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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

La Regina

di LiberaEva

Foto sean mccall

 
 
 



Senti, sarà pure vero che ciò che fai è il lavoro più abietto sulla faccia del mondo, sarà pure vero che il trucco che porti, è un’impronta indelebile sulla tua faccia, un marchio a fuoco su una scrofa adulta, ma che ci vuoi fare se in fondo ti piace, se il sesso che offri è soltanto un dettaglio, di dieci minuti in ginocchio o distesa, mentre intorno t’avvolge una notte di stelle, d’aria fredda che sbatte sul tuo profilo più bello, d’aria calda di fiati che t’appanna la vista.
Perché non c’è paragone di quando allo specchio, ti trucchi e ti vesti prima di uscire, e curiosa componi una donna diversa, un contorno da sogno di colori e di stoffe. Chi sarà questa sera che cammina sui viali? Un punto di rosso trasportato dal vento, come un cappello che vola raso sull’acqua, e lento s’immerge come ti capita spesso, affogarti di notte tra le tenebre strette, d’una strada in discesa coperta di sabbia.

Senti, sarà pure che gli altri ti credono pazza, che non c’è poesia quando si batte, e tra le tue gambe c’è una crepa che corre, che chiamano sesso, che chiamano altro, tanto non conta per passarci la notte, quando dentro ti entra la feccia e la melma, di gente che paga per fare l’amore. Ma tu davvero ti senti una sposa, quando indossi le calze candide e intatte, o quando raccogli con una mano i capelli, e ti baciano il collo e ti annusano il sesso, tra il rumore del mare che senti a due passi, e sono strascichi lunghi e risucchi e gorgogli, che confondi ogni volta con la saliva più calda, che scia sulla pelle e ne senti il piacere. Che bello davvero sentirti la brama perché è un attimo breve dove non c’è lavoro che tenga, come se tutte le donne non avessero tette, o fossi l’unica al mondo ad averle più grandi.

Senti sarà pure che il vento ti gela, le mani, le labbra, le gambe gemelle, ed a volte fai fatica ad essere brava, ad esser te stessa in un rapporto esclusivo, col sesso che ammolli prima di concederti tutta, con quello più esperto che non ha bisogno di guida. Lo so che non li guardi mai in viso, cosa servirebbe all’amore? Vederli negli occhi e scambiarci un sorriso, spettinargli i capelli e baciargli la bocca. Ma loro ti cercano perché fai bene l’amore, e tra le tue gambe ci batte ardore e passione, come se ogni volta fossi una moglie, in una stanza d’albergo la prima notte di miele.

Senti sarà pure vero che il mondo fa schifo, e tutto intorno c’è guerra con le macerie fumanti, e tu che offri solo pelle di sesso, e qualche volta nemmeno perché basta la bocca, oppure lo spacco della gonna che s’apre e dentro c’è un circo di fiocchi e merletti. Perché allora dovresti sentirti più sporca? Vergognarti del seno che abbondante lo mostri, che a notte fonda lo scopri per aprire due occhi, che girano a vuoto ancora indecisi, se farsi una donna o finirsi da soli.
Chiedono un prezzo e rispondi cinquanta, chiedono come e li lasci vagare, nella voglia d’averti di fermare la danza, di mettere in gabbia le tue tette leziose, che ballano al vento mentre cammini.

Sono tette sfacciate che vanno con tutti, obbedienti e infedeli che si danno per poco, ribelli e sfrontate che si danno per tanto. Sono campi di grano rigogliosi e fecondi, distese di mare che nutrono pesci, ma anche siepi d’alloro che sanno di piscio, lische marcite per i gatti di notte. Sono palle bagnate di saliva e di voglia, spugne imbevute di piacere che ciuccia, poi il vento l’asciuga e riprendono forma, pronte e gemelle per la prossima bocca. Sono gatte in calore sotto le finestre la notte, che s’accoppiano al primo dopo ore di corte, ma poi ammiccano al branco che muto le aspetta, quando i colpi del primo si fanno insicuri.
Cammini, le ostenti e le gonfi ogni sera, perché siano chiocce per riparare se piove, per chiunque s’illuda d’averle già viste, attaccate alle madri che sgorgavano latte. Come vorresti che ne uscisse abbondante, per ogni bocca che succhia e ogni lingua che lecca, come nettare d’anima che nutre la mente, e farli ingozzare fino all’ultima goccia, quando la voglia poi scade e non rimane che niente.

La tua amica ti guarda, lei ha già adocchiato una preda, e quello che dici non la sfiora nemmeno, sono balle soltanto di una ragazzina borghese, che ha il padre avvocato e s’illude ogni volta, che l’amore che cerca è nella bellezza che prova, che cerca ogni notte spalancando le gambe, che trova soltanto tra il letame e gli avanzi, convinta che al mondo non c’è posto migliore, per far nascere rose e nutrire i suoi sogni. Sono brividi forti, sono colpi di maschio, che cerca all’estremo un piacere più alto, come se il tuo sesso fosse solo l’entrata, un capriccio che passa non appena attraversa, per il desiderio più intenso vicino ai polmoni, per sentire una donna e sentirsela tutta, quando geme e poi urla e s’accascia di voglia, e fiero s’innalza incredibile e vero, per esser riuscito a farti godere.

Senti sarà pure vero che t’illudi soltanto, perché tutto questo non ha mai fatto poesia, e quello che fai è il mestiere più antico e le puttane ci sono da sempre, come i cani d’inverno con le bocche fumanti, come i pini marini ritorti dal vento. Ma se scavi nell’anima di ogni cosa che vedi, se giri di notte e passeggi e cammini, vedi te stessa in un alone fatato, e ci vedi una donna in cornice che aspetta, appoggiata sull’ombra della falce di luna, ed un pittore di fronte che intinge i colori, nell’umore che cola e la fanno più bella. Lui dipinge le labbra e scontorna le tette, ingrugnisce la faccia per ricomporla più tardi, fissando i colori al vento che tira, al sesso che grande la riempie e la sazia, e sfama il bisogno di essere bella, di essere regina di un mondo sommerso, che l’alba poi lava e sbiadisce i colori, e il camion d’immondizie l’avverte che è ora, di tornarsene a casa ed d’andare a dormire.


 

 
     
 
 
 
 
 
 
 
     
 
COMMENTI DALLA RETE

Spettacolare. Mi piace molto come scrivi, tempo permettendo tornerò a rileggerti. Clelia

La classe non è acqua e le tue puttane hanno le ali. Hai una scrittura che convince! CharlesII

Confesso!!! Ho iniziato con diffidenza ho finito con la certezza di rileggerti. A presto Giulietta

Audace! Frasi che sembrano poesia, anzi, sono poesia. Lettura scorrevole, si capisce che sai scrivere davvero! M.A.I
 

 
 

     
 

 
 
 

 

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   pubblicazione aprile  2008 

 
 

       

 
 
 
 

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