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Avevi sedici anni o forse poco meno e tra le tue gambe
non era ancora passato il mare, né quel vento sottile come brezza lontana
che alza le gonne di stoffa leggera ed asciuga le pieghe nude di sesso.
Avevi sedici anni quando sorpresa hai trovato un “je t’aime”, scritto
indelebile sul libro di storia, scritto in corsivo dentro un cuore
trafitto con l’altra iniziale che avevi sempre sognato. Non ti pareva vero
e non credevi ai tuoi occhi! Quante volte avevi desiderato incrociare il
suo sguardo, quante volte lo avevi seguito fin sotto il portone! Ora un
“ti amo” cambiava in un niente le notti nel letto quando contavi le ore,
prima che il giorno si facesse più chiaro, fremendo al pensiero che
l’avresti rivisto per fare due passi davanti alla scuola parlando di
niente prima di entrare.
Avevi sedici anni quando ti ha sfiorato la prima volta la mano, quando
persa dentro un bacio al tramonto ti sei aggrappata tremante al suo cuore
e poi stretta al rumore di un passaggio di treno, lo stesso per anni che
ti aveva vista giocare.
Ed erano giorni ed erano lune di sana incoscienza, di vera passione, ed
erano spiagge ed erano dune, in un lembo di ombra disposto in segreto a
serbare la voglia che si bruciava in un lampo.
Avevi vent’anni dopo il liceo, nella stessa facoltà per non sprecare le
ore, stesse materie, esami e lezioni, per provare le identiche gioie e
paure, per respirare insieme ogni alito e vento.
Era amore, quello vero! Erano fiori e sorrisi, notti segrete nella casa
del mare, baci ed abbracci e “ti amo” per sempre, promesse e lo giuro
sotto il cielo stellato che ringraziavi per averlo incontrato e lui per
averti permesso d’amarlo.
Dopo la laurea un lavoro sicuro, tu impiegata e lui assistente, ricordi
ancora quel giorno distesi sul letto, dentro la tua stanza con le persiane
accostate, un filo di fiato tremante e sicuro, un suo filo di voce: “Mi
vorresti sposare?”
Tu sorpresa non hai spiccicato parola e lui impaziente che giurava in
ginocchio, che qualunque cosa avessi riposto, non avrebbe ripetuto mai più
quella frase, mai più per davvero a nessun’altra donna. Trascinata dalla
passione di vivergli accanto hai sopportato cugini e parenti, e nonne e
zii e gli amici di sempre, con il velo bianco e i fiori d’arancio, la
chiesa, il pranzo, la luna di miele, toccando il cielo con un dito e con
un bacio la sua anima piena.
Poi gli anni passano in fretta e i giorni veloci, finché un mattino di
nuvole e pioggia apri gli occhi e ti chiedi, che ci fai dentro la
solitudine di quelle pareti, di quella bella casa poco fuori dal centro.
Ti guardi allo specchio e ti vedi diversa, perché l’amore t’inganna e ti
truffa, ti fa giurare che l’attesa di un bimbo possa ridargli vigore. E tu
ci credi e provi, certo che provi! Ma non succede niente, calma piatta,
come la tua pancia che non lievita affatto, non dà segno di vita, alla
pari del tuo cuore che ha smesso di sognare, alla pari dei giorni senza
colore. La sera a letto fingi di dormire e spii tuo marito, lo vedi
piccolo, insignificante e ti chiedi come hai potuto affidargli i tuoi
anni! Ma ti ribelli, t’arrabbi con te stessa, perché sei sicura di vederci
l’amore, tralasciando la noia delle domeniche a casa, i suoi malanni, i
capelli ormai solo un ricordo, i Natali sempre uguali, il suo fisico che
invecchia molto più precocemente del tuo. Lo guardi e muta lo supplichi
che nulla è già perso, perché sei convinta e lo giuri a te stessa, che
quell’uomo che hai scelto possa ancora riempire la tua giornata,
rinvigorire la tua essenza di donna fedele.
Ma ad un tratto il tuo mondo crolla a pezzi, il tuo castello di sogni
diventa polvere e calcinacci, non riesci più ad entusiasmarti per quello
che compri, per le tendine a fiori sui vetri del bagno, per il vaso di
porcellana in bella mostra in ingresso sotto un Cascella mai autenticato.
Cerchi di andare oltre, ma tutto è vuoto, ne parli con un’amica, con una
vecchia zia che ti ha fatto da mamma… Nessuno ti dà consigli oltre quelli
che potresti benissimo darti da sola.
