Racconti di LiberaEva  Fotografia  Modelle   Racconti di Autore  Palco  Pittura  Interviste Impossibili  Contatti  Vetrina  Home

Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 

“Venghino signori, faccino il biglietto!”

di LiberaEva

Foto philnouros

 
 
 

Sarà che le lune navigano lente, sopra i barconi sull’acqua increspata, che inzuppa l’asfalto consumato dal sale, e dai forestieri vestiti di festa. Sulla piazza gremita rischiarata dai fuochi, la donna che magra tossisce sfacciata, questione di fumo, di mestiere e polmoni, questione di piedi che camminano scalzi, schivando i pezzi di vetri in agguato, gli sguardi curiosi con le tasche rigonfie.

Sono uomini grassi, allevatori di mucche, che cercano svago alla festa del santo, che hanno sentito parlare di Chiara, che bionda che bella forse un po’ magra, sarebbe un piacere soltanto vederla, toccarle quei seni che dicono a pera, e si sfidano ora al tiro al bersaglio, e poi alla corsa dei sacchi di iuta.

Sarà che i barconi sono carichi e zeppi, di uomini e pesci impigliati alle reti, e la festa del santo un solo pretesto, al vento che caldo soffia burlone, sotto le gonne di donne in attesa, del ballo previsto dopo la fine del circo. L’orchestra è già pronta e accenna pezzi di brani, striduli suoni accordati dal vento, come fumi d’odori che galleggiano in aria, e impregnano gli abiti nuovi di zecca, di pesce e di fritto sui capelli rifatti.

Bancarelle e giostre e giochi di luci, croccanti e nocciole e occhioni di bimbi, che guardano in aria rapiti dal vento, palloni e colori d’animali marini. Sotto il piccolo palco montato alla buona, sulle sedie di legno portate da casa, si consumano voglie di giovani sposi, che guardano gambe fasciate di rete, di ballerine che provano e riprovano passi, e ridono grasse alzando le gonne.

Sarà che davanti all’entrata del circo, vicino alla gabbia di un leone sopito, un nano da fiera si tiene il cappello, e agita mani grandi come palanche, ripetendo ossessivo le stesse parole. “Venghino signori, faccino il biglietto, per un’ora d’amore scontata a buon prezzo, sotto la tenda c’è Chiara che aspetta con le piccole pere già pronte per l’uso.”

Sulla piazza gremita l’orchestrina si scalda, coppie d’amanti si cercano gli occhi, si danno ritrovo dopo la festa, dietro la siepe a due passi da casa. Coppie sposate ballano strette, brillantina e dopobarba, orecchini e messe in piega, stasera è la volta che non capita spesso, un marito che chiede una moglie che offre.

Sarà che stanotte c’è amore per tutti, e gli uomini soli sono in trepida attesa, perché Chiara è lì dentro che aspetta, sotto la tenda e nessuno la vede, c’è solo un disegno spiegazzato dal tempo con un volto di bimba ed il corpo d’adulta. E il nano che grida per essere certo, che all’ultimo in fila gli arrivi la voce , che Chiara è bella, è magra nel giusto, bionda nell'anima ed anche più sotto, con le labbra vogliose a forma di cuore.

“Venghino signori comprino il biglietto, per cinque minuti di fuoco e di mani, per dieci scontati la parte migliore. Chi offre di più può avere dell’altro, magari le labbra, magari la bocca, magari di più se per caso la sorte, ha deciso che Chiara compi quell’atto, magari uno di voi se comprate il biglietto, a prezzo scontato per un giro di giostra.”

“Venghino signori ultimi biglietti, per una donna d’amore, d’amore a buon prezzo.” Venghino signori si sgola più forte, tra capannelli di gente che curiosa ci sbava, e s’informa sul peso, sugli anni e l’altezza, sulla bocca se è grande o quanto piccoli i seni, se è esperta davvero, se urla o sta zitta. Se davanti o di dietro, in piedi o distesa, se davvero è intatta oppure ci gioca.

Sarà che le lune navigano lente, sopra i barconi sull’acqua increspata, che inzuppa l’asfalto consumato dal sale e dai forestieri vestiti da festa. Quanta gente è contenta, quanta gente che canta, quanta gente che ride, beve, salta e si vanta, quanta gente che aspetta in fila dietro la tenda, qualcuno che chiede, qualcuno si tocca, quanti voti stanotte da sciogliere in fretta.

Perché sarà che le lune navigano lente, sopra i gommoni sull’acqua di pesto, e la gente impazzita aspetta il santo che a mezzanotte uscirà per la processione sul mare.

 
     
 
 
  COMMENTI DALLA RETE  
 
 
 

Sarà che anch'io come te scrivo racconti, ma sento l'urgenza di votare questa tua fatica e inviarti l'augurio che tanta venga a guardare il tuo spettacolo di cantastorie e faccia il biglietto Bruna

Cronaca di una morte annunciata. Ciao Scrittrice... hai un tipo di scrittura sicuramente bello, coinvolgente, diversa dal solito, che dà davvero l'emozione di vivere le sensazione che escono dalle righe del racconto.... Mi piace anche l'ambientazione giocosa e triste. Sì cara nelle tue descrizioni ci vedo una spessa velatura di tristezza, come se tutti i protagonisti fosse guidati da un destino lì poco a venire.
Ottima la pittura a tinte forti di Chiara, metafora di una sessualità vissuta in modo materiale e apocalittico, quasi quasi mi ricordi Marquez. Ciao cara Federico

 
 
 
 
 

commenta il racconto

   pubblicazione Marzo 2007 

 
 

       

 
 
 
 

Il materiale contenuto in questo sito è tutelato dai diritti d'autore. L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale. Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autrice

Statistiche della sezione