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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

L'amore raro

di LiberaEva

Foto AnastasiaKapluggin

 
 
 

Avevi sedici anni e tra le tue gambe non era passato il mare, non era ancora passato quel vento sottile, che alza le gonne di stoffa leggera ed asciuga le pieghe nude di sesso. Avevi sedici anni quando sorpresa hai trovato un “je t’aime”, scritto indelebile sul libro di storia, scritto in corsivo dentro un cuore trafitto. Non ti pareva vero e non credevi ai tuoi occhi! Quante volte avevi desiderato incrociare il suo sguardo, quante volte lo avevi seguito fin sotto il portone, ed ora un “ti amo” cambiava in un niente le notti nel letto, quando contavi le ore, prima che il giorno si facesse più chiaro, fremendo al pensiero che l’avresti rivisto, per fare due passi prima di entrare.
Avevi sedici anni quando ti ha sfiorato la prima volta la mano, quando persa dentro un bacio al tramonto, ti sei aggrappata tremante al suo cuore e poi stretta al rumore di un passaggio di treno, lo stesso per anni che ti aveva vista giocare. Ed erano giorni ed erano lune, di sana incoscienza, di vera passione, ed erano spiagge ed erano dune, in un lembo di ombra disposto in segreto, a serbare la voglia che si bruciava in un lampo.

Poi la stessa facoltà per non sprecare le ore, per respirare insieme ogni alito e vento. Era amore, quello vero! Erano fiori e sorrisi, notti segrete nella casa del mare, baci ed abbracci e “ti amo” per sempre, promesse e lo giuro sotto il cielo stellato che ringraziavi per averlo incontrato e lui per averti permesso d’amarlo. Dopo la laurea il lavoro, tu impiegata e lui assistente, ricordi ancora quel giorno dentro la tua stanza, un filo di fiato tremante e sicuro, un filo di voce: “mi vuoi sposare?”
Tu sorpresa non hai spiccicato parole, e lui impaziente che giurava in ginocchio, qualunque fosse stata la risposta non avrebbe ripetuto mai più quella frase, mai più davvero a nessun’altra donna. Trascinata dalla passione di vivergli accanto, hai sopportato il velo bianco e i fiori d’arancio, toccando il cielo con un dito e con un bacio la sua anima, perché non ti sembrava vero che la fortuna, quella vera, avesse scelto tra tante proprio te!

Poi gli anni passano in fretta e i giorni veloci, finché un mattino di nuvole e pioggia apri gli occhi e ti chiedi, che ci fai dentro la solitudine di quelle pareti, di quella bella casa poco fuori dal centro. Ti guardi allo specchio e ti vedi diversa, perché l’amore t’inganna e ti truffa, e ti fa giurare che l’attesa di un bimbo possa ridargli vigore. E tu ci credi e provi, certo che ci provi! Ma non succede niente, calma piatta come la tua pancia che non lievita, che non dà segno di vita alla pari del tuo cuore che ha smesso di sognare. La sera a letto fingi di dormire e spii tuo marito, lo vedi piccolo, insignificante e ti chiedi come hai potuto affidargli i tuoi anni! Ma ti ribelli, t’arrabbi con te stessa, perché sei sicura di vederci l’amore che t’offre tralasciando la noia delle domeniche a casa, i suoi malanni, i capelli che sono soltanto un ricordo, i Natali sempre uguali, e il suo fisico che a poco a poco invecchia molto più precocemente del tuo. Lo guardi e credi ancora che possa riempire la tua giornata, la tua essenza di donna fedele e moglie premurosa.

Ma ad un tratto il tuo mondo crolla a pezzi, il tuo castello di sogni diventa polvere e calcinacci, non riesci più ad entusiasmarti in quello che compri, nelle tendine a fiori sui vetri del bagno e nel vaso di porcellana in bella mostra in ingresso. Cerchi di andare oltre, ma tutto è vuoto, ne parli con un’amica, con una vecchia zia che ti ha fatto da mamma… Nessuno ti dà consigli oltre quelli che potresti benissimo darti da sola.