L’amore raro nel letto sa di pulito e detersivo, di pigiama giallo con le
paperelle all’altezza del seno, che nonostante tutto ridono e non ti
appartengono, sono troppo ingenue e fanno parte di un passato che non
riconosci, sanno di cuori infranti sul diario, sanno di baci su una
panchina, sanno d’amore senza passione. Ti domandi incredula come lui
faccia a non capire, come possa non accorgersi, a volte fingi, a volte
riesci, altre volte giuri che lo ami ancora e nella tua vita non ci può
essere altro. Lui è il tuo cuore, la tua anima, i tuoi polmoni, il tuo
fegato, lui è lì da sempre, il tuo sangue che scorre, mai e poi mai ci
potresti rinunciare.
Al lavoro sei distratta, quando esci cambi strada, ogni volta per un
pizzico di novità, ma poi rincasi con la stessa tristezza di quando sei
uscita. E tutto cambia, certo che cambia! Proprio nel momento in cui
credevi di conoscere te stessa, mai avresti pensato… T’interroghi dentro e
pensi che in fin dei conti non è un delitto sognare, non è un peccato
volare.
Allora cerchi un sorriso dentro le tue immagini di sempre, tra il vapore
delle tue tisane bollenti, tra i tuoi glicini in fiore, dentro le macchine
ferme al semaforo, tra gli sguardi che ora ti fissano e giuri convinta di
non averci mai badato, ma ti fanno sentire bella, come grandi i tuoi
occhi, come dritte le tue gambe.
E poi capita, certo che capita! In un giorno banale che faceva anche
freddo, un caffè all’aperto e un sorriso di troppo, lui che s’alza e ti
viene vicino, ti chiede il permesso e ti chiama signora. Capita certo che
capita, che ti ritrovi svenevole e ridi su tutto, mentre scopri che i suoi
occhi sono distratti da altro, dal merletto vezzoso che esce e non esce,
dal tuo decolté insolitamente più aperto. Poi ti alzi di scatto e fingi un
impegno, un negozio che chiude, un nipote che esce da scuola, mentre la
sua mano appena ti sfiora, mentre il tempo corre di nuovo veloce.
Perché si sa che una femmina è femmina se si lascia guardare, ma è ancora
più femmina se allunga l’attesa come ora che cammini da sola e indugi in
controluce davanti ad una vetrina. Sorridi e pensi che lui abbia davvero
gusto perché ti vedi di nuovo bella, viva, sensuale e felice, il seno di
nuovo nella giusta misura, i fianchi, il sedere, come quasi a vent’anni,
il viso che ride, lo sguardo intrigante.. e nessun uomo sensato potrebbe
pensarci, resisterti un attimo che sarebbe di troppo.
E poi capita, certo che capita! Davanti a quella vetrina ci pensi, e ti
convinci che è proprio lui che stavi aspettando, un lui qualunque, non
importa il nome, se è ricco e non porta la cravatta, importa solo che tu
riconosca in lui il maschio in proporzione alla femmina che ti lievita
dentro. Importa soltanto che abbia voglia di vita e il suo vigore, la sua
potenza, possano farti diventare di nuovo una piuma, che leggera danza e
si posa su una mano stretta in pugno.
Poi il passaggio è breve se la sera chiudi gli occhi e non dormi, se al
mattino ti alzi già sveglia, se cerchi nel giorno momenti da sola e pensi
certo che pensi! Il passaggio è breve se risenti inconfondibile il profumo
delle rose, se risenti il gusto del dettaglio, quando per ore indugi allo
specchio, quando trovi un pomeriggio intero per l’estetista.
Ma è ancora più breve se lui al telefono ti chiede un incontro e tu prendi
tempo, non perché tu non voglia o abbia timore di essere giudicata
lasciva, ma solo perché vuoi che quel momento sia l’incanto, l’estasi,
l’apoteosi di sogni mai confessati di notte. Prendi tempo, ma poi sono
giorni e non settimane, sono l’attesa che tracima dentro e nessuno se ne
cura.
Per la prima volta ti accorgi di non essere trasparente perché puoi tenere
un segreto senza che pesi, nessuno fa niente per sapere perché sei
cambiata, perché ora porti i tacchi più alti ed il colore dei tuoi capelli
è di un rosso ramato. Neppure tuo marito che mai ti ha chiesto e neppure
ora ti chiede, perché ti addormenti sempre più tardi ed il più delle volte
fissi il vuoto e fissi il soffitto lasciando che la luce ti vegli la
notte.
