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LIBRI

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Adamo Bencivenga
Adele







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ADELE è disponibile su:
tutte le librerie Feltrinelli
nei principali store online (Amazon, Itunes ecc...)
su http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/247668/adele/
(versione cartacea ed ebook)
ISBN Libro:9788892314528
Edizione: 1
Anno pubblicazione: 2016
Formato:15x23 Foliazione: 308 pag.


 


CAPITOLO I


Allora cominciamo. Siamo a Roma, o meglio tra le colline imbrunite dei Castelli Romani.
Tra tronchi ed arbusti e sambuchi e castagni una macchina bianca scende, silenziosa sembra che scivoli, lungo i costoni armoniosi, lungo i gobbi muschiati di verde e campi d’olivi.
Ecco in fondo c’è un lago, lo vedi? Una pozza d’acqua di origine vulcanica, senza onde e senza pesci. Ecco i tetti rossi di un paesino arroccato, ecco i campanili, i castelli medievali. E poi ancora macchia verde, sfumature di legno, di grigio e marrone.
La donna alla guida sembra conoscere bene la strada, a tratti impolverata, a tratti asfaltata. L’andatura è piuttosto veloce finché tra quel verde di saliscendi e tornanti compare una villetta bianca in stile coloniale, immersa tra i fusti di leccio e di tiglio.

La macchina rallenta, la donna da lontano aziona il telecomando. Il cancello si apre e lentamente percorre il viale di breccia alberato di pini. Ai lati un roseto a macchie gialle e rosse ed arancio. In fondo uno spiazzo di ghiaia, due macchine parcheggiate sotto una pergola d’uva.

L’auto bianca si affianca alle altre, la donna scende. Si chiama Helena e fa la donna di servizio in quella casa.
“Buongiorno, Signor Edoardo.”
“Buongiorno Helena.” Risponde l’uomo appoggiato alla ringhiera del patio. Elegantemente vestito, con le sue scarpe bicolori, bianche e marroni, la camicia con i gemelli d’oro ai polsi e un foulard di seta acqua marina.
La donna scompare dentro la porta di servizio, lui invece fuma e guarda il giardino sottostante, fuma e sorride, sembra sereno, il viso rilassato. No, no non è il Grande Gatsby, non è dentro un quadro di Edward Hopper anche se è vestito di lino chiaro e porta un panama bianco latte, anche se è leggermente abbronzato ed ha le mani d’artista.
Il suo nome è Edoardo, decisamente un bell’uomo, a volte stravagante, a volte eccentrico, a volte solo un marito devoto e un padre encomiabile con i suoi 42 anni portati in maniera fantastica.

È un lunedì di mezza stagione, la temperatura è fresca, ma gradevole, sono le sette di mattina, una leggera nebbia sospesa, sale sui colli lungo il versante sinistro del lago. Edoardo sta aspettando suo figlio Pietro per accompagnarlo a scuola. Guarda il suo Rolex, poi s’incammina lentamente verso la sua auto. Lui è benestante, insieme a suo fratello, ha ereditato dal padre un’avviata azienda di legnami, pian piano l’ha trasformata, ha fiutato il business. Ora è un imprenditore affermato di cucine componibili.
Ecco li vedi? Sul viale di ghiaia s’incamminano insieme. Lui cammina e il figlio corre. Lui è serio e il figlio ride.
“Papà posso portare Bianco e Spino a scuola con me?”
“Pietro, ma quando mai i gatti si portano a scuola? Dai sali abbiamo fatto tardi!”
Edoardo apre lo sportello del suo SUV nero, poggia la ventiquattrore e lo zaino del figlio sul sedile posteriore. Ora insieme al piccolo Pietro sale nell’auto. Mentre allaccia la cintura al figlio saluta sua moglie Adele, come al solito, come tutte le mattine affacciata alla finestra della grande sala da pranzo.



*****



Ecco, ora guarda lei. Adele è bellissima! È magra, bionda di un tono discreto, il viso tondo, il seno proporzionato, non tanto alta, nella sua tuta rosa cipria e scarpe da tennis dello stesso colore sembra una bomboniera, una nuvola dipinta da un sogno. Un’affascinante donna dai lineamenti armoniosi e gentili, dai modi delicati. Ha qualche anno meno del marito, non lavora, manda avanti la casa, si occupa dell’educazione del figlio e di iniziative benefiche. Per hobby colleziona libri di Alexandre Dumas padre in tutte le lingue del mondo e orologi antichi da parete. È esperta in cucina e maestra di dolci. Nelle feste comandate organizza gare e ricevimenti con le signore del vicinato. Helena, la donna rumena, l’aiuta a governare la casa e nella cura del giardino oltre a tenere a bada i due gatti siamesi, Bianco e Spino e il Fox Terrier bianco e grigio. Adele ha una madre vedova, un fratello giornalista, inviato di guerra, e una sorella Lilly che non vede da tempo.

Ecco la vedi? Sta salutando suo marito, agiterà la mano finché l’auto non scomparirà dietro la curva oltre il cancello tra i rovi di more, oltre il polverone di ghiaia e terra, come al solito, come tutte le mattine.
E come tutte le mattine quella macchina che scompare crea un vuoto, la strada diventa un elastico sbrindellato, il cielo un velo d’amarezza che s’adagia sull’intorno. È un attimo, una sensazione, alle volte addirittura inconsapevole. È il grande amore che nutre per suo figlio, per suo marito, così grande che la rende insicura. Come se ogni mattina quel vuoto le comunicasse qualcosa, come se dovesse succedere qualcosa e per qualche motivo dovesse perdere l’amore di suo figlio e di suo marito. Sono strani pensieri che si avviluppano nella sua mente mentre il cancello si chiude: il male, il dolore, la disgrazia in agguato, ma poi sorride e le nuvole cupe si diradano nell’aria tersa.

Guardala ora mentre cammina, ora che fa quattro passi lungo il lago senza alghe e poca vita, ora rasenta la siepe d’alloro, i roveti di pungitopo e sambuco nero. Lei adora quella mezz’ora di tranquillità tra canti d’uccelli e fruscii di foglie. Guardala come respira, ora annusa l’aria, il silenzio, la serenità, che la rende leggera e disponibile al mondo. L’insicurezza è scomparsa. Ora pensa alle incombenze della giornata, ma nulla è fatica, nulla è pesante.
Ha scelto questa vita ed è soddisfatta, nonostante sia laureata in Lettere e Filosofia, nonostante abbia rinunciato all’insegnamento e alle tante offerte di carriera.

Eccola ora con la sua tuta rosa cipria che torna indietro, attraversa di nuovo il piazzale e poi sale i cinque scalini bianchi del patio. Lentamente rientra in casa. Helena ha già riassettato la cucina ed azionato la lavastoviglie. La moca è sul fornello. Adele al centro della stanza si stira, sbadiglia. Ora sta guardando fuori dalla finestra, aspetta e poi sorseggia il suo buon caffè bollente. La vedi? Tiene la tazzina con la mano sinistra, anche se non è mancina, tiene gli occhi stretti anche se non ha bisogno di occhiali. Ora scosta le tendine bianche, ammira le geometrie perfettamente in linea delle sue aiuole, sono viole e ciclamini, sono ranuncoli appena fioriti. Guarda il suo viso acqua e sapone, la morbidezza del seno, guarda la delicatezza del suo sguardo, ora scruta il cielo, la nebbia si è diradata, ma qualche nube ancora incombe e lei deve uscire. Roma la sua meta.


 












 
 
 



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