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Mi sveglio. Dio che ore sono? Quanto ho dormito? Guardo la
sveglia. Le otto di sera! Mi ero appoggiata solo un attimo sul letto, oggi
è stata una giornata tremenda. Oddio sì, oggi è il mio compleanno! Me ne
ero scordata. Sento dei suoni in giardino, c’è un tecnico che sta provando
l’impianto dello stereo. Mio marito ha organizzato una festa a sorpresa
tutta per me! M’alzo di fretta. In sala sul tavolo c’è un enorme mazzo di
rose lilla.
“L’ha portate il fioraio dieci minuti fa.” Mi dice Marco,
mio marito, senza cura. Mi precipito e cerco il biglietto. Dio non sarà
mica pazzo! Penso.
C’è scritto PER CLAUDIA, CLAUDIO. Sorrido e m’accorgo che
devo dare spiegazioni. “E’ l’amico di Cecilia.” Ma mio marito ha altro da
fare. Sta discutendo col cameriere del catering dove mettere il tavolo
degli antipasti. Gli vado vicino. “Ed io cosa devo fare?” Mi sfiora la
guancia “Nulla cara.” “Allora vado a prepararmi.”
Chissà se un’ora mi basta. Sì voglio essere bella e ballare
in faccia alla luna, non conosco le mogli degli amici di Marco. Ma sarò
più bella di loro perché stasera è la mia festa! Perché stasera davvero
sono inavvicinabile, e la bellezza più vera è quella non colta. Mentre
l’altra che accarezzi e tocchi, passa e va via alla prima lavata di mani.
Sono nel bagno che mi guardo allo specchio. Devo essere
bella, bella per me stessa e gridare al mondo che la femmina è femmina
quando si nega, ma è ancora più femmina quando si sente inviolata e
padrona d’ogni maschio che balla, che la porta e le struscia il vestito,
di seta da sera che stasera ho deciso.
Oddio quanto è tardi! Sento già Cecilia che ride e che
strilla, Cecilia sa di noi, di me e di Claudio. Sento altre voci che non
conosco, ma non sento quella di Claudio, forse non sarà venuto, forse
Cecilia non l’avrà avvertito oppure la sua cagna bastarda ha deciso di
partorire stasera.
Di là tutto è pronto ed io sono ancora qui chiusa, non è
carino fare aspettare gli ospiti, ma mi sono persa dentro lo specchio,
perché voglio assomigliare alla donna del sogno, che sciama e cammina
lungo una fila di maschi e si sente padrona e non pensa che il vuoto che
sente, possa essere riempito da uno qualunque che stende le mani. Mi giro
tre volte mi guardo e mi scruto, il vestito mi fascia senza una piega.
Oddio quanta gente! Il giardino è pieno di urla, di garbo e
discorsi, di uomini in nero vestiti eleganti, di belle signore e una
musica bassa che alza le gonne e tintinna i bicchieri e colora i piatti, e
le giacche di due camerieri pazienti e cortesi.
E’ samba latino, è una cena all’in piedi, è Cecilia che
appena mi vede, grida al mondo che non c’è donna più bella. Oddio che
figura. Eppure lo sono, porto un vestito rosso che si svasa leggero sopra
il ginocchio, che si spacca tra il seno mostrando un collier che da anni
non porto.
E’ samba latino passetti di nani, è gioia di dire che
stasera ci sono, che è la mia festa. Marco fa capannello con tre signore
avvenenti, mogli di amici che io non conosco. Sicura che sta raccontando
una storiella un po’ spinta, magari quella del genio che dice ogni volta.
E’ felice lo vedo, ci teneva stasera a farmi vedere bella e che donna
davanti ai suoi amici e colleghi! Che non cambierebbe un giorno da quando
siamo sposati, che dico un istante…. , convinto che non possa esistere al
mondo un’altra donna come sua moglie.
E’ samba latino, una coppia che balla, due amici di scuola
che non vedevo da tempo. E poi Claudio … Oddio mi ero scordata! Che seduto
in disparte guarda i tasti del piano, e ripete sottovoce parole spagnole.
Mi tremano i tacchi, ma faccio la vaga, gli vado incontro e gli chiedo se
vuole bere qualcosa, gli vado incontro e gli vedo le mani, che ieri dopo
l’amore mi facevano senso, ed ora sembrano più distanti di mio marito nel
letto.
Ci diamo del lei e mi sento sicura, in fin dei conti non
avevo dubbi che si comportasse da persona discreta, gli domando se gli
piace la casa e questo giardino pieno di piante e fiori che curo con le
mie mani. Cecilia è lontana in sala da pranzo, e come sempre a suo agio,
immersa in discorsi d’arte e pittura, a sbracciarsi d’elogi su un quadro
sul muro che nemmeno sapevo che avesse valore. Lui s’alza e mi prende da
bere, mi viene vicino e mi parla all’orecchio, “E’ incantevole mia
splendida signora! Cosa darei per farci l’amore stasera.” D’istinto
indietreggio di colpo e cerco con gli occhi mio marito che balla.
