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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Proposta indecente

di LiberaEva

Foto QuaeVide

 
 
 



Succede alle volte che lei cammina da sola, e s’illude delle tante ragioni che va ancora cercando, che quello che sente è un cuore che batte, d’una donna stasera che è uscita di casa, per sconfiggere il male che a quest’ora la prende. Non vorrebbe più svegliarsi ed essere certa, che non sono i suoi tacchi che fanno rumore, e stasera li ha messi maledettamente più alti, per essere bella ma bella davvero, ma non esser regina e tana d’insulti, di chiunque a caso ha scambiato l’amore, con un paio di tette perché sono più grandi, perché senza dubbio hanno sfamato nel tempo, bambini neonati e quelli cresciuti, che ciucciavano latte grasso e materno.

La spaventa l’idea d’essere una di quelle, anche se è forte il bisogno d’essere altro, una donna a quest’ora che scandisce i suoi passi, che incerti e precari vanno più diritti, verso l’unico posto dove è lecito andare. Si ribella pensando che se non fosse sposata, ma poi dove va, dove andrebbe stanotte, se ora si sente un pesce fuor d’acqua, e su quei tacchi sbanda e cammina, come papera grassa che guarda vetrine.
Si nasconde e si copre, ma poi a che serve? Se l’odore che lascia sa d’essenza fruttata, sa di prostituta al primo giorno per strada, per ogni passo che la gonna si spacca, e si scorge il ricamo della calza perfetta, per tutti coloro che a quest’ora di notte, non hanno mai visto una donna negli occhi. Passano macchine con dentro famiglie, chissà che diranno le madri alle figlie, che ci fa una donna che lenta cammina, senza un uomo di fianco che le copra le spalle, e la faccia sembrare femmina onesta, moglie o sorella dall’aria per bene.

Succede alle volte succede che fatti due passi, si ritrova incosciente su un divano amaranto, ed un cameriere vestito in giacca e cravatta, le porta un liquore alla menta dolciastro, perché davvero non sa cosa fare, e a suo marito ha detto che faceva più tardi, per un party all’aperto su una spiaggia di Ostia.
Succede che un uomo si avvicina discreto, ed in modo elegante le chiede un sorriso, lei lo guarda, è anziano e un pochino si fida, e lo fa accomodare per non essere sola, per i tanti che entrano e la vorrebbero preda. Lui non chiede il motivo perché è lì seduta, ma le guarda le gambe fasciate di nero, forse lo pensa sicuro ne è certo, che una donna a quell’ora, se non aspetta un amante, aspetta un’offerta che chiama regalo.

Succede eccome succede, che comincia a parlare di un figlio avvocato, di sua moglie purtroppo venuta a mancare, di una gatta siamese che ieri ha partorito tre figli. Allora lei lo ferma e si alza di scatto, perché di cagne bastarde ne hai già sentito parlare, come di aranci che fanno i frutti d’estate in una distesa di parco sul lago di Albano. Lo saluta cortese e va via di fretta, sicura che sta notando le sue calze perfette, quella riga che chiunque stasera avrebbe apprezzato, come il suo di dietro a forma d’anfora antica, che se non può dar piacere, diventa un rimpianto e un incubo vero.

Fuori è freddo e la donna cammina, lui la insegue e la prega di starlo a sentire, si scusa semmai fosse stato scortese, le dice che mai ha importunato di notte, una signora che chiede di stare da sola, ma si scusa e le dice che è una donna diversa, l’incanto in persona, una rosa che ammicca in un campo d’ortiche, un fascio di luna tra le nuvole fitte. La donna ride, è troppo grande la balla per crederci in pieno, ed accetta due passi e lui riprende colore, e le offre un passaggio qualunque sia il posto, anche a Pavia se non fosse di Roma, anche ad Ostia se adorasse il mare di notte.

Lei ride e fanno due passi tra le macchine in sosta e gente che sciama per birra e per pizze, per musica nuova. Lui è un architetto e costruisce palazzi, anzi quartieri con le case e le chiese, e vive da solo in una villa sul mare, troppo grande di notte per dormirci da solo.