L’amore raro nel letto sa di pulito e detersivo, di pigiama giallo con le paperelle sul seno, che nonostante tutto ridono e non ti appartengono, sono troppo ingenue e fanno parte di un passato che non riconosci. Ti domandi incredula come lui faccia a non capire, come possa non accorgersi, a volte fingi, a volte riesci, altre volte giuri che lo ami ancora e nella tua vita non ci può essere altro. Lui è il tuo cuore, la tua anima, i tuoi polmoni, il tuo fegato.

Al lavoro sei distratta, quando esci cambi strada ogni volta per un pizzico di novità, ma poi rincasi con la stessa tristezza di quando sei uscita. E tutto cambia, certo che cambia! Proprio nel momento che credevi di conoscere te stessa, e mai avresti pensato… T’interroghi dentro e pensi che in fin dei conti non è un delitto sognare, non è un peccato volare.
Allora cerchi un sorriso dentro le tue immagini di sempre, tra il vapore delle tue tisane bollenti, dentro le macchine ferme al semaforo, tra gli sguardi che ora ti fissano e giuri convinta di non averci mai badato, ma ti fanno sentire bella, come grandi i tuoi occhi, come dritte le tue gambe.

E poi capita, certo che capita! In un giorno banale che faceva anche freddo, un caffè all’aperto e un sorriso di troppo, e ti ritrovi svenevole che ridi su tutto, mentre scopri che i suoi occhi sono distratti da altro, dal merletto vezzoso che esce e non esce, dal tuo decolté insolitamente più aperto. Poi ti alzi di scatto e fingi un impegno, mentre la sua mano appena ti sfiora, mentre il tempo corre di nuovo veloce.
Perché si sa che una femmina è femmina se si lascia guardare, ma è ancora più femmina se allunga l’attesa come ora che cammini da sola e indugi in controluce davanti ad una vetrina. Sorridi e pensi che lui abbia davvero gusto perché ti vedi di nuovo bella, viva, sensuale e felice, e nessun uomo sensato potrebbe davvero resisterti.

Ti convinci che è proprio lui che stavi aspettando, un lui qualunque, non importa il nome, se è ricco, se non porta la cravatta, importa solo che tu riconosca in lui il maschio. Importa soltanto che abbia voglia di vita, e il suo vigore, la sua potenza, possano farti diventare di nuovo una piuma che leggera si posa su una mano stretta in pugno.
E poi il passaggio è breve, se la sera chiudi gli occhi e non dormi, se al mattino ti alzi già sveglia. Il passaggio è breve se risenti inconfondibile il profumo delle rose, se risenti il gusto del dettaglio quando per ore indugi allo specchio, quando trovi un pomeriggio intero per l’estetista.
Ma è ancora più breve se lui al telefono ti chiede un appuntamento e tu prendi tempo, non perché tu non voglia o abbia timore di essere giudicata lasciva, ma solo perché vuoi che quel momento sia l’incanto, l’estasi, l’apoteosi di sogni mai confessati di notte. Prendi tempo, ma poi sono giorni e non settimane, sono l’attesa che tracima dentro e nessuno se ne cura.

Per la prima volta ti accorgi che non sei trasparente, che puoi tenere un segreto senza che pesi, e nessuno fa niente per sapere perché sei cambiata, perché ora porti i tacchi più alti ed il colore dei tuoi capelli è di un rosso ramato. Neppure tuo marito che mai ti ha chiesto, e neppure ora ti chiede, perché ti addormenti sempre più tardi ed il più delle volte lasci accesa la luce.

Finché ti ritrovi dentro un cono d’ombra, che ti protegge e ti rende invisibile, mentre lui, quel lui qualunque, ti trascina dove tu vuoi, dentro un motel a pochi passi da Roma, sopra un viale tranquillo di ghiaia e d’alloro, dove non senti il rumore dei tuoi tacchi da sogno, perché solo ora ti accorgi che stai volando, perché la tua meta non è tanto diversa da dove ti trovi, quando t’apre la porta di una stanza in penombra.