E’ samba latino è un brivido forte che si irradia a rami
dal seno e ci torna insolente come una punta di spillo. Vedo mia suocera e
m’allontano stordita, le vado incontro e la bacio in uno slancio che lei
non capisce. Mi dice che è ora di far servire la cena, che sono troppo
distratta e che i rustici al miele sono davvero gustosi. Mi parla la
sento, ma il brivido caldo mi fa un vortice dentro, mi fa tremare le gambe
e maledire le scarpe, troppo alte per non desiderare un appoggio.
Mi siedo su un vimini a dondolo e mi faccio portare una
grappa, mio marito mi vede e mi viene vicino. “Sei splendida Claudia, ti
amo!” Ma non aggiunge nient’altro. Eccola la differenza tra marito ed
amante, la differenza tra la trasgressione e l’amore, il suo ti amo non fa
effetto, non mi penetra in pancia, rimane un complimento sospeso
nell’aria, che mi serve e m’aiuta quando sono depressa, quando fa buio la
sera e mi sento da sola, ma ora non serve, è samba latino è sangue
bollente nelle vene che scorre. Due primi ed un secondo e fiumi di vino,
ogni tanto qualcuno s’avvicina e mi bacia, e fa battute dicendo che gli
anni che festeggio non sono quelli che porto.
E’ samba latino, mezzanotte passata, tra poco la torta con
quarantacinque candeline, poi di nuovo si balla. In un gioco di specchi
vedo Claudio rimasto fuori dal gruppo, mi fa cenno col capo, gli vado
vicino, ormai sollevata da ogni tipo di rito. Lo invito a ballare e subito
accetta, sopra il suono melenso di una musica lenta. Che mi dicesse pure
che stasera vuole fare l’amore! Ricordarmi che ieri m’ha presa nella sua
auto, in un parcheggio, tra un cane che corre ed una puttana che batte, ed
una lampo che scende senza farmi la corte.
Mi sento tranquilla perché la festa è piaciuta e sta per
finire, mi striscia e mi struscia il vestito da sera, ma è un normale
ballare tra la padrona di casa e un ospite che per tutta la sera è rimasto
in disparte. Pronuncia il mio nome come se contenesse magia, voluttà
inappagata di una donna che finge che se volesse all’istante si
ritroverebbe distesa dentro l’auto di un parcheggio di notte a sbattere
gambe su un cruscotto di legno, ed arrotolarsi la gonna per farlo godere.
Ma non è così e lui non capisce che stasera mi sento solo sposa e fedele,
che il segreto di ieri si è dissolto nell’aria, tra i calici alzati ed un
coro di baci. Mi stringe e costringe a tenermi distante, quella distanza
di niente che salva la faccia, che non fa le pieghe al vestito e tiene a
parte gli sguardi. Mi ripete che m’ama che ha bisogno di pochi minuti dove
nessuno possa interpretare il labiale e guardarmi negli occhi e sentirmi
l’odore del seno che mostro e fa fatica a guardare, delle gambe gemelle
che mi vorrebbe spartire.
Mi struscia e mi tocca ora è più forte il vapore, di parole
pungenti che fanno la breccia, vuole che taccia perché non crede a quest’aria
di moglie appagata, di padrona di casa. Gli chiedo della cagna bastarda,
di sua moglie per farlo freddare, ma niente ora sento il suo sesso che
sfiora d’incanto il vestito. Benedico la pianta di benjamin che a stento
ci ripara, appena posso lo mollo mi sento che cedo, che cede la carne, ma
la musica gira e mi lascio rapire, poi di colpo urli e frastuono. Cecilia
è svenuta, qualche bicchiere di troppo, c’è confusione, Claudio mi prende
e mi sento rapire, mi trascina dentro casa, nessuno ci guarda e lui ne
approfitta, avanza sicuro come se conoscesse il tragitto, sicura che ha
fatto le prove! Con una mano mi tiene la spalla con l’altra il sedere, ora
siamo nel bagno, chiude a chiave e non molla la presa, mi conosce e sa che
deve sbaragliare la mente, perché la carne tifa per lui, il seno le gambe
la bocca sono dalla sua parte.
E’ samba latino, spumante che picchia, mani asincrone che
vanno da sole, si appoggia alla porta e mi bacia con forza e violenza… Se
qualcuno ci ha visto? Abbondo saliva ma l’amore non scorre, abbiamo poco
tempo non possiamo aspettare, qualcuno bussa, la paura sale, ma lui non
demorde, mi tira su in piedi e m’appoggia al muro, mi volta, mi gira e mi
tira i capelli, mi solleva il vestito e non crede ai suoi occhi. Normale
dirmi per chi m’ero conciata, lo eccita sentirmelo dire che fiocchi e
merletti hanno ancora un padrone, che ora sta accudendo Cecilia, che ora
mi cerca mentre sale un sospetto, che sua moglie è con un uomo incontrato
per caso alla festa.
