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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
Pensione Elvira




 

 

“Buonasera.” Disse l’uomo appena entrato nella pensione.
“Buonasera a lei, ci conosciamo?” Rispose la donna bionda in vestaglia di raso blu seduta sul divano al centro della piccola hall.
“Beh forse dovremmo augurarci buongiorno vista l’ora…”
“Mi scusi ma non ho idea di che ore siano…”
“Sono le cinque e venti.”
L’uomo si tolse il pesante paltò con il collo di pelliccia, lo adagiò sulla poltrona vicino e riprese:
“Mi perdoni signora, lei sa dove sia finito il concierge?”
“Ha controllato nella stanza vicino alla reception? Generalmente si appisola lì su una sedia sbilenca.”
“Sì certamente, ho controllato anche nel bagno, ma sembra che si sia dissolto nel nulla.”
“Lei è un cliente dell’albergo?”
“Eh già, ma senza chiave passerò la notte su questa poltrona.”
“Ma la chiave non è al suo posto?”
“No.”
Così dicendo si accomodò sul lato destro dietro una grande fioriera di ficus e palmette.
“Mi spiace.” Disse lei. “Ma è sua abitudine rincasare a quest’ora?”
“Quasi tutte le notti.”
La donna si strinse nella vestaglia accusando qualche leggero brivido di freddo.
“Fuori piove?”
“Fino a poco fa sì, ma ora sta iniziando a nevicare…”
“Da quanto ne sappia… è un fatto molto raro qui a Roma.”
Lei sbirciò oltre la fioriera nell’eventualità di scorgere l’addetto alla reception.
L’uomo iniziò a sfogliare senza voglia una rivista di giardinaggio adagiata sulla poltrona di fronte e dimenticata da chissà chi. Poi disse:
“Lei non è di Roma vero? Sento un leggero accento del Sud.”
“Vivo a Roma da diversi anni. Sono di origini napoletane.”
“Ecco appunto, volevo dirlo… Quindi lei è pratica di questa Pensione, non ha l’aria di una cliente occasionale.”
“Da cosa lo intuisce…?”
“Dal fatto che vive a Roma e che conosce le abitudini del concierge.”
“Veramente anch’io ero in attesa del concierge…” Disse lei con un filo di voce.
“Anche lei senza chiave?”
La donna trattenne a fatica uno sbadiglio: “No, no, sono scesa ora dalla mia camera.”
“Posso chiederle il motivo? E’ successo qualcosa? Posso aiutarla?”
“Perché me lo chiede?” Disse lei sulla difensiva.
“Beh lo deduco da come è vestita.”
“Dice per la vestaglia?”
“Beh sì, c’è qualche emergenza? Ha preso fuoco la sua camera?”
Lui sorrise velatamente senza farsi accorgere.
“E secondo lei sarei così tranquilla? No, no, nessun incendio.”
“Allora mi scusi, non volevo essere indiscreto…” Lasciò la frase in sospeso per rassicurarsi un’altra replica da parte della donna.
“Più che emergenza direi un fastidiosissimo mal di testa.”
“Oh mi spiace, ci soffre?”
“No assolutamente.”
“Secondo lei da cosa è dipeso?”
“Credo sia pressione alta.”
“Quindi soffre di pressione alta?”
“Mi scusi... ma perché dovrei soffrire per forza di qualcosa? Disse lei con la voce leggermente alterata.
"Mi perdoni... era tanto per dire..."
“Mi succede spesso, quando mi sale l’ansia.”
Così dicendo si accarezzò la testa con entrambi i pollici.
Il movimento lasciò intravedere un meraviglioso ricamo di pizzo rosa e nero sotto la vestaglia.
L’uomo fece finta di non accorgersi.
“Cosa si sente?”
“Ho la sensazione di galleggiare…”
“Un caffè di troppo?”
“No, no non credo sia questo il motivo.”
“E’ solita avere questi sintomi?”
“Parla come un medico…”
“Lo sono.” Rispose lui.
“Ah bene, che coincidenza!”
“Perché?”
“Nulla. Comunque non tutto il male viene per nuocere. L’uomo dell’alba è un medico!”
“Chi sarebbe il male?”
“La mia ansia…”
Lui rise guardando nella direzione della reception…
“Dottore, cosa mi prescrive?”
“Non so, dovrei visitarla. Sicuramente la pressione alta può provocare questo stato di alterazione…”
“E’ un modo per invitarmi nella sua stanza?”
“Non ho la chiave!”
“Quindi?”
“Così su due piedi è impossibile una diagnosi. Se avessi la chiave della camera… ”
“Allora mi visiterebbe?”
“Anche certo, ma soprattutto andrei a prendere gli arnesi del mestiere.”
Lei si accoccolò e chiuse gli occhi sprofondando sul morbido sul divano.
“E mi scusi… in questi casi fa sempre spogliare le sue pazienti?”
Lui si avvicinò traslocando nella poltrona di fronte.
Riprese ignorando la provocazione.
“Ha avuto qualche problema ultimamente?”
“Chi non ne ha di problemi?”

