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RACCONTI

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Bisanzio Velata
Amore forever






 


Francia, Alta Normandia, Cateau d'Eu, maggio 1913

Isabella era seduta nella veranda del suo castello nel nord della Francia e ripensava alla sua vita e al leitmotiv che l'aveva contraddistinta, ovvero l'esilio.
Lei era nata principessa del Brasile, figlia di Pietro II l'imperatore e di Teresa Cristina di Borbone-Due Sicilie. Poteva rivedere e risentire la madre parlarle della sua lontana terra, di Napoli e di Palermo, del Vesuvio e dell'Etna, e avvertiva ancora la nota incrinata della sua voce quando ricordava l'arrivo dei garibaldini di fronte alla reggia di Caserta. Spesso la giovane principessa si domandava come la madre fosse riuscita ad abituarsi al Brasile, per molti aspetti così diverso dal Sud Italia. Con il tempo anche lei avrebbe imparato a vivere in un Paese differente dalla sua patria natia.
Isabella aveva poi sposato un principe in un certo senso esiliato, non dal suo paese, ma dal trono. Suo marito era infatti Gastone d'Orleans, conte d'Eu e nipote di Luigi Filippo d'Orleans, re dei Francesi. La rivoluzione del 1830 aveva spazzato via i suoi sogni di poter, forse, un giorno salire sul trono dei Capetingi.

E cosa dire della sua stessa esperienza di principessa imperiale, esiliata dal suo paese nel 1889, a causa di una legge da lei tanto voluta, ovvero la Lei Áurea, che aboliva la schiavitù? In effetti Isabella si sentiva come esiliata dal suo assolato paese, quasi confinata nella fredda e uggiosa Alta Normandia. Sicuramente negli ultimi anni il suo carattere era sempre di più andato assomigliando al mare in tempesta di fronte alle scogliere che erano state testimoni delle imprese dei normanni, alternando momenti di grande volontà di ribellione al suo destino, a momenti di serena accettazione; come il mare sconvolto dalla tempesta e poi bagnato dalla leggera pioggia autunnale. Isabella considerava se stessa un po' come una tradita dalla vita, infatti le tante possibilità che si erano concentrate nel suo destino erano naufragate, come un veliero in mezzo ai marosi. Ora era prigioniera nella sua veranda e guardava le peonie fiorire nel pigro sole di maggio.

Quanto era lontano l'oceano Pacifico, le spiagge di Copacabana e la sua casa natale, il Palazzo de Sao Cristovao a Rio de Janeiro. Ma su tutto le mancava Petropolis, la residenza estiva voluta da suo nonno. Come erano piacevoli le estati in quel luogo magico. La sera il vento portava nella veranda le voci della foresta amazzonica, voci di spiriti e di animali. E le serve nere le raccontavano mille e una fiaba di quel paese così diverso dall'Europa, e lei, bambina curiosissima, ascoltava avidamente e non si stancava mai di chiedere e chiedere ancora spiegazioni.

In Brasile Isabella aveva anche appreso la religione degli Orisha e un giorno era stata dal sacerdote di Babalawo. Lui era entrato in trance e si era messo in comunicazione con Ifa' che aveva vaticinato una lunga peregrinazione per la giovane principessa e un grande Amore proveniente dalla vecchia Europa, benedetto da Oxum, l'Orisha dell'amore e della fertilità. Il sacerdote aveva poi concluso la trance aggiungendo che su di lei avrebbe sempre vegliato Obba. Da quel giorno la principessa era divenuta una devota di questa Orisha associata a Santa Caterina da Siena. Naturalmente solo la sua fidata cameriere nera Babasu era a conoscenza della sua fede religiosa, dal momento che non era considerato principesco avere a che fare con la religione degli schiavi e per nessuna ragione al mondo il padre le avrebbe dato il permesso di frequentare streghe e stregoni.

Una persona importante nella vita di Isabella era sua zia Dona Francesca di Braganza, che le aveva fatto conoscere il giovane conte Gastone d'Orléans; quest'ultimo era il nipote del marito della principessa Francesca.
Infatti nel 1837 Francesco d'Orléans, principe di Joinville, era giunto in Brasile durante un viaggio verso l'Isola di Sant'Elena, dove si recava per recuperare i resti mortali dell'imperatore Napoleone Bonaparte e riportarli in Francia.
Durante lo scalo egli fu ricevuto da Pietro II e, in quella occasione, conobbe sua sorella, la giovane Francesca.
L'ammiraglio Francesco d'Orléans, figlio del re dei francesi Luigi Filippo di Francia e della regina Maria Amelia di Borbone-Napoli, e la principessa Francesca si sposarono nel 1843.

Isabella si innamorò subito di Gastone, e anche egli la amò profondamente e teneramente, anche se all'inizio rimase non particolarmente colpito dall'aspetto fisico della principessa. Con il tempo però fu conquistato dall'intelligenza, dallo humour e dalla caparbietà della moglie. Erano una bella coppia, felici in pubblico e nel privato. Il conte francese infatti era un amante generoso, che si donava per il piacere della sua dama, e la giovane principessa sapeva come risvegliare i sensi e i desideri del suo giovane uomo. Spesso si rifugiavano in una piccola casa sull'oceano, loro due soli, senza la corte e la servitù. Era una piccola abitazione in legno, con una bellissima camera da letto affacciata su di una veranda proprio di fronte alla distesa di acqua blu. Con pochi passi i due giovani potevano passare dalle lenzuola in seta all'oceano e nuotare in libertà, nudi e felici. Una piccola insenatura infatti rendeva le acque di fronte alla casa particolarmente tranquille e sicure. Gastone poi pescava del pesce e Isabella lo cucinava semplicemente su di un fuoco acceso in spiaggia. Nessun banchetto reale poteva eguagliare la gioia donata da quel frugale pasto. E poi di notte, la bianca luna faceva capolino fra le cortine del letto, si insinuava fra i corpi intrecciati e posseduti dalla passione e vegliava su Amore che in quel momento si stava facendo. Quante volte Isabella ha contemplato Selene, affacciandosi dalla veranda, dopo che il conte si era addormentato, e l'ha ringraziata per tutto ciò che aveva. Poi tornava a letto e si soffermava a guardare Gastone nudo, la sua pelle bianca, i suoi muscoli, il suo sesso, incorniciato da riccioli neri, appagato d'amore e finalmente rilassato e adagiato su di una coscia.
Ora Isabella guardando il mare di fronte alle coste della Normandia, ripensava spesso anche ai viaggi compiuti assieme al marito: il lungo tour in Brasile per conoscere il suo Paese e il suo Popolo, i soggiorni in Europa e le visite negli Stati Uniti e in Canada. Di una cosa la principessa brasiliana era orgogliosa: nonostante i tanti impegni che la sua carica di reggente dell'Impero del Brasile comportava, lei e il marito erano sempre riusciti a ritagliarsi dei momenti in cui essere semplicemente una coppia innamorata e nulla più. Ovunque si trovassero nel mondo, appena potevano, si regalavano del tempo per loro stessi, fuggivano anche solo per una notte dal soffocante protocollo di corte, e andavano ad ammirare un tramonto, un giardino o un quadro e stretti l'uno all'altra ringraziavo in silenzio gli dei per aver donato loro Amore.

Bisanzio Velata







FINE

 





 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Photo     Margarita Kareva

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