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FOTOGRAFIA
 
     
 
 

GALLERIE PERMANENTI

INTERVISTA

 
 
 
 
 
 
Marco Guidi

La mia fedele compagna

 

"Sono nato e cresciuto come autodidatta, la prima macchina fotografica all’età di sette anni, una vecchia Polaroid, i primi libri di fotografia comprati a rate, la camera oscura a 10 anni, con la regola “ guardare ma non toccare “, reflex acquistata usata sotto costo.

Creazione del primo book personale a 14 anni con il titolo, paesaggi di quartiere, poi i primi incontri nei club fotografici alla ricerca di qualcuno che veramente ti possa insegnare a fotografare.

 

 

Presentare il mio lavoro a fotografi che stimavo, viaggi a Milano a varie agenzie mi ha fatto crescere, ho iniziato con i primi piccoli lavori e adesso mi ritengo fortunato perché vivo con la fotografia e per la fotografia, obbiettivo che mi sono prefissato, un sogno, ho fatto di una passione la mia professione.

Attualmente mi sono concentrato sul fashion e landscape, ma ogni tanto sconfino nei close-up e reportage. Sogno nel cassetto … girare il mondo con la mia fedele compagna digitale."

 
 
 
 

 
 
 
 

1. Domanda d’obbligo: in quale occasione ti sei avvicinato alla fotografia?
Anche se posso dire che l’iniziazione è venuta molto presto, il vero passo verso la fotografia è avvenuto dopo la visione di una mostra fotografica di paesaggi, il quel tempo avevo una buona passione per la montagna e unii le due cose specializzandomi in landscape.

2. Quando secondo te la fotografia diventa arte e il fotografo artista?
L’artista in genere è colui che crea colui che riesce a concretizzare un suo pensiero interno una sensazione, colui che ci regala qualcosa di nuovo e ci fa vivere la sua emozione. Il fotografo diventa artista quando percorre un sentiero nuovo un suo sentiero fatto di timori di gioie e rimorsi, colui che ci regala una visione nuova della sua anima.

 


 

 

 
 

   

 
 
 
 

3. Secondo te il nudo è sempre volgare?
Ho abbandonato la fotografia di nudo da molto tempo, la considero un passaggio obbligato un momento che mi è servito per crescere, forse un errore di gioventù. Ritengo che la femminilità si possa esprimere anche senza ricorrere al nudo. Detto ciò non ritengo il nudo assolutamente volgare sempre se ripreso con morbidezza e sensibilità, sicuramente una buona fonte per l’ispirazione fotografica e recentemente ho visionato fotografie di nudo assolutamente eleganti e invidiabili.

4. Quali sono le caratteristiche di una buona foto?
L’emozione che emana è il mio primo metro per valutare una foto, l’energia che regala l’eleganza fanno di una foto una buona foto, senza dimenticare del tutto la tecnica che però come tale deve rimanere.


 

 

 
       
 
 

 
 
 
 

5. Quasi tutti i fotografi sono convinti di catturare la bellezza interiore della modella. Secondo te è un controsenso?
No non lo è … si riesce a liberare la bellezza esteriore solo se riesci a comunicare con la modella in modo confidenziale e amichevole se riesci a leggerle dentro le sue emozioni le sue paure i suoi desideri, qui che il fotografo si deve trasformare in “psicologo” e saper vedere anche le più piccole emozioni della modella che a davanti al suo obbiettivo. Questa è la parte più difficile da affrontare e questa parte non è scritta nei libri di tecnica fotografica.

6. Meglio un bravo fotografo e una cattiva modella o un cattivo fotografo e una brava modella?
Grande dilemma del mondo della fotografia, personalmente ritengo che una brava modella è il sessanta per cento della foto, il resto lo riempie il fotografo.

 

 

 

 
 

   

 
 
 

  

 
 
 
 

7. Quanto hanno di artificiale le pose assunte dalle tue modelle?
Spero niente … sono per una fotografia istintiva e dinamica, amo la modella che si muove ed esprime se stessa attraverso il linguaggio del suo corpo che mi regala la sua femminilità attraverso uno sguardo e un semplice gesto della mano. La posizione statica in atteggiamenti noiosi e stancanti non rientra nel mio genere fotografico.

8. Sei d’accordo che tra modella e fotografo, per realizzare un ottimo servizio, deve nascere una sorta di complicità?
Si … sono pienamente d’accordo … la complicità il capirsi al volo, il sentirsi al tatto sicuramente aiutano un fotografo a catturare la luce migliore che emana una ragazza. Io parlo con loro prima di ogni ripresa spiego quello che voglio realizzare e quanto sono preziose per raggiungere lo scopo, questo aiuta ad essere complici per la ricerca di uno scatto sognato.

