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Marco Maria D'Ottavi

Verso la Luce

E’ l’amore per la luce che mi ha avvicinato alla fotografia. Tutti i fotografi mi influenzano, e tutti i fotografi sono miei maestri. Il nudo è volgare quando viene fotografato in modo fine a se stesso, senza ragione, senza etica. La bellezza interiore dobbiamo lasciarla ai filosofi. Vorrei che le mie foto fossero appese ai muri di casa delle persone che lo desiderano, non altro.

 
 
 
 
 

1. Domanda d’obbligo: in quale occasione ti sei avvicinato alla fotografia?
E’ l’amore per la luce che mi ha avvicinato alla fotografia: all’età di 16 anni ho iniziato a lavorare come “aiuto elettricista” per un piccolo teatro di Roma, il Teatro Belli. Provengo da scuole tecniche e la luce mi ha sempre affascinato. Ho allestito spettacoli teatrali in qualità di Tecnico delle Luci, spettacoli sempre più grandi e importanti, arrivando fino a lavorare con registi del calibro di Luca Ronconi, Andrea Camilleri, Edmo Fenoglio. Questo, unito alla possibilità di visitare le città più belle del mondo grazie alle tournèe, mi ha naturalmente avvicinato alla fotografia. Il nudo viene durante, e ha coniugato la mia passione e il mio lavoro, con quella che considero la più grande forma d’arte: il corpo umano, quello femminile in particolare.

2. Quali esperienze annoveri nel campo della fotografia fino ad oggi?
Il mio lavoro principale è sempre stato diverso dalla fotografia. Ciononostante molti miei servizi teatrali sono stati utilizzati come presentazioni delle compagnie per le quali li ho realizzati. Inoltre collaboro con alcuni editori di quotidiani, per i quali realizzo le foto di copertina e le foto didascaliche per i loro allegati a tema mensili. Ho realizzato alcuni book di architettura per una importante azienda italiana.

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

Alcuni miei nudi sono esposti (e venduti) a Shanghai, in Cina, dove la fotografia è seguita da un pubblico colto e attento. Recentemente è stata pubblicata la copertina di un CD, e relativa promozione, oltre a foto per la campagna pubblicitaria di una linea di abbigliamento molto particolare. Ho spiegato, insegnando, l’uso delle luci fisse in corsi per “light designer”, istituiti dallo Stato per i centri di Cinematografia e per la specializzazione di tecnici teatrali. Dal 1992 sono iscritto ad una associazione di Fotografi professionisti.

3. Ci sono dei fotografi che consideri tuoi maestri? In cosa ti hanno influenzato?
Direi che tutti i fotografi mi influenzano, e tutti i fotografi sono miei maestri, e ho volutamente ripetuto “fotografi”. C’è molta improvvisazione oggi e benché per certi versi la fotografia sia un arte “semplice”, come Daguerre stesso la definì, bisogna seguire una “filiera” produttiva che deve essere precisa e puntuale. Col digitale si è pensato che tutto fosse alla portata di tutti. Ma non è così, anzi: gli strumenti sono molti di più e più complessi. Al di là del risultato estetico, che è soggettivo, la tecnica è fondamentale. In questo senso ammiro molti fotografi e tra questi molti impressionisti del secolo scorso, o “ritrattisti del mondo” come Salgado.

 
       
 
 
 

Per il nudo, adoro tutti quelli che hanno raccontato delle storie, Bettina Rheims su tutti, Nobuyoshi Araki, Carlo Mollino. Stimo e seguo con passione Gabriele Rigon, che mi onora con qualche sua critica e aiuto, perché sa coniugare il suo lavoro con la passione e la semplicità, anche nel modo di confrontarsi con le persone.

4. Quando secondo te la fotografia diventa arte e il fotografo artista?
Quando si tenta di raccontare con la fotografia. Quando una fotografia viene scattata con il proposito di esternare una sensazione, una emozione: ecco, in quel momento la fotografia diventa arte. E non è detto che sia un fotografo di professione ad arrivarci.
Il fotografo invece diviene artista quando, oltre a questo, riesce ad assorbire e a fare suoi tutti gli strumenti di cui dispone, per poter realizzare la sua arte, con studio, applicazione e passione.

