Prendimi dove la luce si vela, tra le tenebre rade e i
bagliori più fitti, dove la luce d’incanto s’appanna,
come se mi vedessi scontornata dall’acqua, di questa
penombra che uniforma l’intorno, tra il riflesso di
forme che in controluce s’adombra.
Catturami dove la luce si scura e mi lascia in balia dei
tuoi scatti che ora, sembrano baci di bocca e di cuore,
che mi lasciano muta alla pelle che trema, tra i tuoi
occhi che ora mi cercano fitti, e mi fanno sentire
friabile e persa, come foglie d’autunno che danzano
grigie, che smuoiono nere e diventano cenere.
Prendimi dove la luce l‘accolgo, dove s’annida il
mistero tra le labbra che schiudo, e s’aggrumano i sensi
e si spaiano gli occhi, per farmi più bella trasparente
all‘istinto, ma fermami ora e spezzami il fiato
nell’incanto di essere un contrasto di luci mentre
intingi la luce nel bianco e nel nero e catturi
quest‘anima che nuda ti offro, che prendi e riprendi
perché io avverta nell’aria, quell’attimo solo che mi fa
opera d’arte.
Testo
di Adamo Bencivenga