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RACCONTI

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Alemar
Rotte nel deserto






 


      Esiste un confine non tracciato, dietro la duna del deserto.
Impercettibile alla vista, esso si espande languido come un’ aroma, che ha scavato nella memoria un solco che piano si piega, e nella curva sorride.
Oltre l’ ansa di quel sorriso, io camminavo.

...

Camminavo nelle stanze delle tua vita, scalza, con la polvere ancora appiccicata alle pieghe sottili dell’arco plantare.
Camminavo in silenzio, per non disturbare il tuo respiro, tra un battito e l’ altro del cuore.
Camminavo..

Camminavo e aspettavo di capire quale potesse essere il passo successivo, il momento durante il quale tutto può essere, tutto può cambiare. Basta un indugio, un’orma poco calcata, e la vita prende una piega diversa, una direzione diversa.
Che piega prenderà la mia vita, se scalerò la montagna e arriverò fino alla duna?
E’ bella la duna nel mio immaginario, quello racchiuso intorno all’ ombelico, perché è nel ventre che ascolto le vibrazioni delle mie emozioni.
Ho voglia di sentire la sabbia addosso e il vento tiepido, perché vicino alla duna io non sento mai freddo.
Solo la notte a volte, quando a coprirmi è un lenzuolo di stelle, dipinte in un cielo quasi appoggiato alla testa.

Ad occhi chiusi divento il brivido più grande, quello che riverbera a lungo, come l’ eco della memoria più viva, più vicina a sensi e cuore.
Da lontano mi arrivano attutiti i rumori della notte, e di qualcuno che nella notte, si muove a proprio agio, come se fosse e vivesse da ombra.
Vorrei l’impronta di quell’ombra addosso, senza vederla. Vorrei solo poterla respirare a fondo, e poi farne un ricordo, un momento indelebile nel vissuto più mio.
Questo è ciò che nel fresco di questa notte posso donarti, un frammento di immaginazione, al di là del mare, al di là dei monti, al di là di me e di te.
Parole, istanti fermati nella polvere sabbiosa di una duna, la stessa su cui vorrei fare l’ amore.
Questo è ciò che posso dirti, il resto è nel vento. E oltre.

...

Un giorno ho trovato l’impronta del tuo passo, così ho scoperto che anche tu camminavi.
Le rotte nel deserto per noi, erano identiche. Percorse in momenti diversi, e benché ci sforzassimo di rallentare o accelerare per trovarci, eravamo sempre fuori tempo. Come se le dune si spostassero confondendoci i pensieri.
Camminavo, inseguendoti. Immaginando la tua andatura, il tuo respiro sudato sotto il sole dell’ Atlas.
Avevi deciso di scendere giù, verso il rosso della sabbia che brillava nel tuo palmo, come una carezza dolce. Nel palmo ricordavi la mia guancia a tracciare nuove rotte, nel deserto che tu rappresentavi.
Camminavo, camminavi...

Fino alla notte del grande vento, quando dopo tanto giocare, le dune si erano addormentate serene, immobili.
Dietro il confine che non conoscevo, ho raccolto l’ aroma. L’ essenza. Il profumo di te. E l’ ansa ancora una volta, ha sorriso.
Ho ricordi appannati di ciò che dopo è successo, tutto ha scelto di non essere decifrato attraverso il pensiero, lasciandosi sfiorare solo dal pozzo dentro il mio ventre.
Ci siamo riconosciuti senza guardarci, siamo scivolati morbidi nel silenzio di un abbraccio affamato. Contatto su contatto, frequenze che si sintonizzano per danzare la stessa musica. Pelle su pelle, cuore su cuore.
In ginocchio insieme, sulla sabbia, fusi nell’ istante. Persi dentro uno spicchio di presente. Ti ho spogliato piano, mi hai spogliata piano. L’ aroma saliva dalla terra restituendoci il desiderio di sentirci l’ uno addosso all’ altra.
E tra le tue braccia, sono scivolata sulla sabbia, nuda. Come se la pelle fosse parte di quel frammento di pianeta, e allungasse le sue radici tra la sabbia tiepida, dietro il tramonto rosso.

Ricordo il mio viso tra le tue mani, gli occhi a dirsi tutte le parole soffocate nei mesi di silenzio. Di attesa, di paziente respiro.
E poi il nulla mi ha presa, con la stessa forza del tuo corpo. La tua bocca, avida, piena di fame, fame di me; della mia carne, del mio piacere. La tua lingua, a inventare nuove rotte sulla mia, a scavare momenti da fermare nella memoria.
Mi hai mangiata, con tutto il corpo, schiacciandomi sotto il tuo peso per riscrivere quel confine sconosciuto, per spostare il limite del piacere, ancora avanti, ancora una volta. Con la fretta di chi non ha più tempo per attendere, con la voglia che preme e toglie il fiato, come se tutta la vita riprendesse senso, nell’attimo in cui la tua carne, entra fremente dentro la mia. Mi hai presa, sono tua.

Mi tieni ferma, per meglio scavarmi, ararmi come terra feconda. La furia della tua passione non sente nulla, solo il pulsare del sangue nella carne, fino ad arrivare a me, dentro al sesso tumido e bagnato dei nostri umori.
Mi tieni stretta e affondi fino all’apice, e poi... e poi l’onda del piacere ti travolge; più forte di tutte le tempeste di sabbia che fino a quel giorno hanno spazzato le dune, in fondo alla valle dell’ Atlas.
Mi muori dentro, sento la contrazione farsi più lenta, sento il ritmo del tuo cuore appoggiato al mio seno, rallentare dolcemente la sua corsa. Sei arrivato, sei giunto fino a me, oltre la duna.
Ti accarezzo la fronte sudata, è così bello sentirti respirare sul mio viso, sono così belli i tuoi occhi dopo l’ amore. Così vivi, così liquidi.
Sul tuo corpo ora morbido e abbandonato, cala la notte.

...

Camminavo, un giorno senza fine, dentro una rotta tracciata nel deserto. Inseguivo un aroma capace di rompere il gelo, far rifiorire la vita in me, sconfiggere il torpore.
Camminavo inseguendo l’ orma di un ombra, lontano dalla mia.
Si dice che l’aroma avesse tracciato un nuovo solco, e che quel solco a un certo punto, formasse un’ansa che nuovamente sorrideva.
L’ho trovata dietro la duna. Dentro scorreva un sorriso dolce, e il ricordo di una passione rossa come il deserto in fondo alla valle dell’ Atlas, verde come l’oasi dei tuoi occhi dopo un brivido d’amore...

...
Le dune giocano ancora a confondere i confini, spostando il piacere un poco più avanti. Se tu che ora leggi cammini su quella sabbia, riconoscerai il passo di chi ha consumato la passione, di chi ha dormito sotto una coperta di stelle, senza sentire freddo. Se riconosci l’ aroma, sorridigli. Nel sorriso accoglierai un frammento di vita, nelle antiche rotte del deserto.
E amerai, come mai hai fatto fino ad ora.







FINE

 





 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..

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Photo     Lizbett Pietro

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