5. L’occhio con il quale fotografi cambia in funzione del soggetto, oppure i tuoi scatti riflettono tutti una tua personale poetica?
No l’occhio è il mio e rimane quello. Come dicevo però la luce mi influenza molto.

 
 

   

 
 
 

 

 
 
 
 

Passo dai tagli di luce drammatici (oggi si definiscono dark) sino al limite della sovraesposizione totale a seconda della storia che intendo raccontare. E i risultati ovviamente sono molto diversi tra loro, gioco molto con la luce.

6. Cosa vuoi trasmettere fotografando un corpo senza veli?
Sinteticamente: l’armonia.

7. Secondo te il nudo è sempre volgare?
Il nudo è volgare quando viene fotografato in modo fine a se stesso, senza ragione, senza etica.
Il nudo invece non è mai volgare quando viene rappresentato secondo una logica, anche solo estetica. Non ci sarebbero tante statue e dipinti raffiguranti nudi, anche forti, nelle piazze e nelle fontane delle nostre città, magari davanti a Chiese o luoghi di Culto, se non fosse così.

8. Cos’è che distingue l’erotismo dalla pornografia?
Bè, intanto direi che le due si intrecciano un po’ tra di loro. Credo che la pornografia sia distinguibile soprattutto dal fatto che le foto sono quasi sempre realizzate senza “cura” estetica, sono ripetitive.

 
       
 
 

 
 
 
 

Per il resto molti di noi oggi guardano con piacere le foto pornografiche dei primi del ‘900, che nulla avevano da invidiare alle attuali foto (per estremizzazione degli atti e delle pose) definendole “solo” erotiche. Le intenzioni dell’epoca erano altre…
Poi ci sono alcuni fotografi che hanno fatto del pornografico un arte, anche in Italia. Uno di questi è stato Paolo Tallarigo, quando negli anni ‘80 e ‘90 fotografava per Playmen.

9. Quasi tutti i fotografi sono convinti di catturare la bellezza interiore della modella. Secondo te è un controsenso?
Potrei rispondere con una battuta: solo un radiologo può fotografare con efficacia la bellezza interiore di una modella… Una modella (o un modello) sono persone: possono avere corpi bellissimi, ma essere senza vita dentro, come tanti. E molto, molto spesso, vale il contrario: tante volte ho fotografato ragazze non “bellissime” ma che hanno saputo offrire dei tesori al mio sguardo. Ne è un esempio la mia serie “No Anorexic Models”, nella quale compaiono solo ragazze con corporature robuste, ma non per questo meno sensuali o belle di altre. Anzi, in quel caso sono loro ad avere messo a nudo la mia anima, non io la loro.
No, la bellezza interiore dobbiamo lasciarla ai filosofi.

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

10. Meglio un bravo fotografo e una cattiva modella o un cattivo fotografo e una brava modella?
Non credo che si possa creare una equazione tra le due cose. Credo però sia importante che tutti gli attori di un set (ma vale per tutte le attività) amino quello che in quel momento è il loro lavoro, anche se sono modelle non professioniste o fotoamatori, e che lo svolgano con atteggiamenti costruttivi e serietà. La luce farà il resto.

11. Sei d’accordo che tra modella e fotografo, per realizzare un ottimo servizio, deve nascere una sorta di complicità?
No. Si chiederebbe complicità al chirurgo prima di una operazione al proprio cuore? Si chiederebbe serietà e disciplina, oltre ad una ovvia professionalità. Non intendo con questo dire che i rapporti debbano essere algidi, distaccati. Io parlo molto con le modelle, soprattutto per mettere a mio agio me stesso… Bisogna rendersi conto che comunque in quel momento la modella sta offrendo se, nuda, davanti a una, due, tre persone vestite e probabilmente anche distratte dal lavoro del set. Instaurare un buon rapporto, in cui questa atmosfera un po’ strana e talvolta surreale, diventi naturale è, questo sì, importante.

