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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
La casa degli amanti






 


Buongiorno tessitore di sogni notturni, che intrecci la trama di fili di seta, di broccati al telaio lavorati rovesci, all’ordito disegno di magiche note, come un gabbiano dalle ali leggere, tracciavi nel cielo la forma di un cuore, la stessa che ora riempie nel petto, quel vuoto di anni e d’incuria d’amore.
Buongiorno soldato di un regno di fate, con spada e corazza cosparsa di fiori, che sfidi il grigiore, la noia, il pallore, dell’anima spenta già priva d’amore, come un eroe l’hai rapita per sempre, preda di baci e bottino di mani, hai fatto razzia di frumento e di latte, arando distese a pascolo e grano, bevendo quel succo d’anima munta.

Saziavi il suo cuore e l’affamavi per sempre, univi i suoi occhi e le spaiavi le gambe, addosso a quel fieno che sapeva di marcio, di gatti e pipì e ne prendevi l’odore, con una musica antica che vi faceva la corte, e una luna dipinta schiariva nell’ombra, promesse d’amore e parole per sempre, appagato e mai sazio le sussurravi parole, chiedendo permesso senza aspettare risposta.
Eri debole e forte, intrepido e fiero, ed una mano premeva avida e ferma, sui fianchi che offriva alla musica intensa, di corde e di dita, di musica d’arpa. Erano aghi di pino che bucavano il cuore, foglie d’alloro da farci corone, con un vento leggero che le svasava la gonna, sotto un portico buio dove cadeva il tramonto.

Ed ora sei qui sereno per sempre, incantato da un sogno che non credi sia vero, la guardi è bella, ha i capelli raccolti, ha le labbra dipinte vellutate di rosso, e come arma le usa per trafiggerti il cuore, e come fiore le schiude in un battere d’ali, perché lei sia fonte d’ogni tua arsura, perché lei sia terra d’ogni tuo seme.
Ha in mano un cappello di paglia di Vienna, un ombrello di pizzo per ripararsi dal sole, e porta dei guanti dello stesso colore, una gonna di seta a pieghe leggera, che stretta s’avvolge alla vita sottile, che ad onde s’increspa alla brezza del lago, e uno spacco accennato per dirti che in fondo, l’Eden che cerchi è a portata di mano.

C’è un lago, lo vedi? Un battello ed un uomo, che aiuta la donna a salire sul ponte, e carica i bauli, le valigie pesanti, come fossero veli impalpabili all’aria, ha la barba quasi bianca e una divisa di mare, la giacca ormai lisa senza bottoni, si vede che è esperto e ne porta di coppie, nei nidi d’amore dall’altra riva del lago.
E vi invita severo a fare più in fretta, perché questo vento non è affatto sicuro, e viene da terra, tra le gole lontane, dove si parla una lingua diversa, e gonfia quest’acqua d’onde già alte, e porterà pioggia in meno di un’ora.
E vi invita severo a fare più in fretta, perché questo posto non è affatto sicuro, si vede che è esperto e sa che è illegale, varcar la frontiera senza permesso, trasportando nel sogno sull’altra riva del lago, coppie segrete che si promettono vita, sottovoce cantando una canzone d’amore:


“Ci aspetta la nostra casa di legno e di cemento,
ci aspetta il nostro cane con il muso alla ringhiera,
e quando cambia la stagione, l’accoglieremo sotto il tetto,
e quando viene il temporale, l’asciugheremo attorno al fuoco.

Ci aspetta la nostra casa con le rose nel giardino,
ne hai piantate quattro specie, gialle senza spine,
perché fioriscano tutto l’anno, una per stagione,
una per ogni lettera che compongono il mio nome.

Ci aspetta il nostro sogno, senza tempo e senza fine,
il grano sarà terra ed il pane la farina,
il fiore un seme dentro, l’acqua in un bicchiere,
la luce un’ombra fitta, che cova in un braciere.

Ci aspetta il nostro lago carico di pesce,
ci sfamerà come l’amore, sazierà le nostre notti,
e il fiume sarà sorgente, ed il mare sopra i monti,
sarà la nostra casa, la casa degli amanti.”

 

 







FINE




 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Photo   A.M.Lorek Photography



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