Le dice che in quel bar stava chiedendo una strada, perché al centro si perde tra i vicoli stretti, ma poi una donna l’ha rapito davvero, ci ha visto la grazia, l’eleganza ed il gusto, mentre accavallava le calze delle sue gambe perfette. Lei lo vede che è curioso e vuole sapere, cosa ci faceva seduta in quel posto, che per quanto sia un bar elegante e normale, è sempre un locale frequentato da gente, che di notte ci sguazza ed è in cerca di altro, ed un caffè a quell’ora è sempre un pretesto.

Insiste e la guarda per carpire che pensa, vuole esser sicuro di non far figuracce, ed essere certo che la cifra che offre, lei la valuti solo se valga la pena, senza darle quel senso di morale e d’offesa, che le farebbe in un niente cambiare la strada.

La donna cammina tra le macchine in sosta, ma non risponde e rimane in attesa, perché a lui resti nella mente quel dubbio, ed a lei la curiosità di sentire una cifra, quanto poi valga con la riga alla calza, perché sicura che è quello che la fa femmina e preda. Lo vede che vuole stabilire un contatto, perché le parole fanno un buco nell’acqua, se lei continua a sfuggirgli e parlare di altro, di come le luci riflettono gialle, sul muro, le case e il Tevere in piena, sul suo viso abbronzato che poi non è male.

Ma lui vuole sapere, le dice che se fosse questione di soldi, lui è ricco come un cliente all’altezza, che paga una donna per riempire una notte, per riempire quel letto con la vetrata sul mare. Lei pensa che è ancora troppo presto per tornarsene a casa, gli dice che accetta ma lui rimane perplesso, perché da inesperta non l’ha lasciato parlare, proporre una cifra, una qualunque, di quanto stasera può valere una bocca, o le gambe che lui ora in auto sbircia diretti per Ostia. Lei non riesce a spiccicare parola, mentre i pali ed i tronchi scorrono storti, nel buio della macchina coi sedili di pelle, che è grande ed è bella ma lei non conosce la marca, e le mani di lui per ora rimangono ferme. Lo sa che si stanno chiedendo cosa c’è sotto, che intimo ha messo e se porta merletti, e quali altri arnesi se fa proprio il mestiere, come la calza sopra il ginocchio, che lascia scoperte le sue parti migliori.

Forse davvero non serve parlare, ma lasciare alla mano l’accordo e il consenso, che ora si stacca sicura dal cambio, e s’infila possente nello spacco di stoffa, nella gonna che s’apre alla carne più chiara, che sazia gli occhi dell’uomo e l’orgoglio di donna. L’uomo dice mille mentre la tocca, e poi lo ripete con una voce accennata, come per dire che se fosse un’offesa, potrebbe in un attimo raddoppiare l’offerta.

La donna rimane stupita a sentire la cifra, come se fossero i soldi a farla più bella, come se fosse quel prezzo a gonfiarle le tette, che ora lui le cerca, affonda e le tiene. E sono chilometri che corrono in fretta sull’asfalto bagnato, con una mano che guida e l’altra che tocca, e poi un cancello un giardino e due palme, una serranda che sale nell’autorimessa, dentro un sogno arredato di classe e di gusto, con i toni celesti e le pareti rotonde, e quelli più azzurri del divano e il soffitto.

La vetrata è la stessa di come l’aveva descritta, uno squarcio di mare che si perde nel buio, un fascio di luna che trema sull’acqua, e dà la sensazione che niente abbia fine, nemmeno un appiglio per orientarsi stasera, nemmeno una barca per saper dove andare. Lui cortese le serve da bere mentre lei si chiede quale sia il confine tra una moglie annoiata o una puttana di classe, o tutte e due passando dall’una all’altra senza vederci poi tanto distacco.

Si ripete che vuole essere solo se stessa, malata di cuore e inesperta di sesso, almeno s’illude quando lui le dice che è ora, il momento preciso per fargli vedere, se vale davvero quei mille che conta, che poggia discreto sopra la borsa. Lei ha un sussulto, si vede come quelle per strada che scaldano merce, che spalmano miele sui seni rifatti, perché prima o poi c’è sempre di notte, una voglia affamata, una bocca che succhia, un architetto straricco che le invita ad Ostia, e le facilita il compito perché non ha chiesto, se davvero lo è o lo è stata altre volte.