 
       
 
 

 
 
 
 

12. Ti è mai capitato di infatuarti di una modella durante un servizio?
La mia compagna, con la quale condivido la mia vita da 20 anni, dice che mi piacciono tutte. Ma non tutte le modelle, proprio tutte! E in fondo è vero, spesso mi distraggo sognante guardando una bella ragazza per strada. Se parliamo di infatuazione sì, questa è quasi una costante per me. Da questo a tentare “di abbordare” le ragazze…. No non è mai successo sino ad ora.

13. E quante volte è successo il contrario?
Mi piacerebbe poter dire “sempre”… Ma no, non è mai successo. Spesso invece ho instaurato successivamente un rapporto, avulso dalla fotografia. Se per infatuazione si intende anche trovare la massima stima reciproca, unita ad un bel rapporto di simpatia, questo sì, succede.

14. Qual è lo stile fotografico dove pensi di dare il meglio di te stesso?
Quello con il quale è possibile raccontare le mie sensazioni, le emozioni. Il ritratto, anche quello che definisco il “ritratto del nudo”.

 

 
 

   

 
 
 
 

15. Bianco e nero o colore?
Ambedue, con prevalenza per il colore. Non credo di essere ancora pronto veramente per il bianco e nero, un’ arte con la quale ci si confronta con artisti incommensurabili e che non è solo il “desaturare” le foto fatte a colori col digitale, ma un processo strutturato che parte dallo scatto sino alla post elaborazione.

16. Per i tuoi scatti preferisci utilizzare tecniche analogiche o digitali? Perché?
Romanticamente l’analogico è nel mio cuore e nei miei occhi. Io fotografo solo con luci fisse, e i miei set sono strutturati come quelli di “una volta”. Però il digitale oggi è più economico e qualitativamente molto valido, soprattutto nel colore. Il digitale ti da gli stessi identici strumenti della camera oscura analogica, con in più il vantaggio di poter lavorare rimanendo sul divano di casa, e senza sprechi.

17. Trovi che le nuove tecnologie snaturino la fotografia?
Non è mai il mezzo a snaturare le cose: sono le persone che usano il mezzo che lo fanno. Vedo delle immagini (belle o brutte, non importa) che nulla hanno a che vedere con la fotografia. Sono degli esercizi di grafica, il risultato dell’uso intensivo dei filtri di Photoshop.
 

 
       
 
 
 

Ben vengano, ma la fotografia è un'altra cosa. L’avvento del digitale poi, ha appiattito di molto la situazione da un punto di vista della stampa: siamo tutti abituati a guardare le foto su un computer, il che è certamente immediato ma è molto lontano da quello che si può ottenere a livello emotivo e qualitativo, con una stampa ben fatta. E certamente non è quella realizzata con la stampantina di casa che intendo, e che purtroppo ci stiamo abituando a vedere, e ad avere come termine di paragone. La stampa finale della fotografia è uno dei punti più impegnativi, e quello che curo tantissimo nella catena di produzione delle mie immagini, come e di più rispetto a quando il digitale non esisteva. Le persone, quando vedono una mia foto stampata rimangono allibite… e magari l’hanno già vista tante volte sul pc.

18. Per descrivere una situazione serve più l'immagine o la parola?
Qui si che si può creare una equazione… Tutte e due. Certamente per suscitare una emozione una fotografia è il media più indicato. Per descrivere una situazione, meglio la parola, meglio se scritta.

19. Hai rinunciato a qualcosa per la fotografia?
Ho avuto molto dalla fotografia, non ho rinunciato a nulla.

 
 

   

 
 
 
 

20. Secondo te, quali caratteristiche deve avere una fotografia per essere considerata erotica?
L’erotismo, come le emozioni, è soggettivo. Considero estremamente erotica una foto scattata da una ragazza, qualche anno fa, nella quale l’inquadratura è concentrata su un paio di mutandine appese allo spigolo di un tavolo. Lascia intendere molte cose, è una foto eccitante anche se non si vede un corpo nudo. Una caratteristica di base che mi piace in una foto erotica però, è la cura del particolare.

21. Quali pensi siano gli aspetti originali delle tue fotografie?
In fotografia chiunque pensi di essere originale, è presuntuoso o ipovedente… Credo però che nelle mie foto un taglio particolare lo diano le mie luci e comunque il fatto che in genere cerco di raccontare delle storie. Difficilmente produco una foto “singola” se non per i paesaggi, o per i ritratti.

