Se fossi sua moglie passeresti la notte, distesa sul
letto e lui di fianco che dorme, ed al primo respiro dimostrargli il tuo
affetto, preparargli una tisana se per caso sta male, senza pensare che
potrebbe tradirti, che un’altra lo tenti di giorno o nel sogno, ed a volte
succede che ci fa pure l’amore, già se fossi sua moglie… se fossi sua
moglie avresti dei figli, che riempirebbero i giorni e il tempo che pesa,
ma soprattutto saresti tranquilla e sicura, che per quanto l’amore possa
finire, sarebbe difficile non vedersi per sempre.
Se fossi sua moglie avresti tempo per dire, per
truccarti la faccia e cambiare d’umore, e non come ora che alterni il
sorriso, al pianto che viene copioso e da solo, quando sovrapponi le
smanie alla noia, e davanti ai suoi occhi ti scaldi e t’abbatti, che a
volte davvero sembri una pazza, perché se davvero fossi sua moglie non ci
sarebbe bisogno, di fare la pace prima che vada, a volte davvero neanche
un litigio, perché la rabbia scompare col tempo che scorre, si dissolve in
un niente sulla strada di casa, e ti prendi le colpe perché quello che
resta, è un senso incompiuto di averlo vicino.
Se fossi sua moglie non staresti per ore, davanti allo
specchio a lisciarti i capelli, a guardarti se il seno ha la forma più
giusta, della voglia di maschio che avida succhia, della brama che assale
una donna già pronta, a farsi sgualcire la pelle fin dove, nessuno mai s’è
cullato d’inverno, nemmeno d’estate uno spicchio di sole. Non staresti qui
delusa a pensare, che nel frattempo hai preso un chilo di troppo,
dall’ultima volta che vi siete incontrati, in quell’albergo di Ostia
all’ultimo piano, con la vetrata a parete a strapiombo sul mare.
Se fossi sua moglie avreste altro da fare, portare giù
il cane o fare la spesa, farti la doccia mentre l’altro è in giardino, e
comunque non sempre a fianco vicini, a parlare di anima e promettervi
amore, a fissare un tramonto che è spesso un pretesto, per darsi piacere
così come viene. Perché il più delle volte quando è l’ora d’andare,
l’incertezza ti assale e sei quasi convinta, che domani potrebbe
conoscerne un’altra, bella e signora con un cappello di paglia, con una
gonna di fiori e un vento più forte, scoperta nel punto dove s’annida
l’intrigo, e poi non rimane che lasciarsi guidare.
Perché di donne belle ne è pieno il mondo, in ufficio,
a teatro o in una mostra d’autore, e più spesso per strada dove camminano
ignare, d’essere mine e bombe vaganti, o alle volte in agguato che si
fanno guardare, il seno abbondante che dal niente traspare. Alle volte più
vicino di quanto non credi, nei palazzi o in case come amiche o parenti,
con i sensi sopiti ed una voragine dentro, perché davvero poi basta meno
di un niente, perché davvero succede come a noi del resto, un sorriso
gentile ed un timbro di voce, e senti il tuo sangue che s’addensa e
s’aggruma, e il cuore che batte ti dà la misura, di quanto è più fondo il
vuoto che vivi.
Gli dai il tuo numero con fare distratto, che lui
s’annota geloso e ripete a memoria, e ti dice che mai lo userà per
chiamare, ma aspetta con ansia che ti fai risentire. E sono sguardi e
messaggi alle volte un fiore, per sentirti rinata, per sentirti diversa, e
sperare che chiami nel momento preciso, che tuo marito ha portato il cane
per strada. E davvero squilla, certo che squilla, e si scusa se è stato
troppo invadente, lo rimproveri bonaria ma solo per finta, perché dopo
sicura ti strappa un invito, dalle cinque alle sette di un giorno feriale,
nell’orario comunque che dà meno sospetti.
Ti accorgi ben presto che stai entrando nel ruolo, che
hai criticato schifata con le tue amiche per anni, e scopri segreta
un’emozione poi un’altra, vissuta da dentro senza che nessuno lo sappia.
