HOME       CERCA NEL SITO       CONTATTI      COOKIE POLICY

1
RACCONTI

1

Schweigen
Psyco-beach






 



     Caspita: la psicologa! Ma guarda te che roba. Non avevo proprio pensato di poterla trovare qui così. Eppure a dire il vero non era affatto strano. Lei e la sua psicologia… mah! Già quel giorno che mi venne una voglia pazzesca di scoprirla, senza secondi fini. Lo feci la prima volta e lei sorrise sincera dicendo “grazie… grazie!”. Lo feci una seconda volta e lei si spinse oltre: “Sei unico: sei unico!”; decisi che alla terza le avrei proposto di conoscerci onestamente, per vedere se nasceva qualcosa di buono. Ma in quel periodo non la incontrai più. Scovai il numero del suo studio e le lasciai un messaggio in segreteria: “Ciao: sono un tuo ammiratore, quello dei dolcini per strada. Ci terrei a conoscerti, a presto!”. Lei non rispose: probabilmente lo studio era chiuso e lei in vacanza da qualche parte non natalizia; oppure non le piacevo proprio.

Così il Natale passò. Nei pressi di Capodanno, in un giro a tempo perso fuori orario di lavoro, mi comparì davanti per caso:
“Ma dove ti eri cacciata? E’ una settimana che ti cerco!”
“Perché?” Fece mezza stupita
“Non hai sentito il mio messaggio allo studio?”
“Oh, è stato chiuso fino adesso: ero in ferie.”
“Beh, ti dicevo se vuoi ogni tanto fare un giro con me, perché mi piaci… come persona voglio dire… se ti va potremmo iniziare da adesso.”
“Grazie, non posso; vado in direzione opposta: ho da fare la spesa.”
“Beh la fai e ci ritroviamo dopo per un aperitivo: mica dico di stare con me delle ore!”
“No, no: ho da fare anche dopo.”
“Allora un’altra volta: lasciami il tuo cellulare.”
“Figurati! non lo do mai a nessuno. Se mi interessavi ti dicevo subito di sì, non lo capisci?”
Questo mi diede un lieve, ma brutto dolore: lei che mi aveva detto “Sei unico!” Per educazione, poi aveva usato i mezzi asfittici delle nostre bisnonne per togliersi di torno uno scocciatore senza offenderlo, però non aveva rinunciato a insegnargli come si vive dandogli indirettamente dell’imbecille…
“Come vuoi.” Feci “Però mi dispiace.”

A questo punto poteva dire: “Ma non ti dispiacere: è andata così.” oppure: “E cosa me ne frega se ti dispiace, mica ti ho cercato io!” invece no.
Fece: “E perché ti dispiace?”
“Beh, sinceramente, se uno si propone con onestà e un altro non lo vuole conoscere, un po’ ci rimani male.”
Ebbe un guizzo immediato, da predatrice contenta:
“Ecco!!! Ecco: siete proprio tutti uguali… come siete belli!” Diceva guardando nel vuoto e ridendo
“Cioè?”
“Ma sì: pensate tutti a cosa vorreste voi e non avete rispetto per pensare a come la vedono gli altri, e per favore non iniziamo: non c’entra niente la psicologia: si tratta di buon senso di vita. Se andiamo avanti con ‘sti discorsi… sapessi quanti ne ho sentiti: blablabla blablabla…”
“Ma scusa, (adesso ti lascio in pace come vuoi) ma come farebbe la gente a conoscersi se non si conoscesse?”
“Ma sì, così, capita: magari domani ne trovi una che ti dice di sì e andate d’accordo. E’ così che va…”
Restai un poco in silenzio e in quel silenzio lei fece in tempo a battermi paternalisticamente la mano sulla spalla:
“Vai vai, senza rancore: siete proprio tutti molto belli!” (era il <> che mi colpiva).

Ora, sette mesi dopo, me la ritrovavo lì a dieci metri da me. D’estate non vado spesso al mare: a mia moglie piace, soprattutto dove non ci sono scogli, e quindi a volte la accompagno senza sofferenza. Però io mi annoio. Può capitare che se lei non c’è, o si sente troppo affaticata, mi prenda di fare un salto qua: sui sassi di ………: se si ha pazienza di camminare con le scarpe da tennis si arriva in punti quasi deserti anche a Luglio, e di questi mi piacciono due cose: il vento che ti permette il sole senza soffrire, e il mare aperto, sterminato da goderti con calma davanti a te.

Per le sue caratteristiche il luogo è diventato un po’ un ritrovo di nudisti, che spuntano fra i sassi soli o in piccoli gruppetti, a cinquanta metri l’uno dall’altro. La cosa non è affatto allettante: qualche armonia la si scorge, ma di solito ti imbatti in maschi già in decadenza col bigolo che gli pende come l’uncino all’avversario di Peter Pan. Taccio sulla percentuale più alta dei corpi femminili per non attrarmi le ubbìe e le false accuse delle interessate.

