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Prendimi dove la luce si vela, tra le tenebre rade e i
bagliori più fitti, da questa finestra dove corrono
altrove, i filari di pioppi insecchiti dal vento.
Prendimi dove la luce s’appanna, come se mi vedessi
scontornata dall’acqua, di questa pioggia che cade e
uniforma l’intorno, di gatti e d’antenne sulle tegole
rosse.
Catturami dove la luce si oscura, e mi lascia in balia
dei tuoi scatti che ora, sembrano baci di bocca e di
cuore e mi lasciano muta alla pelle che trema.
Prendimi dove la luce s’adombra, dove s’annida il
mistero che schiudi, e s’aggrumano i sensi e si spaiano
gli occhi, per farmi più bella controluce in penombra.
Fermami ora e spezzami il fiato, perché nessuno potrebbe
fare altrettanto, nell’incanto di essere una curva e una
forma, un contrasto di luci che mi fa femmina bella.
Mi hai raccolta di giorno che cercavo un autore, che
intingesse i pennelli nei colori di luce, catturami e
scatta perché lo sento nell’aria, quell’attimo solo che
mi fa opera d’arte.
Adamo Bencivenga
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