HOME       CERCA NEL SITO       CONTATTI      COOKIE POLICY

1
APPUNTI DI VIAGGIO

1

Tijuana, Città di Frontiera
Bienvenidos al infierno








 

 


Io ci sono stato a Tijuana, città di dogana, corridoio di speranza, lì al confine tra il sogno americano e la disperazione messicana, punto di frontiera obbligato per tutti i clandestini che vogliono rischiare e per i regolari che si vogliono divertire. Sì certo ci sono stato lì, immerso nell’infinito blu dell’oceano e i vicoli stretti che odorano di piscio e contrabbando, lì, proprio lì, a passeggio lungo l’Avenida Revolucion e la via elegante dei bordelli esclusivi, lì, tra le luci accecanti dei locali notturni e quelle in penombra dei tramonti autunnali.

Eccola Tijuana, un mix di inglese essenziale e colorito spagnolo, centro di libero scambio di qualsiasi merce, dalle armi all’alcol, dalle donne alle droghe. Qui tutto sa di illegale, sa di marcio e disgusto, dal taxista orientale che ti offre indistintamente a poco prezzo sua moglie o un pacchetto di sigarette al minorenne che vende munizioni e pistole vere. Qui è nato il grande Cartello che gestisce tonnellate di droga al giorno ed ogni grammo spacciato genera violenza, omicidi, sparatorie, aggressioni, morti per strada, vendette, facili arricchimenti e sangue, soprattutto sangue che scorre rosso sull’asfalto delle vie lungo il grande oceano della baia californiana.
Sì certo ci sono stato a Tijuana dove gli abitanti gridano alla luna di farsi i fatti propri, lungo quelle strade che si interrompono contro un muro, il muro della vergogna, alto tre metri e lungo tremila chilometri, costruito per spezzare la speranza a migliaia di reietti.

Ed è proprio qui che incontro all’imbrunire Reyna che si sta iniettando eroina vicino al fatidico muro, è qui che incontro Pedro che vive in un tombino, qui Oscar che si veste da donna, con tanto di tacchi, trucchi e parrucca platino, prima di andare a lavoro, ma assicura di essere uomo vero e lo fa solo per lavoro. Mi invita nella sua casa per una birra e mi presenta sua moglie e i suoi cinque bambini.
Poi torno in strada ed è qui che incontro Fernanda un giovane travestito che vive e lavora nel distretto a luci rosse. Mi ricorda la Prinçesa di Fabrizio de' Andrè:

"Sono la pecora sono la vacca
Che agli animali si vuol giocare
Sono la femmina camicia aperta
Piccole tette da succhiare..."
"Che Fernandinho è come una figlia
Mi porta a letto caffè e tapioca
E a ricordargli che è nato maschio
Sarà l'istinto sarà la vita"

Tutte questa anime di vetro hanno in comune la disperazione e la malattia. Qui, a causa dell’eroina e della prostituzione, due persone su cento sono malate di aids e Fernanda, come Martha e Patricia, sebbene sappiano come proteggersi, accettano per un dollaro in più di fare sesso non protetto. Come del resto Reyna che addosso a quel muro si sta iniettando una dose con una siringa usata chissà da quante altre persone.

Loro, malgrado tutto, sono il simbolo di Tijuana, il simbolo della miseria e della disponibilità. Loro sanno che l’aspettativa di vita in questa città è di un sesto inferiore alla media nazionale, e il Messico è in fondo alla classifica delle nazioni, come sanno che un bambino su sei finisce ineluttabilmente lungo le strade della malavita.

Certo sì io ci sono stato a Tijuana lungo l’Avenida e sul caotico lungomare, crocevia di anime, degrado e contrabbandieri, tra le orde di teenagers statunitensi in cerca di emozioni. A Tijuana non serve andare a cercare una donna, come non serve andare a cercare droga, a Tijuana la merce è a portata di mano, c’è e basta, si respira in ogni angolo della citta, e gli stessi abitanti non appena capiscono che sei straniero ti affiancano per proporti donne e droga. Oppure basta entrare in un qualsiasi bar, alla Mezcalera ad esempio, dove dentro quel buio suggestivo ti servono il Mezcal l’infernale e potente distillato di agave.

E le donne sono belle, belle, belle e messicane, ti invitano nei loro ampi e colorati vestiti a fiori, dentro le tende pesanti di un inverno che non arriverà mai. Oh si ci sanno fare, come tutte le donne che fanno il mestiere nelle città di frontiera. Sono giovani ventenni con il seno grande quanto basta, sfruttate da famigerati protettori poco più grandi di loro. Sono dappertutto, nei grandi parcheggi come nei cortili dei caseggiati, oppure negli alberghi, nei ristoranti o nelle fabbriche di fiori, oppure nei mercati dove si confondono con la merce esposta. E’ lì che avviene l’approccio, sono tutte belle ed a buon prezzo, ragazze madri abbandonate dai loro mariti, tutte con una storia alle spalle e con il sogno di una vita futura diversa. Credono davvero che quella vita possa durare solo qualche anno e poi varcare la frontiera, saltare quel muro, sposarsi a Los Angeles oppure a San Diego.









 

 
 
 



L'ARTICOLO A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E' STATO REALIZZATO
 GRAZIE A:
https://lamericalatina.net/2008/04/03/sesso-droga-esalsa-notizie-di-frontiera-tra-cali-citta-del-messico-e-tijuana/
http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/tijuana-scopa-muori-mix-prostituzione-eroina-sesso-non-115749.htm
http://vitaminaproject.com/tijuana-davvero-cosi-pericolosa/
Wills Robinson per http://www.dailymail.co.uk
http://www.lastampa.it/2010/08/14/esteri/tijuana-crocevia-di-droga-e-morte-zOMyLVp9MroswUAYdsoa2N/pagina.html
IMAGE GOOGLE







LiberaEva

1

1

 


SEGUI LIBERAEVA SU

1 1 1

 

 

Tutte le immagini pubblicate sono di proprietà dei rispettivi autori.
Qualora l'autore ritenesse improprio l'uso, lo comunichi e l'immagine in questione verrà ritirata immediatamente.
( All images and materials are copyright protected and are the property of their respective authors.
If the author deems improper use, they will be deleted from our site upon notification.) Scrivi a liberaeva@libero.it

Questo sito non utilizza cookies a scopo di tracciamento o di profilazione. L'utilizzo dei cookies ha fini strettamente tecnici.
 COOKIE POLICY


 

1

TORNA SU (TOP)

 LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti


1