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Puntuale ogni giorno le vedo arrivare, sono quaranta
come le carte, le riconosco lontano dal rumore dei
tacchi, ogni passo un secondo che tolgo all’attesa, ogni
passo un frammento ingrandito ai miei occhi. Portano di
solito un cappello di raso, un rossetto di fuoco e un
paio di occhiali, che non sono da sole e non sono da
vista, ma un vezzo di donna che svela a chi vuole, il
colore degli occhi e il tono d’ombretto.
Mi chiamano ingegnere come se davvero lo fossi, mi
parlano del tempo, del caldo asfissiante, di questa
sabbia che fine secca la pelle, e ci vorrebbe una
pioggia per modo di dire.
Le vedo, le guardo e rimango estasiato, dal cappello di
raso, dalle unghie perfette, quando una di loro taglia
il mazzo di carte che d’incanto è spuntato da una borsa
di pelle.
Sono quaranta ma una sola poi vale, come le carte
disposte a cerchio, perché non servono tutte ma una
soltanto, se il gioco consiste nel tentare la sorte, ed
affidarsi ad una donna che conosce il mestiere, che
gioca d’azzardo ed offre il suo cuore.
Adamo Bencivenga
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