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Tutto silenzio, mio marito dorme. Accendo la luce in sala da pranzo e mi
guardo allo specchio. In fin dei conti non sono cambiata, sono sempre la
stessa! Guardo le labbra, non sono deformate! Eppure in macchina le
sentivo gonfie, insensibili come quando le ripassi e le lecchi dopo il
dentista. Potrei benissimo essere stata con Cecilia, mi manca solo un filo
di trucco. Oddio quanto è tardi! Sono le due, mi tolgo le scarpe e cammino
a piedi scalzi, spero proprio che non si svegli. Faccio il corridoio e
trattengo il respiro, quasi sto volando. E’ maledettamente tardi, non me
ne ero accorta. Se si sveglia cosa gli dico? Che sono rimasta a parlare
sotto casa di Cecilia? Che ha un problema di cuore? Che ha conosciuto un
uomo e ci fa l’amore in un parcheggio?
Mi chiudo in bagno e comincio a spogliarmi, stranamente mi vedo bella,
stranamente per la prima volta i miei capelli s’adagiano perfetti sulle
spalle. Mi chiamo per nome come se ci fosse qualcun’altra dentro lo
specchio. Possibile che sia bastato uscire una sera per piacermi di nuovo?
Ma io non sono uscita soltanto! Mi tolgo il reggiseno, mi volto di profilo
e mi guardo. Mai stato così bello! Mai così attraente! Mi sa che Cecilia
aveva proprio ragione! Un semplice sesso m’ha lisciato i capelli, m’ha
tirato su questo seno, quasi rido e mi do della scema pensando che dopo la
cena avrei voluto scappare, ma lui testardo mi ha trattenuto. M’adagio
sulla mia incoscienza prendendomi il merito di quello che è successo.
Scivolo tra le lenzuola il suo respiro è pesante, sembro un fantasma per
quanto non peso, lui ha il sonno leggero, non è possibile che non si sia
svegliato. Passano pochi attimi. Eccola la mano, la sento, è fredda e sa
di marito, sa di controllo di polizia di frontiera che fruga dentro la
borsa. Se sapesse che tra queste gambe c’è una femmina vera che solo
un’ora fa stava facendo l’amore, che tra il palato e la gola sento ancora
il sapore, tra le caviglie e i polpacci la stanchezza d’aver puntato le
gambe. Lui continua ad accarezzarmi. Ma non s’accorge quanto sono stanca?
Quanto siano immorali queste mani che non mi lasciano in pace. Non può
chiedermi ora, in questo momento, di essere una donna capace di tutto,
perfino di accogliere due uomini nella stessa serata, di mischiarne sapori
diversi.
Passiamo giorni senza toccarci, notti intere che trascorro in terrazza per
raffreddare le voglie. Perché stanotte dovrebbe essere tanto diversa? Qui
alle due del mattino, forse ha capito qualcosa e vuole rendersi conto!
Chissà se la pelle di una donna cambia al tatto dopo l’amore? Vorrei
dirgli che troverebbe soltanto deserto, foglie secche e scorie d’orgasmi
ripetuti e violenti. Perché davvero stasera ho goduto!
Lui insiste e mi cerca con un dito, un innocuo dito, che filtra, che
sonda, ma ho paura che da un momento all’altro esploda la rabbia, la
certezza che Cecilia nemmeno l’ho vista! Chissà se per prima cosa mi
urlerà che sono una di quelle, se per filo e per segno vorrà sapere i
dettagli, la bocca, le gambe, la consistenza dell’altro. O mi chiederà
soltanto se mi sento pentita oppure quando ci torno ad inorgoglirmi di
nuovo mentre accavallo le calze ed un ricamo vezzoso devia i discorsi
della cagna che ha partorito due figli e dell’arancio che fa i frutti
d’estate.
Ora scende ed infila la sua faccia dentro le mie gambe, oddio non l’ha mai
fatto, sono sicura che è in cerca d’odore, di un indizio qualunque. Mi
sarò lavata per bene? Avrò passato più volte il sapone? Ma lui non se ne
cura, apre la bocca e comincia a baciarmi, passa la lingua e sospira un
“tesoro”. Dio come posso farlo smettere! Non è possibile che mi baci e mi
lecchi proprio nel posto dove un altro m’ha posseduta a riprese. Ma lui
lecca, sembra quasi che voglia pulirla del peccato, d’un evento stasera
che ha messo in pericolo la tranquillità di marito, di famiglia, di casa.
