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RACCONTI

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Schweigen
Roba curiosa






 



     Si alzò come d’abitudine intorno alle sei e trenta: scese con grazia agile dal lettone, lasciandolo a poltrire ancora quei venti minuti di privilegio. Attraversò con dolce naturalezza il corridoio, facendo come sempre scivolare a terra sul percorso la camicia da notte, e approdando completamente nuda alla cabina della doccia. Avevano dormito tranquilli, per la maggior parte della notte abbracciati, dopo aver fatto positivamente l’amore come quasi tutte le sere da quasi trent’anni. Ora teneva il telefono della doccia in mano, davanti a sé: aprì l’acqua e il getto tiepido la colpì tra l’ombelico e il seno; iniziò a farlo andare per tutto il suo corpo maturo e decisamente tonico e ben fatto…

Certo il giorno prima, nel pomeriggio, alla riunione, quel tipo… ma come si era permesso? “Sai che hai proprio un discreto seno? Già: proprio due graziose tettine!”. Lei che di solito, a impertinenti apprezzamenti del genere (non che nella sua vita ne avesse ricevuti tanti… no… ma li aveva ricevuti eccome!) rispondeva subito in uno di questi due modi: guardava fisso negli occhi, un attimo solo e con astio, il corteggiatore; poi gli sibilava: “non permetterti (o “non si permetta”) più: non è proprio il caso!” – quindi senza allontanarsi guardava da un'altra parte, come se l’altro manco esistesse, e non c’era parola o cenno che la facesse rientrare in contatto. Oppure, specie se erano seduti, diceva a voce alta apposta: “ mi sa che devo proprio cambiar posto: vedi/veda di non fare altre figure ridicole…” e si allontanava.

E invece ieri… ma che stupida! Ma che le era preso?!? Impugnò il sapone bianco spartano e iniziò a passarselo su tutte le membra, esaurientemente: la schiuma vestì i seni sodi di giusta misura… Invece ieri, era arrossita (se lo sentiva quel calore addosso) aveva abbassato lo sguardo, aveva addirittura accennato un sorriso, e – ma che follia! – aveva all’improvviso sentito uscire la sua stessa voce: “Beh… grazie…”. E non era finita lì: quello di rimando: “Mi sa che devo proprio iniziare a corteggiarti…”

Continuava a insaponarsi, mentre l’acqua come lei desiderava diventava via via più fredda, tonificandole la pelle; si scoprì meditativa e il suo gesto assunse un’inusuale lentezza. E adesso? Adesso cosa?!? E’ successo, niente di che… capirai! Basta così, no? E se quello torna alla carica? E beh, chiarisci, e chi s’è visto s’è visto! Mmh… e se non chiarisco? E se fa in modo di incontrarmi sola in ascensore? La cosa è semplice: non lo prendo: imbocco le scale, o gli dico: “Vai!” e rimango immobile ad aspettare la corsa dopo… e se invece lo prendo? (Non si sentiva – e ciò la stupiva moltissimo – affatto sicura delle proprie azioni).

E allora ci troviamo soli dentro, e lui mi attacca alla parete e vuole un bacio… e beh non glielo do! E se me lo dà lui… voglio dire: un bacio … “Bacio”! Lo schiaffeggio, lo respingo, addirittura grido; e se invece ci baciamo? E magari nel frattempo mi stringe dolcemente un seno, o un fianco e poi fa scivolare la stessa mano lungo la coscia, giusto a trovare il ruvido della calze… OH! ma cosa vado pensando?!? E se… Perché quello spudorato con la sua faccia… è capacissimo di farlo… se quello spudorato mi fa scivolare nella borsa – o in mano! - il suo bigliettino col suo numero e indirizzo, e mi invita a casa sua? Glielo strappo davanti agli occhi il bigliettino: toh! Sì glielo strappo…

E se, nella mia incoscienza, sono così folle da andare? (Si scopriva, nei suoi recenti 47, sorprendentemente incosciente: lei che non lo era mai stata…). E lì prendiamo il caffè e chiacchieriamo e poi iniziamo a baciarci e a carezzarci e a fare petting… Bé può capitare: meglio di no, ma può capitare: uno scivolone parziale da scappar via e chiuso. E se mi spoglia? O – peggio – se mi dice di spogliarmi e io ubbidisco? E mi dice che sono bella e vuole fare l’amore? Ca… spita! Già, l’amore… ma quanto? E quale? E soprattutto come? Anche quello? Sì quello lì che lei talvolta di sua iniziativa aveva accennato con suo marito, ma lui sorridendo come a ringraziarla l’aveva delicatamente allontanata per tornare – è il caso di dirlo – nel solco della tradizione. Perché tutto da quasi trent’anni era bellissimo e soddisfacente. E tutto era nel solco della tradizione… Per non pensare poi all’altra cosa “in più” (in quel momento il sapone passava energicamente sui glutei ancora sodi): quella poi non se ne parlava nemmeno… non sapeva nemmeno da dove iniziare… e soprattutto come andava a finire. E se invece ‘stavolta sì? (C’è sempre una prima volta, no? per lo meno così si dice).

L’acqua aveva ormai mondato tutta la sua pelle chiara dal sapone, e continuava a scorrere. Aveva posizionato il telefono in alto nel suo sostegno, e il getto le colpiva il cucuzzo e infradiciava i capelli biondo cenere di taglio medio, zampillando poi sui seni protesi, sugli avambracci e sui piedi immobili. Fino a quel momento non si era mai toccata; né allora lo fece. Con gli occhi ben aperti e lo sguardo all’infinito, le mani abbandonate lungo i fianchi, fu assolutamente consapevole di cosa le stava accadendo. Venne sorprendentemente, lentamente, dolcemente. Esaurientemente.





FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Schweigen
Photo   Peter Nguyen

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