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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
Non innamorarti di me




 

 

Della mia bocca ti sazi come fosse che pane, dei miei silenzi riempi le penombre del cuore, ma non innamorarti di me, non farti del male, perché quello che vedi sono dune di seno, pieghe di pelle sinuose ai tuoi occhi, dove affondi e poi scavi ma non trovi che sabbia. Non sono le mani che esperte si danno, non sono le labbra che succhi e ti sazi, o i capelli che dici come onde di mare, che tiri e che strappi per sentire fin dove, sarebbe un incanto lasciarmi annegare.

Della mia seta t’inebri come fosse che vino, tra le mie gambe riempi le tenebre fitte, ma non innamorarti di me, non serve davvero, quello che vedi è una donna di anni, promessa all’amore ad un uomo soltanto, perché quello che vedi è penombra del cuore, è un cono di ombra come nicchia al riparo, da soli e da lune che si inseguono fitti, perché non sono i "Ti Amo" che tu dici convinto, non basta una notte perché sorga poi il sole.

Non innamorarti di me, non farti del male, perché quello che offro è solo ragione, è un calcolo freddo per non stare da sola, riempiresti il mio cuore, scalderesti il mio letto, ma non innamorarti di me, poi sarebbe più dura, dirti che un altro ha preso il tuo posto, lo stesso per cui ho pianto lacrime amare, ma sarei pronta lo sai ad accoglierlo ancora, e lasciare ogni cosa che in quel momento m’impegna, come un cane che sente da lontano il richiamo, l’inconfondibile suono del padrone che fischia.

Prendimi gli occhi come fossero pieghe, d’un’anima inquieta che ha bisogno di sesso, ma non vederci nient’altro, non serve davvero! Non vederci sfumate conifere e boschi, non scriverci versi perché poi te ne penti, non vederci il rossastro di un tramonto distante, una pigna che cade in un tonfo silente, una pioggia leggera che mi bagna e mi strucca. Non innamorarti di me, è solo luce che inganna, sono chiome di pini che a filari poi vanno, di una Roma che amo e a domicilio le porto, il cappello ed i tacchi perché lui se ne sazi, e vela e scontorna i solchi degli anni, i tanti passati a rincorrere il nulla, a sentirmi regina per un solo ti amo, l’unico e vero che che ho sentito negli anni.

Non innamorarti di me, non ne vale la pena, perché non sono eterea come tu dici, e quello che trovi è nido all'aperto, d’uccello che migra per terre lontane, ma poi ritorna certo che torna, e al tramonto mi trova, m’accuccia e mi ama, ma all’alba poi parte per cercare altra tana. Non innamorarti di me, è solo sesso che chiede, sono solo una donna che ha bisogno di occhi, e tu convinto ne ascolti il vapore, e tu convinto mi credi poi bella, ed assapori l’essenza come fosse di bimba, che limpida sgorga da una fonte sorgiva, e non ti accorgi che sbocca come foce di fiume, di detriti di un letto smembrato alle sponde, che denso trasporta la melma degli anni.

Ne ho conosciuti di uomini, di misure e distanze, nelle pensioni ed alberghi che fecondavano cuori, d’amanti dolcissimi e figli di cani, che m’hanno insegnato ad obbedire alla notte, a portare la gonna per essere pronta, e guanti di pizzo per non sentirmi più sporca. Non dirmi domani che mai servirebbe, ti sentiresti umiliato, inutile al mondo, ti sentiresti tradito ed avresti ragione; ti prego rimani ad un passo, rimani distante, non dirmi ti amo perché ancora lo sento, quell’eco lontano dove gli chiedevo in ginocchio, di farmi del male ma rimanesse poi accanto, di essere il nulla per sentirmi importante.

Non innamorarti di me, non serve, non vale, ho imparato a dividere la ragione dal cuore, la notte dal giorno dove mi ritrovo da sola, ma è un giorno spaiato senza alba o tramonto, è una notte di vuoto che aspetta il suo pieno, senza lo strascico a coda di questa luna d’incanto, che tu scrivi e ricami, che infiocchetti e rammendi, e che ora al riflesso mi fa femmina bella, e ti giuro davvero t’illude soltanto, non innamorarti di me non serve davvero.







FINE
 






 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Photo   Melissa Del Sol


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