Intorno a te pareti a fiori e rose gialle, un vassoio d’argento di flut e prosecco, davanti a te un uomo che lentamente si spoglia, il suo fisico è asciutto, la sua pelle ambrata. Dio come è bello! Mai e poi mai lo avresti pensato, a sorprenderti di essere curiosa ed attratta, dal suo sesso che ora ti cerca e ti trova, e che mai in vita tua ne avevi visti degli altri, oltre quello che giace e che dorme quasi tutte le sere in silenzio nel letto.
Da come si muove lo vedi che è esperto, che di donne ne trova e ne fa collezione, ma ti lasci sedurre dalle sue parole, da quelle palpebre strette quando sorride. Ti vuole e ti chiama zucchero e miele, ti dice che ti stava aspettando da anni, che vi siete già incontrati in qualche parte del mondo, ma è finzione, lo sai, lo dice per dire, ma vuoi crederci lo stesso, perché tu sai già quello che vuoi ed a lui non costa nulla dirti che t’ama.

Lentamente la tua sicurezza si sgretola, le tue convinzioni diventano fumo, davanti alla sua intraprendenza, alla sua facilità d’amare senza remore e freni.
E’ sopra di te che ti cerca e da come ti bacia, da come ti prende, sei certa non abbia un passato che pesa alle spalle, uno straccio d’affetto da dover rendere conto.

In silenzio giuri che questa è la prima e l’ultima volta, per te solo un cruccio, un momento, per lui la voglia di farsi una donna e farsela tutta per gioco e per voglia! Ma i colpi che senti non ti paiono un gioco, sono veri, come vere sono le tue gambe obbedienti, il tuo seno che di nuovo germoglia, quasi gemme di pesco i primi di marzo. Allora pensi che ti meriti più di tuo marito e meriti le parole che ti sussurra all’orecchio, che ora non sono più d’amore, che non sono neanche più sussurri, ma urli sguaiati che somigliano spiccicati, identici a quelli che ripetevi nel sogno.
Eh già che ti dice troia e tu lo lasci dire, ti dice puttana e tu lo lasci fare perché vale molto di più dell’amore anoressico, che lasci ogni notte dentro il tuo letto, di chi non s’è mai spinto otre amore e tesoro, ed ora apprensivo ti sta aspettando in giardino, giocando con il cane e potando le rose. Gridi, urli e schiacci il pensiero. Gridi urli, eccome se urli! Perché lui entra e ti senti già pronta, quando il suo sesso ti fa sentire indifesa, quella piuma leggera stretta in un pugno, quella rosa d’inverno al primo raggio di sole.
Gridi, certo che gridi, tra la gola più arsa e la bocca che chiede, trai tuoi pensieri che ora si fanno più cupi, e pensi a tuo marito che mai saprà veramente, chi sei e cosa fai e come ora ti stai dando, perché lui ha il tuo cuore ed ora starà potando le rose, e quest’uomo soltanto i tuoi vuoti che sazia e riempie, quando assennata gli gridi di fotterti i sensi, quelli veri e quelli di colpa, e poi la casa, il cane, il vaso cinese, il matrimonio e tuo marito che non ti merita, che non ti ha mai trattata come avresti voluto.

Senti il suo respiro intorno al piacere, baci umidi e soffi di pelle increspata, baci di bocca che arrivano in fretta, di lingua che a tratti si ferma e riparte, e t’asciuga e ti bagna, sei morbida dentro, chissà se riesci a farlo felice, se davvero sei culla per l’amore che dice, per il sesso sottovoce che chiami.
Senti il suo respiro farsi più corto, per istinto allunga le braccia e dice ti amo, e tocca ti tocca senza creanza, ancora stordito d’aver trovato due gambe, che docili s’aprono senza chiedere in cambio, nemmeno una promessa per far battere il cuore, una ragione per essere certa, che oggi davvero hai fatto l’amore. Oddio lo senti che spinge che scava, che raschia pareti che crede disfatte, ma che da anni non c’era che sabbia, che terra arida e brulla quando non piove, dove crepe profonde s’allungano storte, e nemmeno un uccello si riposa per ore.