Ma non smette! Succhia e risucchia come se stesse cercando tra le pieghe
scomposte l’amore. Le stesse che qualcuno stanotte ha disfatto, l’ha
governate due volte fino a farle richiudere a guscio. Succhia e risucchia
dove è più forte l’odore, dove in una macchina stanotte s’è fatta più
grande, capiente quanto un grembo materno, tenera e smaliziata per essere
pari, per essere scandalo agli altri, a mia suocera, a sua sorella, alla
portiera che ogni mattina mi parla del tempo, a me stessa, a queste mani
che mi graffiano il seno, mi graffiano la pelle di un’anima secca che non
si pente e si lascia succhiare.
Poi tutto ad un tratto s’arresta. Oddio Avrà sentito i miei pensieri?
Risale e mi bacia come per ringraziarmi di avergli fatto sentire il sapore
di una donna infedele. Mi guarda e con un sospiro di voce mi dice che gli
sono mancata, che sono più lunghe di ore, le ore, quando sono distante,
che sono più vuote come se esistesse un vuoto meno pieno di un altro!
Ancora mi bacia e lo sento che è amore, mi chiama per nome come se mi
volesse strappare da qualche sogno che teme e riportare nel punto preciso
dove desideravo di stare, quando quell’uomo si dirigeva al parcheggio,
quando gli abbassavo la lampo. Gli dico che è tardi e lui remissivo ritrae
la mano.
Non credo che abbia intuito qualcosa, ma mi vuole vicino come se questa
serata fosse una minaccia alle sue notti di quiete, ai suoi giorni che
passano senza un impulso. Domani mi devo alzare alle sette, chissà se ce
la faccio? M’aspetta il lavoro e soprattutto Cecilia che mi chiederà come
è andata. Lei è fatta così, vuole i dettagli più intimi, ma stavolta lo
giuro mi manterrò molto distante da quella rete metallica, da quel signore
che corre, mentre a due passi io facevo l’amore.
Domani sarà un giorno diverso come il mondo che fuori mi aspetta vedrà una
donna che accavalla le gambe, ma non saranno le stesse. Di niente mi
sentirò sicura, tranne del fatto che non lo voglio sentire, non lo vorrò
rivedere, perché tutto stanotte ha il sapore di sbaglio, perché tutt’altro
mi sento che donna appagata. Che stupida a credere che sarebbe bastato un
sesso e poi altro per prendermi rivincite e lenire i miei sogni. A quest’ora
di notte posso esserne certa che il vuoto che sento non è un vuoto di
sesso! Anche se quello mi manca, anche se quello l’ho preso.
Molte volte m’ero chiesta cosa ci fosse stato in fondo ad un tradimento,
altri uomini erano arrivati alla soglia di un bacio di fretta, un collega
in un attimo di sbandamento, un francese dentro uno scompartimento di
treno, un carabiniere con i suoi guanti di pelle. In tanti anni tre
occasioni che ho lasciato cadere, ma giuro non è la stessa cosa farsi
toccare il seno, le gambe e fermare le mani prima che arrivino ovunque.
Come tutti i ricordi che non hanno una fine m’hanno lasciato il piacere di
continuarli da sola, inseguendo il peccato che ti provoca orgasmi,
illudendomi che l’oltre sarebbe stato bello ugualmente; tale e quale ai
pensieri dove vado di notte mentre accanto mi dorme quest’uomo che russa,
che bussa alla porta e rimane alla soglia, come ha fatto stanotte, come
farà altre volte quando non cerca il mio sesso, ma un ventre capiente che
sappia di madre.
Lo guardo, è davvero un bambino. Mi viene il rimorso di non averlo
accettato, in fin dei conti il mio corpo che succhia e che brama è più suo
di chiunque altro. Se dovesse avere un padrone non ci sarebbero dubbi.
Scendo con la bocca e lo sveglio, ora davvero non capisce più niente. Mi
offro così come viene, immediatamente risponde. Chissà perché lo sto
facendo? Non c’è amore, ma solo tecnica di dare piacere. M’accorgo che non
c’è differenza, potrebbe benissimo stare al volante ed io accanto che
cerco l’odore. In fin dei conti cosa cambia? Lo sento, geme, ma non lo
mollo. Ora si divincola ma resto ferma a sentirne la fine. Finché un
fiotto caldo arriva, certo che arriva, subito arriva, che lava lo sporco
dove non è arrivato il sapone, e m’impregna d’odore che sa di casa e di
moglie, di calma e di quiete, che sa di marito.
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