I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

E' samba latino

 

 Foto FedericoTorres

 
 
 

Mi sveglio. Dio che ore sono? Quanto ho dormito? Guardo la sveglia. Le otto di sera! Mi ero appoggiata solo un attimo sul letto, oggi è stata una giornata tremenda. Oddio sì, oggi è il mio compleanno! Me ne ero scordata. Sento dei suoni in giardino, c’è un tecnico che sta provando l’impianto dello stereo. Mio marito  ha organizzato una festa a sorpresa tutta per me! M’alzo di fretta. In sala sul tavolo c’è un enorme mazzo di rose lilla.

“L’ha portate il fioraio dieci minuti fa.” Mi dice Marco, mio marito, senza cura. Mi precipito e cerco il biglietto. Dio non sarà mica pazzo! Penso.

C’è scritto PER CLAUDIA, CLAUDIO. Sorrido e m’accorgo che devo dare spiegazioni. “E’ l’amico di Cecilia.” Ma mio marito ha altro da fare. Sta discutendo col cameriere del catering dove mettere il tavolo degli antipasti. Gli vado vicino. “Ed io cosa devo fare?” Mi sfiora la guancia “Nulla cara.” “Allora vado a prepararmi.”

Chissà se un’ora mi basta. Sì voglio essere bella e ballare in faccia alla luna, non conosco le mogli degli amici di Marco. Ma sarò più bella di loro perché stasera è la mia festa! Perché stasera davvero sono inavvicinabile, e la bellezza più vera è quella non colta. Mentre l’altra che accarezzi e tocchi, passa e va via alla prima lavata di mani.

Sono nel bagno che mi guardo allo specchio. Devo essere bella, bella per me stessa e gridare al mondo che la femmina è femmina quando si nega, ma è ancora più femmina quando si sente inviolata e padrona d’ogni maschio che balla, che la porta e le struscia il vestito, di seta da sera che stasera ho deciso.

Oddio quanto è tardi! Sento già Cecilia che ride e che strilla, Cecilia sa di noi, di me e di Claudio. Sento altre voci che non conosco, ma non sento quella di Claudio, forse non sarà venuto, forse Cecilia non l’avrà avvertito oppure la sua cagna bastarda ha deciso di partorire stasera.

Di là tutto è pronto ed io sono ancora qui chiusa, non è carino fare aspettare gli ospiti, ma mi sono persa dentro lo specchio, perché voglio assomigliare alla donna del sogno, che sciama e cammina lungo una fila di maschi e si sente padrona e non pensa che il vuoto che sente, possa essere riempito da uno qualunque che stende le mani. Mi giro tre volte mi guardo e mi scruto, il vestito mi fascia senza una piega.

Oddio quanta gente! Il giardino è pieno di urla, di garbo e discorsi, di uomini in nero vestiti eleganti, di belle signore e una musica bassa che alza le gonne e tintinna i bicchieri e colora i piatti, e le giacche di due camerieri pazienti e cortesi.

E’ samba latino, è una cena all’in piedi, è Cecilia che appena mi vede, grida al mondo che non c’è donna più bella. Oddio che figura. Eppure lo sono, porto un vestito rosso che si svasa leggero sopra il ginocchio, che si spacca tra il seno mostrando un collier che da anni non porto.

E’ samba latino passetti di nani, è gioia di dire che stasera ci sono, che è la mia festa. Marco fa capannello con tre signore avvenenti, mogli di amici che io non conosco. Sicura che sta raccontando una storiella un po’ spinta, magari quella del genio che dice ogni volta. E’ felice lo vedo, ci teneva stasera a farmi vedere bella e che donna davanti ai suoi amici e colleghi! Che non cambierebbe un giorno da quando siamo sposati, che dico un istante…. , convinto che non possa esistere al mondo un’altra donna come sua moglie.

E’ samba latino, una coppia che balla, due amici di scuola che non vedevo da tempo. E poi Claudio … Oddio mi ero scordata! Che seduto in disparte guarda i tasti del piano, e ripete sottovoce parole spagnole. Mi tremano i tacchi, ma faccio la vaga, gli vado incontro e gli chiedo se vuole bere qualcosa, gli vado incontro e gli vedo le mani, che ieri dopo l’amore mi facevano senso, ed ora sembrano più distanti di mio marito nel letto.

Ci diamo del lei e mi sento sicura, in fin dei conti non avevo dubbi che si comportasse da persona discreta, gli domando se gli piace la casa e questo giardino pieno di piante e fiori che curo con le mie mani. Cecilia è lontana in sala da pranzo, e come sempre a suo agio, immersa in discorsi d’arte e pittura, a sbracciarsi d’elogi su un quadro sul muro che nemmeno sapevo che avesse valore. Lui s’alza e mi prende da bere, mi viene vicino e mi parla all’orecchio, “E’ incantevole mia splendida signora! Cosa darei per farci l’amore stasera.” D’istinto indietreggio di colpo e cerco con gli occhi mio marito che balla.

