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RACCONTI

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Schweigen
Cortesia






 



      Cortesia: proprio o degno di una corte/ che possiede doti di signorile educazione, di liberalità, di eleganza. (M. Dardano, Nuovissimo Dizionario della Lingua Italiana)


La Nanni, sulla soglia dei suoi cinquanta più uno, non si sentiva affatto bella. Eppure sapeva di esserla stata; e quando la era stata si era data parecchio da fare: con sobrietà, con equilibrio, con un uomo solo, ma si era data davvero tanto da fare; col cuore e col corpo; soprattutto con sincerità. Ora non si sentiva proprio per niente bella; peraltro constatava, guidata un leggero sano stupore, che poteva piacere ancora. A parecchi e parecchio. Nonostante quella tristezza sopportabile e costante che le restava addosso.

Da quando il suo matrimonio era - come amava dire lei - “alla frutta”, aveva subito palesato la propria condizione di disponibilità. Era stata una mossa tutt’altro che volgare o penosa; anzi onesta consapevole e piena di dignità: aveva il suo lavoro che non amava ma la rendeva libera, e che riusciva cordialmente a sopportare svolgendolo con serietà ed autoironia. Il suo cuore era autentico, tenero, largo e ampio infinite volte più della sua vicenda e del suo stato visibile. Pensava a un uomo che le volesse bene, a cui piacesse, con cui traghettare quell’abbandono immeritato nel porto di una serenità matura, e quel figlio ancora troppo giovane verso il traguardo della maggiore età senza che lei rimanesse, in queste fatiche, priva di una parola, di un aiuto, di un godimento la cui rinuncia totale Madre Natura avrebbe additato come atto perverso.

Aveva detto di no a molti, con cortesia; e aveva colto nel segno. Ora a quel nuovo amico voleva bene. Lui a lei probabilmente di più. La cosa sembrava procedere: abitavano distanti è vero, ma questo non faceva che confermare la onestà della scelta. Si vedevano di solito due volte al mese; forse anche meno, per circa due giorni consecutivi. Facevano lunghe passeggiate, mangiavano al ristorante, parlavano un po’ di tutto. Facevano l’amore. Non era come quando si sentiva bella, ma non era neanche male... . Non era male per lei, perché lui invece ne era entusiasta. Decisamente entusiasta.

Allo Scrittore la Nanni era piaciuta subito: erano bastate due colazioni al caffè, in coincidenza del tutto casuale, per indurlo a presentarsi e chiederle senza mezzi termini di frequentarlo. Lei aveva accettato abbastanza presto. Si era schernita solo un poco: “... io gli voglio bene davvero, e lui anche; certo ci vediamo poco, ma non mi importa; non posso prima propormi e poi... capiscimi: mi sembrerebbe di tradirlo, di essere cattiva...”. “E bé? “ aveva risposto lo Scrittore “ chi ti ha detto di tradirlo? Io ti ho chiesto di frequentarci. Per il resto, spero davvero che tu stia facendo la scelta giusta”.

Con lo Scrittore si vedevano al bar, per una mezz’ora abbondante, una o anche due volte al giorno; lui le sapeva parlare e la sapeva ascoltare; spesso, molto spesso, era lui a descriverle la stupenda donna che era ora, e che lei non sapeva vedere. “Ho addosso tutto quello che una donna non vorrebbe avere”, diceva lei...”e che a un uomo piace guardare!”, chiosava lui. Spesso lui usava parole segrete; fortunatamente segrete. Il cuore le si allargava; gli slip le si infradiciavano; abbassava gli occhi sorridendo con le sue labbra sottili, poi li rialzava e glieli puntava contro, chiari come l’acqua, per pochi secondi, e tutto stava in quello sguardo inequivocabile. Ovviamente non mancavano, senza esagerare, prosecuzioni per mail...

Lui non era uno scrittore di professione, ma in giro veniva piuttosto apprezzato. Da quando aveva mandato a spigolare senza dirlo le profferte delle intellettualoidi ingioiellate e delle loro accomandite, dedicandosi con il suo faccione sorridente e autoironico alle Donne Normali, le sue quotazioni presso quest’ultime erano decisamente salite. Né lui né loro cercavano avventure. E’ che era particolarmente bravo a parlare; ma molto, molto più bravo ad ascoltare...

