Se finisse soltanto con la luna che schiara? In
questo bar all’aperto a dirupo sul mare, tra i tavoli fitti di
un’estate vicina. Perché lui non sa quanto ho penato, a parte le
volte che sono stata diretta, ed ora m’accorgo che è stato tempo
sprecato, mentre fisso il suo sguardo evasivo e distante, per
tutte le volte che nella stanza in ufficio, ammiccavo una cena e
un ristorante di lusso. Perché credevo davvero che fuori di sera,
sarebbe stato diverso nonostante i dinieghi, perché ero sposata e
lui dieci anni di meno, perché ero il suo capo e madre di figli,
ma ogni giorno speravo che qualcosa cambiasse, davanti a un gelato
come ora mi gusto.
Se finisse soltanto con la luna che schiara? Mi
domando impaziente seguendo i suoi occhi, che parla e riparla
delle sue lezioni di vela, e del torneo di tennis dove è arrivato
secondo. Come faccio a dirgli che tutto ciò non ha senso, che non
sono uscita per scoprire che un ace, è una palla diretta con un
punto in battuta, perché io volevo parlare di altro, e dirgli il
motivo perché gli ho fatto la corte e dirgli quanta rabbia mi cova
nel petto! Come mai non s’accorge che non sto nella pelle? Perché
solo da poco ho saputo il motivo, perché mio marito s’addormenta
più presto. Era evidente mi ha detto Cecilia, “Come hai fatto a
non accorgerti prima?” e poi ha aggiunto per non pensarci più
oltre, che l’unico modo è consumare vendetta. Per questo ho
iniziato ad ammiccare in ufficio, a parlargli di cene di pesce e
buon vino, ed ora sono qui con gli occhi profondi, più fondi del
fondo per andarci in quell’oltre, e vederci che dentro c’è una
donna delusa, ferita nel punto dove l’amore fa male.
Se finisse soltanto con la luna che schiara?
Tra questi capelli di shampoo stasera, ho tagliato le punte e
rifatto il colore, per essere nuova, per essere bella, contenta
davvero d’esserci riuscita, e non somigliare all’altra me stessa
che conosce a memoria, che ogni giorno per anni gli siede davanti,
che mai e poi mai avrebbe fatto quel passo.
Non sono esperta e non so per davvero, come si
inizia a mandare segnali, a dirgli che ora non mi frega poi nulla,
se sono il suo capo e non ci sarebbe concesso. Ho messo una gonna
che danza col vento e scivola a velo sulla mia pelle abbronzata,
ho messo le scarpe con il laccetto d’argento, perché il riflesso
di luna non vada poi perso e la luce poi nutra il piacere degli
occhi, un sogno magari che non finisca col conto, ma continui dopo
in un motel a due passi, immerso in un parco con i rumori lontani,
di auto e camion che corrono altrove.
Se finisse soltanto con la luna che schiara? Lo
guardo e lo ascolto e sono certa e sicura, che tutte le volte che
ha declinato l’invito, è stato timore e non certo per altro,
perchè so che gli piaccio e questo mi basta e vorrei che sapesse
che una donna ferita, può arrivare fin dove l’istinto la guida e
che sono uscita per un motivo preciso, perché nel mio cuore s’è
aggrumata vendetta e stasera vorrei che defluisca leggera, aiutata
dal primo che non è certo il più bello, aiutata dal riflesso di
una luna che plana sopra il mio seno che ora ribelle si gonfia,
che io dico per l’ansia, ma che forse è soltanto, l’unico modo che
conosco da sempre, per sentirmi leggera disinvolta e matura,
pronta se vuole senza il minimo dubbio.
Se finisse soltanto con la luna che schiara?
Avrei paura stasera di tornarmene a casa, perché uscirebbe intera
la mia debolezza, fatta di come mai e come ha potuto e domande
sospese perché nessuna risposta, potrà mai saziare la mia
inquietudine dentro. “Devo ripagarlo con la stessa moneta!” Mi
sono detta per giorni ossessiva e decisa, ma queste ore che
passano non lasciano il segno, non mi danno la colpa che
servirebbe al mio cuore, di lenire quell’onta e svuotare il
rancore. Lui ora s’alza e va a pagare il conto, mi dice che è
tardi che qualcuno l’aspetta, lo guardo, lo fisso e mi sale la
rabbia, avendolo scelto tra i tanti a quest’ora, che lo vedo mi
guardano e non basterebbe che un cenno e darebbero il meglio e
darebbero tutto, magari in un posto dove non è casa e né albergo,
ma solo dei pini a farci da tetto, a cercarmi giù in fondo come
rete da pesca che a strascico estirpa ogni cosa che incontra.
Se finisse soltanto con la luna che schiara?
Ormai non è più un dubbio ma solo certezza, lui guida e tiene le
mani al volante, senza sapere che una poi basta ed al posto del
cambio c’è una donna che aspetta, ed io l’aspetto in silenzio ed
attenta, a tutti i chilometri che passano invano. Perché davvero
basterebbe poi niente, se staccasse la mano e l’adagiasse nel
posto, dove nitidi sento i tonfi del cuore. Perché lì c’è un vuoto
tra un battito e un altro, perché lì c’è una voragine che voglio
riempire, anche lungo la siepe d’alloro che corre, almeno un
momento se qualcuno l’aspetta. Ma lui non parla e guarda fisso la
strada, senza notare che se si voltasse di un niente, vedrebbe il
mio seno che fa capolino, perché un bottone è partito da tempo e
l’altro è in attesa d’un respiro più forte.
Venti chilometri e mi viene l’ansia a pensarlo,
che se ora volesse m’accontenterei di un gesto, magari di un bacio
di labbra accennate, d’una mano che sfiora appena la gonna, che
non sporcherebbe la mia anima inquieta, ma prolungherebbe a domani
l’attesa del meglio.
Se finisse soltanto con la luna che schiara? Mi
faccio coraggio e slaccio il bottone, gli prendo la mano con un
gesto deciso, la stringo, l’afferro e la porto sul seno, gli
faccio sentire quanta voglia c’è dentro, e quanto calore, e quanta
la smania d’essere femmina, donna ed adulta, che aspetta il suo
maschio per rabbia e per voglia, che aspetta soltanto una frenata
improvvisa per scivolare leggera sul sedile di dietro, oppure qui
ora perché tanto è lo stesso, per appagarmi nel punto dove
qualcosa a conchiglia si schiude in attesa di sapere che in fondo,
il vuoto che sente è soltanto ricordo. Ma la sua mano è inerte,
non la sento da uomo, morta e molliccia si lascia guidare, prima
sul seno per poi andare lì dove il velo di stoffa non nasconde e
non copre, le mie gambe abbronzate che schiuse, che aperte, gli
danno il permesso di proseguire da solo.
Se finisse soltanto con la luna che schiara?
Lui si ritrae come se avesse preso una scossa! Guarda dritto la
strada, i semafori, i pini, serio mi dice che l’amore che cerca,
non possiede due tette di una donna che vuole, perché il suo amore
che ora l’aspetta, ha le labbra di foglia e gli occhi di mare, e
veste di bianco ma non porta la gonna, ha la bocca carnosa ma non
mette il rossetto. Ora sorride ma continua a guidare. Non so più
che dire e m’allaccio il bottone, il mio seno a fatica si rimette
composto, mancano ormai solo pochi oleandri, e la siepe d’alloro è
finita da tempo. Sorrido ma mi sento ridicola, perché non m’esce
altra parola, ammazzo i secondi guardando dal vetro, la luna che
insegue e sta schiarendo davvero.