Racconti di LiberaEva  Fotografia  Modelle   Racconti di Autore  Palco  Pittura  Interviste Impossibili  Contatti  Vetrina  Home

Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

C'è un angolo di pace

di LiberaEva

Foto martinpelzer

 
 
 

C’è un angolo di pace vicino alla stazione, c’è un albero di fico che scende verso il fiume, non è facile trovarlo se non conosci quale siepe, s’interrompe giusto apposta per fartici passare. E’ un viottolo che scende e curva dopo il palo, dove nessuno hai mai portato un sorso di corrente, e in cima non c’è luce ma un nido spennacchiato, che serve agli uccelli che non hanno un posto fisso, ma rimangono una notte ed all’alba vanno altrove.

C’è un angolo di pace, uno spiazzo grande quanto, quattro macchine in sosta che si fanno compagnia, che d’inverno appannate celano il segreto, di bocche clandestine che si cercano nell’ombra. Non c’è nessun intruso o poliziotto di quartiere, che sappia dove sono o possa arrivarci, non c’è nessuna moglie o marito in pensiero, perché in quest’angolo di pace è proibito a chiunque voglia, squarciare quella nebbia che s’addensa lungo il fiume.

C’è un angolo di pace ed un rudere romano, gatti appollaiati sul cofano più caldo, c’è un cane che t’aspetta dopo il palo della luce, e ad ogni macchina che passa avverte il padrone, un vecchietto col cappello con la faccia da guardiano, che t’accompagna verso il posto o ti fa cenno di aspettare. Per il prezzo di una birra ti offre dei giornali, un rotolo di carta e poi se vuoi a parte, quello che ti serve per evitare altre sorprese, perché in quest’angolo di Roma c’è solo tanta pace, con la luna che ti guarda tra il rossore di un tramonto, ed a volte basta poco per distrarsi in un ti amo.

C’è un angolo di pace dove niente poi traspare, perché da questa parti vengono coppie non sposate, oppure già accoppiate con altri che non sanno, che c’è un angolo di pace vicino alla stazione, dove i treni non li aspetti e non fanno mai ritardo, dove non c’è nessuna coda o una metro affollata, un taxi che non trovi o un vigile che fa multe, ma solo una pozzanghera che rispecchia l’imbrunire.

C’è un angolo di pace e ti chiedi come mai, basta una stradina che scende verso il fiume, un nido spennacchiato ed un palo della luce, un guardiano che somiglia al suo cane mezzo storto. Lasciati condurre se per caso poi sei solo, perché appena fuori c’è una donna che t’aspetta, per chiudere la porta e lasciare il mondo fuori, per prenderti per mano col cappello e la veletta, e ti parla a bassa voce e ti dice piano piano, di fare attenzione alla siepe interrotta. Perché c’è un angolo di pace vicino alla stazione, c’è un albero di fico che scende verso il fiume, non è facile trovarla se non conosci quale siepe, che s’interrompe giusto apposta per fartici passare.


 

 
     
 
 
 
 
 
 
 
     
 
COMMENTI DALLA RETE


Sobria, ma visionaria e metaforica;
mi ricorda De Andre’. Complimenti. Ciao; Alex

Bel racconto scorrevole... Lidia

Molto bello..... anche a me ricorda de Andrè.... mele

 
 

     
 

 
 
 

 

commenta il racconto

   pubblicazione Febbraio 2008 

 
 

       

 
 
 
 

Il materiale contenuto in questo sito è tutelato dai diritti d'autore. L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale. Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autrice

Statistiche della sezione