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RACCONTI

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Dunklenacht
Lutetia






 



      Mille ceri ardenti illuminavano la sala della morte. I monsignori cattolici stavano ritti e maestosi, avvolti nei loro lunghi abiti neri e purpurei, delle gran croci d’oro al collo, le mitrie sul capo, e tutti insieme puntavano l’indice verso la colpevole. Un chierico vestito di bianco aveva or ora smesso di pronunciare le ultime parole latine. La perfida fattucchiera era stata scomunicata, il suo destino era il rogo. Sì, perché le sue malefatte l’avevano fatta incorrere in mille “latae sententiae”, erano azioni che nessun cristiano poteva commettere, e nulla, ormai, nulla, poteva salvarla dal Fuoco. I vescovi l’avevano condannata. E le sue colpe la rendevano degna d’inferno, “cum Juda Iscariota et cum Diabolo et eius atrocissimis pompis”!

La sala della condanna era illuminata a giorno. Alle pareti erano dipinte scene dell’Apocalisse, ma non solo, c’erano figure di diavoli, che minacciavano le anime di Caronte con la forca, o conficcavano le zanne nel teschio dei dannati, erano raffigurate le storie dell’Antico Testamento, il mitico Onan, che spargeva il proprio seme per terra, le città di Sodoma e Gomorra, distrutte dal fuoco dell’ira di Dio, il perfido Caino, l’Abisso eterno, che alla fine di tutte le cose doveva inghiottire tutti coloro che in vita s’erano lasciati imprimere nella carne il marchio del Mostro. Ma c’erano anche altri affreschi, meno paurosi, figure angeliche, dipinte su sfondo turchino, esseri fatati e meravigliosi, abitatori dei Cieli… Oh, non osassero i miseri mortali sperare senza fondamento! Perché ben amaro era il veleno che spettava loro per le malefatte di cui s’erano macchiati in vita! I vescovi erano riuniti in cerchio, attorno alla più pericolosa delle streghe.

Aveva soltanto diciotto anni, l’avevano spogliata nuda, le avevano legato i polsi per poi appenderla al soffitto. I suoi lunghi capelli biondi facevano tenerezza, e così pure le sue labbra, che anche in quegli istanti mandavano dei baci. Venne un chierico con una gran croce di legno. Aprì una Bibbia e cominciò a leggere in latino le frasi che contenevano la condanna della perfida malfattrice. Un giovane vescovo, il cui sguardo era stato per un attimo rapito dalla dolcezza della Strega, cominciò a leggere l’elenco delle terribili azioni di cui la malfattrice era stata giudicata colpevole: - Onanismo, sodomia, fornicazione, incesto, adulterio, concubinato, prostituzione, bestemmia, bigamia, stregoneria… Era un lungo elenco di peccati mortali! Cielo! Ma le labbra e gli occhi della Strega, anche in quel momento, continuavano a regalare tenerezza a chiunque desiderasse guardarla.

Un giovane seminarista osò avvicinarsi a lei, nuda, e la accarezzò per un attimo, sfiorandole la pelle bianca, i seni perfetti, le gambe e i piedi che non toccavano il suolo. Per questa infamia, sarebbe stato frustato. Ma ora vi voglio rivelare quale era stata, in realtà, la vera colpa di quella fanciulla, che nulla sapeva di stregoneria, e la cui anima non conosceva altro che l’amore. Era una notte di tempesta, illuminata soltanto dalla luce dei lampi, che a tratti squarciavano l’orizzonte, e mostravano un cielo ingombro di nuvole nere, che correvano come fantasmi da un capo all’altro dell’immenso. La Strega aveva imboccato il sentiero tenebroso che dal Bosco Grande conduceva all’alloggio del vescovo. Quando giunse all’uscio, batté tre colpi vicini e forti, e le fu aperto. Il prelato la aspettava con ansia, la Strega spalancò il mantello, e gli mostrò il suo meraviglioso corpo nudo. Avrebbero fatto sesso nella stanza delle torture, tra gli antichi strumenti ricoperti di ruggine, che avevano strappato mille grida di dolore a martiri innocenti, per poi regalarli alla morte.

La Strega si tolse il cappuccio, e alla luce dei ceri ardenti mostrò il suo splendido volto al prelato… Dei lunghi capelli biondi le scendevano a boccoli fin sulle spalle, le sue labbra erano rosse come il fuoco, la sue pelle, di perla, i suoi occhi azzurri brillavano come il cielo. - Baciami, Strega, te ne prego! Oh, ma non era per l’amore, che era andata da quell’uomo! Il vescovo stringeva una frusta tra le mani. E la fece schioccare in aria più volte, e non soltanto in aria… Delle grida soffocate si mescolavano, a tratti, al muggito sordo dei tuoni. Poi la Strega si accorse che il suo uomo la stava penetrando. Sentì il suo pene lungo insinuarsi nella sua vagina, sentì il proprio imene lacerarsi, e mandò un gemito di dolore. E mentre lui cominciava a dare delle spinte pelviche, lei già lo inondava di sangue e dei suoi umori. Era seduta a gambe divaricate su un antico strumento di tortura, ah, quelle gambe tornite e nude, quei piedi scalzi e femminili, dalle unghie dipinte di rosso, quelle braccia sode, quelle mani d’alabastro!

Più s’addentravano assieme nel coito, più la Strega attirava a sé il suo uomo, lo voleva nel suo corpo, sì, nel suo ventre, attorcigliava a lui le sue gambe, lo baciava con le labbra. Ma il vecchio voleva la carne. La poverina aveva cominciato a gemere per lui, per il suo piacere… Anzi, erano entrambi a gridare e a lamentarsi. La luce del fuoco, che ardeva nel camino, illuminava quell’amplesso feroce. Il rumore più forte era il reciproco stropicciare dei genitali bagnati, misto alle grida di piacere della Strega. Ah, rammento il ritmo forsennato con cui il lungo pene dell’uomo scorreva in quella vagina di fuoco! “Ah…aha…ahi…uhi…ah…ahhhhha…oh!”Arrivava l’orgasmo, arrivava l’orgasmo, l’orgasmo… la fica della ragazza era sempre più bagnata, sempre più fradicia e rossa. La strega e il vescovo scoparono tutta la notte, più e più volte. E lui la inondò col suo sperma bollente, maturato da un lungo periodo di digiuno e predicazione. Erano tanti anni che il prelato non conosceva le gioie della carne. Poi , non appena il perfido s’era stancato del suo corpo, l’avevano processata e condannata. Un triste giorno di settembre la misero al rogo… Fu un fanciullo come lei ad accendere il fuoco, dopo averla portata fin là tra le sue braccia. “Non piangere, bambina mia, non piangere” le aveva detto. Le fiamme s’alzarono a poco a poco, e divorarono la meravigliosa strega fanciulla, mentre una luce fendeva come una spada il grigiore delle nubi, e una voce dal Cielo tuonava: - Caini! Il sangue degli Innocenti ricadrà su di voi!







FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Dunklenacht
Photo    Bernard Delhalle

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