Eh sì che allora vai per negozi, e diventi cliente della merceria sotto
casa, dove un po’ ti vergogni ma poi ti fai forza, mentre sul banco ti
mostra pizzi e merletti, una mutandina che mai avresti osato comprare, un
reggiseno a balze che riempie e modella, ed a casa riponi in fondo al
cassetto.
Ma poi ci ritorni e compri dell’altro, lei ti consiglia
mentre ti guardi allo specchio, e ti provi ogni cosa perché il dubbio
t’assale, se il rosso ti sbatte sulla pelle di seta, sulla calza velata
con la riga che corre. E li indossi davvero e ti senti diversa, e ti senti
leggera e femmina bella, attenta ai dettagli che prima ignoravi, che ora
segreta porti sotto la gonna, ed aspetti l’istante come quel soffio di
vento, per dargli il segnale che sei consenziente, per dargli quel cenno
che s’aspetta da giorni, senza per questo spiegarti a parole, che t’ha
presa davvero l’anima e il cuore, e poi anche il resto ma non è ancora il
momento. Torni a casa e nel letto ci pensi, che tu sei la stessa e madre
di figli, che sei troppo vecchia per giocare all’amore, e questi sogni li
lasci a fanciulle più acerbe. Ma dura un momento, una notte soltanto,
perché la mattina ti trovi a pensare, la faccia più finta per cercare una
scusa, per inventarti una storia e volare leggera.
E fingi davvero certo che fingi, che trovi ritagli da
vivere in fretta, prima che tuo figlio esca da scuola, mentre tua figlia è
a lezione di piano, perché lui oggi aveva del tempo, e ti ha scritto un
messaggio come fosse un appello, per scavarti la carne dell’anima in
fiamme, per toccarti quel seno che mostri e rimostri. Ti dai della pazza
ma non puoi farne a meno, dentro una macchina a due passi da casa, dietro
quell’angolo che non copre nessuno, nemmeno la tua testa che ora si muove,
e da fuori chiunque potrebbe intuire.
E la sera fingi certo che fingi, un gran mal di testa
se tuo marito ti vuole, perché non è il sesso che ti sazia lì in fondo, ma
un misto di sensi che scambi col cuore, e ti basta poi poco per sentirti
appagata, uno squillo una voce chiusa nel bagno, con l’acqua che scorre
per non dare sospetti. Sono frasi spezzate che non dicono nulla, fiati e
promesse per vedersi al più presto, i tuoi figli, i suoi figli, la scuola,
il lavoro, le parole più calde che si fanno volgari, che incedono fitte e
le lasci ridire, e scendono dense nel posto che prima, hai sbarrato a chi
ora già dorme nel letto.
E sarà un turbine di domande e risposte, lui che chiede
e tu che l’accetti, quando la sera inizierai ad uscire, trovando il
coraggio d’inventarti un’amica, una cena, un lavoro che lui non conosce,
compagni di scuola che non vedi da anni. Ti accorgerai che quei baci sono
sempre più caldi, che le sue dita sono sempre più lunghe, il suo sesso
l’inferno che ti travia e ti plagia, e ti monta per bene come nessuno ha
mai fatto. Convinta gli giuri che sarebbe bastato, incontrarlo poco prima
che ti sposassi, prima di Luca e Francesca che ora, si stanno chiedendo
perché ancora non torni.
Gli dici convinta che se fossi sua moglie, avresti più
tempo per dirgli ti amo, perché questi ritagli non danno l’essenza, di
quanto una donna ha bisogno di affetto, che ti senti incompiuta perché le
ore del giorno, sono troppo lunghe per viverle in fretta. Già, se fossi
una moglie… e ti blocchi al pensiero, se fossi una moglie che per il resto
lo sei, di un altro diverso sempre sbagliato, che se ne fossi l’amante
staresti qui a pensare, magari in questo albergo lo stesso sul mare,
magari nel letto dove ti prende e ti piace, che alterna parole
come troia ed amore… che se fossi sua moglie sarebbe tutto diverso.