E’ samba latino è un brivido forte che si irradia a rami dal seno e ci torna insolente come una punta di spillo. Vedo mia suocera e m’allontano stordita, le vado incontro e la bacio in uno slancio che lei non capisce. Mi dice che è ora di far servire la cena, che sono troppo distratta e che i rustici al miele sono davvero gustosi. Mi parla la sento, ma il brivido caldo mi fa un vortice dentro, mi fa tremare le gambe e maledire le scarpe, troppo alte per non desiderare un appoggio.

Mi siedo su un vimini a dondolo e mi faccio portare una grappa, mio marito mi vede e mi viene vicino. “Sei splendida  Claudia, ti amo!” Ma non aggiunge nient’altro. Eccola la differenza tra marito ed amante, la differenza tra la trasgressione e l’amore, il suo ti amo non fa effetto, non mi penetra in pancia, rimane un complimento sospeso nell’aria, che mi serve e m’aiuta quando sono depressa, quando fa buio la sera e mi sento da sola, ma ora non serve, è samba latino è sangue bollente nelle vene che scorre. Due primi ed un secondo e fiumi di vino, ogni tanto qualcuno s’avvicina e mi bacia, e fa battute dicendo che gli anni che festeggio non sono quelli che porto.

E’ samba latino, mezzanotte passata, tra poco la torta con quarantacinque candeline, poi di nuovo si balla. In un gioco di specchi vedo Claudio rimasto fuori dal gruppo, mi fa cenno col capo, gli vado vicino, ormai sollevata da ogni tipo di rito. Lo invito a ballare e subito accetta, sopra il suono melenso di una musica lenta. Che mi dicesse pure che stasera vuole fare l’amore! Ricordarmi che ieri m’ha presa nella sua auto, in un parcheggio, tra un cane che corre ed una puttana che batte, ed una lampo che scende senza farmi la corte.

Mi sento tranquilla perché la festa è piaciuta e sta per finire, mi striscia e mi struscia il vestito da sera, ma è un normale ballare tra la padrona di casa e un ospite che per tutta la sera è rimasto in disparte. Pronuncia il mio nome come se contenesse magia, voluttà inappagata di una donna che finge che se volesse all’istante si ritroverebbe distesa dentro l’auto di un parcheggio di notte a sbattere gambe su un cruscotto di legno, ed arrotolarsi la gonna per farlo godere. Ma non è così e lui non capisce che stasera mi sento solo sposa e fedele, che il segreto di ieri si è dissolto nell’aria, tra i calici alzati ed un coro di baci. Mi stringe e costringe a tenermi distante, quella distanza di niente che salva la faccia, che non fa le pieghe al vestito e tiene a parte gli sguardi. Mi ripete che m’ama che ha bisogno di pochi minuti dove nessuno possa interpretare il labiale e guardarmi negli occhi e sentirmi l’odore del seno che mostro e fa fatica a guardare, delle gambe gemelle che mi vorrebbe spartire.

Mi struscia e mi tocca ora è più forte il vapore, di parole pungenti che fanno la breccia, vuole che taccia perché non crede a quest’aria di moglie appagata, di padrona di casa. Gli chiedo della cagna bastarda, di sua moglie per farlo freddare, ma niente ora sento il suo sesso che sfiora d’incanto il vestito. Benedico la pianta di benjamin che a stento ci ripara, appena posso lo mollo mi sento che cedo, che cede la carne, ma la musica gira e mi lascio rapire, poi di colpo urli e frastuono. Cecilia è svenuta, qualche bicchiere di troppo, c’è confusione, Claudio mi prende e mi sento rapire, mi trascina dentro casa, nessuno ci guarda e lui ne approfitta, avanza sicuro come se conoscesse il tragitto, sicura che ha fatto le prove! Con una mano mi tiene la spalla con l’altra il sedere, ora siamo nel bagno, chiude a chiave e non molla la presa, mi conosce e sa che deve sbaragliare la mente, perché la carne tifa per lui, il seno le gambe la bocca sono dalla sua parte.

E’ samba latino, spumante che picchia, mani asincrone che vanno da sole, si appoggia alla porta e mi bacia con forza e violenza… Se qualcuno ci ha visto? Abbondo saliva ma l’amore non scorre, abbiamo poco tempo non possiamo aspettare, qualcuno bussa, la paura sale, ma lui non demorde, mi tira su in piedi e m’appoggia al muro, mi volta, mi gira e mi tira i capelli, mi solleva il vestito e non crede ai suoi occhi. Normale dirmi per chi m’ero conciata, lo eccita sentirmelo dire che fiocchi e merletti hanno ancora un padrone, che ora sta accudendo Cecilia, che ora mi cerca mentre sale un sospetto, che sua moglie è con un uomo incontrato per caso alla festa.

