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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
Scalo a Bangkok






 


Mattina presto, fuori piove. Mio marito è in bagno. Mi guardo allo specchio. Sono pronta. Controllo le ultime cose in valigia. Oddio la vestaglia nera! I documenti ci sono. Passaporto, guardo la foto, mi guardo allo specchio. Rido. Il biglietto aereo è nella tasca della giacca. Mio marito è in bagno. Esco.

Fuori ancora piove. Domenica mattina. Nessuno in strada. M’incammino. Rumori di tacchi. La valigia non è troppo pesante. Forse avrei dovuto mettere un paio di scarpe più comode. Cerco di ricordare… non credo di essermi dimenticata nulla. Solo due chilometri a piedi.

La pioggia non smette, ma ora sono al riparo sotto al portone di Gloria. Dal cellulare chiamo il 3570. “Via Gela, civico 81.” Tre minuti. Livorno 23” Aspetto. Mi accendo una sigaretta. Non dovrei lo so. Avevo smesso, ma le buone intenzioni sono durate poco meno di una settimana. Ecco Livorno 23.

Il taxista è gentile. Mi prende la valigia. Spengo la sigaretta. Salgo. “Aeroporto di Fiumicino.” Parte. “Che tempo!” “Già, che pioggia!” Mi guarda dallo specchietto. “Spero che sia diretta in qualche paese caldo.” Sorrido, ma non dico. “E’ lontano l’aeroporto?” “Venti minuti.” Guardo fuori dal finestrino. Sono contenta. E’ quasi fatta. La Roma-Fiumicino scorre. Piove ancora, ma non c’è traffico!

L’aereo per Bangkok - Phuket è alle 9,12. Gloria mi ha detto che Phuket è un’isola incantevole. Non ci sono mai stata in Thailandia. Scendo dal taxi. Partenze, settore C. Faccio il chek-in, imbarco la valigia. Ora mi sento più libera. Compro delle riviste. Carla Bruni in prima pagina. Devo ammettere che è proprio bella! Quasi mi somiglia! Rido.

Faccio mente locale sulle norme di sicurezza. Detesto i contrattempi. Rileggo l’avviso prima del posto di polizia. La bottiglietta del deodorante, che porto in mano dentro un sacchetto di plastica, è meno di un decimo di litro. I documenti sono a portata di mano, insieme alla carta d’imbarco. Mi tolgo il soprabito. La poliziotta è gentile. Nessun problema.

Gate 23 per Bangkok. Attendo. Leggo le riviste. Si parte. Finalmente! Le assistenti di volo della Thai sono gentilissime. Mi faccio dare una coperta vorrei dormire per tutto il tempo. Svegliarmi solo dopo l’atterraggio! Ho un grande desiderio di rivedere Gloria, sono tre giorni che non ci vediamo! Davvero non credevo che avrebbe fatto questo per me. Penso a lei. Quando usciamo insieme ci scambiano per sorelle. Tutte e due bionde, occhi verdi, abbastanza alte. Ci siamo incontrate due anni fa al Gilda Beach. Da quel giorno siamo inseparabili.

Il viaggio è tranquillo, a parte qualche turbolenza. All’aeroporto di Bangkok rimaniamo non più di una mezz’ora. Inizio ad essere impaziente. Il mio vicino credo che sia tailandese, ho provato a rivolgergli mezza parola in inglese. Ma niente. Ecco, si riparte. Phuket è vicina. Servono il pranzo. Ma io ho sete, chiedo una Coca Cola ligth e un caffè. Guardo l’orologio sono passate 12 ore e non me ne sono accorta. Secondo il mio orologio dovrebbe essere buio. Ma qui è giorno. Credo sia pomeriggio.

All’aeroporto mi accodo ad un fiume di turisti. Passo tranquillamente la dogana. Un altoparlante in inglese gracchia per tre volte. “La signora Gloria Davis è attesa al banco delle informazioni.” Mi affretto.
Il tizio che mi aspetta non parla inglese, ma ride ed è cordiale. Ci incamminiamo verso il parcheggio dei taxi. Salgo. Dieci minuti e sono in albergo. Il tizio mi porta la valigia. Gli do la mancia. Lui fa quattro inchini e continua a ridere.
Mi fa strada e mi indica di seguirlo. Salgo le scale. La porta è aperta. Entro. M’accoglie un letto grande e morbido. La stanza è in penombra. Mi lascio cadere di peso. Guardo il soffitto. Finalmente... finalmente. Gloria esce dal bagno, è bellissima! E’ in accappatoio. Ha i capelli raccolti. La sua pelle è abbronzantissima.

Si siede sul bordo del letto. “Sei stanca?”
La guardo. “Finalmente sole.”
“Non mi sembra vero!”
“Hai chiamato?” Mi dice apprensiva.
“Non ancora.” Rispondo e le prendo la mano.
“Chiama!” Mi porge il mio cellulare che le avevo dato prima di partire ed io le restituisco il suo.
Prendo il mio telefono e faccio il numero. “Pronto?”
Mi risponde una voce annoiata. “Ambasciata italiana.”
“Mi scusi, sto chiamando da Phuket. Sono molto preoccupata. Da tre giorni sto provando a chiamare mio marito in Italia, ma non risponde. Né al cellulare, né a casa. Ho paura che sia successo qualcosa… Sono molto preoccupata, mi aiuti. Come posso fare?”
“Signora, ha provato a contattare qualche parente, qualche conoscente, qualcuno che abita nelle vicinanze?”
“Non abbiamo parenti a Roma e non conosciamo nessuno nella zona.”
“Ok signora la mettiamo in contatto con la polizia italiana. Mi lasci un recapito.”
Gli lascio il nome dell’albergo e il mio numero di cellulare.
Tiro un sospiro di sollievo e sorrido.
Riattacco.
Gloria mi bacia. “Ti amo.”

 







FINE




 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Photo     katarzynawidmanska

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