Lei lo guardò con una certa curiosità, come chi non si aspetta di essere capita.
“Non tutti la pensano così, si tende a minimizzare, si resta soli, ci si raccoglie dentro… soffocando o quanto meno accantonando propri problemi...”
“Non credo sia il mio caso.”
“…Ed ecco che l’ansia prende il sopravvento …..”
“Ecco sì, succede esattamente questo, ma il mio caso è diverso, ora avrei bisogno di una semplice Aspirina.”
“In realtà le medicine fanno ben poco. Forse parlarne con qualcuno la farebbe sentire meglio.”
Il viso della donna assunse un’espressione maliziosa: “E per giunta con un medico?”
“Al suo servizio ….” Disse lui con malcelata aria professionale.
“Potrebbe sembrarle una storia come tante, una storia banale … e forse lo è …”
“Tutta la nostra esistenza in fondo non è altro che un originale mosaico di tessere banali ….. che abbiamo faticosamente cercato di incastrare tra loro, ma se la colla non è adatta si rischia che si stacchino … lasciando un vuoto … come una ferita”
“E bisogna rimettere insieme i pezzi ….”
“Ecco, appunto, possiamo cominciare a rimettere a posto i pezzi, parlandone, sempre che non le sembri troppo indiscreto…“
“Bastasse una fredda mattina in una pensione di Roma con un galante dottore…”
“Eh già… basterebbe provare…”
La donna si distrasse un attimo.
“Ma il concierge non si vede ancora…”
“La prego… forse il concierge non serve più…”
“Lei per caso ha a portata di mano un’Aspirina?”
“Per deformazione professionale porto con me sempre il necessario… Vado a prenderle dell’acqua…”
L’uomo si alzò e scomparve dietro il bancone della reception.
Quando tornò, la donna lo accolse con un sorriso a trentadue denti.
“Mi scusi, ma perché non me lo ha detto prima!”
“Sì, le ho detto che in questo caso le medicine non servono.”
Lui si rimise seduto.
Lei aspettò che l’Aspirina si sciogliesse nel bicchiere.
“Mi perdoni, lei non ha sonno?”
“Posso dormire domattina fino a tardi.”
“Quindi posso nel frattempo intrattenerla con la mia banale storia ….”
“Problemi di cuore? Io sono un cardiologo.”
Rise l‘uomo sfiorandole leggermente la mano abbandonata sul cuscino del divano.
Lei la ritrasse immediatamente.
“Ma non credo che un cardiologo possa risolvere i miei problemi.”
“Beh immagino, ma posso ascoltarla.”
“Crede che il contatto di mani possa facilitare la conversazione?”
“Credo nella sintonia e non solo quella cerebrale.”
“Ok, se lo dice lei che è un medico….

La donna poggiò di nuovo la mano e lui non si fece pregare…
“Da cosa dipende la sua ansia?”
“Stasera il mio compagno è partito per Napoli.”
“E Napoli le fa venire l’ansia?”
“A Napoli vive la moglie.”
“Capisco… e lui le ha detto che andava dalla moglie?”
“No.”
“Allora avete bisticciato prima che partisse?”
“Non abbiamo bisticciato, mi ha picchiata.”
“Oh mi spiace, e il motivo se posso?”
“Lui mi picchia sempre quando parte per Napoli.”
“E perché?”
“Perché dice che sono io a costringerlo a partire.”
“E’ vero?”
“Sì e no.”
La donna si mise seduta e con un vezzo tipicamente femminile accavallò le gambe. Poi bevve e riprese.
“Io sono un’attrice d‘arte drammatica…”
“Lo avevo intuito…”
“Mi scusi, ma come ha fatto?”
“Semplice, lei riesce a sdoppiarsi molto facilmente. E solo una parte di lei ha l’ansia…”
“E l’altra?”
“Sta parlando con me…”
La donna ebbe un sussulto.
“Secondo lei io sto recitando?”
“Non lei ma la parte che dice di avere l’ansia.”
“Non la seguo.”
“Lasci stare… il suo compagno di cosa si occupa...”
“Lavoriamo nella stessa compagnia.”
“Quindi anche lui recita.”
“Più o meno…. “
“Cioè?"
"E’ anche regista oltre ad avere una laurea in medicina…”
“Ah ecco, ora capisco la coincidenza!”
L’uomo rimase un attimo in silenzio… poi riprese.
“E perché l’ha picchiata?”
“Perché è partito per Napoli.”
“E quando torna?”
“Ad ogni alba.”
“Quindi ogni sera lui parte per Napoli?”
“Spesso, ma poi torna.”
“Immagino che siano problemi legati alla gelosia… Gliene dà motivo?”
“No. E‘ lui che me ne dà motivo, e poi mi viene l‘ansia…”
“La tradisce?”
Alle volte sì.”
“Perché lo fa?”
“Perché sono una brava attrice.”
“Non accetta il suo ruolo di protagonista?”
“Lui ama tutte le donne. E’ più forte di lui…. Si sente gratificato.”