E’ samba latino, un sesso che entra, è amore che dico? Passione neanche, è solo la rabbia di zittirmi la voglia, l’orgoglio di un maschio che preme e riempie, l’attesa che a breve esploderà in un fragore. “Tappami la bocca, se ti è rimasta una mano. Perché tra poco io urlo e nient’altro più conta. Perché mi fai sentire femmina persa, d’essere presa a due metri dall’onta.” Ad un passo da amici e parenti che adesso di certo avranno capito! Esce e mi entra poi rallenta e rimane, i suoi baci più caldi mi mordono dentro, mi saziano l’anima e mi fiaccano le gambe.

Di colpo qualcuno che bussa, è Marco che chiede cosa è successo, rispondo che non ci sono problemi, ma la mia voce è debole, mi manca la forza. M’avrà cercata in ogni angolo di casa e giardino e non potevo che essere in bagno, naturalmente sola, visto che Claudio, tranne Cecilia, non se lo ricorda nessuno. Mi chiede se ci sono problemi. Ma quale problemi potrei mai avere! Col seno schiacciato contro le piastrelle del bagno, col vestito sgualcito arrotolato sui fianchi. Quali problemi potrei avere con quest’ossesso che mi cerca per bene, che se ora potesse ripartirebbe all’istante. “Tutto bene?” La sua voce è più calma. Ci divide soltanto una porta di legno, se fosse un pensiero lieviterebbe la voglia. Ma è realtà cavolo!

Ora immobile con il respiro strozzato maledico la sua premura. Sarebbe bastato un secondo, un attimo dopo per sentire il piacere. Sono gonfia di voglia come una diga che sale, senza uno sbocco per inondare la terra, la casa, il bagno mio marito che chiede.

Sento il cuore di Claudio che batte, quasi mi sposta, muta gli faccio cenno di uscire, dalla finestra che dà sul vialetto vicino al cancello. Intanto mi riaggiusto il vestito, spero che anche stavolta Dio mi abbia dato una mano e che solo Cecilia mi strizzerà l’occhio. Mio marito ribussa ed io ora sono tranquilla, speriamo che di questo trambusto non se ne sia accorto nessuno, in fin dei conti come Cecilia ho avuto soltanto un leggero malore, ma ora sto meglio e apro la porta. Marco mi guarda ma è soltanto un gran bene di affetto, non sospetta e perché mai dovrebbe pensare, che sua moglie stava in bagno per altro!

Ora mi sorregge e mi bacia sul viso. Chissà se si accorge che non porto più il rossetto? Che una calza fa le pieghe, troppe, tante! Ora ride, sollevato ride e m’accomuna a Cecilia, solo che lei è svenuta davvero, mentre sua moglie faceva l’amore e tornerebbe decisa a chiudersi a chiave. Chissà se lui mi aspetta nella sua auto? Chissà che darei per uscire un secondo! In giardino ancora si balla, mia suocera è alla prese con un bambino trentenne, le due amiche di Marco ballano assieme.

E’ vero, c’è carenza di uomini, magari di uno che ti trascini di peso nel tuo bagno di casa nonostante il marito! Chi se ne fotte del finto rispetto, che una donna non va toccata nemmeno con un fiore! E prende coraggio se la voglia le sale, e prende il suo sesso per puntarlo deciso, per centrarlo laddove si schiude e si apre, una rosa al primo sole di marzo, un ventre di donna come conchiglia di mare, che fiacca e si nutre della forza del maschio.

E’ samba latino sono pensieri indolenti, di una donna che ora farebbe di tutto, quando la festa è finita e c’è un letto che aspetta. A questo punto davvero sono arrivata? Così mi sono ridotta? Chiedere a mio marito di finirmi la voglia, che un altro stasera ha portato su in alto, senza che un deltaplano mi facesse planare. Lo vedo non ci pensa nemmeno, saluta gli amici e sbadiglia dal sonno, sono sua moglie e potrebbe farlo domani. In fin dei conti non c’è ragione di farlo stasera, non c’è motivo che io sia attratta, e stringo le cosce per non sentire la brama, e mi premo sul ventre per far tacere la voglia. Sono punti di spilli tra le mie gambe infuocate, sono rose che sembrano gigli, che urlano e gridano in sala da pranzo.

Lentamente mi spoglio e spremo la carne come arance e limoni in un succo di voglia nel solo bisogno di sentirmi leggera, perché della passione che sbatte e ti sbatte contro la porta del bagno ne è rimasto soltanto l’odore, un uomo che corre dalla sua cagna bastarda e l’altro che russa disteso nel letto.


 

 
 
 

 

 

 

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   pubblicazione Settembre  2008 

 
 

       

 
 
 
 

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