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RACCONTI

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Anna L.
Fuoco e rancore






 



      Esternare le emozioni...
Difficile perchè per molti anni erano rimaste lì rinchiuse in quella scatola che è l'anima,
silenziose, immobili avvolte dalla povere, dalla cenere dei ricordi, fredda - questo pensavano di lei - con gli occhi di ghiaccio, ma quegli occhi erano percorsi di tanto in tanto da continui bagliori, come se nel fondo della sua anima un fuocherello continuasse ad ardere, a mantenersi in vita, lei lo sapeva e provava gusto ad alimentarlo lentamente, abitudinariamente.
C'erano piccole cose in lei che nessuno conosceva, nascoste sotto il grigiore dei suoi capelli, ricordi di giorni lontani, ricordi d'amore, si la Signorina A.., la maestra del paese, non era poi così impassibile, ma nessuno lo sapeva, nessuno osava immaginarlo.


In gioventù era dotata di quella ingenuità fanciullesca che ti fa credere nei sogni, nelle magie, ma poi di colpo qualcuno le aveva spezzate, frantumate in pezzi di vetro rotto. Ci vuole poco per distruggere un sogno, ci vuole poco per strapparne la magia... Quando sei fragile ogni cosa sembra caderti addosso, ogni cosa sembra tagliare. Ma questo gli altri non lo sanno, giocano, ridono, ci scherzano su...si divertono. Erano i tempi della scuola, quando quel fuoco aveva iniziato ad ardere, Agata era carina, con i capelli lisci biondi, legati in trecce, correva con i libri sotto braccio, per le viottole di campagna che conducevano al paese, aveva fretta, fretta di uscire da scuola, andare a casa a pranzare, studiare e poi correre di fretta in chiesa dove avrebbe visto Michele e come al solito gli sarebbe mancato il respiro. Michele era chierichetto, serviva tutti i giorni messa con Don Salvatore, era bellissimo, sensibile, era il suo migliore amico, lei lo amava, di nascosto, sommessamente, nell'ombra, ma agli occhi di Michele lei era nessuno, più che una sorella. Studiavano insieme, lui era bravo, ripassavano i compiti e poi ridevano per ore sotto un albero, alle spalle di Don Salvatore, lo sberleffavano per il suo modo di cantare e muoversi sull'altare.

Michele "o' Chierichetto" come lo chiamavano gli amici era un bravo ragazzo, veniva da una famiglia semplice, suo padre faceva il contadino, Michele aveva sei fratelli, tutti contadini, nessuno di loro aveva voluto studiare. Solo Michele era l'orgoglio della famiglia e con non pochi sacrifici veniva mandato a scuola, per questo avrebbe dovuto studiare in seminario e di li a poco i due amici si sarebbero dovuti separare. Agata non ci voleva pensare e cercava di assaporare ogni momento che il Signore aveva concesso loro per stare insieme. Michele era molto bravo a lanciare i sassi nel fiume, riusciva a farli rimbalzare 5-6 volte e poi rideva guardando Agata che puntualmente faceva affondare ogni sasso arrossendo (Agata in realtà era più brava di lui, ma lo faceva vincere, perchè le piaceva vederlo sorridere guardandolo di sottecchi) .

Insomma Lei e Michele erano inseparabili e a scuola tutte le ragazze la prendevano in giro, la chiamavano "Maschiaccio con la sottana" ma a lei non importava perchè quando era con Michele niente aveva importanza, erano cresciuti insieme, non vivevano lontani, a separarli uno steccato e avevano trovato anche il modo di parlare di notte mentre tutti dormivano da finestra a finestra sottovoce guardando le stelle. A volte si immaginavano da grandi e allora Agata arrossiva, perchè non aveva il coraggio di confessargli i suoi pensieri, ma sorrideva guardando il cielo e Pregando Dio tra sè e sè perchè Michele si accorgesse del suo amore. Ma Michele aveva una strana luce nello sguardo, parlava dello studio futuro e del seminario a Napoli e Agata si incupiva perchè intuiva che presto sarebbe andato via, Michele la guardava negli occhi e ridendo le diceva:-"Agatina torno nel fine settimana", non ti preoccupà e ti porto pure quelle caramelle al miele che ti piacciono tanto".


