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FOTO RACCONTO
 
     
 
 
 

Michele Stuppiello

Geisha

Modella FrancescaP

Occhi azzurri più del mare e capelli neri come la notte non sarebbero bastati a diventare quella che sono. Perché Geisha non si nasce ma si diventa.
 
 
 
 

 
 
 

Ricordo bene il periodo, non era ancora cominciata la seconda guerra mondiale ed io vivevo con i miei genitori e mia sorella in una piccola casetta diroccata in un villaggio di pescatori.
Mia madre purtroppo era molto malata e mio padre, poverino, non poteva governarci.
Dalle nostre parti è la donna ad educare le figlie, ad insegnare loro come comportarsi e come essere delle brave mogli.

 
 
 

 
 
 


In sua assenza il nostro futuro sarebbe stato compromesso per questo motivo mio padre accettò la proposta di un imprenditore che si offrì di comprarci e portarci a Kyoto dove avremmo imparato un mestiere che ci avrebbe permesso di vivere. Si spalancarono le porte di un mondo meraviglioso. Satsu, la mia sorella maggiore, finì in una "casa chiusa", io fui destinata ad imparare il mestiere della Geisha.

 
 
 

 
 
 

Da voi occidentali la figura della Geisha è male interpretata. Non siamo prostitute, siamo artiste che studiano l'arte della danza, del canto, imparano a servire il tè, a parlare. Siamo persone di grande cultura. Non dobbiamo venderci al primo offerente. Siamo donne più che rispettabili che fanno di quest'arte tutta la loro vita! Il temine giapponese Geisha è composto da due parole (gei) che significa "arte" e (sha) che vuol dire "persona"; la traduzione letterale quindi del termine geisha è "persona d'arte".

 
 
 

 
 
 

Come ogni geisha ho iniziato facendo le pulizie, furono tempi durissimi, per poi diventare finalmente maiko, fanciulla danzante.
Ho toccato il cielo con un dito quando mi presentavo con le mie complicate pettinature, il trucco elaborato, e gli sgargianti kimono.
Non tutte ce la fanno, non tutte hanno ciò che serve, grazia, bellezza, intelligenza e soprattutto rispetto verso se stesse.

 
 
 

 
 
 

Per mia fortuna nonostante le tante difficoltà sono diventata la più conosciuta Geisha di tutta Kyoto.
Parte del mio successo lo devo ad un grande uomo che mi ha seguita e protetta ma soprattutto amata. Come geisha non posso sposarmi ma a me non importa rimarrò nubile per sempre.
Ogni tanto qualche occidentale vorrebbe includere nel servizio intrattenimenti amorosi ma questo non è previsto!

 
 
 

 

 
 
 

Ciò che ci distingue è l'obi, (la cintura a fiocco legata in vita nel kimono) loro lo portano sul davanti, mentre noi lo portiamo dietro, a contatto con la schiena.
La nostra attività è regolata dal kenban un albo professionale, che ci obbliga al rispetto di regole morali ed estetiche molto severe, dall'abbigliamento, al trucco, allo stile di vita.
Perché Geisha non si nasce ma si diventa.

 
 
 

 
 
 

Testo selezionato da MEMORIE DI UNA GEISHA di Arthur Golden
Titolo originale: Memoirs of a Geisha
© Longanesi, 1997 - pag. 571

 
 
 
 
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Le pagine di Michele Stuppiello su LiberaEva

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