22. Passata la moda dei calendari su quale oggetto di consumo vorresti vedere una tua foto? (esempio tazze, piatti, carta igienica…)
Ho realizzato anche io un calendario: di lampadine nude… Le lampadine raccontano nei mesi la loro storia: si innamorano, vanno al mare, concepiscono delle “lampadinine” e costruiscono la loro casa. Un lavoro su commissione per una azienda italiana di costruzioni, che voleva delle foto di nudo:

 
 

   

 
 
 
 

quando gli ho portato il servizio a momenti mi uccidono: poi hanno capito, e il loro calendario è stato estremamente apprezzato. A parte gli scherzi, vorrei che le mie foto fossero appese ai muri di casa delle persone che lo desiderano, non altro.

23. A chi serve la fotografia?
A tutti. E’ l’unico media che permette in uno spazio ristrettissimo di dare diffusione ad un concetto. E oggi con internet la diffusione è ancora più capillare ed economica, anche se troppo caotica.

24. Meglio un libro o una galleria per divulgare al meglio la fotografia?
Direi in Italia un libro. Negli altri paesi che conosco, forse la galleria fotografica. Certo, magazine come LiberaEva, secondo me contribuiscono non poco alla divulgazione, anche perché illustrano criticamente le foto e i loro autori, e non è poco.

25. In Italia c’è attenzione alla fotografia?
C’è sempre stata, e come per qualunque arte è legata ai cicli storici. Oggi è di nuovo in fase crescente. A Roma, in questi mesi, c’è il festival della Fotografia, e devo dire c’è un buon riscontro. Proprio ieri sera sulle reti Mediaset ho visto la pubblicità del Museo Alinari…un buon segno! Insomma siamo in una fase di risveglio.

 
 

   

 
 
 
 

26. Da che cosa è composto il tuo corredo fotografico?
Oddio, è un po’ lunga… Però a parte le macchine e gli obiettivi (due reflex digitali e due analogiche) il mio corredo largheggia in luci: dalle più usuali alle più strane, come i tubi che si usano a Natale, o barre di LED ad alta efficienza. Poi utilizzo tanti tipi di lampade: vapori di mercurio, fluorescenza, le lampade al sodio a luce gialla… Insomma tutto quello che fa luce, candele comprese.

27. Su che cosa stai lavorando in questo momento?
Su quello che considero uno dei progetti più belli ai quali abbia mai partecipato. Non per i risultati, che saranno valutati da chi guarderà le foto, ma dal soggetto: assieme ad un fotografo paesaggista italiano, tra i più romantici, attenti e tecnicamente preparati che io conosca (Mario Aielli) abbiamo studiato un modo per rappresentare la natura nelle due forme tra le più belle ed emozionanti: gli alberi, e il nudo femminile.
Il lavoro si intitola “Naked Trees”. Nelle 15 immagini che lo compongono abbiamo cercato, e spero trovato, il “très d’union” tra queste due forme di altissima bellezza naturale, e che sono di fronte a noi tutti i giorni. Abbiamo cercato di magnificarle, con rispetto.
 

 
 

   

 
 
 
 

28. Suggerimenti a chi si sta avvicinando al mondo della fotografia.
Come per chi si avvicina al mondo della musica: andare ai concerti. Chi si avvicina alla fotografia secondo me deve osservare, scrutare. Inoltre dovrà conoscere i mezzi che avrà a disposizione, anche i più poveri. Insomma frequentare corsi, leggere molto, e non solo le prove tecniche degli obiettivi sulle riviste specializzate: non concentrarsi sul mezzo, ma sulle persone.

29. Quale direzione prenderà in futuro la tua ricerca artistica?
Oh, questa è una domanda alla quale posso rispondere solo così, con un minimo di ironia: “ Andrà verso la Luce !”

 

 

 

 

 

 
 

   

 
 
 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

MARCO MARIA D’OTTAVI - Roma
  Le pagine di Marco Maria D'ottavi su LiberaEva
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