Tu che conosci il mare portami dove l’onda, si rivolta
e fa la cresta, si consuma e fa l’amore, col cielo che la sfiora, la tocca
e poi si fonde, in un unico colore d’azzurro che traspare, in un'unica
ragione che ragione non ammette per lasciarsi conquistare e rapire dal suo
letto. Perché tu conosci il mare e conosci le sue stelle e punti la tua
prua per risalire la corrente, e punti il tuo ardore d’esplorare lidi ed
anse, perché tu conosci il mare, dove l’amore fa le pieghe, di pelle che
ora schiudi come porti sempre aperti e le riempi di parole che danzano
stipate nell’imbocco che gorgoglia e s’accalcano compresse come sciami,
come barche, in coda al tramonto.
Perché tu conosci il mare e sai dove inabissare, le
carezze come spume tra le curve che ti dono, tra i disegni arabeschi che
umidi e più fitti, colano a gocce, raggomitolati nei recessi, nelle forme
ora vive, nelle darsene rimaste, per anni in attesa, nelle sere ad
ascoltare, il suono della nebbia che cala sopra il molo, il tonfo di un
tramonto sopra al davanzale.
Tu che conosci il mare apprezzami per l’acqua, che ad
anelli si dirada tra ninfee fluttuanti, perché tu sei il sasso ed io la
risacca, che rigurgito sospinta dal risucchio e dalla brezza, tra le labbra
in risalita che lasciano la scia, come lumache sopra i muri e sopra la
corteccia, la stessa che traballa ad ogni colpo che mi rende, foce d’ogni
delta che s’allarga dentro il mare.
Perché tu conosci il mare e i lampi di passione, quelli
che di notte si ramificano viola e lilla, quelli che di giorno precedono i
tuoni, preludio alla tempesta tra gemiti e sussurri, che inarrestabile mi
travolge e cavalca la mia onda, perché io sono molo dove attracchi la tua
barca, sono porto che t’accoglie, t’aspetta e si ridesta, e divento la tua
vela che amoreggia ad ogni alba, per essere sirena che t’ammalia in mezzo
al mare.
Perché tu conosci il mare e sai come navigare,
orientarti con la luna e a volte con il vento, perché stanotte tira forte
e gonfia la mia vela, e gonfia le mie labbra d’odori e di spezie, di gente
d’altri posti, di suoni forestieri, di rutti e di bestemmie, di battelli
clandestini. Affoga il tuo istinto nei fondali dell’abisso come se io
fossi mare e t’è dolce naufragare, annegati fin dove trovi quel relitto,
di ori e di coralli, di stive d’altri tempi, di damaschi e di broccati,
d’essenze orientali. Perché tu conosci il mare e sai dove andare, perché
domani sarà bel tempo, sicura che non piove