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Michele Stuppiello

Lolita


Modella FrancescaP

 
 
 
 

 
 
 

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi.
Mio peccato, anima mia.
Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti.
Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

 
 
 

 
 
 

Accade a volte che talune fanciulle, comprese tra i confini dei nove e i quattordici anni, rivelino a certi ammaliati viaggiatori - i quali hanno due volte, o molte volte, la loro età - la propria vera natura, che non è umana, ma di ninfa (e cioè demoniaca); e intendo designare queste elette creature con il nome di «ninfette».

 
 
 

 
 
 

Non sapevo proprio nulla della mente del mio tesoro, e che probabilmente, dietro gli atroci cliché giovanili, c'era in lei un giardino e un crepuscolo, e la cancellata di un palazzo - regioni velate e adorabili a me lucidamente e assolutamente proibite...

Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte.
E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita.

 
 
 

 
 
 

Testo selezionato da Francesca Panzacchi dall'immortale opera di Vladimir Vladimirovic Nabokov, "Lolita".

 
 
 
 
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