A
passi felpati per non sentirmi un’intrusa, vorrei entrare nei
tuoi sogni e vedermi più bella, come quando il riflesso di uno
specchio mi scontorna le dita e lascia in penombra la scia che
accarezza leggera i profili del seno.
Ma ho
paura che essendo notte sia un sogno soltanto, che l’alba domani
appiattisca questo desiderio che inseguo, d’essere vera nel tuoi sogni,
d’essere bella quando mi spogli e supplisci carenze di fede e d’amore.
Come se
in cielo non fosse rimasto che niente, come se oltre le nuvole ci sia
soltanto la notte e le ore che passano rimangano ferme. Ma non so chi tu
sia, se da qualche parte del giorno t’ho incontrato davvero, se hai
ripagato di sguardi profondi questa voglia che m’anima e mi tiene più
sveglia.
Non so perché stasera ho deciso di non sentirmi da sola,
perché mi lascio guidare le mani ed ascolto parole senza una faccia. Non
so perché ti permetto di dirmi che m’ami, e m’ami fino al punto di non
avermi mai vista, e rimani aggrappato ad una semplice voce.
Non so chi tu sia, se è vero questo nome mentre ti
chiamo, come è finto il mio che ancora non dico. Quale cuore mi merito
dietro queste parole. Non so chi tu sia, perché t’ho concesso di
immaginarmi più bella e di toccare il colore delle mutande che porto.
Perché mi
risucchi dentro l’ignoto? Perché ti permetto di farmi volare sopra
queste nuvole d’amore che non nascondono niente. Non so chi tu sia,
d’illuderti al punto di non poter fare a meno dei miei seni che
tracimano solo nella tua testa, degli elastici che s’allargano nella mia
voce.
Ma come
faccio a dirti che tutto è menzogna, deluderti mentre mi sogni più
nuda, che gli anni che porto sono il doppio, se basta, e basterebbe, ti
giuro, a farti svegliare di colpo.
Come
faccio a pensare che quest’uomo che accanto mi dorme sia tu stesso che
sogno, lo stesso che ora mi rivolta e mi lega, mi stringe le braccia
perché io sia solo corpo e fessura, uno squarcio di pelle dove cerca
ancora fatica e riposo.
Mi
prenderà di nuovo, ne sono sicura, dove la gelosia ripone vendetta e
consuma rivincite, nido d’uccelli dove le donne depongono uova, dove
violenza non è offesa ma amore, piacere che ora mi coglie impreparata al
risveglio.
Ma non
posso non credere che domani al risveglio non sia ancora notte, che la
luce accecherà la tua mente ed io non vivo perché tu non mi sogni.
Leccami il sudore per sentirmi più viva, per sentirmi più acida fuori
dal sogno. Stringimi più forte perché non sia evanescente, che da un
momento all’altro non rimanga che vuoto.
Aggrappati alla mia voce che vera risponde che domani è già oggi e non
può essere altro. Ma ho paura che il giorno che nasce mi sorprenda da
sola in un letto disfatto ancora nel sonno, che la notte finisca e
domani sia un giorno normale, aspettando la notte, un’altra notte che
sogno.