I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

LiberaEva

Se finisse soltanto con la luna che schiara?

fabrizio costanzi

 
 
 
 
 

Se finisse soltanto con la luna che schiara? In questo bar all’aperto a dirupo sul mare, tra i tavoli fitti di un’estate vicina. Perché lui non sa quanto ho penato, a parte le volte che sono stata diretta, ed ora m’accorgo che è stato tempo sprecato, mentre fisso il suo sguardo evasivo e distante, per tutte le volte che nella stanza in ufficio, ammiccavo una cena e un ristorante di lusso. Perché credevo davvero che fuori di sera, sarebbe stato diverso nonostante i dinieghi, perché ero sposata e lui dieci anni di meno, perché ero il suo capo e madre di figli, ma ogni giorno speravo che qualcosa cambiasse, davanti a un gelato come ora mi gusto.

Se finisse soltanto con la luna che schiara? Mi domando impaziente seguendo i suoi occhi, che parla e riparla delle sue lezioni di vela, e del torneo di tennis dove è arrivato secondo. Come faccio a dirgli che tutto ciò non ha senso, che non sono uscita per scoprire che un ace, è una palla diretta con un punto in battuta, perché io volevo parlare di altro, e dirgli il motivo perché gli ho fatto la corte e dirgli quanta rabbia mi cova nel petto! Come mai non s’accorge che non sto nella pelle? Perché solo da poco ho saputo il motivo, perché mio marito s’addormenta più presto. Era evidente mi ha detto Cecilia, “Come hai fatto a non accorgerti prima?” e poi ha aggiunto per non pensarci più oltre, che l’unico modo è consumare vendetta. Per questo ho iniziato ad ammiccare in ufficio, a parlargli di cene di pesce e buon vino, ed ora sono qui con gli occhi profondi, più fondi del fondo per andarci in quell’oltre, e vederci che dentro c’è una donna delusa, ferita nel punto dove l’amore fa male.

Se finisse soltanto con la luna che schiara? Tra questi capelli di shampoo stasera, ho tagliato le punte e rifatto il colore, per essere nuova, per essere bella, contenta davvero d’esserci riuscita, e non somigliare all’altra me stessa che conosce a memoria, che ogni giorno per anni gli siede davanti, che mai e poi mai avrebbe fatto quel passo.

Non sono esperta e non so per davvero, come si inizia a mandare segnali, a dirgli che ora non mi frega poi nulla, se sono il suo capo e non ci sarebbe concesso. Ho messo una gonna che danza col vento e scivola a velo sulla mia pelle abbronzata, ho messo le scarpe con il laccetto d’argento, perché il riflesso di luna non vada poi perso e la luce poi nutra il piacere degli occhi, un sogno magari che non finisca col conto, ma continui dopo in un motel a due passi, immerso in un parco con i rumori lontani, di auto e camion che corrono altrove.

Se finisse soltanto con la luna che schiara? Lo guardo e lo ascolto e sono certa e sicura, che tutte le volte che ha declinato l’invito, è stato timore e non certo per altro, perchè so che gli piaccio e questo mi basta e vorrei che sapesse che una donna ferita, può arrivare fin dove l’istinto la guida e che sono uscita per un motivo preciso, perché nel mio cuore s’è aggrumata vendetta e stasera vorrei che defluisca leggera, aiutata dal primo che non è certo il più bello, aiutata dal riflesso di una luna che plana sopra il mio seno che ora ribelle si gonfia, che io dico per l’ansia, ma che forse è soltanto, l’unico modo che conosco da sempre, per sentirmi leggera disinvolta e matura, pronta se vuole senza il minimo dubbio.

Se finisse soltanto con la luna che schiara? Avrei paura stasera di tornarmene a casa, perché uscirebbe intera la mia debolezza, fatta di come mai e come ha potuto e domande sospese perché nessuna risposta, potrà mai saziare la mia inquietudine dentro. “Devo ripagarlo con la stessa moneta!” Mi sono detta per giorni ossessiva e decisa, ma queste ore che passano non lasciano il segno, non mi danno la colpa che servirebbe al mio cuore, di lenire quell’onta e svuotare il rancore. Lui ora s’alza e va a pagare il conto, mi dice che è tardi che qualcuno l’aspetta, lo guardo, lo fisso e mi sale la rabbia, avendolo scelto tra i tanti a quest’ora, che lo vedo mi guardano e non basterebbe che un cenno e darebbero il meglio e darebbero tutto, magari in un posto dove non è casa e né albergo, ma solo dei pini a farci da tetto, a cercarmi giù in fondo come rete da pesca che a strascico estirpa ogni cosa che incontra.

Se finisse soltanto con la luna che schiara? Ormai non è più un dubbio ma solo certezza, lui guida e tiene le mani al volante, senza sapere che una poi basta ed al posto del cambio c’è una donna che aspetta, ed io l’aspetto in silenzio ed attenta, a tutti i chilometri che passano invano. Perché davvero basterebbe poi niente, se staccasse la mano e l’adagiasse nel posto, dove nitidi sento i tonfi del cuore. Perché lì c’è un vuoto tra un battito e un altro, perché lì c’è una voragine che voglio riempire, anche lungo la siepe d’alloro che corre, almeno un momento se qualcuno l’aspetta. Ma lui non parla e guarda fisso la strada, senza notare che se si voltasse di un niente, vedrebbe il mio seno che fa capolino, perché un bottone è partito da tempo e l’altro è in attesa d’un respiro più forte.

Venti chilometri e mi viene l’ansia a pensarlo, che se ora volesse m’accontenterei di un gesto, magari di un bacio di labbra accennate, d’una mano che sfiora appena la gonna, che non sporcherebbe la mia anima inquieta, ma prolungherebbe a domani l’attesa del meglio.

Se finisse soltanto con la luna che schiara? Mi faccio coraggio e slaccio il bottone, gli prendo la mano con un gesto deciso, la stringo, l’afferro e la porto sul seno, gli faccio sentire quanta voglia c’è dentro, e quanto calore, e quanta la smania d’essere femmina, donna ed adulta, che aspetta il suo maschio per rabbia e per voglia, che aspetta soltanto una frenata improvvisa per scivolare leggera sul sedile di dietro, oppure qui ora perché tanto è lo stesso, per appagarmi nel punto dove qualcosa a conchiglia si schiude in attesa di sapere che in fondo, il vuoto che sente è soltanto ricordo. Ma la sua mano è inerte, non la sento da uomo, morta e molliccia si lascia guidare, prima sul seno per poi andare lì dove il velo di stoffa non nasconde e non copre, le mie gambe abbronzate che schiuse, che aperte, gli danno il permesso di proseguire da solo.

Se finisse soltanto con la luna che schiara? Lui si ritrae come se avesse preso una scossa! Guarda dritto la strada, i semafori, i pini, serio mi dice che l’amore che cerca, non possiede due tette di una donna che vuole, perché il suo amore che ora l’aspetta, ha le labbra di foglia e gli occhi di mare, e veste di bianco ma non porta la gonna, ha la bocca carnosa ma non mette il rossetto. Ora sorride ma continua a guidare. Non so più che dire e m’allaccio il bottone, il mio seno a fatica si rimette composto, mancano ormai solo pochi oleandri, e la siepe d’alloro è finita da tempo. Sorrido ma mi sento ridicola, perché non m’esce altra parola, ammazzo i secondi guardando dal vetro, la luna che insegue e sta schiarendo davvero.

 

 
 
 
     
     
 
 
     
 

 

  

 
 

       

 
 
 
 

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