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RACCONTI

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Lucia dell'Omo
Sandra faceva la puttana



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Sandra faceva la puttana. Viveva alla periferia di Milano. S’era messa a battere da quasi due anni. Aveva due figlie . Anna e Cristina. Tutto era cominciato quando aveva perso il lavoro. Lavorava in un biscottificio e quel lavoro le piaceva molto. “L’odore dei biscotti appena sfornati è l’unica cosa dolce della mia vita.” Così era solita dire. Le piaceva il calore del forno nei pomeriggi d’inverno. Quel calore che faceva arrossire le gote e dava a tutti un’aria più tenera. Quasi ogni sera portava una scatola di biscotti alle sue bambine. Anna preferiva quelli al cocco. Come fai a mangiarli? Le chiedeva spesso. Era l’unica della famiglia che amasse il sapore del cocco. Aveva provato a cercare lavoro. Ne aveva iniziati diversi. Ma nessuno era andato a buon fine.

Il suo primo cliente, ancora se lo ricordava. Era un uomo basso, robusto. Uno a cui piaceva mordere le chiappe. Spesso era ritornato da lei. Diceva che aveva un culo bellissimo. Che sua moglie se lo sognava un didietro così. La prima volta avrebbe voluto piangere. Urlare. Scappare. Invece restò ferma lì. Senza piangere. Senza dire una parola, mentre quell’uomo tozzo era sopra di lei.

- Dimmi qualcosa brutta cagna ! Se avessi voluto farlo con una morta avrei scopato mia moglie e gratis !

Ma Sandra non disse nulla. Continuò a starsene chiusa nel suo silenzio.

Il lago. Devo pensare al lago. Al lago di Piediluco dove papà mi portava sempre da bambina. Devo pensare all’odore dei biscotti caldi. Al latte e al miele che preparo quando le bimbe hanno mal di gola. Devo pensare a….

Gli occhi le luccicavano. Lo guardava inorridita mentre quello continuava a pompare incessantemente. Sentiva il cuore sgretolarsi, lento. Un’angoscia che sapeva, sarebbe durata tutta la vita. Quando lui venne, grugnì come un maiale. Lei si rimise le mutande e come una vera professionista prese i soldi dal portafoglio dell’uomo e uscì dalla macchina. Restò in piedi, per un po’. Poi si accucciò su una panchina e pianse per ore. Era notte fonda. Ogni tanto un’auto passava e lei pensava alla persone che c’erano dentro. Provò a immaginare le loro vite. Il lavoro, la casa, i figli, l’amore, la spesa, il Natale, le vacanze, la pizza del sabato sera.

Saranno persone normali, si disse.

Prima di ritornare a casa, si fermò in vicolo. Si tolse quei vestiti e indossò una camicia e un paio di jeans . Passò in una caffetteria e comprò una scatola di biscotti al cocco. Quando rientrò , tutto era immobile e calmo. Per un attimo sperò di vedere le bambine sul divano che l’accoglievano a braccia aperte. Che la stringevano forte. Sentiva che quella stretta, in quella notte agli sgoccioli, avrebbe potuto salvarla. Ma tutto era intatto. Tutto dormiva ancora. Ed era un riposo inimmaginabile. Una quiete che faceva a cazzotti con il caos e lo schifo che aveva dentro, con quella ferita aperta che le ricordava ogni secondo che era stata lacerata. Per sempre. Andò in cucina a posare i biscotti. Accese la tv. C’era la rassegna stampa delle cinque del mattino. Secondo un sondaggio, l’Italia era uno dei paesi più infelici del mondo e sull’argomento avevano intervistato una nota pseudo-attrice di ficton.

La bellona aveva dichiarato la sua estraneità alla vicenda. Lei era felice e non era possibile che un paese come l’Italia si trovasse agli ultimi posti della classifica. Questo avrebbe avuto una brutta risonanza negli altri paesi, che avrebbero additato l’Italia come un paese di musoni e di pessimisti. Insomma era una catastrofe. Una vergogna. Sandra spense il televisore. Ma vaffanculo, disse.

Andò in bagno a pulirsi la faccia. Ritornò in cucina. Si scaldò del latte e aspettò. Aspettò anche se non c’era niente da aspettare. Si chiese come avrebbe fatto a ritrovare il coraggio di farlo ancora. Dove sarebbe arrivata in questo modo ? Era una cattiva persona?

Con il tempo, queste domande non affioravano più nella sua testa. Si abituò a uscire di notte. A vendersi ad ore. A ridere con le sue figlie, mentre il cuore dentro moriva. Col tempo capì quanto gli uomini, in fondo, fossero fragili e soli. Quella coraggiosa, era lei. Lei, vendeva amore. Loro, elemosinavano amore. Lei vendeva sola la pelle, la carne. Ma dentro aveva una parte intoccabile, sana, forte , viva. Un diamante grezzo, ma luminoso. Ed era per quella parte che ancora viveva.

Quando non hai nessun altro aiuto, quando non vedi alternative, quando in fondo sai che anche colpa tua perché non hai la forza e neanche più la voglia di combattere, ti abitui a tutto. Alle nuvole, alla povertà, alla guerra, a vivere con una persona che non ami più, al pesce fritto, a Berlusconi, alla malattia, a quello che non è stato. Ci si abitua al silenzio. Ci si aabitua a essere sempre più cattivi e sempre più soli. Ci si abitua ad essere infelici. Capito, bellona ?












FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Lucia dell'Omo
Photo     KemalKamilAKCA

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