E’ samba latino, un sesso che entra, è amore che dico?
Passione neanche, è solo la rabbia di zittirmi la voglia, l’orgoglio di un
maschio che preme e riempie, l’attesa che a breve esploderà in un fragore.
“Tappami la bocca, se ti è rimasta una mano. Perché tra poco io urlo e
nient’altro più conta. Perché mi fai sentire femmina persa, d’essere presa
a due metri dall’onta.” Ad un passo da amici e parenti che adesso di certo
avranno capito! Esce e mi entra poi rallenta e rimane, i suoi baci più
caldi mi mordono dentro, mi saziano l’anima e mi fiaccano le gambe.
Di colpo qualcuno che bussa, è Marco che chiede cosa è
successo, rispondo che non ci sono problemi, ma la mia voce è debole, mi
manca la forza. M’avrà cercata in ogni angolo di casa e giardino e non
potevo che essere in bagno, naturalmente sola, visto che Claudio, tranne
Cecilia, non se lo ricorda nessuno. Mi chiede se ci sono problemi. Ma
quale problemi potrei mai avere! Col seno schiacciato contro le piastrelle
del bagno, col vestito sgualcito arrotolato sui fianchi. Quali problemi
potrei avere con quest’ossesso che mi cerca per bene, che se ora potesse
ripartirebbe all’istante. “Tutto bene?” La sua voce è più calma. Ci divide
soltanto una porta di legno, se fosse un pensiero lieviterebbe la voglia.
Ma è realtà cavolo!
Ora immobile con il respiro strozzato maledico la sua
premura. Sarebbe bastato un secondo, un attimo dopo per sentire il
piacere. Sono gonfia di voglia come una diga che sale, senza uno sbocco
per inondare la terra, la casa, il bagno mio marito che chiede.
Sento il cuore di Claudio che batte, quasi mi sposta, muta
gli faccio cenno di uscire, dalla finestra che dà sul vialetto vicino al
cancello. Intanto mi riaggiusto il vestito, spero che anche stavolta Dio
mi abbia dato una mano e che solo Cecilia mi strizzerà l’occhio. Mio
marito ribussa ed io ora sono tranquilla, speriamo che di questo trambusto
non se ne sia accorto nessuno, in fin dei conti come Cecilia ho avuto
soltanto un leggero malore, ma ora sto meglio e apro la porta. Marco mi
guarda ma è soltanto un gran bene di affetto, non sospetta e perché mai
dovrebbe pensare, che sua moglie stava in bagno per altro!
Ora mi sorregge e mi bacia sul viso. Chissà se si accorge
che non porto più il rossetto? Che una calza fa le pieghe, troppe, tante!
Ora ride, sollevato ride e m’accomuna a Cecilia, solo che lei è svenuta
davvero, mentre sua moglie faceva l’amore e tornerebbe decisa a chiudersi
a chiave. Chissà se lui mi aspetta nella sua auto? Chissà che darei per
uscire un secondo! In giardino ancora si balla, mia suocera è alla prese
con un bambino trentenne, le due amiche di Marco ballano assieme.
E’ vero, c’è carenza di uomini, magari di uno che ti
trascini di peso nel tuo bagno di casa nonostante il marito! Chi se ne
fotte del finto rispetto, che una donna non va toccata nemmeno con un
fiore! E prende coraggio se la voglia le sale, e prende il suo sesso per
puntarlo deciso, per centrarlo laddove si schiude e si apre, una rosa al
primo sole di marzo, un ventre di donna come conchiglia di mare, che
fiacca e si nutre della forza del maschio.
E’ samba latino sono pensieri indolenti, di una donna che
ora farebbe di tutto, quando la festa è finita e c’è un letto che aspetta.
A questo punto davvero sono arrivata? Così mi sono ridotta? Chiedere a mio
marito di finirmi la voglia, che un altro stasera ha portato su in alto,
senza che un deltaplano mi facesse planare. Lo vedo non ci pensa nemmeno,
saluta gli amici e sbadiglia dal sonno, sono sua moglie e potrebbe farlo
domani. In fin dei conti non c’è ragione di farlo stasera, non c’è motivo
che io sia attratta, e stringo le cosce per non sentire la brama, e mi
premo sul ventre per far tacere la voglia. Sono punti di spilli tra le mie
gambe infuocate, sono rose che sembrano gigli, che urlano e gridano in
sala da pranzo.
Lentamente mi spoglio e spremo la carne come arance e
limoni in un succo di voglia nel solo bisogno di sentirmi leggera, perché
della passione che sbatte e ti sbatte contro la porta del bagno ne è
rimasto soltanto l’odore, un uomo che corre dalla sua cagna bastarda e
l’altro che russa disteso nel letto.
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