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Francesco Cipolla

La donna del mare

 
 
 
 

 
 

 

Dentro un tramonto mi perdo e mi cerco, sulla sabbia ferrosa d’un lungomare sconnesso, che non ha mai fatto poesia a chi passa distratto, e non lascia le orme per tornaci di nuovo.

 

 
 

       

 
 

 

Ma davvero stasera sono in cerca di altro? Di un pittore famoso che m’apprezzi le forme, e mi disegni il profilo con l’acqua di mare?

 

 
 

  

 
 

 

 Sarà che ho i capelli più lunghi e li lascio giocare, impregnarsi di sale che mi secca la pelle, e mi fa chiudere gli occhi ad un sogno qualunque, che nasce impetuoso nel ventre e si muove, come un bimbo che cresce fino a farti sentire, più donna e più madre prima del tempo.

 

 
 

  

 
 

 

Sarà che ora mi siedo dentro questo tramonto, e lascio che l’acqua mi bagni e m’inzuppi, finché l’umido penetra sotto le ossa, e mi fiacca e mi sfiamma l’anima dentro.

 

 
 

 
 

 

Sono bella e lo sento dall’acqua che sale, da questa risacca che non molla la preda, da questo rigurgito che s’ingrossa ogni volta, fino a chiudermi gli occhi e lasciarmi sospesa, mentre allargo le gambe per essere foce, per essere seno per essere ansa, a questo mare che spinge e m'appaga le ossa.

 

 
 

 
 

 

Sarà che tra poco sarà notte soltanto, ed io m’alzo estasiata imbrogliata dal sogno, d’essere stata la donna del mare, la donna di tutti d’odori e sapori, di vizi e d’amori mescolati dall’onda, da lingue diverse che mi storpiano il nome, da sputi e bestemmie che mi lasciano illesa, a pensare che domani ritorno convinta, a far l’amore col vento e la troia col mare, che mi fradicia e bagna nell’infinito sussulto, che chiamano amore che dico bisogno.

 

 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

Francesco Cipolla su Liberaeva