Solo con la Nanni però si vedeva al bar tutti i giorni per più di mezz’ora alla volta. Erano praticamente perfetti; eppure su una cosa lei non voleva cedere, e non c’era verso: fargli ascoltare la sua gioia nel momento più magico. Lui aveva cercato con pazienza, con nonchalance. Poi aveva scongiurato. Niente: lei era inamovibile. Le parole; gli sguardi; il silenzio. Non c’era spazio per i suoi sospiri.

Nel periodo in cui aveva conosciuto - o meglio aveva voluto conoscere - la Nanni, allo Scrittore gli era presa di fare pubblicità ai suoi racconti da solo, con mezzi artigianali; un gioco appassionato sorretto dall’autoironia. Sceglieva le sue vittime tra le coetanee, esclusivamente nell’altra metà del cielo, esclusivamente se apparivano oneste e simpatiche . Usava ogni mezzo: contatto diretto, posta tradizionale, giornalini letterari locali... Internet, ovviamente. Nel giro di pochi mesi aveva ottenuto un risultato sorprendente. Un terzo delle destinatarie mostrava indifferenza e manco rispondeva. Un terzo era entusiasta, con simpatia e senza ruffianeria. Un altro terzo gli inviava critiche garbate e molto, molto intelligenti. Questa era la parte più interessante. Una gli aveva scritto: “Nei finali sembri affetto da ansia di prestazione...”, “e ti pare sbagliato?!?”, aveva risposto lui. Un’altra: “Sembreresti conoscere l’animo femminile...”, e lui: “Il guaio è che l’animo femminile mi sa riconoscere molto bene...”. Ma la più carina era stata una signora gentile, colta, anziana: “...i casi sono due: o ami le donne, o le detesti”. Lui si era apprestato alla risposta: “Amo certamente le donne. Non detesto nessuno. Certo c’è un tipo di donne che detesto, sono quelle...” e qui si era dovuto fermare: che cos’era che in “quelle” donne lui detestava? Qual era l’aggettivo giusto? Si sforzava ma non riusciva a trovarlo.

Era comunque felice. Ora sapeva che i suoi racconti descrivevano il mondo reale, e al tempo stesso quel mondo fantastico che lui e altre persone avrebbero desiderato reale...
Quella blogger invece l’aveva saltata a piè pari : metteva immagini eleganti, a flou, di stile inglese, ma dalle poche parole del suo blog si capiva il tipo: attendeva l’errore dell’avversario (e l’avversario era il maschio) per scaricargli addosso tutta la sua maliziosa antipatia. Come il serpente a sonagli. Per cui, quando un giorno distrattamente lui aveva schiacciato il tasto sbagliato, facendo partire proprio per quella donna il suo invito predisposto, si era morso le dita e aveva maledetto se stesso. Non si era sbagliato; poche mezz’ore dopo gli era arrivato un messaggio: “Apro i giornali, pubblicità! Accendo la radio e la TV: pubblicità! Ora pubblicità anche nelle mie cose... mamma mia che noia! Non leggerò certo i tuoi racconti...”. Maledicendo ancora se stesso aveva ceduto a una leggera inquietudine, e non aveva resistito, scrivendo : “Ognuno ha della comunicazione umana l’idea che si merita. Hai ragione, non devi leggere i miei racconti. Mi raccomando NON farlo. Ogni Bene”. La contro-risposta non si era fatta attendere: “SEI UN C------- !...” . Il messaggio della donna continuava, ma lui non lo aveva neanche aperto. Veloce era stata l’archiviazione e l’eliminazione. Poi, un senso di serena chiarezza si era impossessato di lui. Quasi di getto aveva raggiunto il proprio blog. Si sentiva ancora più felice, il che era tutto dire visto che già prima non aveva da lamentarsi. Sul frontespizio aveva scritto: L’AUTORE DETESTA LE PERSONE SCORTESI.

Stava contemplando quella scritta quando squillò il cellulare. Aprì la comunicazione. “Ciao!” fece la Nanni, poi senza aggiungere altro gli donò se stessa. Lui capì che aveva fatto bene a insistere. Molto bene. Quando lei si fu calmata, gli disse: “Sei contento?”. “Molto” rispose; “...sei così sincera, così...” “così?” fece lei; “...così cortese, così educata...”.










FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Schweigen
Photo   Peter Nguyen

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