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Com’era previsto
rientrò presto all’alba, tra il velo di luci che
rievocavano note, di un’orchestra lontana che
suonava leggera, rapsodie in blu di onde di seta,
d’un volteggio di ali, d’un fruscio di stoffe e le
luci del Lido che facevano ombre, sulle facce
assonnate, sulle cravatte snodate, d’un’ora
imprecisa sfilacciata dal dubbio, se fosse la fine o
l’inizio di un giorno.
Com’era previsto
portava un cappello, per nascondere il viso, per la
notte passata, anche se fuori le nuvole a stracci
incupivano intorno l’acqua e le barche. Aveva preso
il traghetto seduta davanti, un tizio assonnato le
guardava le gambe, e lei s’era chiesta se la coda
dell’alba fosse impressa evidente sulla calza
velata, nonostante San Marco, nonostante Rialto, la
pioggia d’estate e l’aria pungente che intensa
l’aveva destata dal sonno, fino al Des Bains dove
alloggiava.
Com’era previsto per scendere a terra, si era fatta
aiutare da un addetto in divisa, per via di quei
tacchi, che neri, che alti, aveva portato per tutta
la notte, ma in quel momento pensava che fossero un
rischio, solo un azzardo che per
ponti e per calli, l’avevano vista uscire all’alba,
da un antico palazzo, da una corte nascosta, per poi
fermarsi in una nicchia di muro, ripassando il
rossetto, aggiustando la calza, mentre il riflesso
dell’acqua increspata, specchiava una notte densa e
fatale.
Com’era previsto s’era chiesta più volte, quale
percorso l’avesse portata, ad immaginare la scena, a
vederla reale, a desiderare se stessa in quella casa
a Venezia, e poi baci e carezze, un’orchestra
lontana, il fruscio del vestito che scivola piano,
lungo la pelle profumata di rose e il suo corpo che
freme trasportato dal suono, guidato da calde parole
di sesso, senza per questo ci fosse un’intesa, senza
per questo una promessa d’amore, uno strascico
d’onda di giorni d’attesa.
Poi tutto svanisce da dove è venuto e lascia un
cappello, un’alba lontana, una donna seduta nel bar
dell’albergo, che aspetta da ore, un segnale, uno
squillo, tra i silenzi dell’anima, i vuoti
d’assenza, sospesi nei fasci sfilacciati dai dubbi.
Sono immagini torbide dentro un bicchiere, che
passano all’ombra quasi irreali, d’una Venezia
sensuale e lasciva, d’un uomo elegante che si
riveste allo specchio, d’una voce che calda
l’abbraccia e la sfiora, e ripete “a tra poco” e lei
dice “a più tardi” per quel sogno di notte che non
conosce la fine e solo l’attesa può rendere vero. |