Sarà passato un niente almeno lo pensi, e già corre veloce e il fiato s’ingrossa, ti bagna, ti lecca sotto i capelli, sa di te, di seno, di fica, di more, e senti sul collo che sta per venire, “oddio ti prego” gli dici e l’implori, se solo potesse aspettare un momento, che il tuo ventre si schiuda ed escano i sogni, le attese compresse dalle rinunce di sempre.

Ripensi a tutte le volte quando in questi momenti, tuo marito si sposta per non imbrattarti, e ora ridi, ridi di gusto, perchè quest’uomo non ha decenza, non ha rispetto, non t’ha chiesto nulla e nemmeno ci pensa, e crede, sicuro che crede, che non è la tua prima volta, che t’offri e ti dai lontano da casa.
Allora sale in cattedra e si sente padrone, ti ordina di gustare quell’acido denso, della passione che sale del desiderio che scende, mentre gode dentro di te senza aspettare, senza sapere per te quanto tempo ti manca.
Chiudi gli occhi e giuri, che appena a casa, confesserai quello che sei, quello che quest’uomo ripete e ripete, fino a convincerti che non ne puoi fare a meno, né oggi e né mai, né tutti i martedì pomeriggio dentro questo motel a due passi da casa.

Ti dà nausea pensarci ma sai già che sarà così, che farai del tutto per essere puntuale, vestita proprio come lui ha deciso, truccata a secchiate per farlo volare e sentire impaziente il desiderio dell’uomo, che freme e che entra dove meglio l’aggrada. Ma sai già che mai potrai amarlo, perché non l’hai scelto, perché è troppo diverso, perché non sa di famiglia ed ha mille difetti tranne quello di farti sentire femmina vera.

Ti guardi e ti riguardi allo specchio, ora sei pronta per tornartene a casa, la gonna è sgualcita ed i capelli arruffati, ma sai già che tuo marito non ci farà caso, sai già quante scuse quante altre bugie, perché la sua vita scorra tranquilla, senza mai sapere quello che sei e cosa fai tutti i martedì dopo l’ufficio.

Esci dalla stanza ed una signora ti saluta e sorride. Ha l’aria di essere una di quelle. Ti viene quasi rabbia, e dai la colpa a chi a casa t’aspetta per averti ridotta a cercare l’amore troppo vicino a chi ora fuma dentro un motel ed aspetta annoiata il prossimo cliente.

Corri verso la tua auto che hai lasciato distante, per non dare sospetti e perchè non si sa mai, sicura che ora hai imparato la strada, anche se continuerai a fare l’amore raro, nelle lenzuola che sanno di detersivo, e a fingere di provare piacere, ed amare chi ancora sta potando le rose, perché certo lo ami e lo amerai per sempre. Ancora di più.


 

 
     
 
 
 
 
 
 
 
     
 
COMMENTI DALLA RETE

Spettacolare questa tua pagina. Vera quanto ben scritta. Accetta i miei complimenti, li meriti davvero. A rileggerti clelia

Complimenti hai il dono ,
non buttarlo via e coltivalo con cura. avevo iniziato prevenuto, ma mi son dovuto ricredere. Prosa asciutta, essenziale e sai quello di cui parli. Sans-papier


Destino di donna...
l'amore vero per lei è proprio questo, quello più raro.
Come sempre sei insuperabile. Piroper@


Parafrasando Pascal,
l'amore ha percorsi che le automobili non conoscono. Ecco dunque in questo bello scritto distillarsi il senso di un ascolto dei sentimenti, tra rose e spine del cuore. Molto bello! Roverandom

Geniale!!! Sai scrivere e sai farti leggere... e fino all'ultima parola! A me non capita spesso in Internet Clara

Molto bello. Lidia

L'amore raro, forse non è questo ma tu lo dipingi con tanta  poesia che... quasi quasi ci provo Francy68

 
 

     
 

 
 
 

 

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   pubblicazione aprile  2008 

 
 

       

 
 
 
 

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