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FOTO RACCONTO

Adamo Bencivenga

L'Attesa

Elaborazioni fotografiche Anna Koudella

 

Com’era previsto rientrò presto all’alba, tra il velo di luci che rievocavano note, di un’orchestra lontana che suonava leggera, rapsodie in blu di onde di seta, d’un volteggio di ali, d’un fruscio di stoffe e le luci del Lido che facevano ombre, sulle facce assonnate, sulle cravatte snodate, d’un’ora imprecisa sfilacciata dal dubbio, se fosse la fine o l’inizio di un giorno.

Com’era previsto portava un cappello, per nascondere il viso, per la notte passata, anche se fuori le nuvole a stracci incupivano intorno l’acqua e le barche. Aveva preso il traghetto seduta davanti, un tizio assonnato le guardava le gambe, e lei s’era chiesta se la coda dell’alba fosse impressa evidente sulla calza velata, nonostante San Marco, nonostante Rialto, la pioggia d’estate e l’aria pungente che intensa l’aveva destata dal sonno, fino al Des Bains dove alloggiava.

Com’era previsto per scendere a terra, si era fatta aiutare da un addetto in divisa, per via di quei tacchi, che neri, che alti, aveva portato per tutta la notte, ma in quel momento pensava che fossero un rischio, solo un azzardo che per ponti e per calli, l’avevano vista uscire all’alba, da un antico palazzo, da una corte nascosta, per poi fermarsi in una nicchia di muro, ripassando il rossetto, aggiustando la calza, mentre il riflesso dell’acqua increspata, specchiava una notte densa e fatale.

Com’era previsto s’era chiesta più volte, quale percorso l’avesse portata, ad immaginare la scena, a vederla reale, a desiderare se stessa in quella casa a Venezia, e poi baci e carezze, un’orchestra lontana, il fruscio del vestito che scivola piano, lungo la pelle profumata di rose e il suo corpo che freme trasportato dal suono, guidato da calde parole di sesso, senza per questo ci fosse un’intesa, senza per questo una promessa d’amore, uno strascico d’onda di giorni d’attesa.

Poi tutto svanisce da dove è venuto e lascia un cappello, un’alba lontana, una donna seduta nel bar dell’albergo, che aspetta da ore, un segnale, uno squillo, tra i silenzi dell’anima, i vuoti d’assenza, sospesi nei fasci sfilacciati dai dubbi. Sono immagini torbide dentro un bicchiere, che passano all’ombra quasi irreali, d’una Venezia sensuale e lasciva, d’un uomo elegante che si riveste allo specchio, d’una voce che calda l’abbraccia e la sfiora, e ripete “a tra poco” e lei dice “a più tardi” per quel sogno di notte che non conosce la fine e solo l’attesa può rendere vero.

 

 

CONTINUA

Adamo Bencivenga            Anna Koudella

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