I tempi della scuola erano finiti, Michele era dovuto partire per il seminario, Agata si sentiva sempre più sola, aveva iniziato a dedicare più tempo allo studio, aveva deciso di fare la maestra. Michele di tanto in tanto tornava, ed era sempre più magro, provato, le raccontava del seminario, della vita dura e semplice dei frati, le rinunce, gli stenti, lo studio della bibbia, ma non rideva più, non era la stessa persona di prima, passava molte ore in chiesa con Don Salvatore e non aveva neanche più interesse per lei. Agata non riusciva a capire cosa gli prendesse, lo guardava negli occhi e gli diceva :" Michè che c'è?"- lui non rispondeva, era strano, silenzioso. Fu in una sera di quelle con la luna piena erano scappati di notte verso lo stagno delle rane, volevano vedere le stelle cadenti, che Agata raccolse tutto il coraggio e lo baciò con passione.


Michele sembrava un burattino, era rigido come un tronco e bianco come un cencio. Poi aveva pianto fortissimo, singhiozzando tra le sue braccia mentre Agata lo cullava, dolcemente incredula di fronte a quella reazione- Michè che tieni?- Che ho fatto?- Michele non rispondeva. "Agatina"-gli aveva detto d' improvviso Michele prendendole la mano, Agata, ho bisogno di dirti qualcosa- In quel momento, Agata aveva sentito il suo cuore scoppiare di gioia, battere all'impazzata, era sicura, sicura che Michele le confidasse il suo amore. Già si vedeva sposata, con l'abito bianco all'altare, con i capelli sciolti e il velo, Michele che sorrideva e Don Salvatore a celebrare messa a pronunciare: "finché morte non vi separi" - si era commosso Michele, era emozionato - così pensava sorridendo. Michele raccolse le sue forze e abbracciandola le disse:- è arrivata la chiamata!

Agata la chiamataaa!- Che? Quale chiamata Michè??? - Ma che devi andà a fare il militare? - Adesso era Agata a piagnucolare, con gli occhi persi nel vuoto. La chiamata! Rispose Michele indicando il cielo, con gli occhi bassi- Agata comprese tutto quello che fin ad allora non aveva voluto vedere. Sentì qualcosa esploderle nel petto, le si era rotto qualche pezzo dentro, era andato in frantumi come uno specchio. Dunque non sarebbero stati più Michele e Agata, ma Michele e Dio, Michele e la sua Vocazione, non sarebbe mai nato l'amore, non avrebbero più lanciato i sassi nel fiume, nè parlato di notte guardando le stelle, tutto era finito e adesso odiava quel Dio che tanto aveva pregato perchè Michele l'amasse.

Iniziò a urlare e a piangere e prendere a pugni il petto di Michele, poi si alzò in lacrime e corse via. Verso casa, odiava la chiesa, odiava i chierichetti, odiava Michele e la sua fede!- Andò a casa, prese una forbice, tagliò le sue trecce d'oro e si vestì di nero, Michele era Morto e con Michele un pò di lei, quella gioia, il sentimento, l'allegria della giovinezza, scelse di essere vecchia da subito, di chiudersi in un guscio, di non esternare più le sue emozioni, senza Michele niente avrebbe avuto senso. E perfino le campane della chiesa la domenica le provocavano la nausea... Michele era Morto e lei era vedova...

E una vedova non può esternare le sue emozioni. Le sue emozioni sono composte, discrete. Una vedova è l'incarnazione del suo dolore, un dolore composto tutto personale, in paese la consideravano fredda, senza emozioni, pochi rapporti personali, anzi nulli, solo lavoro, di tanto in tanto incontrava Don Michele il parroco del paese, ma abbassava lo sguardo, neanche lo salutava. Gli aveva rovinato la vita. Lui non esisteva e con lui lei. Ma la gente non poteva capire, la gente si fermava all' apparenza. Esternare le emozioni... Per Agata era difficile perchè per molti anni erano rimaste lì rinchiuse in quella scatola che è l'anima, silenziose, immobili avvolte dalla povere, dalla cenere dei ricordi, fredda- questo pensavano di lei- con gli occhi di ghiaccio, ma quegli occhi erano percorsi di tanto in tanto da continui bagliori, come se
nel fondo della sua anima un fuocherello continuasse ad ardere, a mantenersi in vita, lei lo sapeva e provava gusto ad alimentarlo lentamente, abitudinariamente.


C'erano piccole cose in lei che nessuno conosceva, nascoste sotto il grigiore dei suoi capelli, ricordi di giorni lontani, ricordi d'amore, si la Signorina A., la maestra del paese, non era poi così impassibile, ma nessuno lo sapeva, nessuno osava immaginarlo. Quel fuocherello si chiamava rancore... contro Dio, il mondo ingiusto e lei provava gusto nell' alimentarlo.





FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Anna L.
Photo    Aleksandr Churakaev

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