 

 

 
       
 
 

 
 
 
 

9. Ti è mai capitato di infatuarti di una modella durante un servizio?
Mi innamoro tutte le volte che con una macchina fotografica mi avvicino ad una modella è un momento di fascino e di energia, peccato che dura solo il tempo del servizio

10. Qual è lo stile fotografico dove pensi di dare il meglio di te stesso?
Sono nato fotograficamente con il landscape e adesso che mi occupo di moda mi trovo a mio agio con la fotografa ambientata in esterni, una bella modella e il paesaggio intorno.

 

 

 

 

 

 
 

   

 
 
 

 

 
 
 
 

11. Bianco e nero o colore?
Dipende … amo la fotografia solare colori accesi e saturi, mi entusiasmo per i colori più leggeri pastello, non rifiuto il bianco e nero, dipende dal momento dello scatto se la luce mi permette di accedere alla gamma che mi interessa. Sicuramente è un buon rifugio il b/n quando abbiamo una luce smorta che produce colori spenti.

12. Per i tuoi scatti preferisci utilizzare tecniche analogiche o digitali? Perché?
L’analogico rimane un ricordo chiuso in qualche cassetto della memoria, così come la camera oscura, sono stati momenti dove ho imparato a capire la fotografia dove il margine di errore era molto più piccolo. Ancora adesso conservo un archivio di negativi in b/n e diapositive che di tanto in tanto controllo e visiono. Sono stato tra i primi a immettermi nel digitale e non ho più scattato una foto in analogico.

 

 

 
       
 
 

 
 
 
 

13. Trovi che le nuove tecnologie snaturino la fotografia?
No … la foto rimane sempre il prodotto di un processo mentale, l’artista vede la foto nella sua mente e cerca il modo di concretizzare quello che sente, il digitale aiuta come aiuta l’autofocus e tutte le nuove tecnologie, ho più spazio creativo ho più escursione fotografica e i margini di errore tecnico si sono notevolmente ridotti, la foto è poi quello che riesci a far vedere, l’analogico rimane una tecnologia superata.

14. Per descrivere una situazione serve più l'immagine o la parola?
L’immagine si veste di universalità, una foto è leggibile in qualsiasi parte del mondo, descrive un evento, un’emozione un fatto in un istante. La parola è confinata in un paese e per descrivere un evento ci vogliono pagine di parole.



 

 

 

 

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

15. Hai rinunciato a qualcosa per la fotografia?
Quando segui un cammino, il tuo cammino, quando senti solo una attrazione e una passione, viaggi con essa e ti dimentichi del resto, il resto non sono rinunce ma cose che non ti servono o elementi non indispensabili per il tuo scopo. Se devo rispondere sinceramente a qualcosa ho rinunciato, io ho rinunciato alle notti, nei primi momenti della carriera non riuscivo a mantenermi con la fotografia e quindi di giorno lavoravo come operaio, nei cantieri navali e la notte come fotografo in camera oscura. Poi fortunatamente le cose sono cambiate.

16. Quali pensi siano gli aspetti originali delle tue fotografie?
La semplicità di espressione amo una fotografia immediata dove si comunica e si capisce dove è il soggetto e il messaggio che si vuole trasmettere, una fotografia pulita con dentro il linguaggio universale della bellezza femminile.
 

 

 

 
       
 
 
 

17. Meglio un libro o una galleria per divulgare al meglio la fotografia?
Un libro è per sempre, lo conservi lo studi lo osservi. La mostra dura solo il tempo della mostra.

18. Suggerimenti a chi si sta avvicinando al mondo della fotografia.
Il consiglio importante è uno solo, cioè ognuno deve capire se è veramente la strada giusta, poi con un po’ di grinta e coraggio tutto viene da se.
Spesso accetto nei miei shooting ragazzi o ragazze alle prime esperienze fotografiche e che vogliono vedere come si lavora su un set fotografico, mi riempie di energia positiva vederli con gli occhi vibranti assorbire tutto ciò che sta accadendo, mi riporta indietro con la memoria ai miei primi momenti come assistente, momenti che mi hanno costruito, molto di più che mille libri di tecnica. La fotografia si fa in strada in un campo di battaglia si riesce a capire il sapore della vita.
 

 

 

 
 

   

 
 
 
 

19. Quale direzione prenderà in futuro la tua ricerca artistica?
Considero il mondo della moda ancora molto vasto, continuerò a esplorare e a viaggiare in questa terra seguendo la musa ispiratrice della bellezza femminile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
       
 
 
 


 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

www.fotografiche.eu