L’uomo non rispose, si alzò e andò verso la vetrata.
“Sta nevicando.”
“Se ci fosse lui, ora staremmo abbracciati sul letto.”
“Le mancano le coccole?”
“Mi mancano i suoi baci, mi manca lui, così come lo conosco nella vita reale.”
“E stasera avete fatto l‘amore?”
“Sì, come tutte le sere dopo cena.”
“Quindi stasera non l’ha tradita, immagino…”
“E invece sì, come tutte le sere prima di cena.”
“Mi spiace… quindi l’ha tradita, poi siete andati a cena, poi avete fatto l’amore, lei ha accusato sintomi di ansia e lui è partito per Napoli in piena notte… Giusto?”
“Non è la cronologia esatta ma più o meno … è successo così.”
“Lei sa con chi la tradisce? La conosce?”
“Certo, sì.”
“E’ una sua collega, una sua amica?”
“E’ la mia rivale.”
“Mi sembra di capire che la sua non sia una storia poi così banale…”
“Infatti.”
“Il suo compagno non ha un’amante fissa, vero?”
“Beh lo sa come siamo noi attori… girovaghi come circensi… sia nel lavoro che nell’amore.”
“Quindi la tradisce con più donne…”
“Beh si, diciamo che rimane fedele alla stessa donna il tempo di una stagione… poi si cambia piazza, città…”
“E in ogni città trova un’amante?”
“E’ proprio questo il problema.”
“Continui, la prego …”
“Mi scusi ma perché le sto dicendo tutto questo?”
“Perché sono un cardiologo e il suo compagno è partito per Napoli.”
“Non capisco…”
“Con quale tipo di donna la tradisce?”
“E’ importante per la diagnosi?”
“No, per la cura.”
La donna si fermò un attimo a pensare, poi riprese.
“Sono donne brune o bionde come il grano, sono vecchie prostitute o giovani puttane, e signore snob eleganti come seta, e signore giovani belle come il pane, vere come il vino quando sa di terra buona, finte come il mosto che s’atteggia già a novello. E sono signore belle dai cappelli eleganti, perché a volte succede che il regista a teatro, con il lapis rosso cambi la scena, trasformando la donna che sa di mestiere, da attrice ad amante e la prenda per mano, e rimanga a fissarla, a dirle che è bella, che ha le labbra di carne, di rosso velluto, che ha lo sguardo di cielo e i capelli di grano, che ha paura, che voglia di portarla lontano, di prenderla in braccio e sussurrarle parole, e intingere il dito nella bocca di miele, e continuare a danzare senza nessuna fatica, e molte lo adorano, altre lo tradiscono, e fuggono in un posto che chiamano altrove, e altrove è un luogo sconosciuto dal quale non si torna, oppure dopo anni, ma sono altre donne, perché la vita nel frattempo ha dato loro un altro senso, oppure solo segni di scelte complicate…”
“Perdoni la domanda… Questa è una parte del suo copione?”
“Sì, ma non c’è alcuna differenza con la vita reale.”
“Vuole dire che si rifugia nel teatro per lenire le sue pene?”
“Il teatro è la mia angoscia… mai potrei.”
“Torniamo al suo compagno… lei sa con chi l’ha tradita stasera?”
“Certo che lo so, stravede solo per quella donna e non ha alcun rispetto per me.”
“E quindi quando è rientrato in stanza lei ha fatto una scenata, immagino.”
“Sì certo, non sono riuscita a trattenermi. Sapeva di lei. Odorava di sesso e baci buoni sulla bocca.”
“Sono volate parole grosse?”
“Sì e tutto quello che avevo in mano.”
“Lui cosa diceva a sua discolpa.”
“Nulla, non si può negare l’evidenza…”
“Immagino che non sia la prima volta che succede…”
“No, ma rispetto alle altre sere l’odore era più forte.”
“Mi faccia capire… sentiva più forte l’odore di lei, cioè dell’amante?”
“Diciamo che rispetto ad altre sere stasera l’ha amata con più ardore.”
“Lo deduce dall’odore…?
“Sì.”
“E come è il profumo di un’amante?”
“L’amante odora di tradimento.”
“Non credo sia sufficiente per accusare un uomo, a meno che lei non li abbia visti insieme.”
“Visti e sentiti, per questo motivo so quello che dico! So delle bugie, delle finte costruzioni, delle recite a braccio, delle lunghe attese, dell'andare e del tornare.”
“Mi scusi ma lei ha provato a parlare con l’amante del suo compagno.”
“Nega.”
“La capisco, una donna bugiarda è davvero penosa…”
“Ma l’ho sentita con le mie orecchie quando diceva “Ti amo!”
“Non deve essere stato certo piacevole...”
“Oh...ma non è questo il punto.”
“E allora quale?”
“Vede… chi può affermare con esattezza cosa sia il piacere? Ad esempio io amo bere un buon bicchiere di vino rosso prima di cena...lei forse è astemio....”
“Ho la stessa sua abitudine madame...a volte ci può essere sintonia nel concetto di piacere...e se non ho interpretato male, anche provare gelosia può essere una forma di piacere..”
“Nella sua forma più nobile, sì, ne sono convinta e non solo, anche colui il quale è oggetto di questo sentimento può goderne...”
“Beh comunque non deve essere stato facile per lei. E neanche per lui visto che è partito per Napoli. Cosa le ha detto prima di partire? Parole di addio o solo d’insofferenza?”
“Lui non tollera la mia gelosia.”
“Questo lo avevo capito, mi dica quale uomo non sia a disagio al cospetto della verità cruda.”
“No, no, non è questo il punto, lui sapeva che io sapevo…”
“E allora?”
“Mi dice che sono pazza.”
“Posso azzardare? Mi ricorda il classico gioco delle parti.”
“Esattamente, come in una commedia si mette in scena un gioco che molto spesso è la rappresentazione di ciò che nella vita vera ci sembrerebbe impossibile …non so se riesco a spiegarmi bene…l’attore è un uomo che cambia spesso, che entra ed esce dai suoi personaggi…fino, a volte, a perdere la propria identità”
“Continui…”
“L’attore ama il suo personaggio, a volte più di se stesso. E conseguentemente ama la donna scritta sul copione.”
“Dice che è automatico?”
“No, certo che no, dipende molto dalla bravura dell’attrice.”
“Capisco… quindi il suo compagno si è innamorato dell’attrice, immagino sua collega e anche brava!”
“No, non ha capito, si è innamorato del personaggio.”
“Ah sì, scusi intendevo proprio quello….. se posso com’è questa sua rivale?”
“E’ bionda come il grano, è buona come il pane, vellutata come il vino…”
“Oddio no, non ricominci…”
“Ma è la verità...”
“Non crede che il suo compagno abbia recitato solo una parte?”
“Appunto la parte di cui sono gelosa.”
“Così non c’è via d’uscita…”
Spazientito l’uomo cercò di cambiare discorso.
“Il suo mal di testa? L’Aspirina ha fatto effetto?”
“Sì, grazie, ma forse non è stata la medicina…”
“Ha mai pensato di rappresentare se stessa?”
“Prego?”
“Ho la netta sensazione che in questo modo risolverebbe i suoi problemi di ansia.”
“Lo credo anch’io.”
Lui rise.
“Per la prossima stagione il regista potrebbe confezionare una commedia su misura per lei… e costruire una storia di un uomo e una donna che parlano alle cinque e venti di mattina nella hall di una pensione…”
“Non male come idea.”