Finché ti ritrovi dentro un cono di ombra che ti protegge e ti rende
invisibile, mentre lui, quel lui qualunque, ti trascina dove tu vuoi,
dentro un motel a pochi passi da Roma, sopra un viale tranquillo di ghiaia
e d’alloro, dove non senti il rumore dei tuoi tacchi da sogno, perché solo
ora ti accorgi che stai volando, perché la tua meta non è tanto diversa da
dove ti trovi quando t’apre la porta di una stanza in penombra.
Intorno a te pareti a fiori e rose gialle, un vassoio d’argento di flut e
prosecco, un divano di pelle, un letto che enorme rende il tutto facile e
breve, come se già fosse successo, per chissà quante volte, per chissà
quanto tempo. Davanti a te un uomo che lentamente si spoglia, il suo
fisico è asciutto, la sua pelle ambrata. Dio come è bello! Quasi ringrazi
la fortuna che hai avuto, mai e poi mai lo avresti pensato, di
sorprenderti ad essere curiosa ed attratta, dal suo sesso che ora ti cerca
e ti trova, e mai in vita tua ne avevi visti degli altri, oltre quello che
giace e che dorme quasi tutte le sere in silenzio nel letto.
Da come si muove lo vedi che è esperto, che di donne ne trova e ne fa
collezione, ma ti lasci sedurre dalle sue parole, da quelle palpebre
strette quando sorride, da quelle mani leggere e pesanti che scivolano
libere lungo il tuo corpo. Ti vuole e ti chiama zucchero e miele, ti dice
che ti stava aspettando da anni, che vi siete già incontrati in qualche
parte del mondo, in qualche vita passata da libellula ed orso, ma è
finzione, lo sai, lo dice per dire, perché ora sei nuda e lui eccitato, ma
vuoi crederci lo stesso, perché tu sai già quello che vuoi ed a lui non
costa nulla dirti che t’ama.
Lentamente la tua sicurezza si sgretola, le tue convinzioni diventano
fumo, davanti alla sua intraprendenza, alla sua facilità d’amare senza
remore e freni, al modo come ti guida e ti indica come accoglierlo meglio.
Da come ti bacia, da come ti prende, sei certa non abbia un passato che
pesa, uno straccio d’affetto cui dover rendere conto.
Ora è di fianco che ti cerca e ti trova, ora di sopra che ti copre e ti
volta. In silenzio giuri che questa è la prima e l’ultima volta, per te
solo un cruccio, un momento, per lui la voglia di farsi una donna e
farsela tutta per gioco e per voglia! Ma i colpi che senti non ti paiono
un gioco, sono veri, sono carne e muscoli, sono sesso che entra e crea
vuoti d’aria che poi riempie, sono le tue gambe obbedienti, il tuo seno
che di nuovo germoglia, quasi gemme di pesco ai primi di marzo. Allora
pensi che ti meriti più di tuo marito e meriti le parole che ti sussurra
all’orecchio, che ora non sono più d’amore e neanche più sussurri, ma urli
sguaiati che somigliano spiccicati, identici a quelli che ripetevi nel
sogno.
Eh già che ti dice troia e tu lo lasci dire, ti dice puttana e tu lo lasci
fare, perché vale molto di più dell’amore anoressico che lasci ogni notte
dentro il tuo letto, di chi non s’è mai spinto oltre amore e tesoro ed ora
apprensivo ti sta aspettando in giardino giocando con il cane e potando le
rose. Gridi, urli e schiacci il pensiero. Gridi, urli, eccome se urli!
Perché lui entra ed esce e ti senti già pronta, perché lui entra ed esce
come un padrone, quando il suo sesso ti fa sentire indifesa, quella piuma
leggera stretta in un pugno, quella rosa d’inverno al primo raggio di
sole.
Gridi, certo che gridi, tra la gola più arsa e la bocca che chiede, tra i
tuoi pensieri che ora si fanno più cupi e pensi a tuo marito che mai saprà
veramente cosa fai e come ora ti stai dando, perché lui ha il tuo cuore ed
ora starà guardando l’ora e pensa, sicuro che pensa, che sei imbottigliata
nel traffico. Gridi, certo che gridi guardando quest’uomo che ha soltanto
i tuoi vuoti, che sazia e riempie, quando fuori di senno gli gridi di
scoparti il cervello, d’entrare laddove una donna è femmina persa, e
chiedi, certo che chiedi, di fotterti i sensi, quelli veri e quelli di
colpa, e poi la casa, il cane, il vaso cinese, le tendine a fiori e il
microonde in cucina, il matrimonio e tuo marito che non ti merita, che non
ti ha mai trattata come avresti voluto.
