Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male. Questo è tutto. Oscar Wilde

 
 
 
 
     
 

Lost in the Hotel

Foto Davide Legnani

Testo Adamo Bencivenga

 

 
     
 
 
 
 
     
 
 

Lost in the Hotel? Come ci sei finita in questo culo di mondo? Quali strade hai percorso senza renderti conto. Quali bassifondi del cuore hai dovuto inseguire? Quali certezze sono dovute crollare?  Per ridurti qui, Lost in Hotel, in questo stato pietoso?

Lost in the Hotel, ultima stazione, le persone per bene non sanno come arrivarci, finché presto una mattina, col freddo nelle ossa, ti ci ritrovi a chiedere una stanza. Ma non devi faticare, non devi sbattere le tette sul bancone della reception, perché il destino l’ha già prenotata per te, l’ha già liberata dal pattume umano che l’occupava. Ti chiedi dove sia finito quel pattume. Quale altro culo di mondo gli abbia dato ricovero, perché non c’è altro fondo che si possa immaginare, non c’è posto sulla terra dove scendere altri gradini.

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 

Lost in the Hotel, qui non si ha paura della fine del mondo perché qui si è già varcato l'ultimo confine. Lost in the Hotel, secondo piano, due stelle! Perché da questa finestra non se ne vedono altre. Ma il destino è stato benevolo, t’ha fatto trovare una stanza, la meno schifosa, la numero tre, ripassi a mente una vecchia canzone, e poi un letto ed un lavandino venato di giallo da anni di gocce.

E ti abitui a contare i secondi, ti abitui a cadenzare il respiro fino alla  prossima goccia che spacca il silenzio. Lost in the Hotel non ci sono sedie, non ci sono attaccapanni per appendere l’unico vestito  che ti è rimasto indosso come colla da giorni.  Le calze le hai tolte, quella sinistra s’è smagliata e non hai un cambio.

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 

Lentamente stai prendendo l’aspetto, lentamente l’odore dello schifo, del degrado che ti circonda, come questa puzza di muffa mista a immondizia che oramai s’è impregnata fin sotto le mutande. 

Lost in the Hotel, ultima stazione. Senti delle voci che sanno di delinquenza, di branco affamato. Senti dei rumori che sanno di masturbazione, perché non c’è amore qui, non ci può essere  sentimento dove sei finita devastata nel cuore. Dal letame nascono i fiori, ripeti cantando, ma non certo il rispetto che chiedi, la gentilezza e i violini, una musica antica che danza con la seta della tua gonna leggera.

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 

Sei dentro un torpore inquietante. E se non potessi più svegliarti? E se tutto ciò non fosse un sogno? Non ricordi chi sei, in quale casa abitavi, di quale marca di profumo odorava la tua pelle. Senti solo un grosso dolore dentro il petto che ti dà fastidio e ti minaccia, come il fumo di una sigaretta al mattino, come gli occhi di un magrebino che ti segue nella notte..

Qualcuno t’avrà pure fatta sentire come ti senti, t’avrà pure scaricata alle prime luci dell'alba e messa su un taxi come una puttana malata ed infetta. Lost in the Hotel, qui ci si arriva solo di notte!

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 

Hai fame e ti guardi intorno, la tua dignità passa attraverso un paio di calze nuove e una scatola di biscotti, la tua dignità è quel drugstore sulla strada. Come un vegetale che non sente altro che fame e freddo, vorresti raggiungerlo, comprare dei biscotti ricoperti di cioccolata, una marca nuova di calze, ma puoi uscire?

Lost in the Hotel, qualcuno bussa alla porta, ma non apri, non puoi, hai le gambe nude e nemmeno un vetro per rifletterti.  Neanche una foto per specchiarti, Dio come sarai sciatta! Ti guardi intorno, niente, nemmeno un assorbente per farti sentire ancora viva o uno spazzolino da denti per ricordare il tuo colore preferito.

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 

Pensi. Chissà potrebbe essere il portiere che vuole vedere le tue tette, e toccarle, e lisciarle perché mai ne ha viste di più belle, mai nei suoi anni  ha affogato il naso dentro un cofanetto così morbido e sodo. Sono belle sì, chissà se valgono il prezzo di una stanza, o una scatola di biscotti al cioccolato?

Lost in the Hotel, bussano ancora e c’è troppa violenza perché tu sia desiderata. Sarà sicuramente qualche disperato  che vuole rifarsi gli occhi sulla tua pena, sulla ricrescita dei capelli, sulle tue unghie  scrostate come questo muro che ad ogni colpo perde pezzi di intonaco.

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 

Perché dovresti aprire?  Qui nessuno ti conosce, nessuno ti chiama per nome anche se ora non sei certa di averne uno o un qualcosa che da lontano gli rassomigli. Ora cerchi solo un passaggio di ritorno, ma chissà per dove, chissà in quale altro posto al mondo potresti addormentarti, magari accanto ad un uomo che sicuramente ci sarà stato e di sicuro t’avrà coperta di baci dove il portiere non può che sognare.

Chissà quanti uomini ti stanno aspettando e in fila fanno il turno.  Perché solo così puoi essere stata! Ma non te lo diranno mai, come non ti dicono l’ora, il tuo nome, o la stagione che si vede dalla finestra.

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 
 

Lost in the Hotel, come ci sei arrivata in questo culo di mondo? Ti ripetono che hai un segreto da rispettare ed un corpo da badare. Li capisci eccome se li capisci! Perché davanti ad  una bellezza simile, c’è sempre un malintenzionato in agguato, c'è sempre un delinquente straniero che attenta ai tuoi seni.

Ogni tanto qualcuno entra deciso senza bussare, lui solo ha la chiave, porta con sé un ombrello a scacchi e dice di ripararti dai reati della tua mente e dalle ingiustizie dei tuoi sogni. Parla lentamente, ha una voce calda. Ma tu gli ripeti che non sogni e che non pensi più da tempo se non a quel drugstore lontano, a quella calza smagliata che prima o poi dovrai pure rammendare.

Adamo Bencivenga

 
 
     
 
 
 
 
     
 
 
     
 
 
 
 
     
 

ADAMO BENCIVENGA             DAVIDE LEGNANI

mail@davidelegnani.com

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