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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

L'attrice

di LiberaEva

Foto Adam Rowell

 
 
 

Cammina cammina sotto il sole d’Aprile, una donna che ancheggia insicura sui tacchi, ha le gambe perfette ambrate di un niente, un velo di calza di mezza stagione. Cammina cammina a piccoli passi, in un tailleur color panna che le strozza la vita, e la fascia e l’avvolge d’incanto sui fianchi, la forma perfetta di un’anfora antica. Ha guanti di raso, una veletta di rete, una faccia da bimba nonostante il rossetto, spalmato a secchiate di fretta in penombra, al riflesso del vetro di un negozio di fiori.

Cammina cammina tra i palazzi umbertini, uno spacchetto alla gonna per muoversi meglio, sotto i portici freschi di Piazza Vittorio, dove il vento s’insinua e fa mulinello. Porta cartacce oliate di pizza, foglie marcite dalle piogge di marzo, tra bancarelle di merce scadenti orientali ed odori di spezie arabe e indiane.

Cammina cammina e trascina a fatica una valigia di trucchi e un borsone di pelle, pesante per quanto contiene stipati scarpe e vestiti per quindici giorni, comunque leggeri d’estate alle porte, cambi di stoffe di lino e cotone, per quanto di meglio poi possa accadere, una cena, un salotto, una colazione all’aperto.

Cammina cammina ed ogni tanto si ferma, rilegge un biglietto e poi cerca con gli occhi, un numero civico tra le insegne cinesi, una targa con scritto Pensione Valeria. Una portiera qualunque che sa tutto di tutto, si pulisce le mani e la chiama signora, ammicca un sorriso e la squadra con gli occhi, e le dice che quello non è lo stabile giusto, e il palazzo che cerca è al di là della piazza, un condominio di lusso con un custode in livrea.

Cammina cammina lei ha il viso segnato da una notte di treno sveglia in cuccetta a scacciare le mosche e le ansie aggrumate attorno ai timori di cosa l’aspetta. E’ il primo lavoro e non vuole far tardi, per questo cammina e si sente importante, per questo cammina e sogna sui tacchi, uno scroscio d’applausi in una parata di stelle.

Cammina cammina dentro una città troppo grande, per i suoi diciott’anni compiuti da poco, vissuti finora tra ponti e tra calli, a recitare allo specchio “Perché sei Romeo?” A sognare un incontro con la fortuna di fianco, due tette davanti da mostrare a richiesta, al primo che primo l’avrebbe apprezzate, al secondo che dopo le proponga la parte.

Cammina cammina e stringe il biglietto, scritto di fretta da una signora elegante, con un vestito di seta ed un seno importante, incontrata per caso in Piazza San Marco. Cammina cammina e risente la voce, “Mi chiami Madame il nome non conta”, e poi quelle frasi in francese accennato, tra tintinnii di ori ed occhi marcati.

Cammina cammina e fa salti di gioia, quando la donna le ha detto chi fosse, un aiuto regista per un film importante, in cerca di volti per interpretare la parte, che poi è la stessa e non serve la scuola, ma un fisico adatto di carne e di tette, di ragazze sedute sui divani in attesa, di clienti che entrano e le scelgono a turno.

Cammina cammina e sente il fiatone, l’emozione la prende e non vuole sudare, per il trucco che cola per l’odore di viola, che sa di Parigi e di femmina bella, perché lei cammina da attrice perfetta, e sa che quel film è un dubbio, una scusa, senza gli attori e neppure il regista, e Romeo allo specchio è soltanto un cliente. E cammina cammina e cammina sui tacchi, sulle lastre di marmo come luci di scena, perché quello che conta è essere a Roma, una città che t’accoglie e ti culla nel ventre, chiunque tu sia, per cosa tu faccia, per sentirti una stella desiderata da tutti, per sentirti regina al centro del mondo.

 

 
     
 
 
 
 
 
 
 
     
 
COMMENTI DALLA RETE

.. leggere quello che scrivi è sapere che esisti davvero e fai con le sillabe quello che vuoi, gli doni la vita e quel senso elegante del ritmo che fanno di ogni tuo scritto un bellissimo esempio di vera bravura. Grazie di esserci. Piroper@

 

 
 

     
 

 
 
 

 

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   pubblicazione marzo  2008 

 
 

       

 
 
 
 

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