La donna si alzò a fatica.
“Vuole una mano?”
“Oh sì, molto gentile.”
Lui le porse il braccio.
“E il concierge?”
“Non serve più.”
La donna gli mostrò la chiave.
“Eh già per aprire la sua stanza è sufficiente questa.”

I due si avviarono verso gli ascensori.
La donna si lasciò guidare. “Ok, io le ho raccontato la mia storia, di lei so solo che è medico… e poi?
“Beh non ho tanto da aggiungere?”
“Aggiungere a cosa? Alla mia storia?”
L’uomo rimase in silenzio.
“Mi piacerebbe almeno sapere perché rincasa ogni sera all’alba dopo le cinque…”
“E’ una storia complicata.”
“Non si preoccupi, io ho tempo.”
La donna aprì la porta e si accomodarono sulle poltroncine vicino alla finestra.
Poi disse: “Si tratta di una donna?”
“Sì e no.”
“E’ bionda come il grano, è buona come il pane, vellutata come il vino…?”
“Più o meno…”
“Suvvia inizi…”

L’uomo si arrese e iniziò a raccontare.







FINE
 






 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
TUTTI I RACCONTI DI ADAMO BENCIVENGA
Photo  NataliaCiobanu


© Adamo Bencivenga - Tutti i diritti riservati
Il presente racconto è tutelato dai diritti d'autore.
L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autore


 

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