Chiude gli occhi ed aspetta curiosa, una voce, una mano che le faccia capire, cosa fa di diverso una donna raccolta, tra le macchine in sosta o in un locale di notte, se si spoglia o aspetta o si lascia baciare, se il trucco a quest’ora andrebbe rifatto. Sa soltanto che non è questione di voglia, che non può negarsi come moglie o amante, perché ha affittato per due ore le tette, e la gonna le scarpe, la riga che corre, ad un uomo che ora la trascina ed è pazzo, di quest’aria ambigua di signora di classe.

C’è sempre un momento dove finisce la forma e le parole iniziano ad essere certe, crude e volgari ma non danno fastidio, perché il gioco prevede sentirsele dire, e ripeterle a stento troncando le frasi, perché la malizia è un filo sottile, nel dire e non dire ingenua e porca. Come ora che le dice che ha una bocca da sogno e che ha dei dubbi che fa davvero il mestiere, perché le puttane si vendono in parte e non ci mettono l’anima dentro la bocca.

Lei s’impegna perché le piace essere brava fin dove lui vuole, ed essere culla senza tonsille e guadagnarsi quel prezzo che è sopra la borsa. L’uomo s’accorge che sta dando tutta se stessa, come se avesse il cuore dentro la bocca, perché tutti e due sanno che il prezzo è alto, e per quanto lei sia brava serve di meglio, una donna distesa che raccolga l’istinto, oppure diritta come ora le chiede. Lei si alza ed è davvero un delitto, non sentirsi il sapore del piacere che viene, ma obbediente si volta guardando di fuori, il fascio di luna che intatto si perde, dentro una notte la prima davvero, che aspetta impaziente di finire alla grande.

Gli grida di fare più in fretta, perché è pronta disposta e capiente, e qualsiasi parte va bene lo stesso, e qualsiasi pezzo è compreso nel prezzo. Ma lui attende e rimane a due passi, le dice sicuro che ha sempre saputo che non è certo una di quelle, che è una moglie e forse una madre, dal primo momento che l’ha vista da sola, dentro quel bar che accavallava le gambe.

Perché per lui il fine è proprio questo, sentirsi orgoglioso di pagare una donna, sentirla traballare su una proposta indecente, come sui tacchi come ora la vede, e poi osservarle il dietro rigonfio contro un fascio di luna, disposto obbediente come merce sul banco, senza sapere che non è quello la meta, ma un desiderio scomposto che macchia una moglie, un segno indelebile che rimane per sempre, perché il piacere non è farci l’amore, ma pensarla in un taxi a casa che torna, ed in giro per Roma c’è un’altra di quelle.



 

 
     
 
 
 
 
 
 
 
     
 
COMMENTI DALLA RETE

Senza parole. PERFETTA. Un narrare musicale di immagini hard senza mai scadere nell'osceno. Vita vera o sognata di chissà quante donne che, non sono di "quelle", ma vorrebbero almeno una volta esserlo x scoprirsi fino in fondo. stra_namente


Una ballata notturna. Chissà perchè l'avrei dipinta di nero la scena finale, o almeno così l'avevo immaginata. Invece lascia una striscia rossastra, una bava vischiosa. Ma non è sangue. Forse è solo il succo del cuore
LaSerenissima

L'anima degli Uomini. La materia cerebrale distingue l’uomo dalla bestia, e come ogni bestia il suo pensiero fisso è la riproduzione in qualsiasi forma. Basta lasciarsi andare nel vuoto più assoluto per farsi inondare da tutto quello che esiste e che si dà per scontato. Ma quasi nessuno è consapevole della sua esistenza e quale sia, il suo vero motivo per cui appartenere a questa vita. Rincorriamo la vita ogni giorno pensando di comandarla, di gestirla, di poterla affermare. Solo inutili illusioni, la vita ogni giorno manda segnali, che solo pochi eletti riescono a non ignorarli. Paolo S.

 
 

     
 

 
 
 

 

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   pubblicazione maggio  2008 

 
 

       

 
 
 
 

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