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FOTOGRAFIA
 
     
 
 

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INTERVISTA

 
 
 
 
 
 
 

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Il vissuto emotivo

"Di un corpo svelato, mi piace mostrarne la grazia dei movimenti, la bellezza
delle forme, cogliere l’attimo di un gesto, stimolare l’immaginazione e la
fantasia in chi lo osserva, riuscire a far percepire il vissuto emotivo."

 
 
 
 
 

1.  Domanda d’obbligo: in quale occasione ti sei avvicinato alla fotografia? Avevo una gran voglia di poter immortalare la perfezione e l’eleganza del
corpo di una ragazza. Tutto è cominciato da quel desiderio. Poi, mi sono
innamorato anche della fotografia.

2. Quando secondo te la fotografia diventa arte e il fotografo artista? Come sociologo potrei dire che qualunque fotografia a cui si riconosce un
valore estetico è definibile arte e artista, colui che non si limita a
riprodurre un corpo in quanto tale, ma ne dà un’interpretazione soggettiva,
che sa proporre livelli di osservazione coinvolgenti non limitandosi a
riprodurre solo il visibile ma anche gli stati d’animo.

 

 

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

3. L’occhio con il quale fotografi cambia in funzione del soggetto, oppure i
tuoi scatti riflettono tutti una tua personale poetica?
Sicuramente pur lasciandomi influenzare e coinvolgere dal soggetto che
fotografo, alla fine riconduco tutto alla mia personale poetica.

4. Cosa vuoi trasmettere fotografando un corpo senza veli?
Di un corpo svelato, mi piace mostrarne la grazia dei movimenti, la bellezza
delle forme, cogliere l’attimo di un gesto, stimolare l’immaginazione e la
fantasia in chi lo osserva, riuscire a far percepire il vissuto emotivo.


 

 

 

 
       
 
 

 
 
 
 

5. Secondo te il nudo è sempre volgare?
Il nudo non è mai volgare, al massimo può essere fotografato in modo
volgare.

6. Cos’è che distingue l’erotismo dalla pornografia?
La pornografia "oggettivizza" la sessualità. Ci si focalizza sui genitali in
modo anatomico.
L'erotismo salva la soggettività, il sentire della persona, le sue emozioni.
Non c'è pornografia senza sesso esplicito. Può esserci invece molto erotismo
con pochissimo o tanto sesso. Anche una situazione “estrema” secondo me può
essere rappresentata in modo erotico.
L'erotismo mette in gioco il desiderio, è uno spazio di libertà, è un’arte
sottile che coinvolge l’istinto e tutti i sensi, e anche l’intelligenza, la
cultura.

 
 

   

 
 
 

 

 
 
 
 

7. Meglio un bravo fotografo e una cattiva modella o un cattivo fotografo e
una brava modella?

Senza dubbio la prima ipotesi. Un fotografo, se bravo, può riuscire a
cogliere in una modella il suo lato migliore, accentuare o attenuare alcune
sue caratteristiche. Nel secondo caso, invece, nella migliore delle ipotesi
si otterrà semplicemente la foto di una bella ragazza.

8. Sei d’accordo che tra modella e fotografo, per realizzare un ottimo
servizio, deve nascere una sorta di complicità?

La complicità durante un servizio fotografico è indispensabile. Per far ciò
però, innanzitutto la ragazza deve sentirsi a proprio agio. Solo così
riuscirà a tirar fuori il meglio di se, la sua parte più vera e
immedesimarsi nella situazione che il fotografo intende rappresentare.

 

 
       
 
 

 
 
 
 

9. Ti è mai capitato di infatuarti di una modella durante un servizio? No, non è mai accaduto pur fotografando solo ragazze che rappresentano il
mio ideale estetico di bellezza.

10. Bianco e nero o colore?
Bel dilemma. Mi piace il bianco e nero, non esiste nella realtà, e già
semplicemente questo, rende più “artistiche” le foto (specie di nudo)
realizzate con tale tecnica.
Mi stimola però di più, rendere “artistico” il colore, giocando con le luci
e le ombre, con filtri e contrasti per esaltare o attenuare alcune dominanti
cromatiche.

 

 
 

   

 
 
 

 

 
 
 
 

11. Per i tuoi scatti preferisci utilizzare tecniche analogiche o digitali?
Perché?

Ho amato ed amo ancora la diapositiva. Mi è sempre piaciuto controllarne
tutto il processo, dallo scatto allo sviluppo. Raramente mi sono attenuto a
formule standard, ma ho sempre sperimentato varie tecniche per ottenere
colori e intensità particolari, ad esempio sovraesponendo in ripresa e
sottosviluppando o viceversa, sviluppando pellicole negative con chimici per
diapositive e altre stranezze.
Da un paio d’anni però sono passato al digitale

 

12. Per descrivere una situazione serve più l'immagine o la parola? Sia come fotografo che come art director in pubblicità, utilizzo l’immagine
per comunicare, se pur con una differenza sostanziale. Da fotografo, mi
preoccupa esclusivamente comunicare il mio punto di vista, ciò che a me
piace, da pubblicitario invece, devo necessariamente tener conto di come il
messaggio possa essere colto interpretato e decodificato dallo spettatore.

 
       
 
 

 

 
 
 
 

13. Meglio un libro o una galleria per divulgare al meglio la fotografia? Penso che le mostre siano utili, ma lo strumento che però reputo ideale per
divulgare la fotografia resta senz’altro il libro.

14. Suggerimenti a chi si sta avvicinando al mondo della fotografia. Tanta umiltà, voglia di imparare e di sperimentare, cercando dentro di sè un
proprio percorso creativo.

15. Quale direzione prenderà in futuro la tua ricerca artistica? Sarei felice di saperlo anch’io.

 

 

 

 

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

   

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

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