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Arrivò, carina come sempre, attraversando la strada. Mi passò
davanti accelerando sulle punte.
Indossava scarpe e pantaloni neri, più larghi sulla caviglia,
più attillati lungo le cosce e il sedere, di una stoffa morbida
e lucente, che morbido dava l’esatta sensazione fosse pure il
contenuto. Una maglietta bianca, seria e senza fronzoli ma… e un
giacchetto avvitato, discreto, sotto il nastro di capelli lisci
abbrancati dalle spalle, neri.
Chi scrive con la pittura avrebbe potuto dipingerla in un campo
di girasoli, al tramonto, vestita da mondina e con una brocca
d’acqua in una mano, o sotto il braccio.
Chi scrive con la fotografia, l’avrebbe immortalata nuda, sotto
un telo bagnato, in bianco e nero, per esasperare la linearità
delle sue curve infinitamente adescanti.
Chi scrive con le immagini in movimento, come per un film,
l’avrebbe lasciata attraversare, osservandola dagli occhi d’un
uomo sorpreso all’angolo di una qualche strada del centro,
associando quei fotogrammi alla musica di un madrigale.
Chi scrive con la voce, ve la racconterebbe così, questa storia,
abbassando gli occhi in un concentrato e profondo respiro, e
immaginando…
Un passo sobrio, ma trepidante di attese, fu il decano del suo
intercedere da sito a sito, da margine a margine, da un lato
all’altro, di quella strada.
Appena fu sul marciapiede, dall'altra parte, voltandosi verso di
me, d’istinto, come se sentisse di essere osservata, infilò il
suo sguardo diritto nel mio, e insolente, sorrise.
Feci un cenno, con la mano, che fu un leggero invito, legittimo,
preciso, ragionevole, adito a un’idea di entrambi, quella.
Fu mano nella mano, e scale, e passi su passi, e fiati, porte, e
vestiti in terra, e gioco.
Giochi di ingenue malizie, di impertinenti precetti, di
singolari inclinazioni.
E fu la nudità più nuda, sbirciata dal vestibolo dell’origine
del mondo, a dare pace alle mie più accese miserie, lì, di
fronte al pronao del mio più irriverente incanto, lì, dove ogni
uomo si sente un dozzinante educato all’attesa, nell’atrio
esterno di un tempio, fu proprio lì, che la mia accortezza
fotografò di misura quell’attraversamento sollecito che avevo
visto un’ora prima, come da sponda a sponda, da soglia a soglia,
e lì, senza pudore strinse. Fotografando come in una immagine
della memoria un sentimento, fu lì, che la mia forza scaricò
vigore e tenerezza tra quelle stoffe di un altro odore, tra le
braccia di quella donna, sconosciuta, dai capelli rossi, come il
tramonto di un pittore. |