l'affetto per avere di più. Le compiango, queste donne, avvolte dalla sicurezza di carta stampata in quel giorno rosa di bianco o avorio, di velo sulle spalle, di confetti dolciastri, che stridono tra i denti di chi testimonia una felicità. Non desidero questo, ho già dato il mio sogno ad un anno vissuto da cieca che ama una bestia, divoratrice di personalità, che sapeva costruire castelli di sabbia sull'acqua, invitandomi a viverci.

Sono ferma in te, nonostante tu sia vento. Sei dolce e non lo vuoi sentire, quando poi mi copri meglio prima di andare e mi lasci quel soffio di bacio sulla fronte e il tuo sorriso, che è il mio pensiero tutto il giorno, quando arrivi con il mio fiore davanti al tuo viso, lasci scoperti solo gli occhi e sono bellissimi, quando sono così... profondi d'abisso inesplorato, mi sciolgo e arrossisco come una ragazzina, sono anche questo con te... da tenere tra le braccia, quando ti racconto una giornata dura e i nervi sono saltati, da asciugarmi le lacrime e la tensione coi baci, perché sai che mi consumerei, se tu non mi fermassi.

Io, ti amo... tua, di notte. Te lo dico ogni volta più forte dentro me, con te da parte, che dormi, e vorrei diventare un tuo sogno per potertelo dire almeno in silenzio, perché ogni volta che lo sento mi devasta da tanto ormai è fuori ogni limite... è la forma del mio cuore ed averla di te mi fa felice. Sei quello che sei, ti amo così, ti ho conosciuto così e ho quasi paura se cambiassi, se fosse come desidero, perché ai miei desideri posso dire di star buoni, non so pretendere davvero, non saprei trovarne altri, ma non potrei sentirmi viva senza di te e a vivere non rinuncio, fa male solo il pensiero.

Quindi... continuerò a sentire il garage che si chiude, aspettando che si riapra la sera e... tu non lo sai, non te l'ho mai detto, che corro alla finestra per vederti uscire dallo scivolo e vedere quel viso accigliato, che comincia una nuova giornata, tu che chiudi il cancello con cura e ti togli la giacca prima di salire in macchina... c'è anche il mio profumo su quella pelle che gli altri vedranno e così sto con te anche di giorno, senza che tu possa impedirmelo, solo per quella bellissima sensazione di appartenerti sempre. Hélène B.




FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Helene B.
Photo    Rossella Viccica

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