Senti il suo respiro intorno al piacere, baci umidi e soffi di pelle
increspata, baci di bocca che arrivano in fretta, di lingua che a tratti
si ferma e riparte, e t’asciuga e ti bagna, sei morbida dentro, chissà se
riesci a farlo felice, se davvero sei culla per l’amore che dice, per il
sesso sottovoce che chiami. Perché succede! Certo che lo chiami! Dapprima
esiti e poi lo urli e ti piace sentire in bocca quel suono, è volgare, ti
sporca, ma lo ripeti per sentirlo più vero.
Senti il suo respiro farsi più corto, per istinto allunga le braccia e
dice ti amo, e tocca, ti tocca senza creanza, ancora stordito d’aver
trovato due gambe, che docili s’aprono senza chiedere in cambio, nemmeno
una promessa per far battere il cuore, una ragione per essere certa, che
oggi davvero hai fatto l’amore. Oddio lo senti che spinge, che scava, che
raschia pareti, che crede disfatte, ma che da anni non c’era che sabbia,
che terra arida e brulla quando non piove, dove crepe profonde s’allungano
storte e nemmeno un uccello si riposa per ore.
Sarà passato un niente almeno lo pensi, e già corre veloce e il fiato
s’ingrossa, ti bagna, ti lecca sotto i capelli, sa di te, di seno, di fica,
di more, di pioggia e lumache, e senti sul collo che sta per venire,
“oddio ti prego” gli dici e l’implori, se solo potesse aspettare un
momento che il tuo ventre si schiuda ed escano i sogni, le attese
compresse dalle rinunce di sempre. E lui ti prende, ti piglia, ti espande
e ti senti conchiglia, ora sì che senti il mare passare, ora sì che senti
quel vento sottile che diventa burrasca e tempesta e schizzi di schiuma e
bava e saliva sulla tua faccia che chiede, sul tuo sesso disfatto. Ora sì
che non puoi farne a meno, ti chiudi e ti schiudi, t’accorci e t’allunghi
per essere foce, per essere secchio e lo chiami e lo invochi mentre
ripensi a tutte le volte che tuo marito si sposta per non imbrattarti,
mentre ridi, ridi di gusto, perchè quest’uomo non ha decenza, non ha
rispetto, non t’ha chiesto nulla e nemmeno ci pensa, e crede, sicuro che
crede, che non è la prima volta che t’offri e ti dai lontano da casa.
Allora sale in cattedra e si sente padrone, ti ordina di gustare quell’acido
denso, della passione che sale, del desiderio che scende, mentre gode
dentro di te senza aspettare, senza sapere per te quanto tempo poi manca.
Chiudi gli occhi e giuri, che appena a casa, confesserai quello che sei,
quello che quest’uomo ripete e ripete, fino a convincerti che ne hai
bisogno, come l’acqua e l’aria, e non ne puoi fare a meno, né oggi e né
mai, né tutti i martedì pomeriggio dentro questo motel a due passi da
casa.
Ti dà nausea pensarci ma sai già che sarà così, che farai del tutto per
essere puntuale, vestita proprio come lui ha deciso, truccata a secchiate
per farlo volare e sentire impaziente il desiderio dell’uomo che freme e
che entra dove meglio l’aggrada. Ma sai già che mai potrai amarlo, perché
non l’hai scelto, perché è troppo diverso, perché non sa di famiglia ed ha
mille difetti tranne quello di farti sentire femmina vera.
Ti guardi e riguardi allo specchio, ora sei pronta per tornartene a casa,
la gonna è sgualcita ed i capelli arruffati, ma sai già che tuo marito non
ci farà caso, sai già quante scuse, quante altre bugie, perché la sua vita
scorra tranquilla, senza mai sapere quello che fai tutti i martedì dopo
l’ufficio.
Esci dalla stanza ed una signora ti saluta e sorride. Ha l’aria di essere
una di quelle. Ti viene quasi rabbia e dai la colpa a chi a casa t’aspetta
per averti ridotta a cercare l’amore troppo vicino a chi ora fuma dentro
un motel ed aspetta annoiata il prossimo amante.
Corri verso la tua auto che hai lasciato distante, per non dare sospetti e
perchè non si sa mai, sicura che ora hai imparato la strada, anche se
continuerai a fare l’amore raro, nelle lenzuola che sanno di detersivo, e
a fingere di provare piacere ed amare chi ancora sta potando le rose,
perché certo lo ami e lo amerai per sempre. Ancora di più.
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