E lei stava lì, completamente nuda, sdraiata; i capezzoli turgidi nodosi, il pelo riccioloso e rossiccio, gli occhi coperti dai prendisole ciechi, la mano destra abbandonata con l’indice in mezzo a un grosso libro (legge molto… cioè quante pagine non so, però la vedo sempre con dei volumi in mano), i piedi con le dita simpaticamente distanziate fra loro e l’alluce cicciotto.
Mi fermai chiedendomi se avanzare e salutarla cordialmente, oppure andarmene via, quando mi accorsi di qualcosa che non avevo notato: poco discosta da lei, accovacciata su un sasso, stava un’altra donna.


*******


Era una bella tondetta mora mora coi capelli folti e riccioluti. Aveva il seno scoperto, ma per la posizione non glielo vedevo del tutto. Non era completamente nuda: indossava delle normalissime mutandine rosse da bagno. Guardò incuriosita verso di me che guardavo. Decisi di sedermi dov’ero e mi girai altrove, verso le onde. Dopo circa un quarto d’ora la moretta si diresse al mare saltellando amabilmente fra gli scogli: il seno, non grosso, era giovanile e robusto, davvero bello. Era tutta simpatica e bella, e provai, sperando di non sbagliare un’altra volta, un senso di potenziale cameratismo.

Mi avvicinai: “Scusi, non mi mandi via subito non è un abbordaggio” (rise alzando un po’ le spalle)
“Lei è amica di …? Sa io la conosco un po’…”
“Amica non direi: ci siamo trovate oggi qui, ho attaccato discorso io, perché il romanzo che sta leggendo adesso a me è piaciuto proprio tanto. Si è chiacchierato, preso il sole… poi lei si è addormentata.”
“Ah… sta dormendo.”
“Credo… perché?” Disse ancora ridendo adorabilmente
“Oh, nulla.”
Intanto mi voltai un poco: la psicologa si era girata a pancia in giù, nascondendo la faccia nell’incavo del braccio, e coprendo la testa col libro aperto. Evidentemente non si era accorta di noi.
“Scusi se mi permetto… non si offenda: ma lo sa che lei è proprio simpatica?”
“Grazie. Lei è un tipo buffo… in senso buono, eh…”
“Lo so lo so: di essere buffo voglio dire. Beh, senta… anzi posso darti del tu?”
“Va bene.”
“Io sono…”
“E io …”
“Piacere.” (ci stringiamo la mano)
“Senti: io sono molto… ehm… arrabbiato con …”
E così via… lei alla fine guarda un po’ in basso divertita e perplessa:
“Beh, sì, non è stata gentile.”
“Vero? Ti andrebbe un giochino? Magari tra tre minuti mi mandi a quel paese… ma magari ti va.”
Corruga la fronte e sorride a labbra molto strette. Passo a spiegarmi. Alla fine lei non dice niente, si limita a annuire sorridendo. Raccoglie la sua roba nella sacca che posa accanto alla mia. Ci infiliamo entrambi le scarpe da tennis.
“Bene, grazie: andiamo allora!”
Risaliamo verso … . Io mi metto un po’ scostato, di lato. Lei si inginocchia e inizia ad accarezzarle dolcemente le natiche. Quella ha un sussulto impercettibile. Poi rimane immobile e non dice niente. Lei prosegue come si accarezza la testolina di un bimbo, poi finalmente entra.
“Mmm… maialina: sei una maialina”
“Ti dispiace?” Silenzio. E’ molto brava.
“Anzi: sei proprio una maiala.”
“Ti ho chiesto se ti dispiace”
“Secondo te?”
“Non sembrerebbe…”.
Quella comincia a ansimare. Rizza la testa in su ma non cambia posizione e strizza gli occhi chiusi:
“Così … va … beni … sssì … mò!!!”
Scatta il piano: lei mi guarda annuendo materna. Rapidi sguardi intorno per il buon costume. Nessuno. Mi avvicino, mi inginocchio. Servizio completo.
“Ma… ma cosa fai? ma.. ma questo è …!!!”
Si volta inviperita, noi siamo già alle nostre sacche
“Str… tu?!? Maledetti!!!”
Ce ne andiamo con calma ma non troppo.
“Sì.” Fa lei adorabilmente.
“… Ma un orgasmo è pur sempre un orgasmo!”
Corriamo via definitivamente. Come siamo belli!!! (il racconto è frutto totale di fantasia: ogni riferimento a persone esistenti o fatti reali è da ritenersi assolutamente casuale.)





FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Schweigen
Photo   Peter Nguyen

Tutti i racconti di Schweigen su LiberaEva
Il presente racconto è tutelato dai diritti d'autore.
L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autore



 

1

1

 


SEGUI LIBERAEVA SU

1 1 1

 

 

Tutte le immagini pubblicate sono di proprietà dei rispettivi autori.
Qualora l'autore ritenesse improprio l'uso, lo comunichi e l'immagine in questione verrà ritirata immediatamente.
( All images and materials are copyright protected and are the property of their respective authors.
If the author deems improper use, they will be deleted from our site upon notification.) Scrivi a liberaeva@libero.it

Questo sito non utilizza cookies a scopo di tracciamento o di profilazione. L'utilizzo dei cookies ha fini strettamente tecnici.
 COOKIE POLICY


 

1

TORNA SU (TOP)

 LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti


1